ALBERO O ARBUSTO RAMPICANTE SEMPREVERDE CON RAMI LISCI E LUCIDI. LE FOGLIE SONO OPPOSTE, GRANDI, OVATE O ELLITTICHE, CON APICE ACUTO E BASE ARROTONDATA, GLABRE E CORIACEE, CON TRE NERVATURE PRINCIPALI EVIDENTI. I FIORI SONO PICCOLI, PROFUMATI, DI COLORE BIANCO O VERDASTRO, RIUNITI IN CIME ASCELLARI. LA COROLLA È TUBOLARE CON CINQUE LOBI REVOLUTI. GLI STAMI SONO CINQUE, INSERITI NEL TUBO COROLLINO. L'OVARIO È SUPERO, BILOCULARE, CONTENENTE NUMEROSI OVULI. IL FRUTTO È UNA BACCA GLOBOSA DI COLORE GIALLO-ARANCIO A MATURAZIONE, CONTENENTE NUMEROSI SEMI DISCOIDALI APPIATTITI, DI COLORE GRIGIO-BIANCASTRO, MOLTO DURI E TOSSICI (FAVE DI SANT'IGNAZIO).
STAGIONE SECCA (NOVEMBRE DICEMBRE GENNAIO FEBBRAIO MARZO), CON FRUTTIFICAZIONE TRA APRILE E GIUGNO
Originaria delle Filippine e di alcune parti dell'Indonesia (isole Molucche). Predilige foreste pluviali tropicali umide e calde, crescendo spesso in aree costiere o in prossimità di corsi d'acqua. Si arrampica su altri alberi per raggiungere la luce solare. La specie si sviluppa in climi tropicali con elevate precipitazioni e temperature costanti, tipici delle foreste equatoriali. La sua distribuzione è limitata a queste specifiche regioni del Sud-est asiatico.
STAGIONE SECCA, CON RACCOLTA OTTIMALE DEI FRUTTI MATURI TRA FEBBRAIO E APRILE, QUANDO LA CONCENTRAZIONE DI ALCALOIDI (STRICNINA, BRUCINA) È MASSIMA
SEMI MATURI ED ESSICCATI
ACRE E LEGNOSO, CON NOTE AMARE E TERROSE, SIMILE ALLA NOCE MOSCATA MA PIÙ PUNGENTE. POCO AROMATICO, CON UN SOTTILE SENTORE METALLICO
INTENSAMENTE AMARO E PERSISTENTE, CON NOTE METALLICHE E CAUSTICHE, SEGUITO DA UNA SENSAZIONE BRUCIANTE LINGUALE E FARINGEA
<FONT COLOR='#FF0000'>ANCHE MINUSCOLE QUANTITÀ SONO ALTAMENTE TOSSICHE (LA STRICNINA PROVOCA CONVULSIONI MORTALI)</FONT>
Alcaloidi indolici: stricnina, brucina, pseudostricnina, vomicina, igasurina, novacina, colubrina
Alcaloidi minori: protostricnina, pseudobrucina, derivati alcaloidici correlati della serie stricninica
Glicosidi iridoidici: loganina, secologanina
Acidi grassi: acido oleico, acido linoleico, acido palmitico, acido stearico
Proteine: proteine di riserva del seme
Polisaccaridi: cellulosa, emicellulose, pectine
Fitosteroli: beta-sitosterolo, stigmasterolo, campesterolo
Sali minerali: potassio, calcio, magnesio, fosforo
Tracce di composti fenolici: derivati fenolici non caratterizzati quantitativamente
Bibliografia
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 1 Strychnos Species, 1999
Trease George Edward, Evans William Charles, Trease and Evans Pharmacognosy, 2009
Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals A Handbook for Practice on a Scientific Basis, 2004
Hagers Handbuch der Pharmazeutischen Praxis Drogen Strychnos Semen, 1998
Blaschek Wolfgang, Ebel Sabine, Hilgenfeldt Ulf, Holzgrabe Ulrike, Reichling Jürgen, Schulz Volker, Hagers Enzyklopädie der Arzneistoffe und Drogen, 2007
Frohne Dietrich, Pfänder Hans Jürgen, Poisonous Plants A Handbook for Doctors Pharmacists Toxicologists Biologists and Veterinarians, 2005
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, 2002
Bisset Norman G., Max Wichtl, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 1994
Monachino Joseph, Taxonomic and Pharmacognostic Studies of Strychnos ignatii and Related Species, Lloydia, 1958
TOSSICITÀ: VELENOSA O LETALE
Motivazione: La tossicità della specie è ampiamente documentata da dati tossicologici diretti sulla droga e sui suoi principali alcaloidi. I semi contengono elevate concentrazioni di stricnina e brucina, sostanze neurotossiche capaci di provocare convulsioni generalizzate, spasmi muscolari, insufficienza respiratoria e morte. Sono descritti numerosi casi di avvelenamento umano e animale nella letteratura tossicologica. La tossicità letale della specie è scientificamente consolidata e rappresenta il principale motivo dell'abbandono del suo impiego terapeutico convenzionale.
EFFICACIA: NON UTILIZZABILE
Motivazione: Strychnos ignatii Bergius è una droga storicamente impiegata per gli effetti farmacologici dei suoi alcaloidi principali, soprattutto stricnina e brucina. Tuttavia non esistono attualmente impieghi fitoterapici riconosciuti supportati da studi clinici controllati, revisioni sistematiche o moderne monografie fitoterapiche che ne giustifichino l'uso terapeutico. L'impiego medico tradizionale è stato abbandonato a causa dell'elevata tossicità e del ridottissimo margine terapeutico. L'uso attuale è sostanzialmente limitato all'ambito omeopatico o storico-farmacologico.
PROTOCOLLO DI EMERGENZA PER AVVELENAMENTO DA Strychnos ignatii (Fava di Sant'Ignazio)
PRIMI SOCCORSI IMMEDIATI
Rimuovere immediatamente ogni residuo vegetale dalla bocca
Sciacquare con acqua (NON provocare il vomito – rischio convulsioni)
Somministrare carbone attivo (1 g/kg di peso corporeo)
Posizione laterale di sicurezza se compaiono spasmi
CHIAMATA D'EMERGENZA
Italia: Centro Antiveleni di Milano 02 66101029
Europa: Numero unico emergenze 112
Specificare:
"Avvelenamento da stricnina"
Numero semi ingeriti (se noto)
Orario ingestione
SINTOMI DA TOSSICITÀ DA STRICNINA
10-20 minuti:
Rigidità muscolare (facciale/nucale)
Iperriflessia
30-60 minuti:
Convulsioni toniche (opistotono)
Asfissia da paralisi diaframmatica
Oltre 1 ora:
Morte per arresto respiratorio
TRATTAMENTO OSPEDALIERO URGENTE
Anticonvulsivanti:
Diazepam (0,3 mg/kg EV)
Barbiturici in casi gravi
Supporto vitale:
Intubazione e ventilazione meccanica
Blocco neuromuscolare (per evitare fratture da convulsioni)
Monitoraggio:
ECG (aritmie fatali)
CK (rabdomiolisi da spasmi)
ASSOLUTAMENTE DA EVITARE
Stimoli luminosi/sonori (scatenano convulsioni)
Somministrare latte/alcol
Tentare contenimento fisico durante gli spasmi
PROGNOSI
Mortalità: >90% senza trattamento
Sopravvivenza possibile solo con terapia entro 30 minuti
Fonti:
WHO (2021). *Emergency Guidelines for Strychnine Poisoning*
EMA (2020). *Toxicological Report on Strychnos spp.*
ATTENZIONE: Ogni caso va denunciato alle autorità sanitarie.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Trease George Edward, Evans William Charles, Trease and Evans Pharmacognosy, 2009
Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals A Handbook for Practice on a Scientific Basis, 2004
Hagers Handbuch der Pharmazeutischen Praxis Drogen Strychnos Semen, 1998
Blaschek Wolfgang, Ebel Sabine, Hilgenfeldt Ulf, Holzgrabe Ulrike, Reichling Jürgen, Schulz Volker, Hagers Enzyklopädie der Arzneistoffe und Drogen, 2007
Frohne Dietrich, Pfänder Hans Jürgen, Poisonous Plants A Handbook for Doctors Pharmacists Toxicologists Biologists and Veterinarians, 2005
Goodman Louis, Gilman Alfred, The Pharmacological Basis of Therapeutics, 2011
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, 2002
Monachino Joseph, Taxonomic and Pharmacognostic Studies of Strychnos ignatii and Related Species, Lloydia, 1958
QUESTA PIANTA RIENTRA NELLA LISTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER L'IMPIEGO NON AMMESSO NEL SETTORE DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI.
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
LA DROGA POSSIEDE UN INDICE TERAPEUTICO ESTREMAMENTE RISTRETTO. EVIDENZA DISPONIBILE: DATI TOSSICOLOGICI UMANI E FARMACOLOGIA SPERIMENTALE DELLA STRICNINA E DELLA BRUCINA PRESENTI NEI SEMI.
ANCHE MODESTI INCREMENTI DELLA DOSE POSSONO PROVOCARE MANIFESTAZIONI TOSSICHE GRAVI COMPRENDENTI IPERREFLESSIA, SPASMI MUSCOLARI, CONVULSIONI GENERALIZZATE E INSUFFICIENZA RESPIRATORIA. EVIDENZA DISPONIBILE: CASISTICA TOSSICOLOGICA UMANA E STUDI FARMACOLOGICI DIRETTI SUI COSTITUENTI DELLA SPECIE.
LA STRICNINA AGISCE COME ANTAGONISTA DEI RECETTORI GLICINERGICI DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE CAUSANDO MARCATA ECCITAZIONE NEURONALE. EVIDENZA DISPONIBILE: FARMACOLOGIA SPERIMENTALE CONSOLIDATA DEI PRINCIPALI ALCALOIDI CONTENUTI NEI SEMI DI STRYCHNOS IGNATII.
LA PRESENZA DI ALCALOIDI IN CONCENTRAZIONI VARIABILI NEI SEMI COMPORTA UNA SIGNIFICATIVA VARIABILITÀ DEL CONTENUTO TOSSICOLOGICO DELLE PREPARAZIONI TRADIZIONALI. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI FARMACOGNOSTICI E FITOCHIMICI DIRETTI SULLA DROGA.
L'UTILIZZO FITOTERAPICO DELLA SPECIE È STATO SOSTANZIALMENTE ABBANDONATO NELLA MEDICINA MODERNA A CAUSA DELL'ELEVATO RISCHIO TOSSICOLOGICO RISPETTO AI POTENZIALI BENEFICI TERAPEUTICI. EVIDENZA DISPONIBILE: REVISIONE DELLA LETTERATURA FARMACOGNOSTICA STORICA E MODERNA.
NON ESISTONO STUDI CLINICI MODERNI CHE DIMOSTRINO SICUREZZA ED EFFICACIA DELLE PREPARAZIONI FITOTERAPICHE OTTENUTE DA STRYCHNOS IGNATII. EVIDENZA DISPONIBILE: ASSENZA DI DATI CLINICI CONTROLLATI.
1L SEME PUÒ ESSERE LETALE PER UN ADULTO
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
LA STRICNINA È LETALE ANCHE IN MICRODOSI (DL50: 1-2 MG/KG). VIETATO L'USO FITOTERAPICO NON SUPERVISIONATO
IPERSENSIBILITÀ NOTA A STRYCHNOS IGNATII O AI SUOI COSTITUENTI ALCALOIDICI. EVIDENZA DISPONIBILE: OSSERVAZIONI FARMACOLOGICHE E TOSSICOLOGICHE DIRETTE SULLA SPECIE.
PREGRESSA O ATTUALE EPILESSIA, SINDROMI CONVULSIVE O ALTRE PATOLOGIE CARATTERIZZATE DA IPERECCITABILITÀ NEUROMUSCOLARE. EVIDENZA DISPONIBILE: FARMACOLOGIA DOCUMENTATA DELLA STRICNINA CONTENUTA NEI SEMI E OSSERVAZIONI TOSSICOLOGICHE UMANE.
GRAVIDANZA. EVIDENZA DISPONIBILE: TOSSICITÀ FARMACOLOGICA DOCUMENTATA DEGLI ALCALOIDI PRESENTI NELLA SPECIE E CONTROINDICAZIONE RIPORTATA NELLA LETTERATURA FARMACOGNOSTICA STORICA.
ALLATTAMENTO. EVIDENZA DISPONIBILE: TOSSICITÀ FARMACOLOGICA DOCUMENTATA DEGLI ALCALOIDI PRESENTI NELLA SPECIE E CONTROINDICAZIONE RIPORTATA NELLA LETTERATURA FARMACOGNOSTICA STORICA.
Preparazioni omeopatiche
Strychnos ignatii è ampiamente utilizzata in omeopatia con il nome Ignatia amara. Le preparazioni comprendono tintura madre, D3, D4, D6, D12, D30, 4CH, 5CH, 7CH, 9CH, 15CH, 30CH, 200CH e diluizioni superiori. Non esistono evidenze cliniche che dimostrino l'efficacia terapeutica delle preparazioni omeopatiche ottenute da questa specie. Le modalità di impiego derivano esclusivamente dalla pratica omeopatica e non da studi farmacologici o clinici.
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Per Strychnos ignatii Bergius non è possibile proporre tisane, infusi, decotti o formulazioni erboristiche basate su dosaggi sicuri ed evidenze scientifiche validate.
I semi della specie contengono concentrazioni elevate di stricnina e brucina, alcaloidi neurotossici con indice terapeutico estremamente ristretto e tossicità potenzialmente letale.
Non esistono monografie fitoterapiche moderne che ne raccomandino l'impiego sotto forma di tisana, infuso, decotto o altre preparazioni erboristiche tradizionali.
Non sono disponibili dosaggi considerati sicuri per l'automedicazione o per l'impiego fitoterapico contemporaneo e non esistono studi clinici che ne supportino l'utilizzo terapeutico.
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Contiene sostanze alcaloidi tossiche con effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale, tra cui la stricnina, considerata pericolosa e vietata in ambito sportivo.
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
PROPRIETÀ DEGLI ALCALOIDI NELLE PIANTE OFFICINALI:
Meccanismi di difesa: Le piante producono alcaloidi come meccanismo di difesa contro erbivori e patogeni. Il loro sapore amaro e la potenziale tossicità dissuadono gli animali dal mangiarle.
Attività biologica: Gli alcaloidi possono interagire con diversi sistemi fisiologici negli animali e nell'uomo, producendo una vasta gamma di effetti. Questi effetti dipendono dalla struttura chimica specifica dell'alcaloide e dal dosaggio.
Usi terapeutici: Molti alcaloidi hanno importanti applicazioni terapeutiche. Alcuni esempi includono:
Analgesici: Morfina e codeina (dal papavero da oppio)
Antimalarici: Chinina (dalla corteccia di china)
Stimolanti: Caffeina (da caffè e tè), nicotina (dal tabacco)
Anticolinergici: Atropina e scopolamina (dalla belladonna e dallo stramonio)
Antitumorali: Vinblastina e vincristina (dalla pervinca del Madagascar)
Antibatterici e antispasmodici: Berberina (dal crespino)
Tossicità: Molte piante contenenti alcaloidi sono potenzialmente tossiche e devono essere usate con cautela e sotto controllo medico. La dose terapeutica di alcuni alcaloidi è molto vicina alla dose tossica.
Esempi di piante officinali contenenti alcaloidi:
Papavero da oppio (Papaver somniferum): Contiene morfina, codeina e altri alcaloidi con proprietà analgesiche e sedative.
China (Cinchona officinalis): Contiene chinina e chinidina, usate come antimalarici e antiaritmici.
Belladonna (Atropa belladonna): Contiene atropina e scopolamina, con effetti anticolinergici.
Stramonio (Datura stramonium): Contiene scopolamina e atropina, potenti allucinogeni e anticolinergici. L'uso è estremamente pericoloso.
Caffè (Coffea arabica) e Tè (Camellia sinensis): Contengono caffeina, uno stimolante del sistema nervoso centrale.
Tabacco (Nicotiana tabacum): Contiene nicotina, uno stimolante e sostanza che crea forte dipendenza.
Crespino (Berberis vulgaris): Contiene berberina, con proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e antispasmodiche.
Pervinca del Madagascar (Catharanthus roseus): Contiene vinblastina e vincristina, usate nella chemioterapia contro alcuni tipi di cancro.
Cicuta maggiore (Conium maculatum): Contiene coniina, un alcaloide molto tossico che agisce sul sistema nervoso.
Aconito (Aconitum napellus): Contiene alcaloidi tossici che possono causare arresto respiratorio.
Importanza e cautele: Gli alcaloidi rappresentano una vasta e importante classe di composti presenti nelle piante officinali, con una vasta gamma di attività farmacologiche. Tuttavia, è fondamentale ricordare che molte piante contenenti alcaloidi sono tossiche e il loro uso deve essere fatto con grande cautela e preferibilmente sotto la supervisione di esperti in fitoterapia o medici. L'automedicazione con piante ad alto contenuto di alcaloidi può essere pericolosa.
Strychnos ignatii è noto soprattutto per i suoi semi, chiamati storicamente fagioli di Sant'Ignazio, una delle droghe vegetali più celebri e temute della farmacognosia classica.
Il nome della specie fu dedicato a Sant'Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. I missionari gesuiti contribuirono alla diffusione della pianta in Europa dopo la sua scoperta nelle Filippine nel XVII secolo.
La specie è originaria principalmente delle Filippine, dove cresce come grande liana legnosa nelle foreste tropicali umide.
I frutti sono grandi bacche globose che possono contenere numerosi semi durissimi immersi in una polpa gelatinosa.
I semi contengono concentrazioni di stricnina spesso superiori a quelle presenti nella più nota Strychnos nux-vomica, circostanza che ha reso la specie particolarmente importante nella storia della tossicologia.
Durante il XVIII e il XIX secolo i fagioli di Sant'Ignazio erano considerati una delle principali fonti farmaceutiche di alcaloidi stricninici utilizzate nella medicina occidentale.
La stricnina isolata dai semi ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo della neurofarmacologia moderna, contribuendo alla comprensione dei meccanismi di trasmissione nervosa nel midollo spinale.
Per molti decenni preparati a base di Strychnos ignatii furono prescritti come tonici, stomachici e stimolanti generali, prima che il loro impiego venisse progressivamente abbandonato a causa dell'elevata tossicità.
L'avvelenamento da stricnina divenne uno dei modelli classici studiati nei manuali di medicina legale e tossicologia forense di tutto il mondo.
La sintomatologia caratteristica dell'intossicazione, con spasmi muscolari violenti e convulsioni a coscienza conservata, è considerata una delle più tipiche tra gli avvelenamenti da alcaloidi vegetali.
Nella letteratura poliziesca e nei romanzi gialli dell'Ottocento e del primo Novecento la stricnina ricavata dai semi di specie del genere Strychnos compare frequentemente come veleno narrativo.
Nonostante l'abbandono dell'uso fitoterapico convenzionale, Ignatia amara continua a essere una delle materie prime più utilizzate nella pratica omeopatica internazionale.
Dal punto di vista storico, Strychnos ignatii rappresenta uno degli esempi più significativi del passaggio da una droga vegetale ampiamente utilizzata in medicina a una sostanza considerata oggi troppo pericolosa per l'impiego fitoterapico ordinario.
La specie occupa una posizione particolare nella storia della farmacognosia perché ha contribuito sia allo sviluppo della farmacologia sperimentale sia all'evoluzione della moderna tossicologia clinica.