Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Clade Tracheophyta
Clade Angiospermae
Clade Eudicotyledones
Clade Rosidae
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Caesalpinioideae
Tribù Detarieae
Genere Copaifera
Specie Copaifera officinalis
Famiglia:
Balsamo Del Gesuita, Balsam Of Copaiba, Balsamo De Copaiba, Capaiva, Capivi, Copaibeira, Cabimo, Copale, Cabismo, Copaúva, Copaibeura-de-Minas, Kupa'y, Mal-dos-sete-dias, Aceite De Palo, Pau-de-oleo, Gurjun Balsam, Jesuit´s Balsam
ALBERI DI MEDIE O GRANDI DIMENSIONI CON FUSTI ERETTI E CHIOME RAMIFICATE. LE FOGLIE SONO COMPOSTE, PARIPENNATE, CON UN NUMERO VARIABILE DI FOGLIOLINE OPPOSTE O ALTERNATE, DI FORMA GENERALMENTE OVATA O LANCEOLATA, CON MARGINE INTERO. I FIORI SONO PICCOLI, APETALICI (SENZA PETALI), DI COLORE BIANCO-VERDASTRO O GIALLASTRO, RIUNITI IN INFIORESCENZE A PANNOCCHIA ASCELLARI O TERMINALI. IL CALICE È FORMATO DA QUATTRO SEPALI. GLI STAMI SONO NUMEROSI E SPORGENTI. IL FRUTTO È UN LEGUME CORTO, DEISCENTE, CONTENENTE DA UNO A POCHI SEMI SPESSO AVVOLTI DA UN ARILLO CARNOSO. QUESTI ALBERI SONO NOTI PER LA PRODUZIONE DI UN OLEORESINA AROMATICA, LA COPAIBA, CHE VIENE ESTRATTA DAL TRONCO. LE DIVERSE SPECIE DEL GENERE PRESENTANO VARIAZIONI NELLE DIMENSIONI DELLE FOGLIE, NELLA FORMA DEI FRUTTI E NELLA COMPOSIZIONE DELL'OLEORESINA.
STAGIONE UMIDA TROPICALE (VARIA PER SPECIE, GENERALMENTE APRILE MAGGIO GIUGNO LUGLIO AGOSTO SETTEMBRE)
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____BIANCO ____BIANCO CREMA ____VERDE CHIARO
Il genere Copaifera comprende diverse specie di alberi tropicali originari principalmente delle regioni neotropicali del Sud America, con alcune specie presenti anche in Africa occidentale e Malesia. Copaifera officinalis e le specie affini crescono tipicamente nelle foreste pluviali tropicali e nelle foreste secche, prediligendo climi caldi e umidi con precipitazioni abbondanti. Si adattano a diversi tipi di terreno, ma generalmente preferiscono suoli ben drenati, anche se possono crescere in zone ripariali con maggiore umidità. La loro distribuzione è ampia nelle Americhe tropicali, dal Centro America fino al Sud America, e alcune specie sono state introdotte in altre regioni tropicali. Questi alberi sono spesso componenti importanti degli ecosistemi forestali in cui si trovano.
Veiga Junior Valdir F., Pinto Angelo C., The Copaifera L. Genus, Química Nova, 2002
Cascon Viviane, Gilbert Beatriz, Characterization of the Chemical Composition of Oleoresins of Copaifera guianensis Desfon and Copaifera officinalis L. by Gas Chromatography Mass Spectrometry, Phytochemistry, 2000
Leandro Luciana Maria, Vargas Felipe de Souza, Barbosa Paula Cristina Silva, Neves Juliana Kelly da Silva, Silva José Osvaldo, Veiga Junior Valdir Florêncio, Chemistry and Biological Activities of Terpenoids from Copaiba Copaifera spp Oleoresins, Molecules, 2012
Veiga Junior Valdir Florêncio, Rosas Ester Cristina, Carvalho Maria Valderez Pontes, Henriques Maria das Graças Müller, Pinto Angelo da Cunha, Chemical Composition and Anti-inflammatory Activity of Copaiba Oils from Copaifera cearensis Huber ex Ducke Copaifera reticulata Ducke and Copaifera multijuga Hayne A Comparative Study, Journal of Ethnopharmacology, 2007
Paiva Luiz Alberto Santos, Rao Venkateshwer, Gramosa Nádia Viana, Silveira Eliane Regina, Gastroprotective Effect of Copaifera langsdorffii Oleoresin on Experimental Gastric Ulcer Models in Rats, Journal of Ethnopharmacology, 1998
Herrero-Jáuregui Cristina, Ocaña Luis, Systematic Review of the Traditional Medicinal Uses Biological Activities and Phytochemistry of Copaiba Genus, Journal of Ethnopharmacology, 2019
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, 2002
Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Evans W.C., Trease and Evans Pharmacognosy, 2009
TOSSICITÀ: BASSA
Motivazione: alle dosi tradizionali corrette l’oleoresina di Copaifera officinalis (Jacq.) L. mostra generalmente buona tollerabilità nella pratica etnofarmacologica e negli studi tossicologici disponibili. Sono tuttavia documentati possibili effetti gastrointestinali dose-dipendenti come nausea, diarrea, irritazione gastrica e vomito, specialmente ad alte dosi o con uso prolungato. L’oleoresina concentrata può inoltre provocare irritazione cutanea o sensibilizzazione locale in soggetti predisposti. I dati tossicologici moderni sull’uso cronico umano restano relativamente limitati.
EFFICACIA: BUONA
Motivazione: Copaifera officinalis (Jacq.) L. possiede un uso fitoterapico tradizionale consolidato soprattutto come antinfiammatorio, cicatrizzante, antisettico urinario e dermatologico. Sono disponibili numerosi studi sperimentali in vitro e in vivo sull’oleoresina che documentano attività antinfiammatorie, antimicrobiche, gastroprotettive e cicatrizzanti attribuite principalmente ai sesquiterpeni e diterpeni resinici. Tuttavia gli studi clinici controllati moderni specifici sulla specie risultano limitati e insufficienti per classificare l’attività come confermata da evidenze cliniche definitive. Parte della letteratura disponibile riguarda inoltre oleoresine commerciali di diverse specie del genere Copaifera e non esclusivamente Copaifera officinalis (Jacq.) L.
Confermate da studi scientifici e clinici
Non sono disponibili studi clinici controllati moderni, meta-analisi o revisioni sistematiche sufficientemente robuste che confermino indicazioni terapeutiche clinicamente validate specifiche per Copaifera officinalis (Jacq.) L. secondo criteri evidence-based contemporanei. Una parte rilevante della letteratura clinica disponibile riguarda oleoresine commerciali attribuite genericamente al genere Copaifera senza adeguata standardizzazione botanica della specie.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività antinfiammatoria documentata in numerosi studi in vitro e in vivo su oleoresina di Copaifera officinalis (Jacq.) L. e preparazioni strettamente correlate. Gli effetti sono associati principalmente ai sesquiterpeni e diterpeni resinici, in particolare beta-cariofillene e acidi diterpenici. Le evidenze sperimentali mostrano riduzione di mediatori infiammatori e attività antiessudativa in modelli animali.
Attività cicatrizzante e vulneraria osservata in modelli sperimentali cutanei e mucosali con accelerazione della riparazione tissutale e modulazione della risposta infiammatoria locale. Evidenza prevalentemente in vivo animale e da uso tradizionale amazzonico.
Attività antimicrobica verso batteri Gram-positivi, alcuni Gram-negativi e microrganismi fungini dimostrata in vitro per l’oleoresina e alcune frazioni terpeniche. Le evidenze cliniche applicative restano insufficienti.
Attività antisettica urinaria riportata nella tradizione fitoterapica sudamericana e supportata da plausibilità farmacologica e dati sperimentali antimicrobici. Mancano studi clinici moderni controllati adeguati.
Attività gastroprotettiva osservata in modelli animali di ulcera gastrica sperimentale con riduzione del danno mucosale e modulazione dell’infiammazione gastrica. Le evidenze sono limitate a studi preclinici.
Attività antiossidante dimostrata in vitro per alcune frazioni resinose ricche in terpeni e composti fenolici minori. Il significato clinico nell’uomo non è stato chiaramente stabilito.
Attività analgesica lieve riportata in modelli animali sperimentali associata agli effetti antinfiammatori della resina. Evidenza preclinica non confermata clinicamente.
Attività dermatologica tradizionale come coadiuvante in irritazioni cutanee, lesioni superficiali e affezioni infiammatorie locali. Supportata principalmente da uso etnofarmacologico e osservazioni sperimentali.
Le evidenze disponibili risultano limitate dalla marcata variabilità fitochimica delle oleoresine commerciali e dalla frequente assenza di standardizzazione botanica rigorosa tra le differenti specie del genere Copaifera.
Uso storico e nella tradizione
Uso tradizionale amazzonico dell’oleoresina di copaiba come antisettico, antinfiammatorio e cicatrizzante per ferite, ulcerazioni e affezioni cutanee.
Impiego etnomedico sudamericano nelle infezioni urinarie, nei disturbi respiratori catarrali e nelle condizioni infiammatorie croniche.
Utilizzo storico nella farmacognosia europea come balsamico, vulnerario e antisettico delle mucose.
Uso tradizionale orale e topico come rimedio empirico per dolori articolari, infiammazioni locali e disturbi gastrointestinali.
Impiego tradizionale nella preparazione di unguenti, balsami e preparazioni resinose dermatologiche.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Veiga Junior Valdir F., Pinto Angelo C., The Copaifera L. Genus, Química Nova, 2002
Cascon Viviane, Gilbert Beatriz, Characterization of the Chemical Composition of Oleoresins of Copaifera guianensis Desfon and Copaifera officinalis L. by Gas Chromatography Mass Spectrometry, Phytochemistry, 2000
Leandro Luciana Maria, Vargas Felipe de Souza, Barbosa Paula Cristina Silva, Neves Juliana Kelly da Silva, Silva José Osvaldo, Veiga Junior Valdir Florêncio, Chemistry and Biological Activities of Terpenoids from Copaiba Copaifera spp Oleoresins, Molecules, 2012
Herrero-Jáuregui Cristina, Ocaña Luis, Systematic Review of the Traditional Medicinal Uses Biological Activities and Phytochemistry of Copaiba Genus, Journal of Ethnopharmacology, 2019
Veiga Junior Valdir Florêncio, Rosas Ester Cristina, Carvalho Maria Valderez Pontes, Henriques Maria das Graças Müller, Pinto Angelo da Cunha, Chemical Composition and Anti-inflammatory Activity of Copaiba Oils from Copaifera cearensis Huber ex Ducke Copaifera reticulata Ducke and Copaifera multijuga Hayne A Comparative Study, Journal of Ethnopharmacology, 2007
Paiva Luiz Alberto Santos, Rao Venkateshwer, Gramosa Nádia Viana, Silveira Eliane Regina, Gastroprotective Effect of Copaifera langsdorffii Oleoresin on Experimental Gastric Ulcer Models in Rats, Journal of Ethnopharmacology, 1998
Pieri Fernanda A., Mussi Mayker C., Moreira Marcos A.S., Copaiba Oil Oleoresin Copaifera sp A Review of Production Development and Biological Properties, Brazilian Journal of Pharmacognosy, 2009
Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Evans W.C., Trease and Evans Pharmacognosy, 2009
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
L’OLEORESINA CONTIENE ELEVATE CONCENTRAZIONI DI SESQUITERPENI E DITERPENI BIOLOGICAMENTE ATTIVI CHE POSSONO PROVOCARE NAUSEA, VOMITO, DIARREA E IRRITAZIONE GASTROINTESTINALE A DOSI ELEVATE. EVIDENZA DERIVANTE DA OSSERVAZIONI TOSSICOLOGICHE E FARMACOLOGICHE SPERIMENTALI.
L’APPLICAZIONE TOPICA PROLUNGATA O CONCENTRATA PUÒ DETERMINARE IRRITAZIONE CUTANEA, DERMATITE DA CONTATTO O SENSIBILIZZAZIONE LOCALE IN SOGGETTI PREDISPOSTI. EVIDENZA CLINICO-OSSERVAZIONALE E DERMATOLOGICA.
LA COMPOSIZIONE FITOCHIMICA DELL’OLEORESINA PUÒ VARIARE SIGNIFICATIVAMENTE IN FUNZIONE DELLA SPECIE BOTANICA, DELL’ORIGINE GEOGRAFICA E DELLE MODALITÀ ESTRATTIVE. EVIDENZA FARMACOGNOSTICA E FITOCHIMICA DOCUMENTATA.
UNA PARTE RILEVANTE DELLA LETTERATURA SPERIMENTALE DISPONIBILE RIGUARDA OLEORESINE COMMERCIALI ATTRIBUITE GENERICAMENTE AL GENERE COPAIFERA E NON ESCLUSIVAMENTE A COPAIFERA OFFICINALIS (JACQ.) L.; CIÒ LIMITA L’ESTRAPOLAZIONE DIRETTA DELLE EVIDENZE FARMACOLOGICHE SPECIFICHE ALLA SPECIE. EVIDENZA METODOLOGICA DERIVANTE DA REVISIONI FITOCHIMICHE.
NON SONO DISPONIBILI STUDI CLINICI MODERNI ADEGUATI SULLA SICUREZZA DELL’USO PROLUNGATO DURANTE GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO. EVIDENZA LIMITATA PER ASSENZA DI DATI CLINICI SPECIFICI.
L’USO CONCOMITANTE CON SOSTANZE FORTEMENTE IRRITANTI PER LA MUCOSA GASTRICA RICHIEDE CAUTELA PER POSSIBILE AUMENTO DELLA TOLLERABILITÀ GASTROINTESTINALE SFAVOREVOLE. EVIDENZA FARMACOLOGICA PLAUSIBILE BASATA SULLA NATURA RESINOSA E TERPENICA DELLA DROGA.
GLI STUDI FARMACOLOGICI DISPONIBILI MOSTRANO ATTIVITÀ ANTINFIAMMATORIE, ANTIMICROBICHE E CICATRIZZANTI PREVALENTEMENTE IN VITRO O IN MODELLI ANIMALI; LE CONFERME CLINICHE CONTROLLATE NELL’UOMO RIMANGONO LIMITATE.
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
COPAIFERA OFFICINALIS (JACQ.) L. È CONTROINDICATA NEI SOGGETTI CON IPERSENSIBILITÀ NOTA ALL’OLEORESINA DI COPAIBA O AI SUOI COMPONENTI TERPENICI, SULLA BASE DI SEGNALAZIONI DI IRRITAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE DOCUMENTATE NELL’USO TRADIZIONALE E TOPICO.
L’USO ORALE È CONTROINDICATO IN PRESENZA DI GASTRITE IRRITATIVA, ULCERA GASTRICA ATTIVA O GRAVI DISTURBI GASTROINTESTINALI INFIAMMATORI, IN RELAZIONE AGLI EFFETTI IRRITANTI GASTROINTESTINALI OSSERVATI CON DOSI ELEVATE DI OLEORESINA.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
ANTIAGGREGANTI PIASTRINICI
ANTICOAGULANTI
ASPIRINA
CORTISONICI
FANS (FARMACI ANTINFIAMMATORI NON STEROIDEI)
FARMACI METABOLIZZATI DAL CYP3A4/CYP2C9
GASTROLESIVI
IMMUNOSOPPRESSORI
IRRITANTI GASTROINTESTINALI
(Erbe che possono aumentare l'efficacia fitoterapica)
* Si tenga presente che talvolta la stessa erba indicata come sinergica o antagonista, potrebbe assumere entrambi i ruoli in funzione della dose utilizzata e/o della forma estrattiva o di trattamento. Consultare un fitoterapeuta per personalizzare le combinazioni.
(Erbe che possono diminuire l'effetto fitoterapico o causare interazioni avverse)
Oleoresina naturale di copaiba ottenuta per incisione del tronco, contenente prevalentemente sesquiterpeni e diterpeni resinici. Gli estratti commerciali maggiormente utilizzati in fitoterapia vengono standardizzati soprattutto in beta-cariofillene, generalmente compreso tra 30% e 55% secondo provenienza botanica e geografica. L’impiego tradizionale orale prevede dosaggi medi di 0,5–2 mL al giorno suddivisi in più somministrazioni, generalmente in capsule molli gastroresistenti o emulsioni oleose. Per uso topico l’oleoresina viene incorporata in unguenti, pomate o gel a concentrazioni variabili tra 1% e 20% come coadiuvante dermatologico antinfiammatorio e cicatrizzante.
Estratto oleoso titolato in beta-cariofillene utilizzato come integratore standardizzato antinfiammatorio e dermoprotettivo. I preparati standardizzati con contenuto elevato di beta-cariofillene risultano quelli maggiormente studiati dal punto di vista farmacologico. I dosaggi comunemente impiegati nei prodotti nutraceutici moderni variano indicativamente tra 100 mg e 500 mg al giorno di oleoresina standardizzata, con significativa eterogeneità tra formulazioni e assenza di protocolli clinici ufficialmente validati.
Capsule molli contenenti oleoresina purificata o microfiltrata di Copaifera officinalis (Jacq.) L. utilizzate tradizionalmente come supporto nelle infiammazioni uro-genitali, nelle affezioni respiratorie catarrali e nei disturbi articolari. Le formulazioni disponibili impiegano generalmente 250–500 mg per capsula, assunte una-due volte al giorno. La standardizzazione fitochimica rimane tuttavia variabile e non universalmente regolamentata.
Preparazioni dermatologiche fitoterapiche semisolide comprendenti balsami, unguenti e gel contenenti oleoresina di copaiba associata o meno a calendula, aloe o altri fitocomplessi cicatrizzanti. Le concentrazioni di oleoresina normalmente utilizzate oscillano tra 2% e 15% per applicazioni locali su cute integra o lievemente lesa. Le evidenze disponibili derivano prevalentemente da studi sperimentali e uso tradizionale amazzonico.
Estratti supercritici lipofili ottenuti mediante anidride carbonica supercritica, caratterizzati da maggiore concentrazione di sesquiterpeni volatili e minore presenza di impurità resinose ossidate. Tali preparazioni vengono impiegate soprattutto in formulazioni dermatologiche e cosmetico-funzionali ad attività antinfiammatoria e dermoprotettiva. Non esistono ancora standard terapeutici ufficiali consolidati per il dosaggio.
Preparazioni omeopatiche di Copaiva o Copaifera officinalis (Jacq.) L. disponibili principalmente in diluizioni dalla D3 alla D30 o equivalenti centesimali hahnemanniane. L’impiego omeopatico tradizionale riguarda soprattutto apparato uro-genitale, irritazioni mucose e disturbi catarrali cronici. Non sono disponibili evidenze cliniche moderne robuste che ne confermino l’efficacia secondo criteri evidence-based.
Tintura oleoresinosa idroalcolica ottenuta dalla resina naturale e utilizzata storicamente nella farmacognosia europea come preparazione balsamica e antisettica. Le formulazioni storiche prevedevano somministrazioni orali molto basse, generalmente comprese tra 5 e 20 gocce diluite, a causa della possibile irritazione gastrointestinale della resina concentrata.
Veiga Junior Valdir F., Pinto Angelo C., The Copaifera L. Genus, Química Nova, 2002
Leandro Luciana Maria, Vargas Felipe de Souza, Barbosa Paula Cristina Silva, Neves Juliana Kelly da Silva, Silva José Osvaldo, Veiga Junior Valdir Florêncio, Chemistry and Biological Activities of Terpenoids from Copaiba Copaifera spp Oleoresins, Molecules, 2012
Herrero-Jáuregui Cristina, Ocaña Luis, Systematic Review of the Traditional Medicinal Uses Biological Activities and Phytochemistry of Copaiba Genus, Journal of Ethnopharmacology, 2019
Pieri Fernanda A., Mussi Mayker C., Moreira Marcos A.S., Copaiba Oil Oleoresin Copaifera sp A Review of Production Development and Biological Properties, Brazilian Journal of Pharmacognosy, 2009
Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Evans W.C., Trease and Evans Pharmacognosy, 2009
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, 2002
Cascon Viviane, Gilbert Beatriz, Characterization of the Chemical Composition of Oleoresins of Copaifera guianensis Desfon and Copaifera officinalis L. by Gas Chromatography Mass Spectrometry, Phytochemistry, 2000
Simões Cláudia Maria Oliveira, Schenkel Eloir Paulo, Gosmann Gunter, Mello João Carlos Palazzo de, Mentz Lúcia Campos, Petrovick Pedro Ros, Farmacognosia Da Planta ao Medicamento, 2007
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Infuso balsamico amazzonico con 1–2 gocce di oleoresina di Copaifera officinalis (Jacq.) L. emulsionate in acqua calda insieme a Matricaria chamomilla L. 2 g e Althaea officinalis L. 1,5 g. L’infusione viene lasciata riposare circa 10 minuti e utilizzata tradizionalmente come preparazione lenitiva delle mucose irritate e coadiuvante nelle affezioni catarrali leggere. L’oleoresina non deve essere utilizzata in quantità elevate per evitare irritazione gastrica.
Decotto fitoterapico dermatologico con Calendula officinalis L. 2 g, Malva sylvestris L. 2 g e aggiunta finale di 2–3 gocce di oleoresina di Copaifera officinalis (Jacq.) L. dopo filtrazione. Utilizzato tradizionalmente come impacco topico o lavaggio lenitivo e cicatrizzante per cute irritata, piccole abrasioni e arrossamenti superficiali.
Infuso digestivo-resinoso con Foeniculum vulgare Mill. 1,5 g, Mentha × piperita L. 1 g e 1 goccia di oleoresina di Copaifera officinalis (Jacq.) L. dispersa in miele o veicolo lipidico prima dell’aggiunta all’infuso tiepido. Preparazione tradizionalmente impiegata in ambito etnobotanico sudamericano come coadiuvante digestivo e balsamico. L’uso orale deve restare limitato e prudente per la possibile irritazione gastrointestinale dell’oleoresina.
Formulazione erboristica topica con gel di Aloe vera (L.) Burm.f., estratto di Calendula officinalis L. e oleoresina di Copaifera officinalis (Jacq.) L. al 2–5%. Utilizzata nella tradizione amazzonica e fitocosmetica come preparazione lenitiva, emolliente e protettiva della cute irritata o soggetta a infiammazione lieve.
Preparazione balsamica tradizionale con miele, succo di Citrus limon (L.) Osbeck, infuso di Thymus vulgaris L. 1,5 g e 1–2 gocce di oleoresina di Copaifera officinalis (Jacq.) L. impiegata storicamente come formulazione empirica nelle affezioni respiratorie catarrali. Le evidenze moderne restano prevalentemente etnofarmacologiche e sperimentali.
Oleolito fitoterapico da uso esterno con oleoresina di Copaifera officinalis (Jacq.) L. diluita al 3–10% in olio vegetale di Calendula officinalis L. o Prunus amygdalus dulcis (Mill.) D.A.Webb. Utilizzato tradizionalmente come coadiuvante emolliente e protettivo nelle irritazioni cutanee e nelle zone soggette a secchezza o desquamazione.
L’impiego orale dell’oleoresina deve avvenire a dosaggi molto contenuti e per periodi limitati, evitando associazioni con sostanze gastrolesive o in presenza di gastrite erosiva e ulcera peptica. La composizione fitochimica della copaiba varia significativamente secondo origine botanica e geografica.
Veiga Junior Valdir F., Pinto Angelo C., The Copaifera L. Genus, Química Nova, 2002
Leandro Luciana Maria, Vargas Felipe de Souza, Barbosa Paula Cristina Silva, Neves Juliana Kelly da Silva, Silva José Osvaldo, Veiga Junior Valdir Florêncio, Chemistry and Biological Activities of Terpenoids from Copaiba Copaifera spp Oleoresins, Molecules, 2012
Herrero-Jáuregui Cristina, Ocaña Luis, Systematic Review of the Traditional Medicinal Uses Biological Activities and Phytochemistry of Copaiba Genus, Journal of Ethnopharmacology, 2019
Pieri Fernanda A., Mussi Mayker C., Moreira Marcos A.S., Copaiba Oil Oleoresin Copaifera sp A Review of Production Development and Biological Properties, Brazilian Journal of Pharmacognosy, 2009
Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Evans W.C., Trease and Evans Pharmacognosy, 2009
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, 2002
Cascon Viviane, Gilbert Beatriz, Characterization of the Chemical Composition of Oleoresins of Copaifera guianensis Desfon and Copaifera officinalis L. by Gas Chromatography Mass Spectrometry, Phytochemistry, 2000
Simões Cláudia Maria Oliveira, Schenkel Eloir Paulo, Gosmann Gunter, Mello João Carlos Palazzo de, Mentz Lúcia Campos, Petrovick Pedro Ros, Farmacognosia Da Planta ao Medicamento, 2007
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Il termine "Copaifera" deriva dal Tupi-Guarani "copaíba", che significa "pianta che produce resina", mentre "officinalis" ne indica l’uso medicinale.
Fu classificata per la prima volta dal botanico Nicolas Jacquin nel 1760, durante esplorazioni nelle Americhe.
Medicina Amazzonica: Gli indigeni Brasiliani e Peruviani usavano la resina come cicatrizzante per ferite, antidoto per morsi di serpente e rimedio per infezioni urinarie. Era chiamata "olio della foresta" per la sua versatilità. Alcune tribù la bruciavano come incenso purificatore durante cerimonie sciamaniche.
I coloni portoghesi esportavano la resina in Europa, dove veniva usata come balsamo per la tubercolosi e lubrificante per macchine.
In medicina popolare, era considerata un rimedio per sifilide e blenorragia (oggi smentito).
Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Brasile usò l’olio di copaiba come carburante alternativo per auto, data la carenza di petrolio.
Oggi è usato in profumi fissativi per la sua ricchezza in sesquiterpeni. Compare in saponi e creme per pelli acneiche.
I raccoglitori tradizionali credevano che la resina fossero lacrime spirituali della pianta, da prelevare con rispetto per non "adirarla".
Alcune tribù la portavano come amuleto contro il malocchio.
Bibliografia
<li>Veiga Junior, V. F., & Pinto, A. C. (2002). The Copaifera L. genus. *Química Nova*.</li> <li>Plotkin, M. J. (1993). *Tales of a Shaman’s Apprentice*. Viking Press.</li> <li>Almeida, M. Z. (2010). *Plantas Medicinais Brasileiras*. EDUFBA.</li>
La copaiba è un esempio di ponte tra scienza e tradizione, con un passato ricco di fascino e un futuro ancora da esplorare.