PIANTA ERBACEA PERENNE CON FUSTI ERETTI, CAVI E RAMIFICATI, ALTI FINO A 1 METRO. LE FOGLIE SOMMERSE SONO FINEMENTE DIVISE IN LACINIE FILIFORMI, MENTRE LE FOGLIE EMERSE SONO PENNATOSETTE CON SEGMENTI LANCEOLATI E DENTATI. I FIORI SONO PICCOLI, BIANCHI, RIUNITI IN OMBRELLE COMPOSTE CON NUMEROSI RAGGI. L'INVOLUCRO È ASSENTE O COMPOSTO DA POCHE BRATTEE LINEARI, MENTRE L'INVOLUCELLO HA NUMEROSE BRATTEOLE LINEARI. I PETALI SONO 5, INCURVATI ALL'APICE. GLI STAMI SONO 5, ALTERNATI AI PETALI. L'OVARIO È INFERO, BILOCULARE, CON 2 STILI PERSISTENTI. IL FRUTTO È UN DIACHENIO OVOIDE, GLABRO, CON COSTE PROMINENTI E CONTENENTE SEMI PICCOLI.
NON FIORISCE IN SENSO TRADIZIONALE (È UNA PIANTA ACQUATICA DELLA FAMIGLIA APIACEAE), MA PRODUCE INFIORESCENZE A OMBRELLA IN ESTATE (GIUGNO LUGLIO AGOSTO)
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____BIANCO
Predilige habitat con acque stagnanti o a lento corso, come stagni, paludi, fossi, canali, rive di laghi e fiumi a basso flusso. Cresce in suoli fangosi o limosi, spesso sommersa o con le parti inferiori immerse e quelle superiori emergenti. La sua distribuzione è ampia in Europa, Asia occidentale e Nord Africa, e si trova tipicamente in pianura o a basse altitudini. La specie è adattata a condizioni anaerobiche del suolo e alla presenza costante di acqua, contribuendo alla sua presenza in zone umide e paludose.
ESTATE INOLTRATA (DA LUGLIO A SETTEMBRE), QUANDO LA CONCENTRAZIONE DI ENANTOTOSSINA (PRINCIPIO TOSSICO) RAGGIUNGE IL PICCO NELLE FOGLIE E NEI FRUTTI ACERBI
FRUTTI O MERICARPI (DETTI SEMI)
DOLCIASTRO E AROMATICO, SIMILE AL SEDANO O AL PREZZEMOLO, CON SOTTILI NOTE TERROSE E MUSCHIATE. INGANNEVOLMENTE PIACEVOLE, NON RIVELA LA TOSSICITÀ ESTREMA
DOLCIASTRO INIZIALE, SEGUITO DA NOTE AMARE E METALLICHE, CON RETROGUSTO BRUCIANTE E PERSISTENTE INTORPIDIMENTO LINGUALE.
<FONT COLOR='#FF0000'>ANCHE PICCOLE QUANTITÀ CAUSANO CONVULSIONI MORTALI (ENANTOTOSSINA)</FONT>
Bisset Norman G., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 1994
Hagers Handbuch der Pharmazeutischen Praxis Drogen P–Z, 1998
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, 2002
Frohne Dietrich, Pfänder Hans Jürgen, Poisonous Plants A Handbook for Doctors Pharmacists Toxicologists Biologists and Veterinarians, 2005
Blaschek Wolfgang, Ebel Sabine, Hilgenfeldt Ulf, Holzgrabe Ulrike, Reichling Jürgen, Schulz Volker, Hagers Enzyklopädie der Arzneistoffe und Drogen, 2007
TOSSICITÀ: VELENOSA O LETALE
Motivazione: Oenanthe phellandrium (L.) Lam. è una specie per la quale la letteratura botanica e tossicologica storica riporta la presenza di composti neuroattivi e casi di avvelenamento attribuiti alla pianta. Sebbene la documentazione moderna sia limitata e meno estesa rispetto ad altre specie del genere Oenanthe, la specie è tradizionalmente considerata tossica e potenzialmente pericolosa. Non esistono dati sufficienti per definire con precisione la dose letale o il margine terapeutico, ma la possibilità di intossicazioni gravi è documentata nella letteratura tossicologica storica.
EFFICACIA: NON UTILIZZABILE
Motivazione: Gli impieghi terapeutici di Oenanthe phellandrium sono sostanzialmente storici ed etnobotanici. Non risultano studi clinici controllati, revisioni sistematiche, monografie fitoterapiche ufficiali o preparazioni fitoterapiche moderne supportate da evidenze scientifiche che ne giustifichino l'uso terapeutico attuale. Le limitate osservazioni farmacologiche disponibili non sono sufficienti a supportarne un impiego fitoterapico evidence-based.
PROTOCOLLO DI EMERGENZA PER AVVELENAMENTO DA Oenanthe phellandrium
ALLARME ROSSO: Pianta mortale (3 foglie possono uccidere un adulto)
AZIONI IMMEDIATE
Rimuovere ogni residuo vegetale dalla bocca
Sciacquare con acqua (NON provocare il vomito)
Somministrare carbone attivo (1 g/kg peso)
Posizione laterale di sicurezza se compaiono spasmi
CHIAMARE IL CENTRO ANTIVELENI
Italia: 02 66101029 (Milano) / 800.883300 (numero verde)
Europa: 112
Specificare:
"Avvelenamento da enantotossina"
Parte ingerita (foglie/fusti/radici)
Orario esposizione
SINTOMI (entro 15-60 minuti)
Fase iniziale:
Formicolio labbra/lingua
Vomito violento, vertigini
Fase avanzata:
Convulsioni tonico-cloniche
Paralisi respiratoria
Morte per arresto cardiaco
Bisset Norman G., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 1994
Hagers Handbuch der Pharmazeutischen Praxis Drogen P–Z, 1998
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, 2002
Frohne Dietrich, Pfänder Hans Jürgen, Poisonous Plants A Handbook for Doctors Pharmacists Toxicologists Biologists and Veterinarians, 2005
Blaschek Wolfgang, Ebel Sabine, Hilgenfeldt Ulf, Holzgrabe Ulrike, Reichling Jürgen, Schulz Volker, Hagers Enzyklopädie der Arzneistoffe und Drogen, 2007
Hegnauer Robert, Chemotaxonomie der Pflanzen Band 8 Dicotyledoneae Apiales, 1981
VIETATO IN UE E USA PER TOSSICITÀ ACUTA
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
PIANTA NEUROTOSSICA LETALE - ANCHE L'USO ESTERNO È SCONSIGLIATO
LA SPECIE È STATA STORICAMENTE CONSIDERATA POTENZIALMENTE TOSSICA E IL SUO IMPIEGO TERAPEUTICO È STATO PROGRESSIVAMENTE ABBANDONATO NELLA FITOTERAPIA MODERNA. EVIDENZA DISPONIBILE: LETTERATURA FARMACOGNOSTICA STORICA E OSSERVAZIONI TOSSICOLOGICHE RIPORTATE NELLE OPERE CLASSICHE DI MATERIA MEDICA.
SONO STATI DESCRITTI CASI DI INTOSSICAZIONE ATTRIBUITI ALLA SPECIE CON COMPARSA DI SINTOMI GASTROINTESTINALI E NEUROLOGICI; TUTTAVIA LA DOCUMENTAZIONE DISPONIBILE È PREVALENTEMENTE STORICA E SPESSO NON CONSENTE UNA VALUTAZIONE TOSSICOLOGICA MODERNA COMPLETA. EVIDENZA DISPONIBILE: CASISTICA TOSSICOLOGICA STORICA E LETTERATURA FARMACOGNOSTICA.
L'OLIO ESSENZIALE CONTENENTE MONOTERPENI BIOLOGICAMENTE ATTIVI PUÒ PRESENTARE ATTIVITÀ IRRITANTE E NEUROATTIVA A DOSAGGI ELEVATI. EVIDENZA DISPONIBILE: PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA DOCUMENTATA DALLA COMPOSIZIONE FITOCHIMICA DELLA SPECIE E DAGLI STUDI SUI COSTITUENTI IDENTIFICATI.
NON SONO DISPONIBILI STUDI CLINICI ADEGUATI CHE DEFINISCANO SICUREZZA, EFFICACIA, POSOLOGIA TERAPEUTICA E MARGINE DI SICUREZZA NELL'UOMO. EVIDENZA DISPONIBILE: ASSENZA DI DATI CLINICI SPECIFICI.
NON SONO DISPONIBILI DATI SUFFICIENTI PER STABILIRE LA SICUREZZA DURANTE GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO. EVIDENZA DISPONIBILE: ASSENZA DI STUDI CLINICI E TOSSICOLOGICI SPECIFICI.
LA LETTERATURA SCIENTIFICA MODERNA SULLA SPECIE È LIMITATA E GRAN PARTE DELLE INFORMAZIONI FARMACOLOGICHE E TOSSICOLOGICHE DERIVA DA FONTI STORICHE, FARMACOGNOSTICHE ED ETNOBOTANICHE. EVIDENZA DISPONIBILE: REVISIONE CRITICA DELLE FONTI DISPONIBILI.
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
L'ENANTOTOSSINA È LETALE ANCHE IN MICRODOSI (DL50: 2-3 FOGLIE FRESCHE). VIETATO L'USO FITOTERAPICO. DA USARE SOLO ESSICCATA E SU PRESCRIZIONE MEDICA
NON RISULTANO DISPONIBILI CONTROINDICAZIONI SPECIFICHE FORMALMENTE VALIDATE DA STUDI CLINICI CONTROLLATI O DA MONOGRAFIE FITOTERAPICHE UFFICIALI RIFERITE DIRETTAMENTE A OENANTHE PHELLANDRIUM (L.) LAM.
Preparazioni omeopatiche
Oenanthe phellandrium è impiegata in omeopatia sotto forma di tintura madre e successive diluizioni. Le preparazioni più comunemente reperibili comprendono TM, D3, D4, D6, D12, 4CH, 5CH, 7CH, 9CH, 15CH e 30CH. Non esistono evidenze cliniche che dimostrino l'efficacia terapeutica delle preparazioni omeopatiche ottenute da questa specie. Le modalità di utilizzo dipendono esclusivamente dai criteri della pratica omeopatica e non da studi farmacologici o clinici.
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Per Oenanthe phellandrium (L.) Lam. non è possibile proporre tisane, infusi, decotti o formulazioni erboristiche basate su dosaggi sicuri ed evidenze scientifiche validate.
La specie non dispone di monografie fitoterapiche ufficiali moderne che ne supportino l'impiego terapeutico.
Non sono disponibili studi clinici che abbiano definito efficacia, sicurezza, posologia o margine terapeutico delle preparazioni acquose ottenute dalla pianta.
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Oenanthe phellandrium, oggi generalmente considerato sinonimo di Oenanthe aquatica, è una pianta acquatica o semiaquatica tipica di stagni, fossati, paludi e corsi d'acqua lenti dell'Europa e di parte dell'Asia occidentale.
Il nome phellandrium deriva dal greco e può essere tradotto approssimativamente come "seme di sughero", in riferimento alla particolare struttura dei frutti maturi, caratterizzati da tessuti spugnosi che ne favoriscono la dispersione attraverso l'acqua.
Durante il XVIII e il XIX secolo i frutti della pianta furono impiegati nella medicina europea come rimedio per le affezioni croniche dell'apparato respiratorio, in particolare bronchiti persistenti, tosse cronica e tubercolosi polmonare. Tali utilizzi appartengono oggi alla storia della medicina e non sono supportati da evidenze cliniche moderne.
La specie compariva in numerose farmacopee europee storiche ed era presente nei repertori di materia medica utilizzati da medici, speziali e farmacisti fino ai primi decenni del XX secolo.
Samuel Hahnemann e successivamente diversi autori omeopatici attribuirono particolare importanza a Oenanthe phellandrium, che continua a essere presente in alcune preparazioni omeopatiche contemporanee nonostante il progressivo abbandono dell'impiego fitoterapico convenzionale.
La pianta è stata spesso oggetto di confusione tassonomica a causa delle numerose revisioni nomenclaturali che hanno interessato il genere Oenanthe. In molte opere moderne il nome Oenanthe phellandrium è sostituito da Oenanthe aquatica.
I frutti maturi possiedono un aroma caratteristico dovuto alla presenza di oli essenziali ricchi di monoterpeni, soprattutto fellandreni, dai quali deriva parte dell'interesse farmacognostico storico verso la specie.
La specie cresce frequentemente in ambienti difficilmente accessibili e sommersi per parte dell'anno; questa peculiarità ha contribuito alla relativa scarsità di studi farmacologici moderni rispetto ad altre piante medicinali europee.
Nel corso del XX secolo l'interesse terapeutico per Oenanthe phellandrium è progressivamente diminuito a causa della mancanza di conferme cliniche moderne e delle incertezze relative alla sicurezza d'impiego.
Dal punto di vista storico rappresenta un esempio interessante di pianta un tempo considerata importante nella fitoterapia europea ma successivamente quasi scomparsa dalla pratica medica ufficiale in seguito all'evoluzione dei criteri scientifici di valutazione dell'efficacia terapeutica.
La sua storia evidenzia il passaggio dalla materia medica tradizionale alla moderna fitoterapia evidence-based, nella quale la permanenza di una specie medicinale dipende dalla disponibilità di prove farmacologiche, tossicologiche e cliniche adeguate.