Bignonia Impetiginosa Mart. Ex DC., Gelseminum Avellanedae (Lorentz Ex Griseb.) Kuntze, Handroanthus Avellanedae (Lorentz Ex Griseb.) Mattos, Handroanthus Impetiginosus (Mart. Ex 1 DC.) Mattos, Tabebuia Avellanedae Lorentz Ex Griseb., Tabebuia Dugandii Standl., Tabebuia Impetiginosa (Mart. Ex DC.) Standl., Tabebuia Ipe Var. Integra (Sprague) Sandwith, Tabebuia Nicaraguensis S.F.Blake, Tabebuia Palmeri Rose, Tabebuia Schunkevigoi 2 D.R.Simpson, Tecoma Adenophylla Bureau & K.Schum., Tecoma Avellanedae (Lorentz Ex Griseb.) Speg., Tecoma 3 Avellanedae Var. Alba Lillo, Tecoma Impetiginosa Mart. Ex DC., Tecoma Integra (Sprague) Hassl., Tecoma Ipe 4 Var. Integra Sprague, Tecoma Ipe Var. Integrifolia Hassl., Tecoma Ipe F. Leucotricha Hassl.
TABEBUIA IMPETIGINOSA È UN ALBERO DECIDUO ALTO FINO A 30-40 METRI, CON UN TRONCO ROBUSTO E UNA CHIOMA ESPANSA. LA CORTECCIA È GRIGIA E RUGOSA. LE FOGLIE SONO OPPOSTE, COMPOSTE E PALMATE, CON 5-7 FOGLIOLINE OBLANCEOLATE O ELLITTICHE, LUNGHE 5-15 CM, CON MARGINE SEGHETTATO E APICE ACUTO. I FIORI SONO GRANDI E VISTOSI, A FORMA DI TROMBETTA, DI COLORE ROSA-VIOLACEO, RIUNITI IN DENSE INFIORESCENZE TERMINALI CHE COMPAIONO PRIMA DELLE FOGLIE. IL CALICE È TUBOLARE E PENTALOBATO. LA COROLLA È GAMOPETALA CON CINQUE LOBI ARROTONDATI. GLI STAMI SONO QUATTRO, DIDINAMI, CON UN QUINTO STAMINOIDE. L'OVARIO È SUPERO E BILOCULARE. IL FRUTTO È UNA CAPSULA LINEARE, LUNGA FINO A 50 CM, DEISCENTE PER DUE VALVE E CONTENENTE NUMEROSI SEMI ALATI. LA FIORITURA AVVIENE DURANTE LA STAGIONE SECCA. IL LEGNO È DURO E RESISTENTE.
FIORISCE IN PRIMAVERA (MARZO APRILE MAGGIO), CON VISTOSI FIORI ROSA-VIOLACEI A FORMA DI TROMBA, CHE COMPAIONO PRIMA DELLE FOGLIE NELLE REGIONI TROPICALI E SUBTROPICALI
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____FUCHSIA ____FUCHSIA CHIARO ____FUCHSIA SCURO
albero originario delle foreste tropicali e subtropicali dell'America Latina, in particolare del Brasile, Paraguay, Argentina e Bolivia. Predilige le foreste secche, le savane alberate e le aree aperte con suoli ben drenati, anche sabbiosi o argillosi, e con esposizione al sole pieno. Si adatta a climi caldi con una stagione secca pronunciata, durante la quale perde le foglie e fiorisce spettacolarmente. La sua distribuzione naturale si estende dalle pianure fino a quote moderate. In Italia non è una specie spontanea e la sua coltivazione è possibile solo in regioni con clima mite e in ambienti protetti, come parchi e giardini botanici, dove può sopravvivere ma raramente raggiunge le dimensioni tipiche del suo habitat originario. Richiede terreni ben drenati e una buona esposizione solare.
CORTECCIA INTERNA (DROGA) RACCOLTA NELLA STAGIONE SECCA (GIUGNO-AGOSTO), QUANDO LA CONCENTRAZIONE DI PRINCIPI ATTIVI (ES. NAFTOCHINONI) È MASSIMA
CORTECCIA INTERNA ESSICCATA (TABEBUIAE CORTEX), RICCA DI NAFTOCHINONI (LAPACHOLO, BETA-LAPACHONE), FLAVONOIDI E ACIDI FENOLICI, USATA IN DECOTTI, TINTURE O ESTRATTI STANDARDIZZATI
LEGNOSO E TERROSO CON NOTE BALSAMICHE E LIEVEMENTE SPEZIATE, DOVUTE AGLI OLI ESSENZIALI (BETA-CARIOFILLENE) E AI COMPOSTI CHINONICI
AMARO INTENSO E ASTRINGENTE, CON RETROGUSTO LEGGERMENTE METALLICO, CARATTERISTICO DEI NAFTOCHINONI E TANNINI PRESENTI
Motivazione: dati tossicologici sperimentali e osservazionali indicano effetti avversi dose-dipendenti associati ai naftochinoni, in particolare lapacholo, tra cui tossicità ematologica e potenziale attività anticoagulante; sono documentati effetti indesiderati gastrointestinali e rischio di tossicità a dosi elevate, con evidenze precliniche e segnalazioni cliniche limitate ma coerenti con un profilo di rischio non trascurabile
EFFICACIA: DUBBIA O NON CONFERMATA
Motivazione: Tabebuia impetiginosa (Mart. Ex DC.) Standl, nota come pau d’arco, è utilizzata tradizionalmente per le sue presunte proprietà antimicrobiche e antinfiammatorie, ma le evidenze scientifiche cliniche o in vivo che ne confermino l’efficacia terapeutica sono insufficienti e contrastanti.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata*
Non sono disponibili studi clinici controllati, meta analisi o revisioni sistematiche specificamente condotti su Tabebuia impetiginosa che dimostrino in modo diretto efficacia terapeutica nell’uomo. Le evidenze cliniche risultano assenti o insufficienti e non consentono di attribuire indicazioni terapeutiche validate secondo criteri evidence based.
Attività antitumorale e citotossica. Studi in vitro e su modelli animali indicano che naftochinoni come lapacholo e beta lapachone mostrano effetti antiproliferativi e citotossici su diverse linee cellulari tumorali; tali risultati non sono trasferibili a uso clinico. Evidenza in vitro e in vivo animale limitata.
Attività antimicrobica. Estratti della corteccia e composti isolati mostrano attività antibatterica, antifungina e antiparassitaria in modelli sperimentali; non esistono conferme cliniche. Evidenza in vitro.
Attività antinfiammatoria. Studi sperimentali indicano una modulazione di mediatori dell’infiammazione da parte dei composti della specie; evidenza limitata a modelli in vitro e animali. Evidenza in vitro e in vivo animale.
Attività antiossidante. Composti fenolici e naftochinoni mostrano capacità scavenger nei confronti di specie reattive dell’ossigeno in modelli sperimentali; rilevanza clinica non definita. Evidenza in vitro.
Attività immunomodulante. Alcuni studi sperimentali suggeriscono effetti sul sistema immunitario, ma i dati sono preliminari e non validati clinicamente. Evidenza in vitro e in vivo animale limitata.
Per la prima volta, negli anni '60, attirò una notevole attenzione in Brasile e in Argentina come "droga miracolosa". Tradizionalmente, il farmaco botanico è ampiamente usato nella fitomedicina locale e tradizionale, di solito ingerito come un decotto preparato dalla corteccia interna dell'albero per trattare numerose condizioni come infezioni batteriche e fungine, febbre, sifilide, malaria, tripanosomiasi, nonché stomaco e disturbi della vescica Già nel 1873 furono riportati usi biomedici del Lapacho rosso ("Pau D'Arco"). Nel 1967, dopo le notizie sulla stampa brasiliana, tornò alla luce dei clinici (e del pubblico in generale). La rivista O'Cruzeiro ha iniziato a riferire cure "miracolose" nei malati di cancro in un ospedale. L'interesse delle scienze naturali per la pianta iniziò anche negli anni '60, quando il National Cancer Institute (NCI) degli Stati Uniti iniziò sistematicamente a ricercare estratti vegetali in tutto il mondo alla ricerca di composti attivi contro il cancro e osservò la Tabebuia impetiginosa in modo molto dettagliato. Dalla Tabebuia impetiginosa sono stati isolati due principali componenti bioattivi: lapacholo e beta-lapachone. il beta-lapachone è considerato il principale composto antitumorale e in vitro sono stati osservati effetti pro-apoptotici. Sono stati condotti alcuni studi meccanicistici sugli effetti molecolari di questo composto. Anche gli altri componenti principali isolati dal Lapacho rosso vengono rivisti brevemente. Il farmaco sembra essere generalmente sicuro e una delle interazioni più importanti di Tabebuia impetiginosa è stata associata a interferenze nel ciclo biologico della vitamina K nel corpo. Il materiale botanico (farmaceutico) disponibile sui mercati internazionali sembra avere qualità e composizione variabili, rendendo problematica una valutazione specifica delle indicazioni terapeutiche dei prodotti. Ciò evidenzia anche la necessità di adeguate tecniche analitiche, anch'esse riviste. Le prove bioscientifiche per i prodotti derivati dalla Tabebuia impetiginosa sono insufficienti e una delle sfide principali della ricerca futura sarà - basata sul riconoscimento dell'uso diffuso del farmaco - per stabilire adeguate procedure di controllo della qualità.
Gómez Castellanos J.R., Prieto J.M., Heinrich M., Red lapacho Tabebuia impetiginosa a global ethnopharmacological commodity, Journal of Ethnopharmacology, 2009
de Miranda F.G.G., Vilegas W., Rocha F.D., Lapachol and beta lapachone biological activities and pharmacological applications, 2001
Almeida E.R., Medicinal plants of Brazil chemical and pharmacological studies of Tabebuia impetiginosa, 1990
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants, 2007
European Medicines Agency, Herbal monographs and assessment reports, 2013
NON SONO DISPONIBILI STUDI CLINICI CONTROLLATI O OSSERVAZIONALI SULL’UOMO SPECIFICI PER TABEBUIA IMPETIGINOSA CHE DEFINISCANO CONTROINDICAZIONI FORMALMENTE VALIDATE; PERTANTO NON È POSSIBILE STABILIRE CONTROINDICAZIONI BASATE SU EVIDENZE CLINICHE DIRETTE.
POSSIBILE EFFETTO ANTICOAGULANTE. STUDI FARMACOLOGICI E IN VITRO SU COMPOSTI DELLA SPECIE, IN PARTICOLARE NAFTOCHINONI COME LAPACHOLO E BETA LAPACHONE, INDICANO POTENZIALE INTERFERENZA CON LA COAGULAZIONE; EVIDENZA IN VITRO E FARMACOLOGICA SU COMPOSTI ISOLATI.
POTENZIALE CITOTOSSICITÀ. I NAFTOCHINONI PRESENTI MOSTRANO ATTIVITÀ CITOTOSSICA E ANTIPROLIFERATIVA IN MODELLI CELLULARI; TALI EFFETTI SUGGERISCONO UNA POSSIBILE TOSSICITÀ SISTEMICA A DOSI ELEVATE; EVIDENZA IN VITRO.
EFFETTI GASTROINTESTINALI. STUDI SPERIMENTALI E OSSERVAZIONI RIPORTANO IRRITAZIONE GASTROINTESTINALE ASSOCIATA ALL’ASSUNZIONE DI PREPARATI DELLA CORTECCIA; EVIDENZA FARMACOLOGICA E OSSERVAZIONALE LIMITATA.
VARIABILITÀ DELLA COMPOSIZIONE FITOCHIMICA. IL CONTENUTO IN NAFTOCHINONI E ALTRI COMPOSTI BIOATTIVI VARIA IN FUNZIONE DELLA PARTE DELLA PIANTA E DELLE CONDIZIONI DI ESTRAZIONE, CON CONSEGUENTE IMPREVEDIBILITÀ DEGLI EFFETTI BIOLOGICI; EVIDENZA FARMACOGNOSTICA.
ASSENZA DI DATI CLINICI SULL’USO UMANO. LA MANCANZA DI STUDI CLINICI CONTROLLATI LIMITA LA DEFINIZIONE DEL PROFILO DI SICUREZZA, DELLE DOSI TERAPEUTICHE E DELLE POSSIBILI INTERAZIONI FARMACOLOGICHE; EVIDENZA DERIVANTE DA LACUNA DI DATI.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Estratto secco in capsule o compresse titolate in naftochinoni (lapacholo e derivati). Disponibile come integratore alimentare a base di corteccia interna polverizzata o estratto secco standardizzato. Le formulazioni presenti sul mercato non sono uniformemente standardizzate e spesso prive di titolazione ufficiale validata. Posologia generalmente riportata negli integratori commerciali compresa tra 300 mg e 1000 mg al giorno suddivisi in due o tre somministrazioni, con ampia variabilità legata alla concentrazione dell’estratto. Evidenza basata su uso commerciale e dati osservazionali, senza validazione clinica strutturata.
Estratto liquido idroglicerico o acquoso concentrato della corteccia. Preparazioni liquide ottenute mediante estrazione acquosa o idroglicerica, talvolta tramite tecnologie a freddo o ultrasuoni. Posologia generalmente indicata tra 10 ml una o più volte al giorno oppure in forma di gocce con dosaggi intorno a 20 gocce tre volte al giorno, equivalenti a circa 1500 mg di estratto giornaliero nelle formulazioni concentrate. La variabilità della concentrazione e della qualità estrattiva rappresenta un limite rilevante. Evidenza basata su prodotti commerciali e tradizione d’uso.
Estratto metanolico o etanolico (uso sperimentale e non standardizzato clinicamente). Utilizzato prevalentemente in ambito di ricerca farmacologica per studiare attività biologiche come citotossicità e attività antiossidante. Non esistono posologie cliniche validate per uso umano e tali preparazioni non sono impiegate in fitoterapia pratica. Evidenza limitata a studi in vitro e modelli sperimentali.
Sciroppi e formulazioni liquide fitoterapiche composte. Preparazioni liquide contenenti estratti della corteccia associate talvolta ad altri fitocomplessi. Posologia generalmente indicata in dosi fra 5 e 15 ml una o due volte al giorno. La composizione è altamente variabile e spesso non standardizzata in principi attivi. Evidenza basata su uso tradizionale e prodotti fitoterapici disponibili, senza studi clinici controllati specifici.
Preparazioni omeopatiche derivate dalla corteccia di Tabebuia impetiginosa. Disponibili in diluizioni centesimali o decimali secondo la farmacopea omeopatica. Posologia dipendente dalla diluizione e dalla prescrizione omeopatica individuale, generalmente da 5 a 10 granuli una o più volte al giorno. Non esistono evidenze scientifiche farmacologiche o cliniche a supporto dell’efficacia secondo criteri della fitoterapia evidence based.
Bibliografia
Gómez Castellanos J.R., Prieto J.M., Heinrich M., Red lapacho Tabebuia impetiginosa a global ethnopharmacological commodity, Journal of Ethnopharmacology, 2009
Ribeiro D. et al., Bioactive Properties of Tabebuia impetiginosa-Based Phytopreparations and Phytoformulations, Molecules, 2015
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants, 2007
European Medicines Agency, Herbal Medicinal Products Assessment Reports, 2013
Darwin Nutrition, Lapacho benefits dosage contraindications, 2025
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Decotto semplice di corteccia interna di Tabebuia impetiginosa. Si utilizza la corteccia essiccata in quantità di circa 2–3 g per 200–250 ml di acqua, posta in acqua fredda e portata a ebollizione, quindi mantenuta a lieve ebollizione per 5–10 minuti e lasciata in infusione per ulteriori 10–15 minuti. Assunzione fino a 1–2 volte al giorno. Questa modalità è quella storicamente documentata nelle popolazioni sudamericane ed è la più coerente con l’estrazione dei naftochinoni e dei composti fenolici presenti nella droga vegetale
Infuso leggero di corteccia micronizzata di Tabebuia impetiginosa. Preparazione mediante acqua a circa 90–95 °C versata su 1–2 g di droga finemente tagliata, lasciata in infusione per 10–15 minuti. Questa modalità estrattiva è meno efficiente rispetto al decotto per i principi meno idrosolubili ma viene talvolta utilizzata per migliorare la tollerabilità gastrica. Assunzione fino a due tazze al giorno. Evidenza limitata a uso tradizionale e dati farmacognostici sulla solubilità dei composti attivi
Decotto composto con Uncaria tomentosa e Tabebuia impetiginosa. Miscela di corteccia di Tabebuia impetiginosa 2 g e corteccia di Uncaria tomentosa 1 g in 250 ml di acqua, bollita per 10 minuti e lasciata in infusione per altri 10 minuti. Assunzione una volta al giorno. Razionale basato su uso fitoterapico tradizionale amazzonico e su evidenze in vitro e in vivo che documentano attività immunomodulante e antimicrobica delle due specie, senza studi clinici diretti sulla combinazione
Decotto composto con Smilax officinalis e Tabebuia impetiginosa. Preparazione con 2 g di corteccia di Tabebuia e 1–2 g di radice di Smilax in 250 ml di acqua, portata a ebollizione per 10 minuti e lasciata riposare per 10 minuti. Assunzione una volta al giorno. L’associazione deriva dall’uso tradizionale sudamericano come coadiuvante depurativo e dermatologico, con supporto da studi sperimentali sui singoli componenti ma assenza di evidenze cliniche sulla miscela
Infuso composto con Zingiber officinale e Tabebuia impetiginosa. Utilizzo di 2 g di corteccia di Tabebuia e circa 0,5–1 g di rizoma di Zingiber officinale in infusione in acqua calda per 10–15 minuti. Assunzione fino a una volta al giorno. La presenza di Zingiber officinale è giustificata da evidenze farmacologiche in vivo e cliniche sul miglioramento della tollerabilità gastrointestinale e dell’attività antinfiammatoria, mentre per Tabebuia impetiginosa le evidenze restano prevalentemente precliniche
Formulazione erboristica combinata con Glycyrrhiza glabra e Tabebuia impetiginosa. Preparazione in infuso con 1,5–2 g di Tabebuia e 0,5–1 g di radice di Glycyrrhiza in 250 ml di acqua calda, lasciata in infusione per 10 minuti. Assunzione una volta al giorno per brevi periodi. La combinazione è basata su plausibilità farmacologica documentata, in particolare attività antinfiammatoria e mucoprotettiva della Glycyrrhiza glabra supportata da studi clinici, mentre per Tabebuia impetiginosa l’evidenza è limitata a studi sperimentali e uso tradizionale
Gómez Castellanos J.R., Prieto J.M., Heinrich M., Red lapacho Tabebuia impetiginosa a global ethnopharmacological commodity, Journal of Ethnopharmacology, 2009
Ribeiro D. et al., Bioactive Properties of Tabebuia impetiginosa-Based Phytopreparations and Phytoformulations, Molecules, 2015
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants, 2007
Presso tutte le culture e nelle medicine tradizionali di ogni angolo del globo troviamo delle piante adattogene, cioè delle specie vegetali in grado di aumentare la resistenza dell'organismo a stress endogeni ed esogeni, migliorando la performance fisica e mentale, in risposta a stimoli di natura fisica, chimica e biologica.
Il termine adattogeno viene infatti dal vocabolo latino adaptare e da quello greco genes (prodotto da) e fu coniato nel 1947 dallo scienziato russo N.V. Lazarev; nel 1969 Brekhman e Dardymov stabilirono dei criteri specifici affinché una droga vegetale possa definirsi adattogena.
L'effetto di queste piante si affianca alla risposta fisiologica che già di per sé l'organismo mette in opera quando soggetto ad uno stimolo che ne turbi l'equilibrio biologico, al fine di ristabilire prontamente l'omeostasi; tali risposte sono di carattere prevalentemente ormonale, cioè con effetti transitori, ma esistono anche vere e proprie modificazioni funzionali o morfologiche che si generano nelle persone sottoposte frequentemente a stress (per es. negli atleti sottoposti a molte ore di allenamento quotidiano) o che si sono evolute in alcune etnie nel corso di milioni di anni in risposta all'ambiente (per es.: la variazione del colore della pelle in funzione dell'esposizione ai raggi solari o le maggiori dimensioni della gabbia toracica delle popolazioni andine, costrette a vivere sopra i 4000 mt, dove l'ossigeno scarseggia).
Le piante adattogene non corrispondono a nessuna categoria della farmacologia classica e meno ancora hanno corrispettivi nei farmaci di sintesi: nella maggior parte dei casi, infatti, esse sono aspecifiche, agendo su differenti organi o tessuti bersaglio e provocando, nell'insieme, una risposta adattogena; ciò è dovuto al fatto che il fitocomplesso spesso si compone di principi attivi di svariata natura chimica, che sono però sinergici. Il meccanismo d'azione delle droghe
adattogene è generalmente assai complicato e non sempre ancor ben compreso.
Molte droghe adattogene hanno anche azione antimicrobica ed immunostimolante, in tal modo
contribuendo a migliorare le difese dell'organismo contro agenti eziologici esterni; altre hanno dimostrato di avere interessanti e promettenti effetti antitumorali, su cui la ricerca sta ora indagando.
Altre ancora hanno azione prevalentemente nootropa (dal Greco noos=mente, e tropein=sorvegliare), cioè migliorano la performance mentale e l'umore; alla classe delle droghe nootrope
appartengono tutte le piante contenenti metilxantine (caffeina e derivati), che sono più propriamente degli stimolanti e che saranno oggetto di una scheda a parte.
Infine sono state incluse in questa scheda delle piante meramente immunostimolanti dato che,
funzionalmente, sono simili a quelle adattogene, ovvero servono ad aiutare l'organismo a sviluppare una linea difensiva contro gli attacchi esterni.
Proprio per la loro caratteristica di migliorare le risposte dell'organismo, l'utilizzo di droghe adattogene non è necessariamente circoscritto a stati patologici, ma rientra piuttosto nel campo del benessere e della prevenzione (alcune risultano per esempio assai utili per aiutare a prevenire, durante la stagione invernale, le malattie da raffreddamento). Naturalmente sono anche molto utili negli stati di convalescenza ed in generale di astenia.
[Tratto da EPO S.r.l. ISTITUTO FARMOCHIMICO FITOTERAPICO http://www.eposrl.com/eposrl/]
Tabebuia impetiginosa, nota comunemente come lapacho o pau d’arco, è una specie arborea originaria delle foreste tropicali e subtropicali dell’America meridionale, particolarmente diffusa in Brasile, Paraguay e Argentina, dove rappresenta una delle piante medicinali più emblematiche della tradizione etnobotanica indigena.
Il nome “lapacho” deriva da termini di origine guaraní e veniva utilizzato dalle popolazioni native per indicare alberi dalla corteccia dura e resistente, spesso associati a proprietà terapeutiche rilevanti.
La corteccia interna, denominata anche “taheebo” o “ipe roxo”, è stata tradizionalmente impiegata sotto forma di decotto dalle popolazioni indigene sudamericane, in particolare dai gruppi Tupi e Guaraní, come rimedio generale per stati febbrili, infezioni e disturbi cronici, in un contesto di medicina empirica complessa e ritualizzata.
Nel corso del XX secolo la pianta ha acquisito notorietà internazionale, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, quando venne promossa come rimedio naturale ad ampio spettro, anche in ambiti non supportati da evidenze scientifiche, contribuendo alla sua diffusione nei mercati occidentali della fitoterapia.
Dal punto di vista botanico, l’albero è apprezzato anche per il valore ornamentale, grazie alla fioritura vistosa di colore rosa o viola intenso che avviene spesso prima dell’emissione delle foglie, rendendolo una specie distintiva nei paesaggi urbani e naturali del Sud America.
Il legno, estremamente duro e resistente, è stato storicamente utilizzato per costruzioni, utensili e infrastrutture esposte a condizioni ambientali difficili, contribuendo alla sovrasfruttamento della specie in alcune aree e alla necessità di programmi di gestione sostenibile.
I principali composti bioattivi identificati nella corteccia, come lapacholo e beta-lapachone, hanno attirato interesse nella ricerca farmacologica moderna, soprattutto per le loro attività biologiche in vitro, ma senza tradursi in applicazioni cliniche consolidate.
La crescente domanda commerciale di lapacho ha sollevato negli ultimi decenni questioni etiche e ambientali legate alla raccolta della corteccia, che può compromettere la sopravvivenza dell’albero se effettuata in modo non sostenibile, evidenziando l’importanza della conservazione delle risorse fitoterapiche.
BIBLIOGRAFIA e WEBLIOGRAFIA GENERALE
Gómez Castellanos J.R., Prieto J.M., Heinrich M., Red lapacho Tabebuia impetiginosa a global ethnopharmacological commodity, Journal of Ethnopharmacology, 2009
Ribeiro D. et al., Bioactive Properties of Tabebuia impetiginosa-Based Phytopreparations and Phytoformulations, Molecules, 2015
Zhang L. et al., Tabebuia impetiginosa A Comprehensive Review on Traditional Uses Phytochemistry and Immunopharmacological Properties, Molecules, 2020
Gomes C.L. et al., Beta-lapachone Natural occurrence physicochemical properties biological activities toxicity and synthesis, Phytochemistry, 2021