Aristolochia Clematitis F. Undulata Priszter, Aristolochia Infesta Salisb., Aristolochia Longa Georgi (misapplicato), Aristolochia Quadriflora Gueldenst., Aristolochia Tenuis Houtt.
PIANTA PERENNE, ALTA FINO A 60 CM; FUSTO ERETTO, FLESSUOSO, SEMPLICE O RAMIFICATO ALLA BASE, ERBACEO; FOGLIE A DISPOSIZIONE ALTERNA, CON LAMINA OVATA-ARROTONDATA CUORIFORMI ALLA BASE, PROFONDAMENTE CORDATA, CON APICE OTTUSO; FIORI PICCOLI MUNITI DI UN CORTO PEDUNCOLO, RIUNITI IN FASCETTI DI 2-6 ALL'ASCELLE DELLE FOGLIE, CON PERIGONIO GIALLASTRO, VENTRICOSO ALLA BASE, POI TUBOLOSO, CON L'ASPETTO DI UN LUNGO IMBUTINO RIGONFIO ALLA BASE, RISTRETTO IN ALTO E TERMINANTE CON UN LEMBO ESPANSO; COROLLA MANCANTE; FRUTTO GLOBOSO DEL TIPO CASPULA. AL MOMENTO DELLA FIORITURA, EMETTE UNO SGRADEVOLE ODORE DI CARNE PUTREFATTA CHE SERVE A RICHIAMARE GLI INSETTI PRONUBI PER L'IMPOLLINAZIONE.
TARDA PRIMAVERA-INIZIO ESTATE (EMISFERO NORD: MAGGIO-LUGLIO), CON PICCO A GIUGNO. I FIORI A FORMA DI "TUBO" SONO GIALLO-VERDASTRI E COMPAIONO PRIMA DELLE FOGLIE.
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____GIALLO DORATO
Originaria dell'Europa meridionale e centrale, inclusa l'Italia. Cresce spontanea in ambienti umidi e ombrosi, come boschi ripariali, siepi, margini di campi coltivati, fossi e zone ruderali. Predilige terreni argillosi o limoso-argillosi, ricchi di sostanza organica e ben drenati, con un pH da neutro ad alcalino. Si adatta a diverse altitudini, dalla pianura fino alla fascia collinare. In Italia è diffusa in quasi tutte le regioni, soprattutto nella fascia temperata. La sua capacità di propagarsi sia per seme che vegetativamente tramite rizomi contribuisce alla sua presenza in diverse tipologie di habitat. Spesso la si trova in associazione con altre specie di ambienti umidi e riparati.
IL TEMPO BALSAMICO TRADIZIONALE (MAI RACCOMANDATO) ERA MAGGIO-GIUGNO PER LE FOGLIE, MA L'EMA E L'OMS NE VIETANO L'USO.
PARTI UTILIZZATE IN PASSATO:
FOGLIE E RADICI (RACCOLTE IN MAGGIO-GIUGNO)
RADICI/FOGLIE: ODORE TERROSO-MUFFITO CON NOTE AMMONIACALI PUNGENTI
FIORI: AROMA DOLCIASTRO-NAUSEABONDO (ATTIRA MOSCHE PER IMPOLLINAZIONE)
SAPORE AMARISSIMO-CAUSTICO, CON RETROGUSTO METALLICO PERSISTENTE
IRRITANTE IMMEDIATO SU MUCOSE (LINGUA/GOLA) NOTA: ANCHE PICCOLE DOSI CAUSANO DANNI RENALI IRREVERSIBILI.
Acidi aristolochici e derivati nitrofenantrenici: acido aristolochico I, acido aristolochico II, acido aristolochico IIIa, acido aristolochico IVa, aristolattame I, aristolattame Ia, aristolattame II, aristolattame IIIa
Alcaloidi isochinolinici: magnoflorina
Flavonoidi: quercetina, kaempferolo, isoramnetina, loro glicosidi
Acidi fenolici e derivati fenilpropanoidi: acido clorogenico, acido caffeico, acido ferulico, acido p-cumarico
Lignani: derivati lignanici segnalati in basse concentrazioni
Terpenoidi e fitosteroli: beta-sitosterolo, stigmasterolo, campesterolo
Saponine: saponine triterpeniche in basse concentrazioni
Tannini: tannini condensati e idrolizzabili in quantità modeste
Polisaccaridi: frazioni polisaccaridiche non amido
Olio essenziale: tracce di monoterpeni e sesquiterpeni variabili secondo provenienza e stadio vegetativo
Bibliografia
International Agency for Research on Cancer, Some Traditional Herbal Medicines, Some Mycotoxins, Naphthalene and Styrene, 2002
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 1, 1999
European Medicines Agency, Public Statement on the Use of Herbal Medicinal Products Containing Aristolochia Species, 2005
Arthur P. Grollman, John Jelakovic, Role of Environmental Toxins in Endemic Balkan Nephropathy, 2007
Arthur P. Grollman, Bjorn O. T. P. Schmeiser, Aristolochic Acid Nephropathy and the Global Implications of Aristolochia Herbal Remedies, 2013
Stefan M. T. Michl, Eva K. Schmidt, Aristolochic Acid in Traditional Herbal Medicines: A Review of the Evidence, 2014
Franziska Debelle, Jean Louis Vanherweghem, Jean-Luc Nortier, Aristolochic Acid Nephropathy: A Worldwide Problem, 2008
Jean-Luc Nortier, Martine Martinez, Michel Schmeiser, Urothelial Carcinoma Associated with the Use of a Chinese Herb Containing Aristolochic Acid, 2000
Jadwiga M. Kozlowska, Phytochemistry and Biological Activity of Aristolochia Species, 2017
Monika Stiborová, Eva Frei, Heinz H. Schmeiser, Aristolochic Acid-Induced DNA Adducts and Human Cancer Risk: A Review, 2017
TOSSICITÀ: VELENOSA O LETALE
Motivazione: Esistono evidenze cliniche, epidemiologiche, tossicologiche e molecolari dirette che collegano Aristolochia clematitis L. agli effetti nefrotossici gravi e irreversibili degli acidi aristolochici, inclusa la nefropatia da acido aristolochico, insufficienza renale progressiva e aumento del rischio di carcinoma uroteliale. Gli acidi aristolochici presenti nella specie sono riconosciuti come nefrotossici, genotossici e cancerogeni per l'uomo. L'uso interno della pianta è considerato pericoloso e controindicato dalle principali autorità sanitarie internazionali.
EFFICACIA: NON UTILIZZABILE
Motivazione: Aristolochia clematitis L., nota come erba del diavolo o erba dei viaggiatori, è stata storicamente utilizzata in medicina tradizionale per varie affezioni, ma tutti gli usi terapeutici sono oggi considerati non sicuri. Contiene aristolochico, un composto noto per la sua elevata nefrotossicità e per il potenziale cancerogeno. Pertanto, non esistono indicazioni terapeutiche accettabili nell’uso moderno, rendendo la pianta non utilizzabile a scopo medicinale.
PROTOCOLLO URGENTE per SOSPETTO AVVELENAMENTO da Aristolochia clematitis 1. PRIMI SOCCORSI IMMEDIATI
Se in bocca:
Rimuovere immediatamente eventuali residui vegetali.
Sciacquare la bocca con acqua (NON provocare il vomito).
Se ingerita:
Bere acqua (a piccoli sorsi, solo se cosciente).
NON indurre vomito (rischio di ulteriore danno mucosale).
2. CHIAMATA D'EMERGENZA
**Contattare il Centro Antiveleni (CAV) più vicino:
Italia: +39-02-66101029 (Milano) o 118 per emergenza.
Fornire informazioni:
Nome scientifico della pianta (Aristolochia clematitis).
Quantità e parte assunta (radici/foglie più tossiche).
Tempo trascorso dall'ingestione.
3. INTERVENTO MEDICO URGENTE
Antidoti/Trattamenti ospedalieri:
Carbone attivato (se entro 1-2 ore dall’ingestione).
Monitoraggio renale (creatinina, GFR) e epatico (ALT/AST).
Terapia di supporto (idratazione forzata, dialisi se necessaria).
4. CAMPIONI DA PORTARE IN OSPEDALE
Fotografie/frammenti della pianta.
Eventuali vomito o feci (in contenitore sterile).
5. AVVERTENZE
Nefropatia da aristolochia può manifestarsi anche a DISTANZA DI MESI.
Follow-up obbligatorio con nefrologo/epatologo.
Fonti attendibili:
EMA (2012) Alert on Aristolochia-containing herbal products.
IARC (2002) Classificazione acido aristolochico come cancerogeno di Gruppo 1.
Attenzione: L'automedicazione è PERICOLOSA. Ogni minuto conta!
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
LE FUNZIONI TERAPEUTICHE ED ALTRE INFORMAZIONI SONO INDICATE PER COMPLETEZZA STORICO-CULTURALE MA NON APPLICABILI NELLA PRATICA FITOTERAPICA
QUESTA PIANTA RIENTRA NELLA LISTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER L'IMPIEGO NON AMMESSO NEL SETTORE DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI.PIANTA SEGNALATA
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
LA SPECIE CONTIENE ACIDI ARISTOLOCHICI CLASSIFICATI COME CANCEROGENI PER L'UOMO. EVIDENZA: STUDI EPIDEMIOLOGICI, STUDI CLINICI, TOSSICOLOGIA SPERIMENTALE E DATI MOLECOLARI DI GENOTOSSICITÀ.
L'ESPOSIZIONE PUÒ DETERMINARE FORMAZIONE DI ADDOTTI AL DNA CON MUTAZIONI CARATTERISTICHE CORRELATE ALLO SVILUPPO DI CARCINOMA UROTELIALE. EVIDENZA: STUDI MOLECOLARI E SPERIMENTALI SU MATERIALE UMANO E ANIMALE.
LA NEFROTOSSICITÀ PUÒ ESSERE IRREVERSIBILE E MANIFESTARSI ANCHE DOPO PERIODI DI LATENZA PROLUNGATI. EVIDENZA: STUDI CLINICI OSSERVAZIONALI E FOLLOW-UP DI PAZIENTI ESPOSTI.
NON ESISTE UNA DOSE FITOTERAPICA CONSIDERATA SICURA PER L'USO INTERNO DELLA SPECIE. EVIDENZA: VALUTAZIONI REGOLATORIE E REVISIONI TOSSICOLOGICHE BASATE SULL'ASSENZA DI UNA SOGLIA DI SICUREZZA ACCETTATA PER GLI ACIDI ARISTOLOCHICI.
LE EVIDENZE DISPONIBILI RIGUARDANO PREVALENTEMENTE LA TOSSICOLOGIA E LA CANCEROGENICITÀ DELLA SPECIE; NON SONO DISPONIBILI DATI CLINICI CHE CONSENTANO DI DEFINIRE UN RAPPORTO BENEFICIO-RISCHIO FAVOREVOLE PER IMPIEGHI FITOTERAPICI.
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
ERBA VELENOSA! VIETATO L´USO COMUNE.
È UN ERBA PERICOLOSA, IRRITANTE L´INTESTINO. HA ATTIVITÀ CARCINOGENICA, NEFROTOSSICA E GENOTOSSICA.
USO INTERNO IN QUALSIASI SOGGETTO. LA PRESENZA DOCUMENTATA DI ACIDI ARISTOLOCHICI NELLA SPECIE È ASSOCIATA A NEFROPATIA DA ACIDO ARISTOLOCHICO, INSUFFICIENZA RENALE CRONICA PROGRESSIVA E TUMORI UROTELIALI; PER TALE MOTIVO L'IMPIEGO FITOTERAPICO INTERNO È CONTROINDICATO SULLA BASE DI EVIDENZE CLINICHE, EPIDEMIOLOGICHE E TOSSICOLOGICHE DIRETTE.
GRAVIDANZA. CONTROINDICAZIONE SUPPORTATA DA DATI FARMACOLOGICI E DALLA DOCUMENTATA TOSSICITÀ SISTEMICA DELLA SPECIE.
ALLATTAMENTO. CONTROINDICAZIONE SUPPORTATA DALLA TOSSICITÀ SISTEMICA DOCUMENTATA E DALL'ASSENZA DI CONDIZIONI DI SICUREZZA ACCETTABILI.
PATOLOGIE RENALI PREESISTENTI. CONTROINDICAZIONE SUPPORTATA DA EVIDENZE CLINICHE E OSSERVAZIONALI CHE DOCUMENTANO LA NEFROTOSSICITÀ DEGLI ACIDI ARISTOLOCHICI.
PRECEDENTI NEOPLASIE UROTELIALI O SOGGETTI AD ELEVATO RISCHIO ONCOLOGICO UROTELIALE. CONTROINDICAZIONE SUPPORTATA DA EVIDENZE EPIDEMIOLOGICHE E CLINICHE RELATIVE ALLA CANCEROGENICITÀ DEGLI ACIDI ARISTOLOCHICI.
Non sono disponibili preparazioni fitoterapiche moderne legalmente riconosciute o raccomandate a base di Aristolochia clematitis L. con titolo terapeutico validato. A causa della presenza di acidi aristolochici nefrotossici, genotossici e cancerogeni, non esiste alcun titolo considerato necessario o accettabile per un effetto terapeutico. Non sono disponibili posologie fitoterapiche sicure attualmente raccomandate.
Preparazioni omeopatiche
Disponibili in alcuni repertori omeopatici come Aristolochia clematitis in diluizioni D, CH e LM. Le preparazioni omeopatiche utilizzano generalmente diluizioni elevate nelle quali la presenza di acidi aristolochici può risultare assente o estremamente ridotta a seconda del grado di diluizione. Le posologie dipendono esclusivamente dalla pratica omeopatica e non sono correlate a evidenze farmacologiche o fitoterapiche validate.
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 1, 1999
European Medicines Agency, Public Statement on the Use of Herbal Medicinal Products Containing Aristolochia Species, 2005
International Agency for Research on Cancer, Some Traditional Herbal Medicines, Some Mycotoxins, Naphthalene and Styrene, 2002
Jean Louis Vanherweghem, Misuse of Herbal Remedies: The Case of Aristolochia, 1998
Jean-Luc Nortier, Martine Martinez, Michel Schmeiser, Urothelial Carcinoma Associated with the Use of a Chinese Herb Containing Aristolochic Acid, 2000
Franziska Debelle, Jean Louis Vanherweghem, Jean-Luc Nortier, Aristolochic Acid Nephropathy: A Worldwide Problem, 2008
Arthur P. Grollman, John Jelakovic, Role of Environmental Toxins in Endemic Balkan Nephropathy, 2007
Arthur P. Grollman, Bjorn O. T. P. Schmeiser, Aristolochic Acid Nephropathy and the Global Implications of Aristolochia Herbal Remedies, 2013
Monika Stiborová, Eva Frei, Heinz H. Schmeiser, Aristolochic Acid-Induced DNA Adducts and Human Cancer Risk: A Review, 2017
Heinz H. Schmeiser, Monika Stiborová, Arthur P. Grollman, Aristolochic Acid as a Probable Human Cancer Hazard: Review and Perspectives, 2009
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Le principali autorità sanitarie e regolatorie internazionali raccomandano l'esclusione di Aristolochia clematitis L. dalle preparazioni erboristiche destinate all'uso umano.
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 1, 1999
European Medicines Agency, Public Statement on the Use of Herbal Medicinal Products Containing Aristolochia Species, 2005
International Agency for Research on Cancer, Some Traditional Herbal Medicines, Some Mycotoxins, Naphthalene and Styrene, 2002
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Monika Stiborová, Eva Frei, Heinz H. Schmeiser, Aristolochic Acid-Induced DNA Adducts and Human Cancer Risk: A Review, 2017
Heinz H. Schmeiser, Monika Stiborová, Arthur P. Grollman, Aristolochic Acid as a Probable Human Cancer Hazard: Review and Perspectives, 2009
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Può contenere alcaloidi vari; alcuni Aconitum sono noti per higenamine (ma verifica specifica della specie). Nota: la specie Aristolochia non è tipicamente fonte diretta di sostanze listate, ma Aristolochia brasiliensis è citata in letteratura per higenamine correlati.
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Aristolochia clematitis L. deve il nome generico Aristolochia ai termini greci antichi che significano “ottimo parto”, poiché nel mondo classico la pianta era tradizionalmente utilizzata in ostetricia e ginecologia. Il nome specifico clematitis deriva invece dalla somiglianza del portamento con alcune specie di Clematis.
La specie era nota già nell'antichità greca e romana. Autori come Teofrasto, Dioscoride e Galeno la descrissero nelle loro opere mediche, attribuendole proprietà che oggi non trovano conferma scientifica e che sono state successivamente abbandonate.
Per molti secoli fu presente nelle farmacopee europee e mediterranee come rimedio popolare per morsi di serpente, ferite, ulcere cutanee, disturbi femminili e varie malattie infettive.
In diverse regioni dell'Europa orientale la pianta cresceva spontaneamente nei campi coltivati a cereali e poteva contaminare accidentalmente le derrate alimentari.
Aristolochia clematitis ha avuto un ruolo fondamentale nella scoperta della cosiddetta nefropatia endemica balcanica. Studi epidemiologici hanno dimostrato che l'esposizione cronica ai suoi semi e ai suoi principi tossici era associata a gravi malattie renali e a un aumento dell'incidenza dei tumori delle vie urinarie.
La specie è diventata uno dei casi più celebri della storia della tossicologia vegetale moderna. Le sue sostanze caratteristiche, gli acidi aristolochici, hanno portato alla revisione mondiale delle norme sulla sicurezza dei prodotti erboristici.
Negli anni Novanta l'attenzione internazionale aumentò dopo numerosi casi di insufficienza renale grave osservati in soggetti che avevano assunto preparazioni dimagranti contenenti specie di Aristolochia, contribuendo a una drastica restrizione normativa del genere.
Gli acidi aristolochici di Aristolochia clematitis sono oggi considerati tra i pochi composti naturali vegetali per i quali è stato dimostrato un chiaro legame causale con specifiche mutazioni genetiche osservabili nei tumori umani.
A differenza di molte altre piante medicinali storiche, Aristolochia clematitis rappresenta un raro esempio di specie il cui impiego fitoterapico è stato quasi completamente abbandonato non per mancanza di efficacia presunta, ma per la dimostrazione diretta della sua elevata pericolosità per la salute umana.
I fiori presentano una struttura tubolare giallastra priva di veri petali e funzionano come trappole temporanee per piccoli insetti impollinatori, che vengono trattenuti per breve tempo all'interno del fiore prima di essere rilasciati dopo l'impollinazione.
In alcune aree rurali europee la pianta era conosciuta con nomi popolari associati ai serpenti e alle nascite, riflesso delle antiche credenze medicinali che ne accompagnarono l'uso per oltre due millenni.