QUESTA SCHEDA È UNICA E ORIGINALE IN INTERNET aggiornamento del 24/02/2026
CHELIDONIA Chelidonium majus L.
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Chelidonium majus
Autore: A.Tucci
Autore: Luciana Bartolini
Autore: Maurizio Trenchi
Autore: A.Tucci
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TOSSICITÀ MEDIO-ALTA
EFFICACIA DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
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SCHEDA BOTANICA
Dominio: Eukaryota (Con cellule dotate di nucleo) Regno: Plantae Sottoregno: Tracheobionta (Piante vascolari) Superdivisione: Spermatophyta (Piante con semi) Divisione: Angiospermae o Magnoliophyta (Piante con fiori) Classe: Magnoliopsida (Dicotiledoni) Ordine: Papaverales Famiglia:
Celidonia, Erba Dei Porri, Erba Da Porri, Irundinaria, Cinerognola, Celandine, Chélidonie, Grande Chelidoine, Eclaire, Great Celandine, Keltamo, Schöllkraut, Skelört, Svalört, Svaleurt
Chelidonium Cavaleriei H.Lév., Chelidonium Dahuricum DC., Chelidonium Grandiflorum (DC.) DC., Chelidonium Haematodes Moench, Chelidonium Laciniatum Mill., Chelidonium Luteum Gilib., Chelidonium Majus F. Acutilobum Fast, Chelidonium Majus F. Claputiense Pamp., Chelidonium Majus F. Macropetalum Zapal., Chelidonium Majus F. Majus, Chelidonium Majus F. Plenifolium W.F.Christ., Chelidonium Majus F. Quercifolium (Willemet) Fast, Chelidonium Majus F. Serratum Fast, Chelidonium Majus Subsp. Grandiflorum (DC.) Printz, Chelidonium Majus Subsp. Laciniatum (Mill.) Arcang., Chelidonium Majus Subsp. Laciniatum (Mill.) Domin, Chelidonium Majus Subsp. Laciniatum (Mill.) Syme, Chelidonium Majus Var. Crenatum Fr., Chelidonium Majus Var. Fumariifolium (DC.) K.Koch, Chelidonium Majus Var. Fumariifolium DC., Chelidonium Majus Var. Grandiflorum DC., Chelidonium Majus Var. Grandiflorum Wein, Chelidonium Majus Var. Grandiflorum Wein Ex Zobel, Chelidonium Majus Var. Hexapetalum Murr, Chelidonium Majus Var. Laciniatum (Mill.) Gren., 1847, Chelidonium Majus Var. Laciniatum (Mill.) Lam. & DC., Chelidonium Majus Var. Laciniatum (Mill.) Martyn, Chelidonium Majus Var. Laciniatum (Mill.) Roth, Chelidonium Majus Var. Laciniatum (Mill.) Syme, Chelidonium Majus Var. Micranthum Zapal., Chelidonium Majus Var. Micropetalum Murr, Chelidonium Majus Var. Pleniflorum Lawalrée, Chelidonium Majus Var. Plenum H.R.Wehrh., Chelidonium Majus Var. Plenum Latourr., Chelidonium Majus Var. Quercifolium (Willemet) Mérat, Chelidonium Murale P.Renault, Chelidonium Quercifolium Thuill., Chelidonium Quercifolium Willemet, Chelidonium Ruderale Salisb., Chelidonium Umbelliferum Stokes, Chelidonium Vulgare P.Renault, 1804, Chlidonium Majus L.
ERBACEA PERENNE ALTA 30-80 CM, CON FUSTO ERETTO, RAMIFICATO, FRAGILE, CONTENENTE UN LATTICE ARANCIONE. FOGLIE ALTERNE, PENNATOSETTE CON 3-7 LOBI OVATI O INCISI, GLABRE O DEBOLMENTE PUBESCENTI, DI COLORE VERDE GLAUCO. FIORI ERMAFRODITI, GIALLI, TETRAMERI, RIUNITI IN PICCOLE OMBRELLE PAUCIFLORE ALL'ASCELLA DELLE FOGLIE SUPERIORI. CALICE CON 2 SEPALI CADUCHI, COROLLA CON 4 PETALI LIBERI. FRUTTO È UNA CAPSULA LINEARE ALLUNGATA CHE SI APRE DAL BASSO VERSO L'ALTO LIBERANDO NUMEROSI SEMI PICCOLI E NERI CON UN'APPENDICE CARNOSA (ELAIOSOMA) PER LA DISPERSIONE DA PARTE DELLE FORMICHE. TUTTA LA PIANTA È TOSSICA E PRODUCE UN LATTICE IRRITANTE.
Originaria dell'Europa e dell'Asia occidentale, naturalizzata anche in Nord America. Cresce spontanea in luoghi ombrosi e umidi, come boschi, siepi, muri vecchi, ruderi, bordi stradali e giardini, prediligendo terreni ricchi di azoto, argillosi o limosi, e spesso calcarei. Si adatta a una vasta gamma di condizioni di luce, dalla piena ombra alla mezz'ombra. In Italia è diffusa in tutte le regioni, dal piano fino alla zona montana. La sua capacità di crescere in ambienti disturbati e la sua facile disseminazione tramite semi contribuiscono alla sua ampia distribuzione. È comune trovarla in prossimità di insediamenti umani.
AMARO-PUNGENTE, CON EFFETTO ANESTETICO LOCALE (LATTICE), DISGUSTOSO
Alcaloidi isochinolinici: chelidonina, cheleritrina, sanguinarina, protopina, berberina, copticina, stylopina ecc., berberina e sparteina, acidi chelidonico, nicotinico, malico e citrico, flavonoidi, carotenoidi, una saponina, enzimi proteolitici (nel latice)
TOSSICITÀ: MEDIO-ALTA
Motivazione: La pianta contiene alcaloidi isoquinolinici potenzialmente epatotossici; sono riportati casi di danno epatico anche a dosi terapeutiche non controllate. L’uso interno richiede rigorosa standardizzazione, limitazione temporale e supervisione, mentre l’uso improprio aumenta significativamente il rischio.
EFFICACIA: DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
Motivazione: Chelidonium majus presenta attività coleretica, colagoga e spasmolitica documentata soprattutto da studi preclinici e dall’uso fitoterapico tradizionale, mentre le evidenze cliniche sono limitate e condizionate dalla forma di estratto, dal dosaggio e dalla durata del trattamento; l’efficacia è quindi legata a preparazioni specifiche, a basse dosi e a impieghi controllati, con esclusione dell’uso prolungato o non supervisionato.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Note e Bibliografia relativa a proprietà e indicazioni
Frontiers in Pharmacology, Greater Celandine’s Ups and Downs−21 Centuries of Medicinal Uses of Chelidonium majus From the Viewpoint of Today’s Pharmacology, Authors: vari
PeaceHealth, Greater Celandine – Health Information Library
PubMed Clinical Reports, Greater celandine hepatotoxicity: a clinical review
Journal of Ethnopharmacology and Complementary Reviews, Chelidonium majus integrative review
Alkaloids in Chelidonium majus L.: a review of its phytochemistry, pharmacology and toxicology
European Medicines Agency assessment report on Chelidonium majus
I dati clinici specifici e controllati su Chelidonium majus sono limitati. Tuttavia esistono prove da studi clinici controllati che estratti standardizzati della pianta possono alleviare sintomi di dispepsia funzionale e disturbi digestivi se somministrati in forma standardizzata, con miglioramento di crampi addominali, senso di pienezza post-pasto e nausea rispetto a placebo. Alcuni dati clinici osservazionali suggeriscono potenziale beneficio su biliopatia e funzione biliare, ma l’efficacia specifica della pianta isolata rimane poco definita nei trial moderni.
Numerosi studi in vitro e in vivo su modelli animali mostrano che i principali costituenti (isochinoline alcaloidi come chelidonina, chelerytrina, berberina, coptisina, sanguinarina) possiedono attività antinfiammatoria, antimicrobica, antivirale e antiossidante; tali proprietà sono state evidenziate in saggi cellulari e sperimentazioni precliniche, suggerendo potenziale effetto sul sistema immunitario, sulla regolazione dell’infiammazione e sull’attività microbica. Alcune prove preliminari in vitro indicano anche effetti citotossici e potenziale antitumorale dei singoli alcaloidi.
L´utilizzo come colagogo, coleretico e antispastico delle vie biliari è abbandonato a causa della sua epatotossicità. Il latice giallastro che sgorga della Chelidonia fresca spezzata è caustico sulla pelle quindi da usare con attenzione ma viene impiegato per il trattamento di verruche e porri. Con alcuni suoi derivati alcaloidei si preparano farmaci antineoplastici.
ESTRATTO VEGETALE NON AMMESSO NEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI
GRAVIDANZA, ALLATTAMENTO, ETÀ PEDIATRICA, EPATOPATIE ACUTE O CRONICHE, INSUFFICIENZA EPATICA, ANAMNESI DI EPATOTOSSICITÀ DA FARMACI O PIANTE, OSTRUZIONE DELLE VIE BILIARI, CALCOLOSI BILIARE SEVERA, IPERSENSIBILITÀ ACCERTATA ALLA PIANTA O AGLI ALCALOIDI ISOQUINOLINICI, USO CONCOMITANTE DI FARMACI EPATOTOSSICI
LA PIANTA RISULTA EPATOTOSSICA DAGLI ULTIMI STUDI. SCONSIGLIATO ASSOLUTAMENTE L'USO E SOPRATTUTTO IN GRAVIDANZA, ALLATTAMENTO E INFANZIA. COMUNQUE IL CONTENUTO DI ALCALOIDI POTENZIALMENTE TOSSICI DECADE RAPIDAMENTE CON L´ESSICCAMENTO E LA CONSERVAZIONE DELLA PIANTA.
USO INTERNO SOLO PER BREVI PERIODI E SOTTO CONTROLLO DI UN PROFESSIONISTA SANITARIO ESPERTO IN FITOTERAPIA, EVITARE L’ASSUNZIONE CONTINUATIVA O A DOSI ELEVATE, MONITORARE LA FUNZIONALITÀ EPATICA IN CASO DI UTILIZZO ANCHE A BASSE DOSI, SOSPENDERE IMMEDIATAMENTE IN PRESENZA DI SINTOMI COME AFFATICAMENTO, NAUSEA PERSISTENTE, ITTERO O URINE SCURE, EVITARE L’AUTOPRESCRIZIONE SOPRATTUTTO CON ESTRATTI CONCENTRATI O COMBINAZIONI NON CONTROLLATE, PREFERIRE PREPARAZIONI A BASSO CONTENUTO DI ALCALOIDI, L’USO TOPICO DEL LATTICE FRESCO PUÒ CAUSARE IRRITAZIONI CUTANEE E VA EVITATO SU CUTE LESA O SENSIBILE, NON ASSOCIARE AD ALCOL O SOSTANZE CHE SOVRACCARICANO IL FEGATO
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
ANSIOLITICI
ANTICOAGULANTI
COLERETICI
EPATOTOSSICI
LASSATIVI FORTI O PURGANTI
SEDATIVI DEL SNC
(Erbe che possono aumentare l'efficacia fitoterapica)
* Si tenga presente che talvolta la stessa erba indicata come sinergica o antagonista, potrebbe assumere entrambi i ruoli in funzione della dose utilizzata e/o della forma estrattiva o di trattamento. Consultare un fitoterapeuta per personalizzare le combinazioni.
(Erbe che possono diminuire l'effetto fitoterapico o causare interazioni avverse)
Estratto secco standardizzato
Estratto secco ottenuto da erba di Chelidonium majus opportunamente formulato per garantire una concentrazione riproducibile di alcaloidi isoquinolinici. Posologia indicativa in contesti fitoterapici tradizionali: 100–300 milligrammi al giorno in 1–2 somministrazioni, preferibilmente prima dei pasti. L’uso interno va sempre supervisionato da un professionista per via dei potenziali rischi epatici, e non è raccomandato continuativamente.
Tintura madre fitoterapica
Preparazione idroalcolica della droga fresca o essiccata. Posologia indicativa tradizionale: 20–40 gocce 1–2 volte al giorno in acqua, lontano dai pasti principali. La tintura è usata principalmente come colagogo leggero o per stimolare la funzione digestiva in cicli brevi; l’uso protratto richiede controllo sanitario.
Infuso o decotto leggero
Infuso di droga essiccata di Chelidonium majus (1–2 grammi in 150–200 mL di acqua bollente, lasciato in infusione 5–10 minuti). Posologia indicativa: una tazza al giorno, consumata tiepida, per supporto digestivo tradizionale e stimolo delle secrezioni biliari. L’infusione va impiegata con estrema cautela e solo per brevi periodi.
Integratori fitoterapici combinati
Formulazioni che associano Chelidonium majus con altre piante ad azione colagoga, digestiva o epatoprotettiva (ad esempio Silybum marianum, Taraxacum officinale, Cynara scolymus). Posologia indicativa: seguire l’equivalente di estratto di Chelidonium 100–200 mg al giorno integrato con le dosi tradizionali delle piante sinergiche, in 1–2 somministrazioni quotidiane. L’uso di combinazioni può ridurre l’esposizione specifica ai composti più attivi di Chelidonium, ma richiede valutazione professionale per sicurezza.
Preparazioni omeopatiche
In omeopatia Chelidonium majus è disponibile in diluizioni omeopatiche (es. 6C, 12C, 30C o altre potenze secondo prescrizione). Posologia indicativa omeopatica: 3–5 granuli o gocce 1–3 volte al giorno, lontano dai pasti, secondo prescrizione di un omeopata. Le diluizioni omeopatiche non forniscono alcaloidi in quantità farmacologiche e sono utilizzate secondo principi omeopatici piuttosto che fitoterapici.
Note generali sulla posologia e sicurezza
Le posologie qui indicate sono riferite a tradizioni fitoterapiche e omeopatiche, non a schemi terapeutici standard clinici riconosciuti. L’uso interno di Chelidonium majus deve essere attentamente monitorato per il rischio epatico; in molte aree è sconsigliato l’uso prolungato o senza supervisione professionale. L’uso topico di preparazioni diluite può essere preferito in contesti specifici per stimolare secrezioni o per affezioni cutanee secondarie.
Bibliografia
European Medicines Agency Assessment Report on *Chelidonium majus* L., Committee on Herbal Medicinal Products
ESCOP Monographs: *Chelidonii herba*, European Scientific Cooperative on Phytotherapy
Bisset N.G., Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals: A Handbook for Practice on a Scientific Basis, Medpharm Scientific Publishers
Hänsel R., Keller K., Rimpler H., Schneider G., Hagers Handbuch der Pharmazeutischen Praxis, Springer
Stickel F., Seitz H.K., Hepatotoxicity of Herbal Drugs: A Review, Journal of Hepatology
Journal of Ethnopharmacology and Complementary Reviews on *Chelidonium majus* Traditional Use and Safety
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Tisana digestiva leggera
Una tisana combinata per supportare la funzione digestiva può essere preparata con foglie essiccate di Chelidonium majus in piccola quantità insieme a foglie di Mentha piperita e fiori di Matricaria chamomilla. Questa formulazione è pensata per favorire un’azione equilibrata sulle secrezioni digestive e alleviare sensazioni di pesantezza dopo i pasti. Preparare con acqua calda, lasciare in infusione breve e consumare una tazza una volta al giorno, preferibilmente dopo il pasto principale.
Tisana biliare delicata
Per un effetto di supporto alle vie biliari in modo più moderato e tradizionale, si possono combinare foglie o parti aeree di Chelidonium majus (dosaggio molto ridotto) con foglie di Taraxacum officinale e foglie di Cynara scolymus. L’infusione di questa miscela, preparata con acqua calda e consumata una volta al giorno lontano da pasti pesanti, mira a stimolare la funzione biliare in modo più bilanciato grazie ai componenti sinergici delle altre piante.
Tisana armonizzante per il benessere gastro-epatico
Una miscela che affianca estratto leggero di Chelidonium majus a foglie di Silybum marianum e fiori di Taraxacum officinale può essere utilizzata come tisana una volta al giorno per sostenere il benessere del sistema epatobiliare e della digestione. Le quantità di Chelidonium devono essere mantenute basse e integrate con piante epatoprotettive note per favorire tollerabilità e sicurezza generale.
Tisana calmante e digestiva
Una combinazione di estratto leggero di Chelidonium majus con foglie di Melissa officinalis e foglie di Foeniculum vulgare produce una tisana con profilo aromatico e un effetto lenitivo sulla motilità digestiva, utile per sensazioni di tensione dopo i pasti. Preparare l’infuso con acqua calda e consumare una tazza al giorno.
Formulazione depurativa moderata
Per un effetto depurativo tradizionale, si può utilizzare una miscela con quantità molto ridotte di Chelidonium majus affiancate a radice di Angelica archangelica e foglie di Mentha piperita. L’infusione leggera di questa combinazione, consumata una volta al giorno, viene usata nella pratica erboristica per sostenere una depurazione generale dell’organismo con gusto più gradevole rispetto alle formulazioni con sola Chelidonium.
Bibliografia
European Medicines Agency Assessment Report on *Chelidonium majus* L., Committee on Herbal Medicinal Products
ESCOP Monographs: *Chelidonii herba*, European Scientific Cooperative on Phytotherapy
Bisset N.G., Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals: A Handbook for Practice on a Scientific Basis, Medpharm Scientific Publishers
Hänsel R., Keller K., Rimpler H., Schneider G., Hagers Handbuch der Pharmazeutischen Praxis, Springer
Stickel F., Seitz H.K., Hepatotoxicity of Herbal Drugs: A Review, Journal of Hepatology
Journal of Ethnopharmacology and Complementary Reviews on *Chelidonium majus* Traditional Use and Safety
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Chelidonium majus L., nota come celidonia maggiore, è una pianta ricca di annotazioni storiche, simboliche e curiose che ne hanno segnato l’uso e la percezione nel tempo.
Nell’antichità il nome Chelidonium deriva dal greco chelidón (rondine). Secondo autori classici come Plinio il Vecchio, la pianta sarebbe comparsa con l’arrivo delle rondini in primavera e scomparsa alla loro partenza. Una leggenda molto diffusa sosteneva che le rondini usassero il lattice giallo della celidonia per curare la cecità dei propri piccoli, collegando così la pianta ai disturbi oculari nella medicina tradizionale europea.
Il lattice arancione intenso, che fuoriesce abbondantemente alla rottura dei tessuti, ha colpito l’immaginario popolare per secoli. Questo succo è stato utilizzato tradizionalmente per cauterizzare verruche e lesioni cutanee, rendendo la celidonia una delle piante più note nella medicina popolare rurale. Il colore del lattice, simile alla bile, contribuì anche alla sua associazione con fegato e cistifellea secondo la dottrina delle segnature.
Nel Medioevo la celidonia era considerata una pianta magica e protettiva. Veniva talvolta portata come amuleto contro malattie, influenze negative e malocchio. In alcune tradizioni era ritenuta capace di “aprire ciò che è chiuso”, simbolismo che si rifletteva nel suo impiego per favorire il flusso biliare e la digestione.
Dal punto di vista storico-scientifico, Chelidonium majus ha avuto un ruolo importante nello sviluppo della chimica degli alcaloidi vegetali. È stata una delle piante da cui sono stati isolati e studiati numerosi alcaloidi isoquinolinici, contribuendo alla comprensione della relazione tra struttura chimica e attività biologica, ma anche alla consapevolezza dei rischi tossicologici delle piante medicinali.
Una curiosità botanica è la presenza di elaiosomi sui semi: piccole strutture ricche di lipidi che attirano le formiche. Queste trasportano i semi lontano dalla pianta madre, favorendo la disseminazione, un meccanismo noto come mirmecoria.
Infine, la celidonia è spesso considerata una pianta “di confine”: cresce vicino alle abitazioni, ai muri e ai sentieri, riflettendo il suo ruolo storico di pianta sempre disponibile per piccoli rimedi domestici, ma anche il suo status attuale di specie da usare con cautela e conoscenza, a metà strada tra tradizione erboristica e prudenza moderna.
BIBLIOGRAFIA e WEBLIOGRAFIA GENERALE
European Pharmacopoeia 10th Edition (2020). Chelidonii herba. Strasbourg: EDQM.
Colombo, M. L., & Bosisio, E. (1996). Pharmacological activities of Chelidonium majus. Phytotherapy Research, 10(S1), S65-S68.
Hiller, K. O., et al. (1998). Antiviral activity of Chelidonium majus. Planta Medica, 64(4), 319-322.