Phytolacca decandra L., Phytolacca Esculenta Van Houtte, Phytolacca Vulgaris Bubani, Phytolacca Decandra Var. Purpurascens A.Braun & C.D.Bouché, Phytolacca Decandra Var. Typica R.E.Fr., Phytolacca Dioica Mill. (misapplied), Phytolacca Octandra L. (misapplied)
PIANTA ERBACEA PERENNE CON FUSTI ROBUSTI, ERETTI E RAMIFICATI, SPESSO DI COLORE ROSSASTRO, ALTI FINO A 3 METRI. LE FOGLIE SONO ALTERNE, GRANDI, LANCEOLATE O OVATE, CON UN PICCIOLO CORTO. I FIORI SONO PICCOLI, BIANCHI O VERDASTRI, RIUNITI IN RACEMI PENDULI ALL'ASCELLA DELLE FOGLIE. IL CALICE È COMPOSTO DA 5 SEPALI PETALOIDI BIANCHI O ROSATI. LA COROLLA È ASSENTE. GLI STAMI SONO 10, CON ANTERE ROSATE. L'OVARIO È SUPERO, COMPOSTO DA 10 CARPELLI SALDATI, OGNUNO CONTENENTE UN OVULO. IL FRUTTO È UNA BACCA GLOBOSA, CARNOSA, DI COLORE NERO-VIOLACEO A MATURAZIONE, CONTENENTE 10 SEMI NERI LUCIDI. TUTTE LE PARTI DELLA PIANTA SONO CONSIDERATE TOSSICHE.
ESTATE (GIUGNO LUGLIO AGOSTO), CON BACCHE CHE PERSISTONO FINO ALL'AUTUNNO
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____BIANCO ____FUCHSIA SCURO
Originaria del Nord America, ma ampiamente naturalizzata in molte regioni temperate e subtropicali del mondo, inclusa l'Europa meridionale e l'Italia. Predilige habitat disturbati e soleggiati o parzialmente ombreggiati, come bordi di strade, terreni incolti, radure boschive, giardini abbandonati e discariche. Cresce bene in una varietà di tipi di suolo, da argillosi a sabbiosi, purché ben drenati e spesso ricchi di nutrienti. La sua capacità di produrre un gran numero di semi e la sua crescita vigorosa contribuiscono alla sua rapida diffusione in nuovi ambienti. Si adatta a diverse altitudini, dalle pianure alle zone collinari. In alcune regioni è considerata una specie invasiva a causa della sua rapida crescita e della sua tendenza a formare dense colonie.
Ready Michael P., Brown David T., Robertus Jon D., Extracellular Localization of Pokeweed Antiviral Protein, 1986
Wang Pei, Tumer Nilgun E., Pokeweed Antiviral Protein Advances in Biological Activity and Therapeutic Applications, 2000
European Medicines Agency, Assessment Report on Phytolacca americana, dati storici disponibili
TOSSICITÀ: ALTA
Motivazione: La tossicità della specie è ampiamente documentata da casi clinici umani, segnalazioni tossicologiche, studi farmacologici e osservazioni veterinarie. Radici, semi, foglie mature e bacche acerbe contengono saponine triterpeniche, lectine e proteine biologicamente attive responsabili di nausea, vomito, diarrea severa, dolori addominali, ipotensione, alterazioni neurologiche e, nei casi gravi, convulsioni e compromissione sistemica. Sono riportati numerosi casi di intossicazione accidentale nell'uomo. L'uso corretto richiede particolare cautela a causa della ridotta finestra di sicurezza e dell'assenza di dosaggi terapeutici clinicamente validati.
EFFICACIA: DUBBIA O NON CONFERMATA
Motivazione: Non sono disponibili studi clinici controllati, revisioni sistematiche o meta-analisi che confermino un'efficacia terapeutica di Phytolacca americana. Le attività immunomodulanti, antivirali, antinfiammatorie e citotossiche descritte in letteratura derivano prevalentemente da studi in vitro, da studi animali e da ricerche sui singoli costituenti quali pokeweed antiviral protein e lectine. L'uso fitoterapico tradizionale è documentato, ma le evidenze disponibili risultano insufficienti e non consentono di confermare indicazioni terapeutiche clinicamente validate per la specie.
Confermate da studi scientifici e clinici
Non sono disponibili studi clinici controllati, meta-analisi o revisioni sistematiche che confermino efficacia terapeutica di Phytolacca americana per specifiche indicazioni cliniche. Non sono pertanto disponibili evidenze cliniche validate secondo gli attuali criteri della medicina basata sulle evidenze.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività immunomodulante. Supportata da studi in vitro e sperimentali sui costituenti della specie, in particolare lectine e pokeweed mitogen. Gli effetti osservati riguardano proliferazione e modulazione di cellule immunitarie. Non esistono conferme cliniche.
Attività antivirale. Supportata da studi in vitro sulle proteine ribosoma-inattivanti denominate pokeweed antiviral proteins. È stata osservata attività contro diversi virus in sistemi sperimentali. Non esistono conferme cliniche di efficacia terapeutica nella specie.
Attività citotossica. Supportata da studi in vitro e modelli sperimentali relativi alle proteine ribosoma-inattivanti e ad alcuni estratti della pianta. Le osservazioni riguardano colture cellulari e modelli preclinici. Non esistono applicazioni fitoterapiche clinicamente validate.
Attività antinfiammatoria. Supportata da alcuni studi in vitro e da modelli animali con risultati non uniformi. Le evidenze disponibili sono limitate e insufficienti per confermare un'utilità clinica.
Attività antimicrobica. Supportata da studi in vitro condotti su estratti e costituenti isolati. Le evidenze non consentono estrapolazioni terapeutiche cliniche.
Attività lassativa e purgante. Supportata dall'uso fitoterapico storico documentato e dalla presenza di saponine biologicamente attive. L'impiego è limitato dalla tossicità della specie e non è supportato da studi clinici moderni.
Attività espettorante. Documentata nella fitoterapia tradizionale nordamericana e supportata soltanto da osservazioni storiche e dati farmacologici indiretti sulla specie. Non esistono conferme cliniche.
Le evidenze disponibili sono prevalentemente precliniche e spesso riguardano singoli costituenti isolati piuttosto che preparazioni fitoterapiche standardizzate della pianta. L'interpretazione terapeutica deve pertanto essere considerata prudenziale.
Uso storico e nella tradizione
Linfadenopatie.
Mastiti.
Reumatismi.
Tonsilliti.
Faringiti.
Laringiti.
Affezioni delle vie respiratorie superiori.
Stipsi.
Parassitosi intestinali.
Malattie cutanee.
Dolori articolari.
Affezioni ghiandolari.
Uso topico su tumefazioni e infiammazioni locali.
Tali impieghi sono documentati nella medicina tradizionale nordamericana e nell'erboristeria storica occidentale, ma non costituiscono validazione scientifica moderna.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Ready Michael P., Brown David T., Robertus Jon D., Extracellular Localization of Pokeweed Antiviral Protein, 1986
Wang Pei, Tumer Nilgun E., Pokeweed Antiviral Protein Advances in Biological Activity and Therapeutic Applications, 2000
Spoerke David G., Rumack Barry H., Handbook of Poisonous and Injurious Plants, 1994
Kingsbury John M., Poisonous Plants of the United States and Canada, 1964
QUESTA PIANTA RIENTRA NELLA LISTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER L'IMPIEGO NON AMMESSO NEL SETTORE DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI.
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
LE CONCENTRAZIONI DEI PRINCIPI TOSSICI VARIANO CONSIDEREVOLMENTE TRA RADICI, FOGLIE, GERMOGLI, SEMI E FRUTTI E IN FUNZIONE DELLO STADIO DI SVILUPPO DELLA PIANTA. EVIDENZA DISPONIBILE: ANALISI FITOCHIMICHE E STUDI FARMACOGNOSTICI.
LA RADICE RAPPRESENTA LA PARTE MAGGIORMENTE TOSSICA DELLA PIANTA. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI FITOCHIMICI, FARMACOLOGICI E NUMEROSI CASI CLINICI DI INTOSSICAZIONE.
SONO DOCUMENTATI EPISODI DI NAUSEA, VOMITO, DIARREA PROFUSA, DOLORI ADDOMINALI E DISIDRATAZIONE ANCHE DOPO ASSUNZIONI RELATIVAMENTE MODESTE DI PREPARATI NON STANDARDIZZATI. EVIDENZA DISPONIBILE: CASISTICHE CLINICHE E SEGNALAZIONI TOSSICOLOGICHE.
LE LECTINE E LE PROTEINE RIBOSOMA-INATTIVANTI DELLA SPECIE POSSIEDONO MARCATA ATTIVITÀ BIOLOGICA IN VITRO; LA RILEVANZA CLINICA PER L'USO FITOTERAPICO NON È STATA ADEGUATAMENTE DEFINITA. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI IN VITRO E FARMACOLOGIA SPERIMENTALE.
L'ATTIVITÀ IMMUNOMODULANTE OSSERVATA PER ALCUNI COSTITUENTI ISOLATI È STATA DOCUMENTATA PREVALENTEMENTE IN MODELLI SPERIMENTALI E NON È STATA CONFERMATA DA STUDI CLINICI CONTROLLATI. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI IN VITRO E MODELLI ANIMALI.
L'USO FITOTERAPICO MODERNO È LIMITATO DALL'ASSENZA DI EVIDENZE CLINICHE ROBUSTE E DAL PROFILO TOSSICOLOGICO SFAVOREVOLE DELLA SPECIE. EVIDENZA DISPONIBILE: REVISIONI FARMACOGNOSTICHE, LETTERATURA TOSSICOLOGICA E DOCUMENTAZIONE FITOTERAPICA STORICA.
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
CONTROINDICATA IN GRAVIDANZA. LA CONTROINDICAZIONE È SUPPORTATA DA DATI FARMACOLOGICI E TOSSICOLOGICI RELATIVI ALLE SAPONINE TRITERPENICHE E ALLE PROTEINE BIOLOGICAMENTE ATTIVE PRESENTI NELLA SPECIE, NONCHÉ DALLA CONSOLIDATA PRATICA FITOTERAPICA CHE NE SCONSIGLIA L'IMPIEGO DURANTE LA GESTAZIONE.
CONTROINDICATA DURANTE L'ALLATTAMENTO. LA CONTROINDICAZIONE DERIVA DALLA DOCUMENTATA TOSSICITÀ DELLA SPECIE E DALL'ASSENZA DI DATI DI SICUREZZA ADEGUATI.
CONTROINDICATA NEI BAMBINI. NUMEROSI CASI DI INTOSSICAZIONE PEDIATRICA SONO DOCUMENTATI IN LETTERATURA TOSSICOLOGICA A SEGUITO DELL'INGESTIONE ACCIDENTALE DI BACCHE O ALTRE PARTI DELLA PIANTA.
CONTROINDICATA NEI SOGGETTI CON IPERSENSIBILITÀ NOTA A PHYTOLACCA AMERICANA O AI SUOI PREPARATI.
CONTROINDICATA IN PRESENZA DI PATOLOGIE GASTROINTESTINALI INFIAMMATORIE O ULCERATIVE. TALE CONTROINDICAZIONE È SUPPORTATA DALLE PROPRIETÀ IRRITANTI GASTROINTESTINALI DOCUMENTATE PER LA SPECIE E DAI DATI TOSSICOLOGICI DISPONIBILI.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Non esistono integratori standardizzati o estratti titolati sicuri e riconosciuti a base di Phytolacca decandra L. nella fitoterapia moderna, a causa dell’elevata tossicità della pianta e della presenza di saponine e lectine attive; l’uso interno è generalmente sconsigliato o limitato a contesti molto specifici e controllati.
Estratto fluido della radice
Storicamente presente in alcune farmacopee nordamericane e in preparazioni erboristiche tradizionali. Non esistono titolazioni standardizzate universalmente accettate né dosaggi terapeutici moderni supportati da studi clinici controllati. L'uso fitoterapico interno è oggi generalmente sconsigliato a causa della presenza di saponine triterpeniche, lectine e altre sostanze tossiche.
Tintura madre della radice fresca
Utilizzata storicamente nella fitoterapia tradizionale statunitense. Non sono disponibili titoli terapeutici validati né schemi posologici supportati da evidenze cliniche moderne. L'impiego interno è considerato potenzialmente tossico e non raccomandato nelle moderne linee guida fitoterapiche.
Estratti secchi di radice
Sono reperibili in alcuni integratori commerciali internazionali, spesso associati a prodotti destinati al supporto linfatico o immunitario. Non esistono standardizzazioni riconosciute dei principi attivi né livelli di titolazione correlati a efficacia clinica documentata. Non sono disponibili dosaggi terapeutici validati.
Estratti secchi o fluidi delle bacche
Le bacche mature sono state occasionalmente utilizzate nella medicina popolare e nell'industria dei coloranti naturali. Non esistono estratti standardizzati con indicazioni terapeutiche validate. L'impiego medicinale non è supportato da evidenze cliniche.
Preparazioni omeopatiche
Phytolacca americana è ampiamente presente nella farmacopea omeopatica internazionale come Phytolacca decandra.
Tintura madre omeopatica
Preparata generalmente dalla radice fresca secondo le metodiche delle farmacopee omeopatiche ufficiali. Utilizzata come materiale di partenza per le successive diluizioni.
Diluizioni omeopatiche intermedie
Disponibili comunemente nelle diluizioni CH9, CH12, CH15 e CH30.
Diluizioni omeopatiche elevate
Disponibili comunemente nelle diluizioni CH200 e superiori.
Per tutte le preparazioni omeopatiche non esistono evidenze cliniche robuste che consentano di attribuire efficacia terapeutica specifica secondo i criteri della medicina basata sulle evidenze.
In sintesi, per Phytolacca americana L. non esistono attualmente integratori standardizzati o estratti titolati per i quali siano stati definiti titolo necessario all'effetto terapeutico e posologia clinicamente validati. Le preparazioni reperibili derivano principalmente dalla tradizione erboristica storica oppure dall'impiego omeopatico.
American Herbal Pharmacopoeia, Phytolacca americana Root Monograph and Therapeutic Compendium, 2007
James A. Duke, Handbook of Medicinal Herbs, 2002
Thomas S. C. Li, Medicinal Plants of North America, 2008
Ivan A. Ross, Medicinal Plants of the World Volume 3 Chemical Constituents Traditional and Modern Medicinal Uses, 2005
Kerry Bone, Simon Mills, Principles and Practice of Phytotherapy Modern Herbal Medicine, 2013
Mannfried Pahlow, The Illustrated Encyclopedia of Medicinal Plants, 2004
Trease and Evans, Pharmacognosy, 2009
Norman R. Farnsworth, Biological and Phytochemical Screening of Plants, 1988
Bernd Hänsel, Konstantin Keller, Rudolf Rimpler, Hagers Handbuch der Pharmazeutischen Praxis Drogen P–Z, 1994
World Health Organization, WHO Guidelines on Safety Monitoring of Herbal Medicines in Pharmacovigilance Systems, 2004
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Non esistono tisane, infusi, decotti o formulazioni erboristiche a base di Phytolacca americana L. supportati da evidenze scientifiche moderne che consentano di definire dosaggi sicuri ed efficaci per uso fitoterapico.
La specie presenta tossicità documentata, una finestra terapeutica sfavorevole e l'assenza di monografie fitoterapiche moderne che ne raccomandino l'impiego orale. Le principali fonti farmacognostiche e tossicologiche contemporanee sconsigliano la preparazione domestica di infusi, decotti e tisane della radice, delle foglie, dei semi o delle bacche a scopo terapeutico.
Non sono disponibili formulazioni erboristiche sinergiche con altre specie vegetali supportate da evidenze scientifiche dirette, specifiche e verificabili su Phytolacca americana L. che consentano di proporre associazioni fitoterapiche sicure.
Pertanto, con un approccio rigorosamente evidence-based e conservativo, non è possibile raccomandare né formulare tisane, infusi, decotti o miscele erboristiche terapeutiche contenenti Phytolacca americana L.
American Herbal Pharmacopoeia, Phytolacca americana Root Monograph and Therapeutic Compendium, 2007
Kerry Bone, Simon Mills, Principles and Practice of Phytotherapy Modern Herbal Medicine, 2013
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Phytolacca decandra L., nota comunemente come fitolacca o uva americana, è una pianta originaria del Nord America che si è diffusa ampiamente in Europa come specie ornamentale e successivamente naturalizzata, spesso diventando infestante in ambienti disturbati
Il nome del genere deriva dal greco phyton e lakka, in riferimento al colore rosso intenso dei frutti, utilizzati storicamente come colorante naturale per tessuti, vini e inchiostri, anche se il loro impiego alimentare è considerato pericoloso per la tossicità
Nella tradizione nordamericana la pianta era utilizzata sia come rimedio medicinale sia come alimento in condizioni particolari. I giovani germogli venivano consumati dopo ripetute bolliture per ridurre la tossicità, pratica oggi generalmente sconsigliata
Un aspetto curioso è l’uso storico delle bacche come colorante per dolci o bevande, che ha portato a numerosi casi di intossicazione accidentale, contribuendo alla reputazione della pianta come specie pericolosa
Dal punto di vista farmacologico, Phytolacca decandra è stata oggetto di interesse per la presenza di proteine biologicamente attive, tra cui lectine con effetti citotossici, studiate anche in ambito biomedico
In ambito omeopatico la pianta ha mantenuto una certa rilevanza, diventando uno dei rimedi più utilizzati per disturbi ghiandolari e infiammatori, nonostante il suo abbandono nella fitoterapia convenzionale
Ecologicamente la specie è molto adattabile e capace di colonizzare rapidamente terreni ricchi di azoto, contribuendo alla sua diffusione in aree antropizzate e lungo margini stradali e campi coltivati
La storia di Phytolacca decandra rappresenta un esempio significativo di pianta passata da uso alimentare e medicinale tradizionale a specie considerata principalmente tossica, evidenziando l’evoluzione delle conoscenze tossicologiche nella botanica applicata