QUESTA SCHEDA È UNICA E ORIGINALE IN INTERNET aggiornamento del 31/03/2026
PETASITES Petasites officinalis Moench.
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Petasites hybridus
Autore: Maurizio Trenchi
TOSSICITÀ RELATIVA A QUANTO SPECIFICATO
EFFICACIA DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
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SCHEDA BOTANICA
Dominio: Eukaryota (Con cellule dotate di nucleo) Regno: Plantae Sottoregno: Tracheobionta (Piante vascolari) Superdivisione: Spermatophyta (Piante con semi) Divisione: Angiospermae o Magnoliophyta (Piante con fiori) Classe: Magnoliopsida (Dicotiledoni) Sottoclasse: Asteridae Ordine: Asterales Famiglia: Sottofamiglia: Asteroideae Tribù: Senecioneae Sottotribù: Tussilagininae
Cappellaccio, Farfaraccio maggiore, Tossilagine maggiore, Fior di cipresso, Bardano domestico, Slavazza, Farfarazza, Erba per la tigna, Petrasita, Butterbur, Pestilence Wort, Pétasite
Petasites Hybridus (L.) Gaertn. Meyer Et Sch., Tussilago Petasites L., Petasites Vulgaris Desf., Petasites Vulgaris Rubens I.B. Ray. Hist., Petasites Major Tourn., Petasites Petasites Karsten, Tussilago Major Matt.
PIANTA ERBACEA PERENNE RIZOMATOSA CON GRANDI FOGLIE BASALI RENIFORMI O CORDATO-ORBICOLARI, LUNGAMENTE PICCIOLATE, CON LAMINA DENTATA O LOBATA, VERDE SULLA PAGINA SUPERIORE E TOMENTOSA SU QUELLA INFERIORE. FUSTI FIORIFERI ERETTI, SQUAMOSI, CHE COMPAIONO PRIMA DELLE FOGLIE, PORTANTI DENSI RACEMI O SPIGHE DI CAPOLINI UNISESSUALI O BISESSUALI. FIORI TUBULOSI, DI COLORE BIANCO-VERDOGNOLO O GIALLASTRO. FIORI MASCHILI CON STAMI SPORGENTI. FIORI FEMMINILI CON STILI BIFIDI. FRUTTO È UN ACHENIO CILINDRICO CON UN PAPPO DI SETOLE BIANCHE PER LA DISPERSIONE ANEMOCORA. TUTTA LA PIANTA HA UN ODORE CARATTERISTICO.
MARZO APRILE MAGGIO GIUGNO, PRINCIPALMENTE IN PRIMAVERA, CON FIORI ROSA-PORPORA RIUNITI IN CAPOLINI
Originaria dell'Europa e di alcune parti dell'Asia occidentale. Il suo habitat tipico comprende zone umide e ombrose come rive di corsi d'acqua, fossi, paludi, boschi umidi, prati umidi e valli ombrose. Predilige suoli umidi o saturi d'acqua, argillosi o limosi, ricchi di materia organica e con un pH da leggermente acido a neutro. Cresce meglio in posizioni ombreggiate o parzialmente ombreggiate e richiede una costante disponibilità di umidità nel terreno. La sua diffusione è principalmente vegetativa tramite i rizomi sotterranei che formano ampie colonie. È una specie che si trova spesso in ambienti ripariali e in zone dove l'acqua è abbondante, contribuendo alla stabilizzazione del suolo umido. La sua presenza è indicativa di condizioni di elevata umidità del suolo e scarsa illuminazione diretta.
Motivazione: la pianta contiene alcaloidi pirrolizidinici epatotossici e potenzialmente cancerogeni documentati, con evidenze tossicologiche consolidate in studi in vivo e dati di sicurezza umana. Estratti non purificati sono associati a rischio epatico significativo, mentre estratti certificati privi di tali composti risultano generalmente sicuri negli studi clinici. La tossicità è quindi fortemente dipendente dalla presenza o assenza di alcaloidi pirrolizidinici e dal grado di standardizzazione del prodotto.
EFFICACIA: DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
Motivazione: l’efficacia terapeutica di Petasites officinalis Moench è documentata esclusivamente per estratti standardizzati privi di alcaloidi pirrolizidinici, in particolare nella profilassi dell’emicrania e nella rinite allergica, supportata da studi clinici controllati e revisioni sistematiche su preparazioni specifiche di Petasites hybridus. Tuttavia, tali evidenze non sono generalizzabili all’intera pianta né a preparazioni non standardizzate, che possono contenere composti tossici; l’attività farmacologica è quindi strettamente dipendente dalla forma estrattiva e dal processo di purificazione.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2014
EFSA Panel on Contaminants in the Food Chain, Pyrrolizidine Alkaloids in Food and Feed, 2017
Profilassi dell’emicrania con indicazione nella riduzione della frequenza degli attacchi, supportata da studi clinici randomizzati controllati e revisioni sistematiche su estratti standardizzati di radice privi di alcaloidi pirrolizidinici; l’efficacia è documentata solo per preparazioni specifiche purificate e non generalizzabile alla pianta non standardizzata
Rinite allergica con indicazione nel miglioramento dei sintomi nasali, supportata da studi clinici controllati e studi comparativi con farmaci antistaminici su estratti standardizzati privi di alcaloidi pirrolizidinici; evidenza limitata a specifici estratti e non estendibile a tutte le preparazioni
Attività antinfiammatoria con possibile indicazione nella modulazione di processi infiammatori, supportata da studi in vitro e in vivo animale su petasina e isopetasina con effetti su mediatori infiammatori
Attività antispasmodica con possibile indicazione nel controllo della muscolatura liscia bronchiale e gastrointestinale, documentata in studi in vitro e modelli animali
Attività broncodilatatrice con potenziale indicazione in condizioni respiratorie ostruttive, supportata da studi sperimentali su modelli animali e studi farmacologici
Attività antiallergica con possibile indicazione nella modulazione della risposta immunitaria, documentata in studi in vitro e modelli animali su mediatori dell’infiammazione allergica
I dati disponibili risultano coerenti ma limitati a contesti sperimentali e non supportati da conferme cliniche dirette per queste indicazioni
Totalmente abbandonato l´uso per la tossicità derivante dagli alcaloidi pirrolizidinici.
ESTRATTO VEGETALE NON AMMESSO NEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI
PIANTA SEGNALATA
USO DI PREPARATI NON CERTIFICATI PRIVI DI ALCALOIDI PIRROLIZIDINICI PER RISCHIO EPATOTOSSICO DOCUMENTATO DA EVIDENZE CLINICHE E TOSSICOLOGICHE, EPATOPATIE PREESISTENTI PER AUMENTO DEL RISCHIO DI DANNO EPATICO SUPPORTATO DA DATI CLINICI E FARMACOLOGICI, GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO PER POTENZIALE TOSSICITÀ DEI METABOLITI PIRROLIZIDINICI DOCUMENTATA DA EVIDENZE TOSSICOLOGICHE, IPERSENSIBILITÀ NOTA ALLA SPECIE O AD ALTRE ASTERACEAE DOCUMENTATA IN STUDI CLINICI E OSSERVAZIONALI
UTILIZZO ESCLUSIVO DI ESTRATTI STANDARDIZZATI PRIVI DI ALCALOIDI PIRROLIZIDINICI CERTIFICATI PER EVIDENZE CLINICHE DI SICUREZZA, MONITORAGGIO DELLA FUNZIONALITÀ EPATICA DURANTE USO PROLUNGATO PER PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA E SEGNALAZIONI CLINICHE, POSSIBILE COMPARSA DI EFFETTI GASTROINTESTINALI LIEVI QUALI ERUTTAZIONI O DISTURBI DIGESTIVI DOCUMENTATI IN STUDI CLINICI, POSSIBILE REATTIVITÀ CROCIATA ALLERGICA IN SOGGETTI SENSIBILI ALLE ASTERACEAE SUPPORTATA DA EVIDENZE CLINICHE, VARIABILITÀ NELLA QUALITÀ E SICUREZZA DEI PRODOTTI COMMERCIALI CON NECESSITÀ DI CONTROLLO DELLA TITOLAZIONE E DELLA PUREZZA DOCUMENTATA DA MONOGRAFIE REGOLATORIE, LIMITATA DURATA DI UTILIZZO RACCOMANDATA PER ASSENZA DI DATI DI SICUREZZA A LUNGO TERMINE EVIDENZIATA IN STUDI CLINICI E REVISIONI
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
EPATOTOSSICI
FARMACI METABOLIZZATI DAL CYP450
(Erbe che possono diminuire l'effetto fitoterapico o causare interazioni avverse)
Estratti secchi titolati in petasine (es. petasina, isopetasina)
Forma: Capsule o compresse.
Titolazione: Min. 7.5–15 mg di petasine per dose giornaliera.
Posologia: 50–100 mg/die (suddivisi in 2–3 dosi), per max 4–6 settimane/anno
Forma: Capsule o compresse.
Titolazione: Min. 7.5–15 mg di petasine per dose giornaliera.
Posologia: 50–100 mg/die (suddivisi in 2–3 dosi), per max 4–6 settimane/anno.
Estratti liquidi purificati (senza alcaloidi pirrolizidinici)
Forma: Tintura madre o gocce.
Standardizzazione: Assenza di alcaloidi pirrolizidinici (PA-free).
Posologia: 30–60 gocce/die (diluite in acqua), preferibilmente a stomaco pieno.
Estratti specifici per emicrania (es. Petadolex®)
Forma: Compresse.
Titolazione: 75 mg di estratto secco (standardizzato al 15% petasine).
Posologia: 1–2 compresse 2 volte/die, per cicli limitati.
Preparati topici (creme/gel per uso esterno)
Forma: Creme a base di estratto di foglie (senza PA).
Uso: Applicazione locale per infiammazioni articolari o muscolari.
Avvertenze comuni
Durata: Evitare l’uso continuativo oltre 6 settimane/anno.
Controllo qualità: Preferire estratti con certificazione PA-free.
Bibliografia
Bucher, K. (1951). Über ein antispastisches Prinzip in Petasites officinalis Moench. *Naunyn-Schmiedebergs Archiv*, 213, 69–71. :cite[1]
Zimply Natural. (2021). Butterbur: medicinal plant for migraine prophylaxis. :cite[2]
Altmeyers Encyclopedia. (2017). Butterbur ordinary - Department Phytotherapy. :cite[10]
Go Botany. (2019). *Petasites hybridus* — butterbur sweet-coltsfoot. :cite[9]
Nota: Le posologie indicate sono indicative; consultare un professionista per adattamenti individuali.
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Le preparazioni tradizionali a base di Petasites officinalis Moench mediante tisane, infusi e decotti presentano criticità rilevanti in termini di sicurezza a causa della presenza documentata di alcaloidi pirrolizidinici epatotossici nella pianta non purificata. Le evidenze scientifiche disponibili supportano esclusivamente l’uso di estratti standardizzati privi di tali composti; pertanto, l’impiego in preparazioni acquose tradizionali non è considerato sicuro né supportato da evidenze cliniche. I dosaggi sicuri per tisane e decotti non sono definiti in letteratura scientifica.
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Il nome del genere Petasites deriva dal greco “petasos”, che indica un ampio cappello a tesa larga indossato nell’antica Grecia, in riferimento alla grande dimensione delle foglie della pianta, tra le più ampie nel contesto della flora europea spontanea.
L’epiteto officinalis riflette il suo impiego storico nelle officine farmaceutiche tradizionali, dove veniva utilizzata come rimedio per diverse affezioni, in particolare respiratorie e febbrili.
Nella medicina popolare europea la pianta era conosciuta come “farfaraccio maggiore” ed era impiegata già nel Medioevo per il trattamento della peste, da cui deriva uno dei nomi comuni inglesi “plague flower”, anche se tale uso non ha riscontro scientifico moderno.
Le foglie venivano tradizionalmente utilizzate anche per scopi pratici, come avvolgere burro e altri alimenti freschi grazie alla loro ampiezza e consistenza, funzione che ha contribuito alla diffusione del nome inglese “butterbur”.
Dal punto di vista ecologico, Petasites officinalis cresce preferenzialmente in ambienti umidi e lungo corsi d’acqua, formando popolamenti densi grazie a un robusto apparato rizomatoso che ne facilita la propagazione vegetativa.
Una caratteristica botanica rilevante è la comparsa precoce delle infiorescenze, che emergono prima delle foglie all’inizio della primavera, rendendo la pianta facilmente riconoscibile nel suo ciclo fenologico.
Nonostante il lungo uso tradizionale, la pianta ha acquisito rilevanza scientifica moderna solo dopo l’identificazione dei suoi principali costituenti attivi, come le petasine, e parallelamente dei composti tossici, in particolare gli alcaloidi pirrolizidinici, che hanno portato a una rivalutazione critica del suo impiego fitoterapico.
BIBLIOGRAFIA e WEBLIOGRAFIA GENERALE
European Medicines Agency, Assessment Report on Petasites hybridus, 2012