QUESTA SCHEDA È UNICA E ORIGINALE IN INTERNET aggiornamento del 04/05/2026
PALLA DI NEVE Viburnum opulus L.
LEGGI ARTICOLI SCIENTIFICI SU:
Autore: erbeofficinali.org
Foto o Immagine modificata per uso didattico
Autore: Krzysztof Ziarnek
Autore: Wouter Hagens
Autore e utente wikipedia: Bff
Autore: H Zell
Autore: Maurizio Trenchi
Autore: H Zell
TOSSICITÀ BASSA
EFFICACIA DUBBIA O NON CONFERMATA
?
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA BOTANICA
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Clade Angiosperme
Clade Mesangiosperme
Clade Eudicotiledoni
Clade Asteridi
Clade Campanulidi
Ordine Dipsacales
Famiglia Adoxaceae
Genere Viburnum
Specie Viburnum opulus
Famiglia:
Palle Di Neve, Albero Della Neve, Pallone Di Maggio, Oppio, Oppiono, Borboneize, Pagogna, Sambugaro, Sambugu Americano, Water Elder, American Cranberrybush, American Cranberrybush, Crampbark, European Cranberry Viburnum, European Cranberrybush Viburnum, Guelder Rose, Kalyna
ARBUSTO O PICCOLO ALBERO FINO A 3 M CON FOGLIE DECIDUE A LAMINA TRILOBATA O PALMATO-LOBATA ROSSASTRE IN AUTUNNO. INFIORESCENZE A CORIMBI O OMBRELLIFORMI CON FIORITURA ABBONDANTE DI PICCOLI FIORI BIANCHI ERMAFRODITI E PROFUMATI. I FIORI ESTERNI SONO PIÙ GRANDI MA STERILI. I FRUTTI SONO DRUPE ROSSE RACCOLTE A GRAPPOLO CHE PERSISTONO A LUNGO.
APRILE MAGGIO GIUGNO LUGLIO (TARDA PRIMAVERA-ESTATE), CON CORIMBI BIANCHI PROFUMATI E FIORI STERILI PERIFERICI PIÙ APPARISCENTI
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____BIANCO
In Europa e America orientale fino a 1500 m. su suolo preferibilmente calcareo, a reazione neutra o sub acida, in boschi o pioppeti abbastanza umidi o in siepi naturali.
European Medicines Agency, Assessment report on Viburnum opulus L., cortex, 2018
European Medicines Agency, Community herbal monograph on Viburnum opulus L., cortex, 2018
ESCOP, ESCOP Monographs The Scientific Foundation for Herbal Medicinal Products, Viburnum opulus cortex, 2003
Upton R, American Herbal Pharmacopoeia and Therapeutic Compendium Viburnum opulus Bark, 2012
Bilia A R, Piazzini V, Guccione C, Risaliti L, Viburnum species Phytochemistry and Biological Activity, Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis, 2014
Eriksson O, Kainulainen P, Chemical Composition and Pharmacological Activity of Viburnum opulus, Phytochemistry Reviews, 2011
Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals A Handbook for Practice on a Scientific Basis, 2004
Motivazione: i dati tossicologici disponibili indicano una buona tollerabilità della corteccia alle dosi tradizionali con assenza di effetti avversi gravi documentati in letteratura; sono riportati occasionali disturbi gastrointestinali lievi, coerenti con evidenze osservazionali e farmacologiche, senza indicazioni di tossicità significativa nell’uso corretto della specie
EFFICACIA: DUBBIA O NON CONFERMATA
Motivazione: Per Viburnum opulus le evidenze disponibili sono prevalentemente di tipo farmacologico in vitro e in vivo su modelli animali, con indicazioni di attività antispasmodica uterina e muscolare attribuite principalmente alla corteccia. Tuttavia, mancano studi clinici controllati robusti e revisioni sistematiche specifiche sulla specie che confermino efficacia terapeutica nell’uomo. L’uso fitoterapico tradizionale è documentato, ma non supportato da evidenze cliniche dirette sufficienti.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata*
Confermate da studi scientifici e clinici
Per Viburnum opulus non sono disponibili evidenze cliniche controllate, meta-analisi o revisioni sistematiche che dimostrino in modo diretto ed univoco un’efficacia terapeutica nell’uomo. Le monografie ufficiali riportano l’uso tradizionale come antispastico uterino e muscolare, ma sottolineano l’assenza di studi clinici adeguati secondo standard moderni.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività antispasmodica su muscolatura liscia, in particolare uterina, documentata in studi in vitro su preparati isolati e in modelli animali; tali effetti sono attribuiti a frazioni iridoidiche e composti fenolici della corteccia. L’evidenza è sperimentale e non confermata clinicamente.
Attività sedativa lieve e miorilassante osservata in modelli animali e supportata da dati farmacologici indiretti; evidenza limitata e non uniforme.
Attività analgesica e antinocicettiva riportata in modelli animali con estratti della corteccia; evidenza preclinica senza conferma clinica.
Attività antiossidante documentata in vitro mediante saggi chimici e cellulari su estratti ricchi in polifenoli; rilevanza clinica non dimostrata.
Attività antimicrobica osservata in vitro contro alcuni microrganismi; evidenza preliminare e non traslabile a indicazioni terapeutiche cliniche.
Nel complesso, i dati sperimentali sono coerenti con l’uso tradizionale antispastico, ma restano limitati e non sufficienti per una validazione clinica.
Uso storico e nella tradizione
Uso della corteccia come antispasmodico uterino nelle dismenorree e nei crampi mestruali, documentato in fitoterapia tradizionale europea e nordamericana.
Impiego nei crampi gastrointestinali e nelle coliche viscerali come rilassante della muscolatura liscia.
Utilizzo come sedativo lieve e rimedio per tensioni nervose associate a spasmi.
Uso popolare dei frutti in ambito alimentare e nutrizionale, talvolta associato a effetti tonici generici.
Questi impieghi sono supportati da tradizione consolidata ma non da evidenze cliniche moderne.
European Medicines Agency, Assessment report on Viburnum opulus L. cortex, 2018
European Medicines Agency, Community herbal monograph on Viburnum opulus L. cortex, 2018
ESCOP, ESCOP Monographs The Scientific Foundation for Herbal Medicinal Products Viburnum opulus cortex, 2003
Upton R, American Herbal Pharmacopoeia and Therapeutic Compendium Viburnum opulus Bark, 2012
Bilia A R, Piazzini V, Guccione C, Risaliti L, Viburnum species Phytochemistry and Biological Activity, Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis, 2014
Eriksson O, Kainulainen P, Chemical Composition and Pharmacological Activity of Viburnum opulus, Phytochemistry Reviews, 2011
ESTRATTO VEGETALE NON AMMESSO NEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
ATTIVITÀ SPASMOLITICA CON POSSIBILE EFFETTO SULLA MUSCOLATURA LISCIA UTERINA DOCUMENTATA DA STUDI IN VITRO E IN VIVO ANIMALE, CHE SUGGERISCE CAUTELA IN GRAVIDANZA PER PLAUSIBILE INTERFERENZA CON LA CONTRATTILITÀ UTERINA, ASSENZA DI DATI CLINICI CONTROLLATI SULLA SICUREZZA IN GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO, POSSIBILE COMPARSA DI DISTURBI GASTROINTESTINALI LIEVI SULLA BASE DI OSSERVAZIONI FITOTERAPICHE E PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA, USO CONCOMITANTE CON FARMACI ANTISPASTICI O MIORILASSANTI DA VALUTARE CON CAUTELA PER POTENZIALE EFFETTO ADDITIVO BASATO SU EVIDENZE FARMACOLOGICHE PRECLINICHE, ASSENZA DI DATI CLINICI SULLA SICUREZZA A LUNGO TERMINE E SULLA STANDARDIZZAZIONE DEI PREPARATI
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
ASSENZA DI CONTROINDICAZIONI CLINICHE SPECIFICHE DOCUMENTATE PER VIBURNUM OPULUS L. IN STUDI CONTROLLATI SULL’UOMO, IPERSENSIBILITÀ INDIVIDUALE AI COSTITUENTI DELLA PIANTA SULLA BASE DI PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Estratto secco di corteccia (Viburnum opulus cortex, DER variabile generalmente 4–7:1, solvente idroalcolico)
Disponibile in forma di capsule o compresse, talvolta standardizzato sul contenuto totale in composti fenolici o salicina equivalente, anche se la standardizzazione non è uniforme tra i produttori. La posologia usuale negli integratori commerciali si colloca indicativamente tra 300 e 1000 mg al giorno di estratto secco, suddivisi in due o tre somministrazioni. La variabilità dipende dal rapporto droga/estratto e dalla concentrazione del fitocomplesso.
Estratto fluido di corteccia (rapporto tipico 1:1, solvente etanolo 25–60%)
Preparazione liquida ottenuta per estrazione idroalcolica, utilizzata in fitoterapia tradizionale. La posologia comunemente riportata nei testi fitoterapici è compresa tra 2 e 6 ml al giorno, suddivisi in due o tre somministrazioni. L’effettiva concentrazione dipende dal titolo alcolico e dal metodo estrattivo.
Tintura madre (Viburnum opulus TM, generalmente rapporto 1:10 in etanolo 45–65%)
Utilizzata sia in fitoterapia che in ambito omeopatico a basse diluizioni. La posologia fitoterapica tradizionale varia tra 20 e 50 gocce, da una a tre volte al giorno. La concentrazione dei principi attivi è relativamente bassa e variabile.
Estratto secco nebulizzato o spray-dried (da frutti o corteccia)
Forma tecnologicamente avanzata utilizzata in integratori moderni, talvolta standardizzata in polifenoli totali o antociani (più frequentemente per il frutto). Le dosi variano ampiamente in funzione del titolo dichiarato, generalmente tra 200 e 800 mg al giorno. L’uso è più frequente nei prodotti a finalità antiossidante piuttosto che antispastica.
Succhi o estratti concentrati stabilizzati dei frutti (non assimilabili a infuso o decotto)
Prodotti ottenuti per spremitura e successiva concentrazione o stabilizzazione, ricchi in composti fenolici e acidi organici. La posologia tipica negli integratori alimentari varia tra 10 e 50 ml al giorno, spesso diluiti. L’impiego è prevalentemente nutraceutico.
Preparazioni omeopatiche (Viburnum opulus)
Disponibili in diverse diluizioni (D, CH), ottenute a partire dalla tintura madre. Le diluizioni più comuni sono tra D3 e D30 o equivalenti centesimali. La posologia dipende dalla diluizione e dall’indirizzo terapeutico omeopatico, generalmente 3–5 granuli una o più volte al giorno secondo prescrizione. Non esistono dati farmacologici o clinici convenzionali a supporto dell’efficacia secondo criteri evidence-based.
Formulazioni combinate (estratti associati ad altre piante)
In commercio esistono prodotti che combinano Viburnum opulus con altre specie ad azione spasmolitica o sedativa. In questi casi la posologia è definita dal prodotto complessivo e non attribuibile univocamente alla singola specie. La titolazione specifica di Viburnum opulus è spesso non dichiarata o secondaria.
Bibliografia
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
American Herbal Pharmacopoeia, Botanical Pharmacognosy Microscopic Characterization of Botanical Medicines, 2011
European Medicines Agency, Reflection paper on herbal medicinal products, vari anni
ESCOP, Monographs on the Medicinal Uses of Plant Drugs, vari anni
Skrovankova S., Sumczynski D., Mlcek J., Jurikova T., Sochor J., Bioactive Compounds and Antioxidant Activity in Viburnum opulus L., 2020
Blumenthal M., The Complete German Commission E Monographs, 1998
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Decotto di corteccia di Viburnum opulus
Si impiega la corteccia essiccata, tradizionalmente considerata la parte farmacologicamente più rilevante. La preparazione prevede circa 2–4 grammi di droga in 150–200 ml di acqua, portata a ebollizione e mantenuta in leggera ebollizione per 10–15 minuti, seguita da filtrazione. L’assunzione può avvenire una o due volte al giorno. I dati scientifici disponibili supportano un’attività spasmolitica in modelli sperimentali, ma non esistono conferme cliniche; la posologia è quindi derivata da fonti fitoterapiche tradizionali e da standard di sicurezza consolidati.
Infuso di corteccia di Viburnum opulus
Meno utilizzato rispetto al decotto per la natura lignificata della droga, ma comunque riportato in ambito erboristico. Si impiegano circa 2–3 grammi di corteccia in 150 ml di acqua calda, lasciando in infusione per 10–15 minuti. L’assunzione può avvenire fino a due volte al giorno. L’efficacia è meno prevedibile rispetto al decotto per una minore estrazione dei costituenti meno idrosolubili.
Decotto composto ad azione spasmolitica viscerale
Formulazione con Viburnum opulus corteccia 2 g, Matricaria chamomilla capolini 1,5 g, Melissa officinalis foglie 1,5 g. Preparazione in 250 ml di acqua con ebollizione per 10 minuti e successiva infusione di ulteriori 5 minuti. Assunzione fino a due volte al giorno. La combinazione è coerente con dati preclinici su attività spasmolitica e sedativa delle piante associate; non sono disponibili studi clinici sulla miscela.
Infuso composto per dismenorrea di tipo funzionale
Formulazione con Viburnum opulus corteccia 2 g, Achillea millefolium sommità fiorite 1,5 g, Foeniculum vulgare frutti 1 g. Preparazione per infusione in 200 ml di acqua per 10–15 minuti. Assunzione una o due volte al giorno nei giorni sintomatici. L’uso è supportato da coerenza farmacologica tra le specie e da tradizione fitoterapica, con evidenze precliniche per alcune componenti ma assenza di studi clinici sulla combinazione.
Decotto composto ad azione sedativa e antispastica
Formulazione con Viburnum opulus corteccia 2 g, Valeriana officinalis radice 1 g, Passiflora incarnata parti aeree 1,5 g. Preparazione mediante ebollizione della corteccia per 10 minuti, aggiunta delle altre droghe e infusione per ulteriori 10 minuti. Assunzione serale. I dati disponibili indicano attività sedativa per le specie associate e attività spasmolitica preclinica per Viburnum opulus; non esistono evidenze cliniche dirette sulla miscela.
Infuso composto per supporto gastrointestinale
Formulazione con Viburnum opulus corteccia 1,5–2 g, Mentha piperita foglie 1,5 g, Glycyrrhiza glabra radice 1 g. Infusione in 200 ml di acqua per 10 minuti. Assunzione una o due volte al giorno. L’associazione è basata su evidenze farmacologiche precliniche relative a effetti spasmolitici e carminativi; mancano dati clinici specifici sulla combinazione.
Decotto di frutti di Viburnum opulus
Preparato con 5–10 grammi di frutti in 200 ml di acqua, con ebollizione per 10 minuti. Assunzione una volta al giorno. I frutti presentano attività antiossidante documentata in vitro; l’uso come bevanda funzionale è supportato da dati compositivi ma non da evidenze cliniche terapeutiche.
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Skrovankova S., Sumczynski D., Mlcek J., Jurikova T., Sochor J., Bioactive Compounds and Antioxidant Activity in Viburnum opulus L., 2020
EMA, Reflection paper on herbal medicinal products combinations, 2017
ESCOP, Monographs on the Medicinal Uses of Plant Drugs, vari anni
Blumenthal M., The Complete German Commission E Monographs, 1998
McKay D.L., Blumberg J.B., A Review of the Bioactivity and Potential Health Benefits of Chamomile Tea, 2006
Bent S., Herbal Medicine in the United States: Review of Efficacy, Safety, and Regulation, 2008
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
L’uso culinario di Viburnum opulus L. riguarda quasi esclusivamente i frutti maturi, che sono tradizionalmente impiegati in alcune aree dell’Europa orientale e settentrionale. Le bacche presentano un sapore fortemente acido, amaro e astringente, spesso accompagnato da un odore caratteristico poco gradevole a crudo, motivo per cui raramente vengono consumate fresche.
Il trattamento termico rappresenta una fase fondamentale per renderle idonee al consumo. La cottura o la trasformazione riduce l’astringenza e attenua le note organolettiche sgradevoli, migliorando il profilo gustativo complessivo. È comune anche la raccolta dopo le prime gelate, pratica tradizionale che contribuisce a una parziale modificazione del sapore.
I frutti sono utilizzati per la preparazione di confetture, gelatine e marmellate, spesso in associazione con altri frutti più dolci per bilanciare acidità e amarezza. In questi prodotti, Viburnum opulus conferisce un profilo aromatico intenso e una componente acidula marcata.
Sono documentati anche usi nella preparazione di succhi, sciroppi e bevande fermentate o non fermentate. In alcune tradizioni locali, il succo viene diluito e zuccherato per ottenere bevande rinfrescanti oppure utilizzato come base per preparazioni alcoliche artigianali.
In ambito gastronomico regionale, i frutti possono essere impiegati come ingrediente in salse o condimenti destinati ad accompagnare carni, in particolare selvaggina, sfruttando la loro acidità per creare contrasti organolettici.
Dal punto di vista della sicurezza alimentare, è rilevante che i frutti crudi contengono composti potenzialmente irritanti e risultano poco digeribili; il consumo è quindi raccomandato esclusivamente dopo adeguata trasformazione. Le altre parti della pianta, in particolare la corteccia, non sono utilizzate a scopo alimentare ma esclusivamente in ambito fitoterapico.
Gli **iridoidi** sono una vasta classe di **metaboliti secondari** presenti in molte specie di piante, così come in alcuni insetti e animali marini. Il loro nome deriva dal genere *Iridomyrmex*, un gruppo di formiche in cui furono identificati per la prima volta alcuni di questi composti.
**Struttura Chimica di Base:**
La struttura chimica caratteristica degli iridoidi è costituita da uno **scheletro monoterpenico a 10 atomi di carbonio**, spesso con un anello ciclopentanico fuso a un anello piranico (o una sua forma aperta). Questa struttura base può subire numerose modificazioni, tra cui ossidazioni, riduzioni, glicosilazioni ed esterificazioni, dando origine alla grande diversità di iridoidi conosciuti.
**Classificazione degli Iridoidi:**
Gli iridoidi possono essere classificati in diverse sottocategorie in base alla loro struttura chimica:
* **Iridoidi ciclici:** Presentano la classica struttura biciclica con l'anello ciclopentanico fuso a quello piranico. Esempi includono l'aucubina, il catalpolo e il geniposido.
* **Secoiridoidi:** Derivano dagli iridoidi ciclici attraverso la rottura di un legame nell'anello ciclopentanico. Esempi importanti sono la gentiopicrina, la swertiamarina e la oleuropeina (presente nell'olivo).
* **Iridoidi glicosidici:** Sono iridoidi legati a una molecola di zucchero (glicone), spesso glucosio. Molti iridoidi presenti nelle piante si trovano in questa forma.
* **Iridoidi esterificati:** Presentano un gruppo acile (derivato da un acido carbossilico) legato alla molecola iridoide.
**Funzioni nelle Piante:**
Gli iridoidi svolgono diverse funzioni importanti nelle piante:
* **Difesa contro gli erbivori:** Molti iridoidi hanno un sapore amaro e possono agire come deterrente per gli insetti e altri animali erbivori. Alcuni possono anche essere tossici.
* **Difesa contro i patogeni:** Alcuni iridoidi possiedono attività antimicrobica e antifungina, contribuendo alla resistenza delle piante alle malattie.
* **Segnalazione:** Possono essere coinvolti in interazioni pianta-insetto, ad esempio attraendo specifici impollinatori o parassitoidi.
* **Protezione da stress abiotici:** Alcuni studi suggeriscono un ruolo nella risposta a stress ambientali come la siccità o l'eccessiva radiazione UV.
**Benefici per la Salute Umana:**
Numerose ricerche hanno evidenziato i potenziali benefici per la salute umana associati a diverse classi di iridoidi:
* **Attività antinfiammatoria:** Alcuni iridoidi, come l'aucubina e l'oleuropeina, hanno dimostrato proprietà antinfiammatorie in studi in vitro e su modelli animali.
* **Attività antiossidante:** Alcuni iridoidi possono contribuire alla protezione delle cellule dai danni ossidativi.
* **Effetti neuroprotettivi:** Alcuni studi suggeriscono che alcuni iridoidi potrebbero avere effetti protettivi sul sistema nervoso.
* **Attività ipoglicemizzante:** Alcuni iridoidi potrebbero contribuire a regolare i livelli di zucchero nel sangue.
* **Attività antitumorale:** Ricerche preliminari indicano che alcuni iridoidi potrebbero avere un potenziale nel trattamento del cancro, ma sono necessari ulteriori studi.
* **Effetti epatoprotettivi:** Alcuni iridoidi potrebbero proteggere il fegato dai danni.
* **Attività antivirale e antibatterica:** Alcuni iridoidi hanno mostrato attività contro specifici virus e batteri.
**Fonti Naturali:**
Gli iridoidi sono ampiamente distribuiti nel regno vegetale. Alcune famiglie di piante particolarmente ricche di iridoidi includono:
La concentrazione e il tipo di iridoidi variano a seconda della specie, della parte della pianta e della stagione.
In conclusione, gli iridoidi sono una classe di composti vegetali con una struttura chimica distintiva e una vasta gamma di attività biologiche sia nelle piante che negli organismi animali, inclusi potenziali benefici per la salute umana. La ricerca su questi composti continua ad essere un campo attivo e promettente.
Viburnum opulus L. è una specie profondamente radicata nelle tradizioni culturali dell’Europa orientale, dove assume un forte valore simbolico. In Ucraina è conosciuta come “kalyna” ed è considerata un emblema nazionale associato a identità, resilienza e memoria storica, frequentemente citata nella letteratura popolare e nei canti tradizionali.
Nel folklore slavo la pianta è spesso collegata alla sfera femminile, alla fertilità e alla vita familiare. Le sue bacche rosso intenso sono state interpretate simbolicamente come rappresentazione del sangue, della continuità della stirpe e del legame con la terra.
Dal punto di vista storico, la corteccia è stata utilizzata nella medicina tradizionale nordamericana ed europea come rimedio per spasmi muscolari e disturbi ginecologici, da cui deriva il nome inglese “cramp bark”. Questo uso ha avuto una diffusione significativa nella fitoterapia ottocentesca, in particolare nella scuola eclettica americana.
La specie presenta una particolarità morfologica nelle infiorescenze, costituite da fiori fertili centrali e fiori sterili periferici più grandi e appariscenti, che svolgono una funzione attrattiva per gli impollinatori. Questa caratteristica ha contribuito anche alla selezione ornamentale di varietà come il cosiddetto “snowball tree”, apprezzato nei giardini europei fin dal XVIII secolo.
In ambito alimentare tradizionale, soprattutto in Russia e nei paesi baltici, i frutti sono stati utilizzati anche in periodi di scarsità come risorsa nutrizionale stagionale, nonostante il sapore poco gradevole, spesso trasformati per migliorarne l’edibilità.
Dal punto di vista etimologico, il nome del genere Viburnum compare già negli autori latini come Virgilio e Plinio, sebbene non sia del tutto certo che si riferisse esattamente alla stessa specie moderna; indicava comunque arbusti flessibili utilizzati anche per intrecci e piccoli manufatti rurali.