Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Clade Angiospermae
Clade Mesangiospermae
Clade Eudicotyledones
Clade Superrosidae
Clade Asteranae
Clade Lamiidae
Ordine Lamiales
Famiglia Bignoniaceae
Tribù Tecomeae
Genere Handroanthus
Specie Handroanthus impetiginosus
Tabebuia impetiginosa (Mart. Ex DC.) Standl, Bignonia Impetiginosa Mart. Ex DC., Gelseminum Avellanedae (Lorentz Ex Griseb.) Kuntze, Handroanthus Avellanedae (Lorentz Ex Griseb.) Mattos, Handroanthus Impetiginosus (Mart. Ex 1 DC.) Mattos, Tabebuia Avellanedae Lorentz Ex Griseb., Tabebuia Dugandii Standl., Tabebuia Impetiginosa (Mart. Ex DC.) Standl., Tabebuia Ipe Var. Integra (Sprague) Sandwith, Tabebuia Nicaraguensis S.F.Blake, Tabebuia Palmeri Rose, Tabebuia Schunkevigoi 2 D.R.Simpson, Tecoma Adenophylla Bureau & K.Schum., Tecoma Avellanedae (Lorentz Ex Griseb.) Speg., Tecoma 3 Avellanedae Var. Alba Lillo, Tecoma Impetiginosa Mart. Ex DC., Tecoma Integra (Sprague) Hassl., Tecoma Ipe 4 Var. Integra Sprague, Tecoma Ipe Var. Integrifolia Hassl., Tecoma Ipe F. Leucotricha Hassl.
TABEBUIA IMPETIGINOSA È UN ALBERO DECIDUO ALTO FINO A 30-40 METRI, CON UN TRONCO ROBUSTO E UNA CHIOMA ESPANSA. LA CORTECCIA È GRIGIA E RUGOSA. LE FOGLIE SONO OPPOSTE, COMPOSTE E PALMATE, CON 5-7 FOGLIOLINE OBLANCEOLATE O ELLITTICHE, LUNGHE 5-15 CM, CON MARGINE SEGHETTATO E APICE ACUTO. I FIORI SONO GRANDI E VISTOSI, A FORMA DI TROMBETTA, DI COLORE ROSA-VIOLACEO, RIUNITI IN DENSE INFIORESCENZE TERMINALI CHE COMPAIONO PRIMA DELLE FOGLIE. IL CALICE È TUBOLARE E PENTALOBATO. LA COROLLA È GAMOPETALA CON CINQUE LOBI ARROTONDATI. GLI STAMI SONO QUATTRO, DIDINAMI, CON UN QUINTO STAMINOIDE. L'OVARIO È SUPERO E BILOCULARE. IL FRUTTO È UNA CAPSULA LINEARE, LUNGA FINO A 50 CM, DEISCENTE PER DUE VALVE E CONTENENTE NUMEROSI SEMI ALATI. LA FIORITURA AVVIENE DURANTE LA STAGIONE SECCA. IL LEGNO È DURO E RESISTENTE.
FIORISCE IN PRIMAVERA (MARZO APRILE MAGGIO), CON VISTOSI FIORI ROSA-VIOLACEI A FORMA DI TROMBA, CHE COMPAIONO PRIMA DELLE FOGLIE NELLE REGIONI TROPICALI E SUBTROPICALI
COLORI OSSERVATI
____FUCHSIA ____FUCHSIA CHIARO ____FUCHSIA SCURO
albero originario delle foreste tropicali e subtropicali dell'America Latina, in particolare del Brasile, Paraguay, Argentina e Bolivia. Predilige le foreste secche, le savane alberate e le aree aperte con suoli ben drenati, anche sabbiosi o argillosi, e con esposizione al sole pieno. Si adatta a climi caldi con una stagione secca pronunciata, durante la quale perde le foglie e fiorisce spettacolarmente. La sua distribuzione naturale si estende dalle pianure fino a quote moderate. In Italia non è una specie spontanea e la sua coltivazione è possibile solo in regioni con clima mite e in ambienti protetti, come parchi e giardini botanici, dove può sopravvivere ma raramente raggiunge le dimensioni tipiche del suo habitat originario. Richiede terreni ben drenati e una buona esposizione solare.
CORTECCIA INTERNA (DROGA) RACCOLTA NELLA STAGIONE SECCA (GIUGNO-AGOSTO), QUANDO LA CONCENTRAZIONE DI PRINCIPI ATTIVI (ES. NAFTOCHINONI) È MASSIMA
CORTECCIA INTERNA ESSICCATA (TABEBUIAE CORTEX), RICCA DI NAFTOCHINONI (LAPACHOLO, BETA-LAPACHONE), FLAVONOIDI E ACIDI FENOLICI, USATA IN DECOTTI, TINTURE O ESTRATTI STANDARDIZZATI
LEGNOSO E TERROSO CON NOTE BALSAMICHE E LIEVEMENTE SPEZIATE, DOVUTE AGLI OLI ESSENZIALI (BETA-CARIOFILLENE) E AI COMPOSTI CHINONICI
AMARO INTENSO E ASTRINGENTE, CON RETROGUSTO LEGGERMENTE METALLICO, CARATTERISTICO DEI NAFTOCHINONI E TANNINI PRESENTI
Motivazione: Sono documentati effetti tossicologici correlati soprattutto ai naftochinoni, in particolare al lapacholo, comprendenti tossicità gastrointestinale, aumento del rischio emorragico per attività anticoagulante, embriotossicità e fetotossicità osservate in modelli animali e tossicità dose-dipendente riportata negli studi clinici sperimentali sul lapacholo. L'uso corretto della droga tradizionale appare generalmente meno tossico rispetto ai principi attivi isolati, ma il profilo di sicurezza rimane incompletamente definito e richiede cautela.
EFFICACIA: DUBBIA O NON CONFERMATA
Motivazione: Non sono disponibili studi clinici controllati, meta-analisi o revisioni sistematiche che dimostrino l'efficacia terapeutica di Handroanthus impetiginosus per specifiche indicazioni cliniche. Sono disponibili numerosi studi in vitro e in vivo, prevalentemente attribuibili ai naftochinoni lapacholo e beta lapachone, che documentano attività antimicrobiche, antinfiammatorie, antiossidanti e antitumorali sperimentali. Tuttavia tali risultati non sono stati confermati da evidenze cliniche sufficienti e non consentono di validarne l'impiego fitoterapico. Le preparazioni tradizionali a base di corteccia presentano inoltre elevata variabilità fitochimica.
Confermate da studi scientifici e clinici
Non sono disponibili studi clinici controllati, meta-analisi o revisioni sistematiche che dimostrino l'efficacia terapeutica di Handroanthus impetiginosus (Mart. ex DC.) Mattos per specifiche indicazioni cliniche. I pochi studi clinici disponibili hanno riguardato prevalentemente il lapacholo isolato e non la droga fitoterapica, senza fornire prove sufficienti di efficacia e con limitazioni dovute alla tossicità osservata.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività antimicrobica con potenziale impiego nelle infezioni batteriche e fungine. Evidenza: numerosi studi in vitro su estratti della corteccia e su naftochinoni isolati, in particolare lapacholo e beta lapachone; assenza di conferma clinica.
Attività antinfiammatoria con potenziale impiego nei processi infiammatori. Evidenza: studi in vitro e in vivo su modelli animali che documentano riduzione di mediatori dell'infiammazione mediante estratti e costituenti naftochinonici.
Attività antiossidante con potenziale impiego nella protezione dallo stress ossidativo. Evidenza: studi in vitro e modelli animali attribuibili principalmente ai composti fenolici e ai naftochinoni della corteccia.
Attività antitumorale e citotossica sperimentale. Evidenza: numerosi studi in vitro su linee cellulari tumorali e studi in vivo su modelli animali, prevalentemente riferiti al beta lapachone e al lapacholo. I risultati non consentono un impiego terapeutico clinico della droga.
Attività immunomodulante. Evidenza: studi in vitro e in vivo che mostrano modulazione della risposta immunitaria da parte degli estratti della corteccia; mancano conferme cliniche.
Attività cicatrizzante. Evidenza: studi sperimentali su modelli animali che documentano un'accelerazione della riparazione tissutale mediante preparazioni topiche; assenza di studi clinici.
Uso storico e nella tradizione
Uso tradizionale come antinfiammatorio nelle affezioni osteoarticolari e reumatiche.
Uso tradizionale come febbrifugo.
Uso tradizionale come antimicrobico nelle infezioni batteriche e fungine.
Uso tradizionale come coadiuvante nelle infezioni delle vie respiratorie.
Uso tradizionale come depurativo.
Uso tradizionale come cicatrizzante per uso esterno.
Uso tradizionale come coadiuvante nelle affezioni cutanee croniche.
Uso tradizionale come rimedio popolare nelle neoplasie, senza validazione clinica.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata*
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
L'IMPIEGO CONCOMITANTE CON FARMACI ANTICOAGULANTI O ANTIAGGREGANTI RICHIEDE CAUTELA PER IL POTENZIALE INCREMENTO DEL RISCHIO EMORRAGICO. EVIDENZA: STUDI FARMACOLOGICI E OSSERVAZIONI CLINICHE SUL LAPACHOLO.
L'IMPIEGO DEVE ESSERE EVITATO PRIMA DI INTERVENTI CHIRURGICI PROGRAMMATI PER IL POSSIBILE PROLUNGAMENTO DEL TEMPO DI COAGULAZIONE. EVIDENZA: PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA DOCUMENTATA DALL'ATTIVITÀ ANTICOAGULANTE DEI NAFTOCHINONI.
L'USO PROLUNGATO O AD ALTE DOSI PUÒ DETERMINARE EFFETTI GASTROINTESTINALI QUALI NAUSEA, VOMITO E DIARREA. EVIDENZA: STUDI CLINICI E TOSSICOLOGICI SUL LAPACHOLO.
GLI ESTRATTI AD ELEVATO CONTENUTO DI LAPACHOLO O BETA LAPACHONE NON SONO SOVRAPPONIBILI ALLA CORTECCIA TRADIZIONALE E PRESENTANO UN PROFILO BENEFICIO-RISCHIO DIFFERENTE. EVIDENZA: STUDI FITOCHIMICI, FARMACOLOGICI E TOSSICOLOGICI.
LE EVIDENZE DI EFFICACIA TERAPEUTICA NELL'UOMO RIMANGONO INSUFFICIENTI E LA MAGGIOR PARTE DEI DATI DERIVA DA STUDI IN VITRO, MODELLI ANIMALI O DA SPERIMENTAZIONI SUI SINGOLI NAFTOCHINONI PIUTTOSTO CHE SULLA DROGA FITOTERAPICA NEL SUO COMPLESSO. EVIDENZA: REVISIONI SISTEMATICHE DELLA LETTERATURA FITOCHIMICA E FARMACOLOGICA.
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
GRAVIDANZA. CONTROINDICATA SULLA BASE DI EVIDENZE TOSSICOLOGICHE SPERIMENTALI CHE DOCUMENTANO EFFETTI EMBRIOTOSSICI E FETOTOSSICI ATTRIBUITI AI NAFTOCHINONI, IN PARTICOLARE AL LAPACHOLO.
ALLATTAMENTO. CONTROINDICATA PER ASSENZA DI DATI CLINICI DI SICUREZZA E PER LA DOCUMENTATA TOSSICITÀ SPERIMENTALE DEI PRINCIPALI COSTITUENTI NAFTOCHINONICI.
DIATESI EMORRAGICA E DISTURBI DELLA COAGULAZIONE. CONTROINDICATA PER LA DOCUMENTATA ATTIVITÀ ANTICOAGULANTE E L'AUMENTO DEL RISCHIO DI SANGUINAMENTO OSSERVATI NEGLI STUDI FARMACOLOGICI E CLINICI SUL LAPACHOLO.
IPERSENSIBILITÀ ACCERTATA ALLA DROGA O AI SUOI COSTITUENTI. CONTROINDICAZIONE BASATA SULLA PRATICA FITOTERAPICA GENERALE E SULLA POSSIBILITÀ DI REAZIONI ALLERGICHE INDIVIDUALI.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Estratti di Handroanthus impetiginosus (Mart. ex DC.) Mattos (TABEBUIA)
Droga essiccata della corteccia interna
È la forma fitoterapica tradizionale maggiormente documentata e costituisce la materia prima impiegata nella maggior parte degli studi fitochimici e farmacologici. Non esistono preparazioni standardizzate riconosciute né un titolo minimo di principi attivi correlato a un effetto terapeutico clinicamente validato. Non sono disponibili posologie evidence-based supportate da studi clinici controllati.
Estratto secco della corteccia
Disponibile come integratore alimentare in diversi Paesi, generalmente ottenuto mediante estrazione idroalcolica o acquosa della corteccia interna. Non esistono standard internazionali di titolazione e non è stato definito alcun contenuto minimo di lapacholo, beta lapachone o altri naftochinoni necessario all'effetto terapeutico. I dosaggi commerciali risultano eterogenei e non supportati da evidenze cliniche sufficienti.
Estratto idroalcolico
È la forma maggiormente utilizzata nella ricerca sperimentale per l'isolamento dei naftochinoni e di altri metaboliti secondari. Gli studi disponibili impiegano estratti con caratteristiche differenti e non confrontabili. Non esistono titoli standardizzati né posologie validate per uso fitoterapico.
Estratto acquoso
Impiegato prevalentemente negli studi farmacologici sperimentali e nella preparazione tradizionale della droga. L'estrazione acquosa contiene concentrazioni variabili di composti fenolici e naftochinoni, senza standardizzazione riconosciuta. Non sono disponibili dosaggi evidence-based.
Estratto nebulizzato
Commercializzato in alcuni integratori alimentari come estratto secco da corteccia, ma senza standardizzazione farmacognostica universalmente accettata. Non è stato definito alcun titolo minimo di principi attivi associato all'efficacia terapeutica e non sono disponibili posologie validate.
Tintura madre fitoterapica
Sono reperibili preparazioni ottenute dalla corteccia secondo metodiche erboristiche tradizionali. Non esistono monografie ufficiali che ne definiscano standard qualitativi, titolazione o indicazioni terapeutiche validate. Non sono disponibili posologie evidence-based.
Preparazioni omeopatiche
Sono reperibili preparazioni omeopatiche ottenute dalla corteccia con denominazione Tabebuia o Tabebuia impetiginosa secondo le farmacopee omeopatiche dei rispettivi produttori. Le diluizioni più comunemente disponibili comprendono D3–D12, CH5–CH30 e diluizioni superiori. Non esistono titoli di principi attivi né posologie riconducibili alla fitoterapia evidence-based.
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
La documentazione scientifica disponibile non consente di definire formulazioni erboristiche evidence-based contenenti Handroanthus impetiginosus (Mart. ex DC.) Mattos né di identificare associazioni sinergiche validate con altre droghe vegetali. Inoltre, l'assenza di studi clinici e il profilo tossicologico dei naftochinoni (in particolare lapacholo) non permettono di proporre dosaggi sicuri per preparazioni magistrali o tradizionali.
Infuso
Non può essere raccomandato. Pur essendo riportato nella medicina tradizionale sudamericana, non sono disponibili studi clinici che ne dimostrino efficacia e sicurezza né esistono dosaggi evidence-based. L'impiego fitoterapico moderno non è supportato da monografie ufficiali.
Decotto
Non può essere raccomandato. Il decotto della corteccia interna rappresenta una preparazione etnobotanica tradizionale, ma non dispone di validazione clinica, standardizzazione della droga o definizione di un rapporto beneficio-rischio favorevole.
Tisana semplice
Non sono disponibili formulazioni erboristiche validate con Handroanthus impetiginosus né dosaggi sicuri definiti dalla letteratura scientifica o da monografie ufficiali.
Formulazioni con altre erbe
Non esistono associazioni con altre piante medicinali supportate da evidenze scientifiche dirette o da monografie ufficiali che consentano di proporre miscele erboristiche sinergiche contenenti Handroanthus impetiginosus. Qualsiasi formulazione composita deriverebbe esclusivamente dalla pratica tradizionale e non soddisferebbe i criteri della fitoterapia evidence-based richiesti.
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
PIANTE ADATTOGENE ED IMMUNOSTIMOLANTI
Presso tutte le culture e nelle medicine tradizionali di ogni angolo del globo troviamo delle piante adattogene, cioè delle specie vegetali in grado di aumentare la resistenza dell'organismo a stress endogeni ed esogeni, migliorando la performance fisica e mentale, in risposta a stimoli di natura fisica, chimica e biologica.
Il termine adattogeno viene infatti dal vocabolo latino adaptare e da quello greco genes (prodotto da) e fu coniato nel 1947 dallo scienziato russo N.V. Lazarev; nel 1969 Brekhman e Dardymov stabilirono dei criteri specifici affinché una droga vegetale possa definirsi adattogena.
L'effetto di queste piante si affianca alla risposta fisiologica che già di per sé l'organismo mette in opera quando soggetto ad uno stimolo che ne turbi l'equilibrio biologico, al fine di ristabilire prontamente l'omeostasi; tali risposte sono di carattere prevalentemente ormonale, cioè con effetti transitori, ma esistono anche vere e proprie modificazioni funzionali o morfologiche che si generano nelle persone sottoposte frequentemente a stress (per es. negli atleti sottoposti a molte ore di allenamento quotidiano) o che si sono evolute in alcune etnie nel corso di milioni di anni in risposta all'ambiente (per es.: la variazione del colore della pelle in funzione dell'esposizione ai raggi solari o le maggiori dimensioni della gabbia toracica delle popolazioni andine, costrette a vivere sopra i 4000 mt, dove l'ossigeno scarseggia).
Le piante adattogene non corrispondono a nessuna categoria della farmacologia classica e meno ancora hanno corrispettivi nei farmaci di sintesi: nella maggior parte dei casi, infatti, esse sono aspecifiche, agendo su differenti organi o tessuti bersaglio e provocando, nell'insieme, una risposta adattogena; ciò è dovuto al fatto che il fitocomplesso spesso si compone di principi attivi di svariata natura chimica, che sono però sinergici. Il meccanismo d'azione delle droghe
adattogene è generalmente assai complicato e non sempre ancor ben compreso.
Molte droghe adattogene hanno anche azione antimicrobica ed immunostimolante, in tal modo
contribuendo a migliorare le difese dell'organismo contro agenti eziologici esterni; altre hanno dimostrato di avere interessanti e promettenti effetti antitumorali, su cui la ricerca sta ora indagando.
Altre ancora hanno azione prevalentemente nootropa (dal Greco noos=mente, e tropein=sorvegliare), cioè migliorano la performance mentale e l'umore; alla classe delle droghe nootrope
appartengono tutte le piante contenenti metilxantine (caffeina e derivati), che sono più propriamente degli stimolanti e che saranno oggetto di una scheda a parte.
Infine sono state incluse in questa scheda delle piante meramente immunostimolanti dato che,
funzionalmente, sono simili a quelle adattogene, ovvero servono ad aiutare l'organismo a sviluppare una linea difensiva contro gli attacchi esterni.
Proprio per la loro caratteristica di migliorare le risposte dell'organismo, l'utilizzo di droghe adattogene non è necessariamente circoscritto a stati patologici, ma rientra piuttosto nel campo del benessere e della prevenzione (alcune risultano per esempio assai utili per aiutare a prevenire, durante la stagione invernale, le malattie da raffreddamento). Naturalmente sono anche molto utili negli stati di convalescenza ed in generale di astenia.
[Tratto da EPO S.r.l. ISTITUTO FARMOCHIMICO FITOTERAPICO http://www.eposrl.com/eposrl/]
Tabebuia impetiginosa, nota comunemente come lapacho o pau d’arco, è una specie arborea originaria delle foreste tropicali e subtropicali dell’America meridionale, particolarmente diffusa in Brasile, Paraguay e Argentina, dove rappresenta una delle piante medicinali più emblematiche della tradizione etnobotanica indigena.
Il nome “lapacho” deriva da termini di origine guaraní e veniva utilizzato dalle popolazioni native per indicare alberi dalla corteccia dura e resistente, spesso associati a proprietà terapeutiche rilevanti.
La corteccia interna, denominata anche “taheebo” o “ipe roxo”, è stata tradizionalmente impiegata sotto forma di decotto dalle popolazioni indigene sudamericane, in particolare dai gruppi Tupi e Guaraní, come rimedio generale per stati febbrili, infezioni e disturbi cronici, in un contesto di medicina empirica complessa e ritualizzata.
Nel corso del XX secolo la pianta ha acquisito notorietà internazionale, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, quando venne promossa come rimedio naturale ad ampio spettro, anche in ambiti non supportati da evidenze scientifiche, contribuendo alla sua diffusione nei mercati occidentali della fitoterapia.
Dal punto di vista botanico, l’albero è apprezzato anche per il valore ornamentale, grazie alla fioritura vistosa di colore rosa o viola intenso che avviene spesso prima dell’emissione delle foglie, rendendolo una specie distintiva nei paesaggi urbani e naturali del Sud America.
Il legno, estremamente duro e resistente, è stato storicamente utilizzato per costruzioni, utensili e infrastrutture esposte a condizioni ambientali difficili, contribuendo alla sovrasfruttamento della specie in alcune aree e alla necessità di programmi di gestione sostenibile.
I principali composti bioattivi identificati nella corteccia, come lapacholo e beta-lapachone, hanno attirato interesse nella ricerca farmacologica moderna, soprattutto per le loro attività biologiche in vitro, ma senza tradursi in applicazioni cliniche consolidate.
La crescente domanda commerciale di lapacho ha sollevato negli ultimi decenni questioni etiche e ambientali legate alla raccolta della corteccia, che può compromettere la sopravvivenza dell’albero se effettuata in modo non sostenibile, evidenziando l’importanza della conservazione delle risorse fitoterapiche.