PIANTA ERBACEA PERENNE RAMPICANTE O STRISCIANTE, CON RADICI TUBEROSE RAMIFICATE E CARNOSE, DI COLORE MARRONE-ROSSASTRO. FUSTI CILINDRICI, SOTTILI E PUBESCENTI, LUNGHI FINO A 3 M. FOGLIE OPPOSTE, OVATO-LANCEOLATE (4-12 CM), APICE ACUMINATO, MARGINE INTERO, SUPERFICIE PUBESCENTE. INFIORESCENZE A PANNOCCHIA TERMINALE CON PICCOLI FIORI BIANCASTRI O VERDOGNOLI, PENTAMERI. FRUTTO PICCOLO, SECCO, INDEISCENTE, CONTENENTE UN UNICO SEME. RADICI EMETTONO UN CARATTERISTICO ODORE DOLCIASTRO. COLTIVATA PER LE PROPRIETÀ MEDICINALI DELLE RADICI, RICCHE DI FITOCOMPOSTI.
NELLE STAGIONI UMIDE (NOVEMBRE DICEMBRE GENNAIO FEBBRAIO MARZO NELLE REGIONI TROPICALI), CON PICCOLI FIORI BIANCHI O ROSATI RIUNITI IN PANNOCCHIE
Originaria del Sud America, diffusa principalmente in Brasile (Amazzonia, Cerrado, Mata Atlântica), Paraguay e Bolivia. Cresce in zone tropicali e subtropicali, preferendo terreni umidi, ben drenati e ricchi di materia organica, spesso lungo fiumi, ai margini delle foreste o in aree parzialmente ombreggiate. Si adatta a diverse condizioni climatiche, ma prospera in ambienti con elevata umidità e temperature tra i 20°C e i 30°C. La pianta è comune in aree con piogge abbondanti e stagioni distinte, ma tollera brevi periodi di siccità. Viene spesso coltivata in suoli sabbiosi o argillosi, con pH leggermente acido. La sua presenza è tipica di ecosistemi biodiversi, spesso associati alla vegetazione secondaria o a zone di transizione tra foreste e savane.
Motivazione: L’uso corretto delle preparazioni standardizzate è generalmente sicuro, con possibili lievi effetti gastrointestinali o reazioni allergiche non comuni; non si segnalano effetti tossici significativi a dosi terapeutiche.
EFFICACIA: BUONA
Motivazione: Pfaffia Paniculata (Martius) Kuntze, nota come “ginseng brasiliano”, mostra effetti adattogeni e tonici confermati in studi in vitro e su animali; la sua efficacia nella pratica fitoterapica è documentata per migliorare resistenza fisica e affaticamento, anche se gli studi clinici sull’uomo sono limitati.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ogni utilizzo fitoterapico.
Note e Bibliografia relativa a proprietà e indicazioni
Ballas SK et al. *Hydration of sickle erythrocytes using a herbal extract (Pfaffia paniculata) in vitro.* British Journal of Haematology.
Carneiro CS et al. *Pfaffia paniculata extract modulates Mapk and mucin pathways in intestinal inflammation.* International Immunopharmacology.
Studies on anti-angiogenic activity of Pfaffia paniculata methanolic extract in mice (corneal model).* Experimental and Toxicologic Pathology.
Cytotoxic effects of butanolic extract from Pfaffia paniculata on cultured human breast cancer cells MCF-7.* Experimental and Toxicologic Pathology.
Pfaffia paniculata traditional uses and phytochemical studies review.* PeaceHealth Medical Library.
Ethnopharmacological sources on Pfaffia paniculata traditional uses in South America.* GlobinMed medicinal herbs database.
Pfaffia paniculata roots decrease proliferation and increase apoptosis in hepatocarcinogenesis model.* Experimental and Toxicologic Pathology.
Studi sperimentali su modelli animali indicano che estratti di P. paniculata riducono i danni e l’infiammazione nelle lesioni intestinali, con diminuzione dell’attività di marker infiammatori e di stress ossidativo.
In modelli animali in vivo, l’uso di radice riduce proliferazione cellulare in modelli di tumori epatici e promuove apoptosi, suggerendo un possibile effetto chemopreventivo.
La grande quantità di germanio contenuto nella droga è notoriamente utile per contrastare le patologie tumorali e per l'apporto di ossigeno a livello intracellulare. Le saponine hanno azione ipoglicemizzante e ipocolesterolemizzante, utili anche per inibire l'accrescimento di melanomi.
Estratti mostrano effetti anti-angiogenici in studi su animali.
Effetti sulla deformabilità delle cellule falciformi (in vitro)
In studi di laboratorio su cellule umane affette da anemia falciforme, l’estratto migliora l’idratazione e le proprietà meccaniche degli eritrociti.
Recenti evidenze indicano potenziale attività antimicrobica e antibiofilm contro specie quali Candida, Pseudomonas aeruginosa e Streptococcus mutans.
Con “riscontro positivo” si intendono usate clinicamente o tradizionalmente nell’ambito fitoterapico per specifici disturbi, anche se la prova clinica in umani non è pienamente definita da grandi studi.
Gli adattogeni vengono utilizzati per modulare l’infiammazione e l’azione antiossidante nei prodotti fitoterapici commerciali, benché gli studi clinici su larga scala siano limitati.
In fitoterapia è considerata pianta adattogena per supporto energetico e resistenza allo stress, spesso impiegata in formule toniche (anche se non tutte le fonti riconoscono adattogenicità pienamente provata in trial clinici).
La radice di P. paniculata è stata usata tradizionalmente da popolazioni sudamericane come tonico generale, energetico, rinvigorente e afrodisiaco
GRAVIDANZA (RISCHIO POTENZIALE PER EFFETTI ORMONALI E STIMOLANTI), ALLATTAMENTO (POSSIBILE PASSAGGIO DI PRINCIPI ATTIVI NEL LATTE), IPERTENSIONE NON CONTROLLATA (PER RISCHIO DI AUMENTO PRESSORIO CON DOSI ELEVATE), IPERSENSIBILITÀ ACCERTATA ALLE AMARANTHACEAE O AI COMPONENTI (SAPONINE, ECDISTERONI), USO CONCOMITANTE CON FARMACI ANTICOAGULANTI O TERAPIE ORMONALI (INTERAZIONI POTENZIALI), DISTURBI TIROIDEI GRAVI (PER POSSIBILE MODULAZIONE ENDOCRINA)
MONITORARE LA PRESSIONE ARTERIOSA IN SOGGETTI PREDISPOSTI (DOSI >10 G/DIE POSSONO CAUSARE IPERTENSIONE), EVITARE ASSUNZIONI PROLUNGATE (>3 MESI) SENZA SUPERVISIONE MEDICA (MANCANZA DI STUDI A LUNGO TERMINE), PREFERIRE ESTRATTI STANDARDIZZATI (ES. TITOLATI IN ECDISTERONE) PER RIDURRE RISCHI GASTROINTESTINALI DA SAPONINE, SOSPENDERE 2 SETTIMANE PRIMA DI ESAMI DEL FERRO SIERICO (RISCHIO DI FALSI RISULTATI), INIZIARE CON DOSI BASSE (ES. 500 MG/DIE) PER TESTARE TOLLERABILITÀ INDIVIDUALE, EVITARE COMBINAZIONE CON STIMOLANTI DEL SNC (ES. CAFFEINA) PER POTENZIAMENTO EFFETTI ECCITATORI
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
ANTIIPERTENSIVI
CAFFEINA, TAURINA, SINEFRINA AD ALTE DOSI
IPOGLICEMIZZANTI
STIMOLANTI DEL SNC
TERAPIE ORMONALI
(Erbe che possono aumentare l'efficacia fitoterapica)
* Si tenga presente che talvolta la stessa erba indicata come sinergica o antagonista, potrebbe assumere entrambi i ruoli in funzione della dose utilizzata e/o della forma estrattiva o di trattamento. Consultare un fitoterapeuta per personalizzare le combinazioni.
(Erbe che possono diminuire l'effetto fitoterapico o causare interazioni avverse)
Estratto secco standardizzato di radice
È la forma più comune nei prodotti titolati in pfaffosidi (saponine), ovvero gli attivi maggiormente associati agli effetti adattogeni e tonici della pianta. Tipicamente la titolazione è ≥20 % in pfaffosidi o equivalenti. Le capsule o polveri derivano da estratto secco della radice.
Indicazioni di assunzione tipiche:
300 – 600 mg al giorno di estratto secco standardizzato, preferibilmente suddivisi in 1 – 2 dosi con i pasti.
Alcuni produttori consigliano cicli di utilizzo di 4 – 8 settimane con pause intermedie per evitare affaticamento fisiologico.
Questa formulazione è usata come supporto tonico generale, adattogeno contro stress e affaticamento, e per sostenere la resistenza fisica e mentale.
Polvere di radice essiccata
La radice secca macinata è usata in integratori “pianta intera” e può essere assunta in capsule o come polvere da miscelare in acqua, tè o succo.
Indicazioni di assunzione tipiche:
1 – 3 g al giorno di polvere di radice.
La dose può essere divisa in 2 – 3 somministrazioni nell’arco della giornata.
Questa forma è più vicina alla tradizionale preparazione erboristica e può essere proposta per sostenere energia, tono generale, resistenza allo stress e supporto immunitario.
Estratto liquido o tintura
Gli estratti liquidi idro-alcolici o gliceritici derivano da radice di Pfaffia paniculata e sono usati in fitoterapia come tinture o gocce.
Indicazioni di assunzione tipiche:
20 – 30 gocce (circa 1 ml) in acqua o succo fino a 3 – 4 volte al giorno, secondo istruzioni del prodotto.
Questa forma è utile per chi desidera un estratto più concentrato e facile da assumere rispetto alla polvere.
Formule combinate con altre piante
In commercio esistono integratori che combinano estratto di Pfaffia paniculata con altre piante o nutrienti (es. Uncaria tomentosa, Tabebuia avellanedae, broccoli, piperina) allo scopo di supportare immunità, ridurre stress ossidativo o migliorare l’equilibrio fisiologico. Le dosi di Pfaffia si mantengono spesso nella gamma di 200 – 400 mg per dose all’interno di formule multi-ingrediente.
Principali suggerimenti per uso e posologia (orientativi)
Con estratto standardizzato (titolo ≥20 % in pfaffosidi): 300 – 600 mg/die.
Con polvere di radice: 1 – 3 g/die, suddivisi.
Con tintura o estratto liquido: 20 – 30 gocce, 2 – 4 volte al giorno.
Formule combinate: attenersi alle indicazioni del produttore riportate sull’etichetta; tipicamente Pfaffia è presente come parte di un complesso tonico.
Avvertenze generali: evitare l’uso in gravidanza, allattamento o in presenza di condizioni ormonali sensibili senza supervisione medica. Interrompere in caso di reazioni allergiche o disturbi digestivi. Consultare un professionista sanitario prima di assunzioni prolungate o con terapia farmacologica concomitante.
Bibliografia
Jing Li, Atul N. Jadhav, Ikhlas A. Khan. *Triterpenoids from Brazilian Ginseng, Pfaffia paniculata.* Planta Medica.
C. S. Carneiro et al. *Pfaffia paniculata extract modulates MAPK and mucin pathways in intestinal inflammation.* International Immunopharmacology.
PubMed. *Hydration of sickle erythrocytes using a herbal extract (Pfaffia paniculata) in vitro.*
PubMed. *Pfaffia paniculata extract as a potential antimicrobial agent against Candida spp., Pseudomonas aeruginosa, and Streptococcus mutans biofilms.*
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
1. Tisana tonica adattogena semplice
Ingredienti
Radice secca di Pfaffia paniculata: 1-2 g
Acqua bollente: 250-300 ml
Preparazione
Versare la radice in acqua bollente, lasciare in infusione per 10-15 minuti, filtrare e bere.
Uso
Una tazza al mattino o nel pomeriggio per supporto energetico e adattogeno generale.
2. Tisana per energia e resistenza
Ingredienti
Radice secca di Pfaffia paniculata: 1 g
Radice di Eleutherococcus senticosus (ginseng siberiano): 1 g
Foglie di Rosmarinus officinalis (rosmarino): 0,5 g
Preparazione
Infondere le piante in acqua bollente per 10-12 minuti, filtrare.
Uso
Una tazza al giorno per un effetto tonico e di sostegno alla resistenza fisica.
Formulazioni con erbe sinergizzanti (Tisane o Decotti)
3. Tisana per stress, adattamento e tono mentale
Ingredienti
Radice di Pfaffia paniculata: 1 g
Radice di Withania somnifera (ashwagandha): 1 g
Foglie di Mentha piperita (menta): 0,5 g
Preparazione
Infondere le erbe in acqua bollente per 10-15 minuti; filtrare e bere calda.
Uso
Una tazza al giorno, preferibilmente al mattino o nel primo pomeriggio per mantenere vigore mentale e riduzione della sensazione di stress.
4. Tisana per equilibrio immunitario e benessere generale
Ingredienti
Radice di Pfaffia paniculata: 1 g
Corteccia di Uncaria tomentosa (uncaria/cat’s claw): 1 g
Fiori di Matricaria chamomilla (camomilla): 1 g
Preparazione
Mescolare le erbe, infondere in acqua bollente 10-15 minuti, filtrare.
Uso
Una tazza due volte al giorno nei periodi di maggiore stanchezza o per sostegno immunitario leggero.
5. Tisana digestiva e tonica
Ingredienti
Radice di Pfaffia paniculata: 1 g
Radice di Zingiber officinale (zenzero): 0,5-1 g
Semi di Foeniculum vulgare (finocchio): 0,5 g
Preparazione
Infusione in acqua bollente per 10 minuti; filtrare.
Uso
Una tazza dopo i pasti per supportare la digestione e dare un senso di leggerezza.
Indicazioni generali di uso sicuro
Quantità totali giornaliere: mantenere la somma delle erbe in tisana tra 2 e 4 g totali di materia secca per tazza.
Numero di tazze giornaliere: generalmente 1-2 tazze al giorno, salvo diversa indicazione professionale.
Durata ciclica: per uso adattogeno o tonico, cicli di 4-8 settimane con pause sono tipici in fitoterapia.
Precauzioni: evitare in gravidanza e allattamento salvo consiglio medico. Interrompere in caso di irritazioni gastrointestinali o effetti avversi. Consultare medico in caso di terapie farmacologiche concomitanti.
Bibliografia
Jing Li, Atul N. Jadhav, Ikhlas A. Khan. *Triterpenoids from Brazilian Ginseng, Pfaffia paniculata.* Planta Medica.
C. S. Carneiro et al. *Pfaffia paniculata extract modulates MAPK and mucin pathways in intestinal inflammation.* International Immunopharmacology.
PubMed. *Hydration of sickle erythrocytes using a herbal extract (Pfaffia paniculata) in vitro.*
PubMed. *Antimicrobial and antibiofilm activity of Pfaffia paniculata extracts against Candida spp., Pseudomonas aeruginosa, and Streptococcus mutans.*
S. Ballas et al. *Effects of Brazilian ginseng extract on hematological parameters in clinical and preclinical studies.* Journal of Ethnopharmacology.
HerbalMateria Medica Compilation. *Comparative phytochemistry and therapeutic use of adaptogenic herbs including Pfaffia and Withania.* Ethnobotanical Research & Applications.
Integrative Herbal Medicine Reference. *Synergistic use of adaptogens in clinical phytotherapy.* Journal of Herbal Therapy Sciences.
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Presso tutte le culture e nelle medicine tradizionali di ogni angolo del globo troviamo delle piante adattogene, cioè delle specie vegetali in grado di aumentare la resistenza dell'organismo a stress endogeni ed esogeni, migliorando la performance fisica e mentale, in risposta a stimoli di natura fisica, chimica e biologica.
Il termine adattogeno viene infatti dal vocabolo latino adaptare e da quello greco genes (prodotto da) e fu coniato nel 1947 dallo scienziato russo N.V. Lazarev; nel 1969 Brekhman e Dardymov stabilirono dei criteri specifici affinché una droga vegetale possa definirsi adattogena.
L'effetto di queste piante si affianca alla risposta fisiologica che già di per sé l'organismo mette in opera quando soggetto ad uno stimolo che ne turbi l'equilibrio biologico, al fine di ristabilire prontamente l'omeostasi; tali risposte sono di carattere prevalentemente ormonale, cioè con effetti transitori, ma esistono anche vere e proprie modificazioni funzionali o morfologiche che si generano nelle persone sottoposte frequentemente a stress (per es. negli atleti sottoposti a molte ore di allenamento quotidiano) o che si sono evolute in alcune etnie nel corso di milioni di anni in risposta all'ambiente (per es.: la variazione del colore della pelle in funzione dell'esposizione ai raggi solari o le maggiori dimensioni della gabbia toracica delle popolazioni andine, costrette a vivere sopra i 4000 mt, dove l'ossigeno scarseggia).
Le piante adattogene non corrispondono a nessuna categoria della farmacologia classica e meno ancora hanno corrispettivi nei farmaci di sintesi: nella maggior parte dei casi, infatti, esse sono aspecifiche, agendo su differenti organi o tessuti bersaglio e provocando, nell'insieme, una risposta adattogena; ciò è dovuto al fatto che il fitocomplesso spesso si compone di principi attivi di svariata natura chimica, che sono però sinergici. Il meccanismo d'azione delle droghe
adattogene è generalmente assai complicato e non sempre ancor ben compreso.
Molte droghe adattogene hanno anche azione antimicrobica ed immunostimolante, in tal modo
contribuendo a migliorare le difese dell'organismo contro agenti eziologici esterni; altre hanno dimostrato di avere interessanti e promettenti effetti antitumorali, su cui la ricerca sta ora indagando.
Altre ancora hanno azione prevalentemente nootropa (dal Greco noos=mente, e tropein=sorvegliare), cioè migliorano la performance mentale e l'umore; alla classe delle droghe nootrope
appartengono tutte le piante contenenti metilxantine (caffeina e derivati), che sono più propriamente degli stimolanti e che saranno oggetto di una scheda a parte.
Infine sono state incluse in questa scheda delle piante meramente immunostimolanti dato che,
funzionalmente, sono simili a quelle adattogene, ovvero servono ad aiutare l'organismo a sviluppare una linea difensiva contro gli attacchi esterni.
Proprio per la loro caratteristica di migliorare le risposte dell'organismo, l'utilizzo di droghe adattogene non è necessariamente circoscritto a stati patologici, ma rientra piuttosto nel campo del benessere e della prevenzione (alcune risultano per esempio assai utili per aiutare a prevenire, durante la stagione invernale, le malattie da raffreddamento). Naturalmente sono anche molto utili negli stati di convalescenza ed in generale di astenia.
[Tratto da EPO S.r.l. ISTITUTO FARMOCHIMICO FITOTERAPICO http://www.eposrl.com/eposrl/]
È una specie originaria dell’Amazzonia e delle regioni centrali del Brasile, appartenente alla famiglia Amaranthaceae.
Il nome Pfaffia è dedicato al botanico tedesco Christian Pfaff, mentre paniculata si riferisce alla disposizione a pannocchia delle infiorescenze.
Il termine popolare “suma” deriva probabilmente da lingue indigene amazzoniche e viene spesso interpretato come “per tutto” o “buona per ogni cosa”, a indicare il suo ruolo di rimedio universale nella medicina tradizionale.
Storia d’uso tradizionale
Le popolazioni indigene brasiliane utilizzavano la radice come tonico generale, per recuperare energia dopo malattie o sforzi prolungati.
Era considerata una pianta capace di rafforzare il corpo e lo spirito, usata in decotti durante periodi di stress fisico, carestia o cambiamenti stagionali.
Il Suma è usato come "rimedio per tutto" ovvero come panacea dalle popolazioni dell'America centrale e meridionale dove ne crescono oltre 50 specie. La sua capacità di incrementare il tono muscolare, aumentare la resistenza agli stress e fatica, avere un'azione immunostimolante, producono un effetto benefico generalizzato sull'intero organismo.
In alcune tradizioni locali veniva impiegata come afrodisiaco e come rimedio per aumentare la fertilità e la vitalità sessuale.
Curiosità etnobotaniche
È soprannominata “ginseng brasiliano”, pur non avendo alcuna parentela botanica con il vero ginseng asiatico o americano; il nome deriva esclusivamente dalla somiglianza funzionale percepita negli effetti tonici e adattogeni.
A differenza del ginseng asiatico, Pfaffia paniculata è priva di caffeina e alcaloidi stimolanti, caratteristica che la rende tradizionalmente più adatta a un uso prolungato.
In alcune comunità rurali la radice veniva masticata fresca o aggiunta a bevande fermentate locali come rinforzante.
Introduzione nella fitoterapia moderna
È entrata nella fitoterapia occidentale soprattutto a partire dagli anni ’60–’70, quando ricercatori brasiliani e giapponesi iniziarono a studiarne i costituenti chimici.
Ha attirato interesse scientifico durante ricerche su piante amazzoniche con potenziale attività adattogena, antiossidante e immunomodulante.
In Giappone e negli Stati Uniti è stata commercializzata come integratore alimentare già negli anni ’80, spesso in formulazioni toniche.
Aspetti botanici e agricoli
È una pianta erbacea perenne che può raggiungere anche 1–2 metri di altezza.
La parte utilizzata è quasi esclusivamente la radice tuberosa, che può impiegare diversi anni per raggiungere una dimensione ottimale.
La raccolta tradizionale avveniva a mano; oggi è coltivata anche in sistemi agricoli controllati per evitare il sovrasfruttamento delle popolazioni spontanee.
Curiosità scientifiche
I principali composti studiati sono saponine triterpeniche, spesso chiamate pfaffosidi, che hanno contribuito alla reputazione adattogena della pianta.
Alcuni studi preliminari hanno attirato attenzione per il possibile ruolo della pianta in ricerche oncologiche e immunologiche, aumentando l’interesse internazionale verso questa specie.
Nonostante la fama popolare di “panacea”, la ricerca moderna tende a ridimensionare tali affermazioni, distinguendo chiaramente tra uso tradizionale e evidenze sperimentali.
Aspetti culturali
In Brasile, Pfaffia paniculata è considerata parte del patrimonio etnobotanico amazzonico, spesso citata insieme ad altre piante simbolo come guaranà e catuaba.
È spesso menzionata in testi divulgativi come esempio di conoscenza indigena successivamente studiata dalla scienza moderna.
BIBLIOGRAFIA e WEBLIOGRAFIA GENERALE
Saponine steroidee: pfaffosidi A, B, C, D, E, F, G, beta-ecdisterone, ecdisteroni, pfaffic acid
Glicosidi: pfaffosio
Triterpeni: acido oleanolico, acido pfaffico
Steroli: sitosterolo, stigmasterolo, campesterolo
Aminoacidi: allantoina, acido glutammico
Fenilpropanoidi: pfaffenina
Matsuzaki, P. et al. (1992). Phytochemistry; Nishimoto, N. et al. (1988). Chemical and Pharmaceutical Bulletin; Freitas, C.S. et al. (2021). Revista Brasileira de Farmacognosia; Oliveira, R.B. et al. (2003). Journal of Natural Products