PIANTA ERBACEA PERENNE ALTA 20-80 CM CON FUSTO ERETTO, RAMIFICATO NELLA PARTE SUPERIORE, CON DUE CRESTE LONGITUDINALI. FOGLIE SESSILI, OPPOSTE, LINEARI-OBLUNGHE O ELLITTICHE, PUNTEGGIATE DI GHIANDOLE TRASLUCIDE CHE APPAIONO COME PERFORAZIONI. FIORI ERMAFRODITI ATTINOMORFI PENTAMERI, RIUNITI IN CORIMBI TERMINALI. CALICE CON CINQUE SEPALI LANCEOLATI ACUTI CON GHIANDOLE NERE SUL MARGINE. COROLLA CON CINQUE PETALI GIALLI PUNTEGGIATI DI NERO. STAMI NUMEROSI RIUNITI IN TRE FASCI. OVARIO SUPERO TRICARPELLARE CON STILI LIBERI. FRUTTO CAPSULA LOCULICIDA OVOIDE O SUBGLOBOSA. SEMI NUMEROSI PICCOLI BRUNO-SCURI.
ESTATE, GIUGNO LUGLIO AGOSTO SETTEMBRE NELL'EMISFERO NORD, CON PICCO A LUGLIO
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____GIALLO ____GIALLO ARANCIO ____GIALLO DORATO
Originaria dell'Eurasia e del Nord Africa, ampiamente naturalizzata in molte parti del mondo. Predilige habitat soleggiati e asciutti come praterie, pascoli, bordi stradali, incolti e aree disturbate. Cresce bene in terreni ben drenati, anche poveri o sassosi, con una preferenza per suoli calcarei ma adattandosi anche a terreni acidi o neutri. Si può trovare dal livello del mare fino a circa 1600 metri di altitudine, colonizzando spesso zone aperte e luminose. In alcune regioni è considerata infestante per la sua capacità di diffondersi rapidamente tramite rizomi e semi, formando dense colonie.
Motivazione: tossicità generalmente bassa alle dosi terapeutiche standardizzate ma con rischio documentato di interazioni farmacologiche clinicamente rilevanti dovute all’induzione enzimatica da parte dell’iperforina, oltre a possibile fotosensibilizzazione dose dipendente legata ai naftodiantroni, evidenze cliniche e farmacologiche ben documentate
EFFICACIA: CONFERMATA DA EVIDENZE SCIENTIFICHE
Motivazione: numerosi studi clinici controllati randomizzati e revisioni sistematiche hanno dimostrato l’efficacia di estratti standardizzati di Hypericum perforatum nel trattamento della depressione lieve e moderata, con evidenze cliniche robuste e riproducibili specifiche per la specie
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
European Medicines Agency, Assessment report on Hypericum perforatum, 2010
EMA Committee on Herbal Medicinal Products, Community herbal monograph on Hypericum perforatum, 2009
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, 2002
Linde K., Berner M., Kriston L., St John's wort for major depression, 2008
Butterweck V., Mechanism of action of St John's wort in depression, 2003
Heinrich M., Barnes J., Gibbons S., Williamson E., Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2012
Confermate da studi scientifici e clinici
attività antidepressiva con indicazione nel trattamento della depressione lieve e moderata, supportata da numerosi studi clinici randomizzati controllati e meta analisi su estratti standardizzati della specie con efficacia comparabile ad alcuni antidepressivi convenzionali e migliore tollerabilità; attività ansiolitica lieve associata a disturbi dell’umore, supportata da studi clinici e revisioni sistematiche come effetto secondario documentato negli studi sulla depressione
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
attività neuroprotettiva e modulatrice dei neurotrasmettitori monoaminergici, evidenza in vitro e in vivo animale sui costituenti iperforina e ipericina; attività antiinfiammatoria e cicatrizzante per uso topico, evidenza in vitro e studi sperimentali su modelli animali e supporto da studi osservazionali sull’uso tradizionale; attività antimicrobica nei confronti di batteri e virus, evidenza in vitro su estratti della specie; attività antiossidante attribuita ai flavonoidi e ai composti fenolici, evidenza in vitro; attività analgesica lieve, evidenza in vivo animale e uso fitoterapico documentato
Uso storico e nella tradizione
impiego come rimedio per disturbi nervosi, malinconia e insonnia; utilizzo topico per ferite, ustioni e infiammazioni cutanee sotto forma di oleolito; uso come vulnerario e cicatrizzante nella medicina popolare europea; impiego come sedativo leggero e tonico nervino
Studi recenti sui principi attivi dell´Iperico hanno evidenziato che l´ipericina può essere utile nel trattamento dei retrovirus e di: AIDS, HIV-1, Herpes simplex, CMG e influenza. Tuttavia può interagire con altri farmaci come alcuni antibiotici, antidepressivi, antiemicranici, contraccettivi orali, ecc. Per l'assunzione interna di Iperico è necessario, quindi, il parere del medico. L'erba di San Giovanni viene usata nel trattamento della depressione lieve e moderata. Quest'erba non possiede gli effetti anticolinergici degli antidepressivi triciclici né causa le disfunzioni sessuali associate all´uso degli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRIs). Comunque, se è vero che ha meno effetti collaterali, sono numerose e potenzialmente gravi le sue interazioni farmacologiche. Spesso i risultati ottenuti dagli studi effettuati in vitro sull'erba di San Giovanni non hanno riscontro in vivo. Quest´erba inibisce molti isoenzimi del Citocromo P450, inclusi CYP2C9, CYP2D6, CYP3A4. Al contrario, in vivo, sembra esserne un induttore. Questa discrepanza è spiegabile per la presenza di un altro costituente dell'erba di San Giovanni: l'iperforina che interferisce sulla produzione degli enzimi metabolici. Sembra che l'iperforina si leghi ad un recettore nucleare chiamato il recettore del pregnano X, causando un aumento dell'espressione del gene che codifica per il CYP3A4. Questa attività, non osservabile in vitro, tende ad incrementare la disponibilità del CYP3A4 con un conseguente aumento del metabolismo dei farmaci che ne sono substrato. Per esempio l´erba di San Giovanni riduce la concentrazione serica di amitriptilina, substrato del CYP2C9, CYP2D6 e del CYP3A4. L'interazione farmacologica con l'erba di San Giovanni mediata dal CYP3A4 può essere fatale. Quando somministrato insieme con altri substrati del CYP3A4 come l'indinavir, l´iperico ne riduce la concentrazione serica e l'emivita. L'erba di San Giovanni partecipa alla pericolosa riduzione dei livelli serici di ciclosporina in pazienti trapiantati affetti da sindrome da rigetto acuto degli organi neotrapiantati. Anche in questo caso è chiamato in causa un aumento del metabolismo per induzione del CYP3A4 ma c´è anche un'alterazione di un trasportatore, la P-glicoproteina, che si traduce in modifiche dell'assorbimento e dell'eliminazione di molti farmaci. L'erba di San Giovanni inoltre, causa alterazioni del ciclo mestruale in donne che assumono contraccettivi orali anche se non è riportata nessuna gravidanza indesiderata. L'induzione del CYP3A4 aumenta il metabolismo dell'estradiolo e di tutti i corticosteroidi che sono substrato di quest´enzima. Quindi è necessario informare attentamente le donne che usano quest'erba insieme a contraccettivi orali, che l´effetto contraccettivo di questi ultimi potrebbe essere ridotto, invitandole ad usare altri metodi anti-concezionali. La carbamazepina non risente della contemporanea somministrazione dell'erba di San Giovanni, nonostante sia anch´essa metabolizzata dal CYP3A4, visto che l'autoinduzione del CYP3A4 da parte del farmaco è maggiore di quella dell'erba. È riportato un caso clinico che descrive un sindrome simil-serotoninergica causata dall'associazione di sertralina ed erba di San Giovanni, effetto probabilmente dovuto allo stimolo della secrezione di serotonina da parte degli antidepressivi che quindi non devono associasi all'erba di San Giovanni. Sia case report che esperimenti di laboratorio svelano che l'erba di San Giovanni causa, attraverso l´induzione della p-glicoproteina, una riduzione del 18-25% dei livelli serici di digossina. Quest'induzione è confermata da uno studio di due settimane su otto volontari nei quali fu riscontrato un aumento dell'espressione della p-glicoproteina a livello duodenale.
Per informazioni dettagliate e bibliografia vedi il sito www.farmacovigilanza.org da cui sono tratte queste note.
Hypericum perforatum, una nuova arma contro l'Alzheimer? Da uno studio dei ricercatori dell'Istituto di Biofisica del Cnr di Pisa (IBF-Cnr), pubblicato in ottobre 2008 sulla rivista internazionale FEBS Letters, i ricercatori Antonella Sgarbossa e Francesco Lenci, assieme allo studente Dario Buselli, hanno eseguito uno studio in vitro utilizzando tecniche di spettroscopia ottica a stato stazionario (scattering, fluorescenza, dicroismo circolare). E' stato dimostrato che l'ipericina, tramite interazioni intermolecolari di tipo aromatiche/idrofobiche, può associarsi ai precursori delle fibrille mature, inibendo la loro formazione. Quindi risulta che l'ipericina può severamente perturbare i processi di polimerizzazione dei peptidi beta-amiloidi responsabili dell'insorgere del morbo di Alzheimer.
Da: www.molecularlab.it
PIANTA SEGNALATA
IPERSENSIBILITÀ NOTA ALLA DROGA, DEPRESSIONE MAGGIORE SEVERA CON RISCHIO SUICIDARIO PER INADEGUATEZZA TERAPEUTICA DOCUMENTATA CLINICAMENTE, USO CONCOMITANTE CON ANTIDEPRESSIVI SEROTONINERGICI PER RISCHIO DI SINDROME SEROTONINERGICA DOCUMENTATO IN STUDI CLINICI E CASE REPORT, USO CONCOMITANTE CON FARMACI A STRETTO INDICE TERAPEUTICO METABOLIZZATI DA CYP3A4, CYP2C9 E P-GLICOPROTEINA COME CICLOSPORINA, TACROLIMUS, WARFARIN, CONTRACCETTIVI ORALI, INIBITORI DELLE PROTEASI E CHEMIOTERAPICI PER RIDUZIONE DOCUMENTATA DELL’EFFICACIA CLINICA, GRAVIDANZA PER INSUFFICIENZA DI DATI CLINICI DI SICUREZZA, ALLATTAMENTO PER DATI LIMITATI E POTENZIALE ESPOSIZIONE DEL LATTANTE
INDUZIONE ENZIMATICA EPATICA E INTESTINALE MEDIATA DA IPERFORINA CON AUMENTO DEL METABOLISMO DI NUMEROSI FARMACI, EVIDENZA CLINICA E FARMACOCINETICA CONSOLIDATA, RIDUZIONE DELL’EFFICACIA DEI CONTRACCETTIVI ORALI CON RISCHIO DI FALLIMENTO CONTRACCETTIVO DOCUMENTATO CLINICAMENTE, POSSIBILE FOTOSENSIBILIZZAZIONE CUTANEA DOSE DIPENDENTE LEGATA AI NAFTODIANTRONI, EVIDENZA CLINICA E FARMACOLOGICA, RISCHIO DI SINDROME SEROTONINERGICA IN ASSOCIAZIONE CON SSRI, SNRI, TRIPTANI E ALTRI FARMACI SEROTONINERGICI, EVIDENZA CLINICA E CASE REPORT, POSSIBILE INDUZIONE O AGGRAVAMENTO DI EPISODI MANIACALI IN SOGGETTI CON DISTURBO BIPOLARE, EVIDENZA CLINICA, VARIABILITÀ SIGNIFICATIVA TRA ESTRATTI IN RELAZIONE AL CONTENUTO DI IPERFORINA E IPERICINA CON IMPATTO SU EFFICACIA E SICUREZZA, EVIDENZA FARMACOLOGICA, NECESSITÀ DI SOSPENSIONE GRADUALE PER EVITARE REBOUND SINTOMATOLOGICO, EVIDENZA CLINICA LIMITATA MA COERENTE, INTERAZIONI CON ANESTETICI E FARMACI PERIOPERATORI PER INDUZIONE ENZIMATICA, EVIDENZA FARMACOLOGICA E CLINICA INDIRETTA
L'IPERICO POTENZIA GLI EFFETTI FARMACOLOGICI DEI FARMACI ANTIDEPRESSIVI DI SINTESI E DETERMINA LA COMPARSA DELLA SINDROME SEROTONINERGICA (AGITAZIONE, CONFUSIONE MENTALE, IPOMANIA, TURBE DELLA PRESSIONE ARTERIOSA, TACHICARDIA, BRIVIDI, IPERTERMIA, TREMORI, RIGIDITÀ, DIARREA).
NON SONO DESCRITTE INTERAZIONI CON BENZODIAZEPINE.
AGISCE COME INDUTTORE ENZIMATICO SUL SISTEMA MICROSOMIALE EPATICO (CITOCROMO P450) INTERFERENDO SULLA FARMACOCINETICA DI ALCUNI FARMACI.
IN PARTICOLARE RIDUCE L'EFFICACIA (PER AUMENTO DEL LORO CATABOLISMO EPATICO) DI: TEOFILLINA, DIOSSINA, ANTICOAGULANTI ORALI (FENCROPUMONE), CICLOSPORINA, INDINAVIR, ESTROPROGESTINICI.
CON LO STESSO MECCANISMO D'AZIONE L'IPERICO POTREBBE INTERFERIRE SUL METABOLISMO DI ALTRI FARMACI (VEDI "INTERAZIONI O INCOMPATIBILITÁ" E "NOTE DI FITOTERAPIA" NELLA SCHEDA).
LA CESSAZIONE DELLA TERAPIA CON IPERICO PUÒ PORTARE A UN RAPIDO INCREMENTO DEI FARMACI SUDDETTI SE SOMMINISTRATI INSIEME ALL'IPERICO STESSO.
TRATTO DA: F.FIRENZUOLI - FITOTERAPIA - ED. MASSON
NOTA: L'EFFICACIA È DOSE-DIPENDENTE (STANDARDIZZAZIONE IN IPERICINA/IPERFORINA) E RICHIEDE 2-4 SETTIMANE PER MANIFESTARSI
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Gli estratti secchi standardizzati rappresentano la forma più utilizzata di Hypericum perforatum per uso sistemico, generalmente titolati in ipericina totale intorno allo 0,3 percento e spesso anche in iperforina; la posologia comunemente impiegata negli studi clinici è di 300 milligrammi tre volte al giorno oppure 600 milligrammi due volte al giorno, in funzione della standardizzazione dell’estratto.
Gli estratti fluidi e le tinture idroalcoliche sono preparati con rapporti droga solvente variabili, generalmente compresi tra 1 a 5 e 1 a 10, con contenuto in etanolo differente; la posologia tipica si colloca tra 1 e 2 millilitri fino a tre volte al giorno, con adattamento in base alla concentrazione e alla titolazione.
Le compresse e capsule contenenti estratti secchi standardizzati costituiscono la forma più diffusa negli integratori, con dosaggi giornalieri complessivi generalmente compresi tra 600 e 900 milligrammi di estratto, suddivisi in due o tre somministrazioni, utilizzati per periodi di alcune settimane sotto controllo.
L’oleolito di iperico è una preparazione tradizionale ottenuta per macerazione dei fiori in olio vegetale, impiegata per uso topico; viene applicato localmente una o più volte al giorno per affezioni cutanee, con uso consolidato ma senza standardizzazione quantitativa dei principi attivi.
In ambito omeopatico Hypericum perforatum è utilizzato sotto forma di tintura madre e diluizioni successive, con impiego tradizionale per disturbi nervosi e traumi, ma in assenza di evidenze cliniche validate; la posologia dipende dalla diluizione e dalla pratica omeopatica adottata.
European Medicines Agency, Assessment report on Hypericum perforatum, 2010
EMA Committee on Herbal Medicinal Products, Community herbal monograph on Hypericum perforatum, 2009
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, 2002
Linde K., Berner M., Kriston L., St John's wort for major depression, 2008
Butterweck V., Mechanism of action of St John's wort in depression, 2003
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Heinrich M., Barnes J., Gibbons S., Williamson E., Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2012
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Le tisane a base di Hypericum perforatum utilizzano le sommità fiorite essiccate, con preparazione in infusione di circa 2–4 grammi di droga per 150–200 millilitri di acqua, una o due volte al giorno; tuttavia questa forma non garantisce una concentrazione standardizzata di iperforina e ipericina e presenta efficacia inferiore rispetto agli estratti standardizzati utilizzati negli studi clinici.
Una formulazione erboristica per il tono dell’umore può associare Hypericum perforatum con Melissa officinalis e Lavandula angustifolia, utilizzando 2 grammi di iperico, 1–2 grammi di melissa e 1 grammo di lavanda per infuso, fino a due somministrazioni giornaliere; tale combinazione è coerente con evidenze farmacologiche su attività ansiolitiche e sedative delle droghe associate.
Per disturbi del sonno lievi si può utilizzare una miscela con Passiflora incarnata e Valeriana officinalis, con circa 1,5–2 grammi di iperico, 1 grammo di passiflora e 1 grammo di valeriana per tazza, assunta la sera; il razionale deriva da dati sperimentali e clinici sulle singole piante, con possibile effetto complementare sul sistema nervoso centrale.
In ambito digestivo e psicosomatico l’iperico può essere associato a Matricaria chamomilla e Foeniculum vulgare, con 2 grammi di iperico, 1–2 grammi di camomilla e 1 grammo di finocchio, sfruttando l’azione combinata su tono dell’umore e sintomatologia gastrointestinale funzionale, supportata da uso fitoterapico documentato.
Per uso topico l’oleolito di Hypericum perforatum può essere combinato con Calendula officinalis o Achillea millefolium in preparazioni dermiche, applicato localmente una o due volte al giorno; tale associazione è supportata da evidenze sperimentali e uso tradizionale per attività lenitiva e cicatrizzante.
L’impiego in tisana deve essere considerato complementare e non sostitutivo degli estratti standardizzati nelle indicazioni validate, con attenzione alle interazioni farmacologiche e al rischio di fotosensibilizzazione in caso di esposizione solare.
European Medicines Agency, Assessment report on Hypericum perforatum, 2010
EMA Committee on Herbal Medicinal Products, Community herbal monograph on Hypericum perforatum, 2009
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, 2002
Linde K., Berner M., Kriston L., St John's wort for major depression, 2008
Mills S., Bone K., Principles and Practice of Phytotherapy, 2013
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Heinrich M., Barnes J., Gibbons S., Williamson E., Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2012
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
PIANTE CON FUROCUMARINE
Le sostanze furocumariniche, note anche come psoraleni, sono caratterizzate da un'azione fotosensibilizzante per la quale determinano eritema, abbronzamento o pigmentazione cutanea dopo l'esposizione ai raggi solari. Per questo sono utili in terapia. Se usate con luce ultravioletta a bassa frequenza, sono efficaci nel trattamento di psoriasi, vitiligo e micosi fungine. Pare che possano indurre il cancro della pelle ma le opinioni del mondo scientifico non sono concordi. Di sicuro le furocumarine possono portare a un alterazione del DNA cellulare, pertanto è bene non esporsi alla luce solare dopo essere venuti in contatto o aver usato sulla cute estratti delle piante contenenti questi principi attivi. + assolutamente sconsigliato l'uso cosmetico e abbronzante di essenze di agrumi, Lime e Bergamotto, che, nel migliore dei casi, possono provocare facilmente ustioni gravi della pelle (pare che l'olio di Arancio dolce, invece, non abbia attività fototossica). Altre piante ad azione fototossica sono: Appio, Spondilio, Ruta, Sedano selvatico, Iperico (vedere i riferimenti bibliografici).
[Tratto da: Benigni-Capra-Cattorini "Piante medicinali"]
[Chimica Farmacologia e Terapia"; A.Y. Leung & S. Foster "Enciclopedia delle piante medicinali"]
Hypericum perforatum è noto fin dall’antichità come pianta sacra e medicinale, utilizzata già nella medicina greca e romana per le sue proprietà sul sistema nervoso e per il trattamento delle ferite.
Il nome comune erba di San Giovanni deriva dalla tradizione europea che colloca la fioritura intorno al 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni Battista, periodo in cui la pianta veniva raccolta per preparazioni rituali e terapeutiche.
Il termine perforatum si riferisce alla presenza di piccole ghiandole traslucide sulle foglie che, osservate controluce, appaiono come perforazioni e contengono oli essenziali e altri metaboliti secondari.
Nel Medioevo l’iperico era considerato una pianta protettiva contro gli spiriti maligni e veniva appeso nelle abitazioni o utilizzato in riti apotropaici, oltre che impiegato come rimedio contro la malinconia.
Secondo le leggende popolari la pianta avrebbe potere contro fantasmi e altre manifestazioni diaboliche.
L’oleolito di iperico, ottenuto per macerazione dei fiori in olio, assume una caratteristica colorazione rossa dovuta alla trasformazione dei pigmenti naftodiantronici, ed è stato tradizionalmente utilizzato come cicatrizzante e lenitivo.
L'olio "rosso" di Iperico ottenuto tradizionalmente in olio di oliva ha attività antiinfiammatorie e cicatrizzanti e può essere usato in modo sicuro sulla pelle.
Per ottenere un buon olio di Iperico, raccogliete i fiori il 24 giugno (Solstizio d'Estate - notte di S.Giovanni) e, dopo averli sciacquati ed asciugati molto bene, metteteli in un recipiente di vetro ricoprendoli di olio di oliva, mandorle o girasole. Vanno lasciati al sole per tre settimane agitando il recipiente di tanto in tanto. L'olio si colorerà progressivamente di rosso. Infine filtrate bene e imbottigliate in recipienti più piccoli.
Nel XX secolo la pianta ha acquisito rilevanza scientifica come fitoterapico antidepressivo, diventando uno dei rimedi vegetali più studiati e utilizzati a livello mondiale.
Una curiosità agronomica riguarda la capacità della pianta di colonizzare terreni poveri e disturbati, comportandosi in alcune regioni come specie invasiva, mentre in altre è coltivata intenzionalmente per la produzione farmaceutica standardizzata.
BIBLIOGRAFIA e WEBLIOGRAFIA GENERALE
European Medicines Agency, Assessment report on Hypericum perforatum, 2010
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, 2002
Butterweck V., Mechanism of action of St John's wort in depression, 2003
Bruneton J., Pharmacognosie, 2009
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Heinrich M., Barnes J., Gibbons S., Williamson E., Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2012