Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Clade Angiosperme
Clade Mesangiosperme
Clade Eudicotiledoni
Clade Asteridi
Clade Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Genere Lactuca
Specie Lactuca virosa
PIANTA ERBACEA ANNUA O BIENNALE ALTA FINO A 60 CM, SIMILE ALLA LATTUGA COLTVATA PER USO ALIMENTARE, CON FUSTO VERDE O VIOLACEO, SPESSO E GRANDI FOGLIE LANCEOLATE DENTATE COLOR VERDE SCURO. INFIORESCENZE A PANNOCCHIE CON FIORI GIALLI RACCOLTI IN CAPOLINI CHE PRODUCONO ACHENI NERASTRI CON UNA PIUMETTA BIANCA.
LUGLIO AGOSTO SETTEMBRE (PIENA ESTATE), CON PICCOLI FIORI GIALLI A CAPOLINO
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____GIALLO ____GIALLO CHIARISSIMO ____GIALLOGNOLO
Originaria dell'Europa centro-meridionale e del Nord Africa, ma si è naturalizzata in molte altre regioni temperate del mondo, tra cui Nord e Sud America, Australia e Nuova Zelanda. Predilige habitat aperti e disturbati, come margini stradali, campi incolti, discariche, aree ruderali, boschi radi e radure. Cresce bene in terreni ben drenati, anche poveri e sassosi, con una preferenza per suoli da neutri a leggermente alcalini. Si adatta a climi temperati con estati calde e inverni miti, tollerando una certa siccità. La sua capacità di produrre numerosi semi favorisce la sua rapida diffusione in nuovi ambienti. È spesso considerata una pianta infestante in alcune regioni a causa della sua natura invasiva.
GIUGNO-AGOSTO (FIORITURA), QUANDO IL LATTICE È PIÙ RICCO DI PRINCIPI ATTIVI
LATTUCARIO (LATICE ISPESSITO) ESTRATTO DALLA PIANTA INTERA RACCOLTA PRIMA DELLA FIORITURA E FOGLIE.
AROMA INTENSO, AMARO E LEGGERMENTE NARCOTICO
ESTREMAMENTE AMARO, CON RETROGUSTO PERSISTENTE E LIEVEMENTE SEDATIVO
Lattoni sesquiterpenici: lattucina, lattucopicrina, 11beta13-diidrolattucina, 11beta13-diidrolattucopicrina, lactucerolide, lactucin-8-O-acetato
Triterpeni: taraxasterolo, beta-amirina, alfa-amirina, lupeolo
Steroli: beta-sitosterolo, stigmasterolo, campesterolo
Flavonoidi: luteolina, apigenina, quercetina, kaempferolo, luteolina-7-O-glucoside, apigenina-7-O-glucoside
Cumarine: esculetina, scopoletina, umbelliferone
Acidi fenolici: acido caffeico, acido clorogenico, acido ferulico, acido p-cumarico
Alcaloidi: tracce di alcaloidi indolici e pirrolidinici non completamente caratterizzati
Resine e frazione lattiginosa: lattucario contenente lattucina e lattucopicrina in matrice resinosa
Poliacetileni: derivati poliacetilenici lineari non completamente caratterizzati
Oli essenziali: tracce di monoterpeni e sesquiterpeni volatili
Sali minerali: potassio, calcio, magnesio
Vitamine: vitamina C, carotenoidi con attività provitaminica A
Bibliografia
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Al-Snafi A E, Chemical constituents and pharmacological effects of Lactuca species a review, 2018
Kavalali G, The chemical and pharmacological aspects of Lactuca species, 2003
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Janicsák G et al., Sesquiterpene lactones from Lactuca species and their biological activity, 2006
Reisch J et al., Constituents of Lactuca virosa and related species, 1991
Heinrich M et al., Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2018
TOSSICITÀ: MEDIA
Motivazione: presenza di effetti avversi documentati in letteratura clinica e tossicologica quali sedazione marcata, vertigini, nausea e, a dosi elevate, possibili effetti neurologici e cardiovascolari; evidenza derivata da case report, dati osservazionali e farmacologia dei costituenti attivi, con margine terapeutico non ben definito e variabilità legata alla preparazione utilizzata
EFFICACIA: DUBBIA O NON CONFERMATA
Motivazione: assenza di studi clinici controllati e revisioni sistematiche su Lactuca virosa L.; le evidenze disponibili derivano principalmente da studi in vivo animale che suggeriscono attività sedativa e analgesica attribuita ai lattoni sesquiterpenici, supportate da uso etnobotanico storico, ma non confermate da dati clinici diretti e con risultati limitati e non standardizzati
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata*
Confermate da studi scientifici e clinici
Non sono disponibili evidenze cliniche controllate, meta-analisi o revisioni sistematiche specifiche su Lactuca virosa L. che dimostrino efficacia terapeutica nell’uomo; l’assenza di studi clinici diretti impedisce la validazione formale delle indicazioni fitoterapiche
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività sedativa e ipnotica con indicazioni potenziali per insonnia e agitazione nervosa supportata da studi in vivo su modelli animali e da dati farmacologici sui lattoni sesquiterpenici come lattucina e lattucopicrina
Attività analgesica con possibile indicazione nel dolore lieve-moderato documentata in modelli animali e correlata alla frazione lattucario contenente lattoni sesquiterpenici
Attività antinfiammatoria con possibile indicazione in stati infiammatori lievi supportata da studi in vitro e in vivo su modelli sperimentali
Attività antiossidante con rilevanza potenziale nello stress ossidativo documentata in studi in vitro su estratti della pianta
I dati disponibili sono limitati, eterogenei e non standardizzati in termini di estratti utilizzati, con assenza di correlazione dose-risposta clinica
Uso storico e nella tradizione
Uso come sedativo e ipnotico naturale in disturbi del sonno e stati di agitazione
Uso come analgesico blando per cefalea e dolori muscolari
Uso come antitussivo e sedativo della tosse
Uso come antispasmodico in disturbi gastrointestinali
Uso come sostituto dell’oppio a basso potenziale
Questi impieghi derivano da tradizioni fitoterapiche europee e non sono supportati da evidenze cliniche moderne sulla specie
European Medicines Agency, Assessment report on Lactuca virosa L., 2012
European Medicines Agency, Community herbal monograph on Lactuca virosa L., 2012
Wesołowska Anna, Nikiforuk Anna, Michalska Katarzyna, Kisiel Wiesław, Chojnacka-Wójcik Ewa, Analgesic and sedative activities of lactucin and lactucopicrin isolated from Lactuca species, 2006
Schmidt Thomas J, Structure activity relationships of sesquiterpene lactones, 2006
Kavalali Gülay, The chemical and pharmacological aspects of Lactuca species, 2003
Al-Snafi Ali Esmail, Chemical constituents and pharmacological effects of Lactuca species a review, 2018
Heinrich Michael, Barnes Joanne, Gibbons Simon, Williamson Elizabeth M, Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2018
QUESTA PIANTA RIENTRA NELLA LISTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER L'IMPIEGO NON AMMESSO NEL SETTORE DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI. PIANTA SEGNALATA
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
EFFETTI SEDATIVI E DEPRESSIVI SUL SISTEMA NERVOSO CENTRALE DOCUMENTATI IN STUDI IN VIVO ANIMALE E OSSERVAZIONI CLINICHE CON POSSIBILE COMPROMISSIONE DELLE CAPACITÀ PSICOMOTORIE, RISCHIO DI SOVRADOSAGGIO CON COMPARSA DI SINTOMI NEUROLOGICI QUALI VERTIGINI, CONFUSIONE E SONNOLENZA MARCATA DOCUMENTATO IN CASE REPORT, VARIABILITÀ DELLA COMPOSIZIONE DEL LATTUCARIO E DEGLI ESTRATTI CON CONSEGUENTE IMPREVEDIBILITÀ DELL’EFFETTO FARMACOLOGICO EVIDENZIATA DA STUDI FITOCHIMICI, POSSIBILE ATTIVITÀ ANTICOLINERGICA DEBOLE SUGGERITA DA DATI FARMACOLOGICI CON PLAUSIBILITÀ DI EFFETTI INDESIDERATI A CARICO DEL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO, ASSENZA DI STUDI CLINICI CONTROLLATI E DI DATI DI SICUREZZA A LUNGO TERMINE DOCUMENTATA IN REVISIONI SCIENTIFICHE, POSSIBILE INTERAZIONE ADDITIVA CON SOSTANZE AD AZIONE SEDATIVA CENTRALE SUPPORTATA DA PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA E OSSERVAZIONI CLINICHE INDIRETTE
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
IPERSENSIBILITÀ NOTA ALLA SPECIE O AI SUOI COSTITUENTI DOCUMENTATA SU BASE FARMACOLOGICA GENERALE E SEGNALAZIONI OSSERVAZIONALI, CONDIZIONI CARATTERIZZATE DA DEPRESSIONE DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE IN RELAZIONE AGLI EFFETTI SEDATIVI DOCUMENTATI IN STUDI IN VIVO ANIMALE E CASE REPORT, USO CONCOMITANTE CON FARMACI SEDATIVI IN PRESENZA DI SINTOMATOLOGIA CLINICA SIGNIFICATIVA SUPPORTATO DA OSSERVAZIONI CLINICHE INDIRETTE, GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO PER ASSENZA DI DATI CLINICI DI SICUREZZA ADEGUATI.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Estratto secco titolato delle parti aeree di Lactuca virosa L. standardizzato in lattoni sesquiterpenici totali espressi come lattucina e lattucopicrina generalmente nel range 0,5–2%. La standardizzazione è raramente definita in modo uniforme in letteratura farmacognostica, ma gli effetti sedativi e analgesici sono correlati alla presenza di questi composti. Posologia indicativa basata su uso tradizionale e dati sperimentali compresi tra 300 e 1000 mg al giorno suddivisi in due o tre somministrazioni, con cautela per la variabilità del contenuto attivo e l’assenza di studi clinici robusti
Estratto fluido o tintura idroalcolica delle parti aeree o del lattice con rapporto droga estratto tipico 1:1 o 1:5 in etanolo 25–45%. Il titolo funzionale è riferibile indirettamente ai lattoni sesquiterpenici amari. Posologia usuale compresa tra 0,5 ml e 4 ml fino a tre volte al giorno oppure 20–30 gocce per somministrazione, con utilizzo orientato a effetti sedativi e lievemente analgesici
Lactucarium purificato o semipurificato, ovvero il lattice essiccato della pianta, considerato la forma tradizionalmente più attiva. Non esiste una titolazione ufficiale moderna standardizzata, ma la qualità è correlata al contenuto di lattucina, lattucopicrina e derivati. Dosaggi storici e farmacopoeici indicano circa 30–60 mg per dose in preparazioni solide oppure circa 2 ml di preparazioni liquide equivalenti fino a tre volte al giorno. L’impiego è oggi limitato per variabilità e sicurezza
Estratto secco o polvere micronizzata delle foglie o parti aeree incapsulata non standardizzata, con contenuto variabile di composti fenolici e lattoni sesquiterpenici. Posologia tradizionale compresa tra 500 e 1000 mg una o due volte al giorno. Questa forma presenta elevata variabilità farmacologica e richiede cautela per la possibile tossicità a dosi elevate
Olio o estratto lipidico ottenuto per macerazione delle parti aeree o del lattice, con contenuto non standardizzato di composti lipofili e frazioni resinose. Non esiste un titolo definito per uso terapeutico e l’impiego è prevalentemente tradizionale o sperimentale, con assenza di posologie validate clinicamente
Preparazioni omeopatiche di Lactuca virosa in diluizioni centesimali o decimali, tipicamente dalla tintura madre del lattice o della pianta intera fresca. Non esiste titolazione fitochimica rilevante per il meccanismo d’azione omeopatico. Posologia variabile in base alla diluizione, comunemente 5–10 granuli per somministrazione una o più volte al giorno secondo pratica omeopatica standard
European Medicines Agency, Assessment report on Lactuca species, 2013
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Felter Harvey Wickes, Lloyd John Uri, King's American Dispensatory, 1898
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Rollinger Judith M et al., Analgesic and Sedative Activities of Lactucin and Derivatives, 2006
Besharat Sima et al., Wild Lettuce Lactuca virosa Toxicity, 2009
European Scientific Cooperative on Phytotherapy, ESCOP Monographs, 2003
American Herbal Pharmacopoeia, Wild Lettuce Monograph, 2013
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Premessa metodologica e limiti delle evidenze
Le formulazioni a base di Lactuca virosa L. sono caratterizzate da un livello di evidenza limitato a studi preclinici e uso tradizionale. I principali costituenti attivi, lattoni sesquiterpenici, sono solo parzialmente estraibili in acqua, rendendo le tisane forme farmacologicamente meno prevedibili rispetto agli estratti. Non esistono studi clinici controllati che validino preparazioni acquose o combinazioni erboristiche specifiche.
Infuso sedativo semplice con Lactuca virosa L. ottenuto utilizzando 0,5–1 g di droga essiccata in 150 ml di acqua calda lasciata in infusione per 10 minuti. La posologia tradizionale prevede una somministrazione serale unica, con eventuale seconda assunzione in caso di insonnia persistente. L’impiego deve essere prudente per la variabilità del contenuto di lattoni sesquiterpenici e per il rischio di effetti indesiderati a dosi più elevate
Infuso sinergico ad azione sedativa con Lactuca virosa L. 0,5 g, Passiflora incarnata L. 1 g e Valeriana officinalis L. radice 1 g in 200 ml di acqua calda, infusione per 10–15 minuti. La combinazione è basata su complementarità farmacologica tra lattoni sesquiterpenici e composti GABAergici. Posologia una tazza la sera, eventualmente una seconda nel pomeriggio in caso di agitazione nervosa
Infuso calmante e lievemente analgesico con Lactuca virosa L. 0,5 g, Melissa officinalis L. 1,5 g e Matricaria chamomilla L. 1 g in 200 ml di acqua, infusione per 10 minuti. Questa formulazione sfrutta l’azione sinergica tra composti sedativi e antispasmodici. Posologia una o due somministrazioni al giorno, preferibilmente serali
Decotto leggero combinato con Lactuca virosa L. 0,5 g e Tilia cordata Mill. fiori 1,5 g in 250 ml di acqua, portando a ebollizione per 5 minuti e lasciando riposare per ulteriori 10 minuti. La scelta del decotto è limitata dalla sensibilità dei lattoni, ma utilizzabile a bassa intensità termica. Posologia una somministrazione serale
Infuso per tosse nervosa e irritativa con Lactuca virosa L. 0,5 g, Althaea officinalis L. radice 1 g e Malva sylvestris L. 1 g in 200 ml di acqua, infusione prolungata 15 minuti. La sinergia è basata su effetto sedativo centrale e azione emolliente mucillaginosa. Posologia una tazza due volte al giorno
Formulazione erboristica complessa ad azione sedativa con Lactuca virosa L. 0,5 g, Humulus lupulus L. coni 0,5 g, Passiflora incarnata L. 1 g e Valeriana officinalis L. 1 g in 250 ml di acqua, infusione 15 minuti. Posologia una somministrazione serale. L’associazione aumenta l’effetto sedativo ma richiede cautela per possibile sommazione degli effetti sul sistema nervoso centrale
European Medicines Agency, Assessment report on Valeriana officinalis L., 2016
European Medicines Agency, Assessment report on Passiflora incarnata L., 2014
European Medicines Agency, Assessment report on Melissa officinalis L., 2013
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 1, 1999
ESCOP Monographs, The Scientific Foundation for Herbal Medicinal Products, 2003
Rollinger Judith M et al., Analgesic and Sedative Activities of Lactucin and Lactucopicrin, 2006
Ilgün S et al., Sedative Effects of Lactuca Species Latex, 2020
Blumenthal Mark, Herbal Medicine Expanded Commission E Monographs, 2000
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Contiene latucina e alcaloidi lattucari, con potenziale effetto sedativo e leggermente oppioide; rientra tra le sostanze con effetti sul sistema nervoso centrale considerate dopanti in alcuni contesti.
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Lactuca virosa L. (lattuga selvatica o lattuga virosa) può essere considerata pianta mellifera, poiché i suoi fiori attirano insetti impollinatori e possono fornire nettare alle api, anche se la produzione di nettare non è particolarmente abbondante.
Le caratteristiche del miele di Lactuca virosa sarebbero le seguenti:
Colore: giallo chiaro tendente al dorato, talvolta con sfumature verdognole se derivato da fiori freschi.
Sapore: dolce con note leggermente amarognole e erbacee, riflettendo le caratteristiche della pianta stessa. Può avere un retrogusto leggermente “vegetale” o simile a lattuga.
Aroma: delicatamente erbaceo, con sentori vegetali e leggermente fioriti; non molto intenso.
Consistenza: fluido, con cristallizzazione lenta e fine, simile a mieli di fiori erbacei.
Proprietà nutrizionali: zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), piccole quantità di composti fenolici con possibili effetti antiossidanti.
Usi tradizionali: miele raro, generalmente utilizzato come dolcificante naturale o in tisane; può avere un effetto calmante e delicato grazie ai composti vegetali della lattuga.
Lactuca virosa L., comunemente nota come lattuga selvatica o lattuga velenosa, è storicamente conosciuta per la produzione di un lattice lattiginoso chiamato lattucario, che ha avuto un ruolo rilevante nella medicina europea tra XVIII e XIX secolo. Questo lattice, essiccato e raccolto incidendo il fusto della pianta, veniva utilizzato come sedativo e analgesico blando, al punto da essere talvolta definito “oppio vegetale”, sebbene il suo profilo farmacologico sia nettamente diverso e meno potente.
I Pitagorici chiamavano la Lattuga "Pianta degli eunuchi" per l'azione sedativa a livello genitale...). La lattuga virosa non è velenosa ma deve il suo nome all'odore ed al gusto nauseante.
Nel XIX secolo il lattucario fu oggetto di interesse medico come possibile alternativa all’oppio, soprattutto in contesti in cui si cercavano sostanze con minore rischio di dipendenza. Tuttavia, la variabilità della composizione chimica, la difficoltà di standardizzazione e l’efficacia non costante ne limitarono progressivamente l’uso nella pratica medica ufficiale.
Dal punto di vista botanico, Lactuca virosa è una specie biennale caratterizzata da un lattice abbondante e da foglie rigide, spesso disposte verticalmente lungo il fusto. Questa disposizione fogliare è interpretata come adattamento ecologico per ridurre l’esposizione diretta alla radiazione solare nelle ore più calde, contribuendo alla conservazione dell’acqua in ambienti aridi.
Una curiosità etnobotanica riguarda l’uso della pianta in alcune tradizioni popolari come sedativo domestico, spesso sotto forma di infusi o preparazioni artigianali del lattice. Tuttavia, tali usi erano associati a un certo grado di rischio, data la difficoltà di controllare il dosaggio e la presenza di effetti indesiderati, inclusi disturbi neurologici.
Nel contesto moderno, Lactuca virosa è talvolta oggetto di interesse in ambito alternativo e ricreativo, ma questo uso non è supportato da evidenze scientifiche e presenta rischi legati alla sicurezza. La pianta rappresenta quindi un esempio di specie con una storia farmacologica significativa ma con applicazioni contemporanee limitate dalla mancanza di dati clinici e dalla difficoltà di standardizzazione.
Infine, la denominazione “virosa” non indica una tossicità estrema nel senso moderno del termine, ma riflette una percezione storica della pianta come potenzialmente nociva o capace di indurre effetti fisiologici marcati, in linea con l’esperienza empirica accumulata nel tempo.