PIANTA ERBACEA PERENNE DELLA FAMIGLIA RANUNCULACEAE. PRESENTA UN RIZOMA GIALLO-DORATO, NODOSO E STRISCIANTE DA CUI SI SVILUPPANO RADICI FIBROSE. I FUSTI SONO ERETTI, SEMPLICI, PELOSI E ALTI 15-30 CM. LE FOGLIE SONO ALTERNE, PALMATO-LOBATE (3-7 LOBI), CON MARGINI DENTATI, DI COLORE VERDE SCURO E PUBESCENTI. I FIORI, SOLITARI E TERMINALI, SONO PICCOLI, BIANCO-VERDASTRI, PRIVI DI PETALI MA CON SEPALI CADUCHI. IL FRUTTO È UNA BACCA ROSSA, OVOIDALE, CONTENENTE 1-2 SEMI NERI E LUCIDI. LA PIANTA È ORIGINARIA DEL NORD AMERICA E CRESCE IN FORESTE UMIDE E OMBROSE. LE PARTI UTILIZZATE SONO IL RIZOMA E LE RADICI, RICCHI DI ALCALOIDI COME BERBERINA E IDRASTINA.
PRIMAVERA (APRILE-MAGGIO)
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____BIANCO ____BIANCO CREMA ____BIANCO ROSATO
Cresce tipicamente in terreni umidi e ricchi con un buon drenaggio all'interno di foreste decidue e sottoboschi. Prospera in un'ombra compresa tra il 40 e l'80% circa e preferisce un pH del suolo tra 5,5 e 6,5. Questa erba perenne si trova spesso in gole riparate o su pendii detritici ed è associata a foreste di latifoglie mesiche. Sembra intollerante a significativi disturbi della chioma forestale e al pascolo. Il Sigillo d'oro è originario del Nord America orientale, con un areale che va dal sud di New York attraverso il sud-ovest dell'Ontario a ovest fino al Minnesota, a sud fino alla Georgia, al Missouri e al Mississippi, e a est fino al Kentucky e alle Caroline.
Motivazione: Nel corretto utilizzo e a dosi terapeutiche, Hydrastis canadensis è generalmente sicura per periodi brevi, ma l’elevato contenuto in alcaloidi può causare effetti avversi gastrointestinali, cardiovascolari o neurologici a dosi elevate o in uso prolungato. Sono note interazioni farmacologiche e controindicazioni in gravidanza, pertanto la tossicità è considerata di grado medio e dipendente da dose e durata d’uso.
EFFICACIA: DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
Motivazione: le evidenze dirette su Hydrastis canadensis sono limitate e non comprendono studi clinici controllati robusti sulla droga totale, mentre esistono dati farmacologici in vitro e in vivo attribuibili principalmente agli alcaloidi isoquinolinici come berberina e idrastina; l’efficacia è quindi legata alla presenza e concentrazione di specifici estratti e componenti, con supporto etnobotanico e farmacologico ma assenza di validazione clinica diretta sulla specie
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata*
European Medicines Agency, Assessment report on Hydrastis canadensis, 2015
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, 2007
Bruneton J., Pharmacognosie, 2009
Heinrich M., Barnes J., Gibbons S., Williamson E., Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2012
Imanshahidi M., Hosseinzadeh H., Pharmacological and therapeutic effects of berberine and berberis species, Phytotherapy Research, 2008
Non sono disponibili studi clinici controllati, meta analisi o revisioni sistematiche che dimostrino in modo diretto ed esclusivo l’efficacia terapeutica della droga totale di Hydrastis canadensis; le evidenze cliniche esistenti riguardano principalmente alcaloidi isolati come la berberina, ma non consentono validazione della specie nel suo complesso
Attività antimicrobica con possibile indicazione nelle infezioni delle mucose e della cute, supportata da studi in vitro su batteri e funghi attribuiti agli alcaloidi isoquinolinici presenti nella droga
Attività antinfiammatoria con potenziale impiego in condizioni infiammatorie delle mucose, documentata in studi in vitro e in modelli animali mediante modulazione di mediatori proinfiammatori
Attività astringente e decongestionante con possibile applicazione topica su mucose orali e nasali, supportata da uso fitoterapico tradizionale coerente con la presenza di alcaloidi e tannini e da dati farmacologici indiretti
Attività secretolitica e tonica delle mucose con possibile indicazione nei disturbi catarrali delle vie respiratorie, documentata da uso tradizionale e plausibilità farmacologica
Attività antiproliferativa e citotossica osservata in vitro su linee cellulari, attribuita alla berberina e ad altri alcaloidi, senza evidenze cliniche
Le evidenze risultano consistenti a livello preclinico ma non consentono estrapolazioni cliniche dirette sulla specie.
Fortemente sconsigliato l'uso interno in quanto gli alcaloidi contenuti possono risultare tossici sul SNC stimolando il centro bulbare con crisi ipertensive. Può essere utilizzato senza problemi come disinfettante e cicatrizzante esterno ma l'impiego fitoterapico è da abbandonare.
QUESTA PIANTA RIENTRA NELLA LISTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER L'IMPIEGO NON AMMESSO NEL SETTORE DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI.
PIANTA SEGNALATA
GRAVIDANZA PER DOCUMENTATO RISCHIO DI STIMOLAZIONE UTERINA E POTENZIALE EFFETTO EMBRIOTOSSICO ASSOCIATO AGLI ALCALOIDI ISOQUINOLINICI, ALLATTAMENTO PER POSSIBILE TRASFERIMENTO DI ALCALOIDI ATTIVI NEL LATTE E RISCHIO DI EFFETTI AVVERSI NEL NEONATO, NEONATI E PRIMA INFANZIA PER RISCHIO DOCUMENTATO DI ITTERO NUCLEARE CORRELATO ALLA BERBERINA, IPERSENSIBILITÀ ALLA DROGA O AI SUOI ALCALOIDI CON POSSIBILI REAZIONI AVVERSE DOCUMENTATE
POSSIBILE INIBIZIONE DEGLI ENZIMI DEL CITOCROMO P450 CON RISCHIO DI INTERAZIONI FARMACOLOGICHE EVIDENZIATO DA STUDI IN VITRO E CONFERMATO DA PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA, POSSIBILE EFFETTO IPOTENSIVO E VASODILATATORE CON IMPLICAZIONI IN SOGGETTI CON INSTABILITÀ EMODINAMICA SUPPORTATO DA DATI FARMACOLOGICI, POSSIBILE INTERFERENZA CON IL METABOLISMO DELLA BILIRUBINA CON RISCHIO TEORICO IN SOGGETTI PREDISPOSTI EVIDENZIATO DA STUDI SPERIMENTALI SU BERBERINA, EFFETTI GASTROINTESTINALI QUALI NAUSEA E VOMITO OSSERVATI IN DATI CLINICI E OSSERVAZIONALI, VARIABILITÀ DEL CONTENUTO IN ALCALOIDI NEI PREPARATI VEGETALI CON IMPLICAZIONI SULLA SICUREZZA DOCUMENTATA DA STUDI FITOCHIMICI, ASSENZA DI STUDI CLINICI CONTROLLATI A LUNGO TERMINE CHE LIMITA LA DEFINIZIONE DEL PROFILO RISCHIO BENEFICIO NELL’USO PROLUNGATO
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Le preparazioni fitoterapiche di Hydrastis canadensis sono basate principalmente sul rizoma essiccato, ricco in alcaloidi isoquinolinici, e sono disponibili sotto forma di polvere, estratti secchi e preparazioni liquide.
La polvere di rizoma può essere utilizzata in capsule o preparazioni magistrali, con dosaggi generalmente compresi tra 0,5 e 2 grammi al giorno suddivisi in più somministrazioni, in relazione al contenuto in alcaloidi totali e alla durata limitata del trattamento.
Gli estratti secchi rappresentano la forma più comune negli integratori, talvolta standardizzati in alcaloidi totali espressi come berberina, con titolazioni variabili tra 2 e 5 percento; la posologia usuale si colloca tra 200 e 500 milligrammi di estratto secco fino a due o tre volte al giorno, per periodi brevi.
Le tinture madri o estratti idroalcolici sono ottenuti per macerazione del rizoma in etanolo a concentrazioni variabili, con rapporti droga solvente generalmente compresi tra 1 a 5 e 1 a 10; la posologia tipica è di 1–2 millilitri fino a tre volte al giorno, diluiti in acqua.
Le preparazioni fluide devono essere utilizzate con cautela per la presenza di alcaloidi attivi e sono generalmente limitate a trattamenti di breve durata, in accordo con il profilo di sicurezza della droga.
In ambito omeopatico Hydrastis canadensis è ampiamente utilizzata sotto forma di tintura madre e diluizioni successive, con impiego tradizionale in preparazioni a basse e medie diluizioni; la posologia varia in funzione della diluizione e della scuola omeopatica, senza evidenze cliniche validate.
European Medicines Agency, Assessment report on Hydrastis canadensis, 2015
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, 2007
Bruneton J., Pharmacognosie, 2009
Heinrich M., Barnes J., Gibbons S., Williamson E., Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2012
American Herbal Pharmacopoeia, Goldenseal Root Hydrastis canadensis Monograph, 2013
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Le tisane a base di Hydrastis canadensis risultano poco utilizzate in fitoterapia moderna a causa della scarsa solubilità in acqua degli alcaloidi isoquinolinici e del profilo di sicurezza che ne limita l’uso interno prolungato; quando impiegate, prevedono l’infusione di piccole quantità di droga finemente triturata, generalmente 0,5–1 grammo per 150 millilitri di acqua, una o due volte al giorno per periodi brevi.
Una formulazione erboristica razionale può associare Hydrastis canadensis a Matricaria chamomilla per applicazioni gastrointestinali lievi, utilizzando 0,5 grammi di rizoma di Hydrastis e 2 grammi di capolini di camomilla in infusione, con somministrazione fino a due volte al giorno, sfruttando la combinazione tra alcaloidi antimicrobici e componenti flavonoidici lenitivi.
Per uso topico su mucose e cute, si impiegano decotti diluiti di Hydrastis canadensis in associazione con Salvia officinalis e Calendula officinalis, con 1 grammo di Hydrastis, 2 grammi di salvia e 2 grammi di calendula per 200 millilitri di acqua, destinati a lavaggi o impacchi, in virtù dell’azione astringente e antimicrobica documentata in vitro.
In ambito orofaringeo, una preparazione combinata con Thymus vulgaris può essere utilizzata per gargarismi, impiegando 0,5 grammi di Hydrastis e 1–2 grammi di timo in infusione, fino a due volte al giorno, con razionale basato su attività antimicrobica sinergica dimostrata in modelli sperimentali.
Le formulazioni con Echinacea purpurea sono talvolta riportate nella pratica fitoterapica per supporto immunitario locale, utilizzando basse quantità di Hydrastis associate a 2–3 grammi di droga di echinacea in infuso o decotto leggero, limitando l’impiego a pochi giorni per ridurre il rischio di effetti indesiderati legati agli alcaloidi.
L’impiego orale di Hydrastis canadensis deve essere limitato nel tempo e attentamente dosato, privilegiando formulazioni a bassa concentrazione e associazioni con droghe meglio tollerate, mentre l’uso topico risulta più coerente con il profilo farmacologico e tossicologico della specie.
European Medicines Agency, Assessment report on Hydrastis canadensis, 2015
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, 2007
American Herbal Pharmacopoeia, Goldenseal Root Hydrastis canadensis Monograph, 2013
Mills S., Bone K., Principles and Practice of Phytotherapy, 2013
Bruneton J., Pharmacognosie, 2009
Heinrich M., Barnes J., Gibbons S., Williamson E., Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2012
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Sono quelle che hanno capacità di favorire l'arresto di emorragie esterne (ferite, ecc.) o interne (epistassi, emottisi, gastrorragie, enterorragie, ecc.). Queste piante si possono classificare in:
a) droghe emostatiche per vasocostrizione, che a loro volta in base al meccanismo di azione si suddividono in:
1- vasocostrittori agenti con meccanismo centrale nervoso, quando eccitano il centro bulbare vasocostrittore (Idraste);
2- vasocostrittori con meccanismo nervoso periferico, se sono degli eccitanti elettivi delle terminazioni del simpatico (Amamelide);
3- vasocostrittori agenti con meccanismo periferico muscolare, quando aumentano la contrattilità dei vasi sanguigni (Cipresso).
b) droghe emostatiche che aumentano la coagulabilità del sangue attraverso un aumento della concentrazione ematica di Ca-ioni (Equiseto);
c) droghe emostatiche perché aumentano la coagulabilità del sangue attraverso la stimolazione della produzione di piastrine (Borsa pastore); d) droghe emostatiche che agiscono solo per applicazioni locali e droghe ricche in tannini (Ratania, Quercia, Bistorta, Salcerella, Tormentilla)
[Tratto da: Marzio Pedretti "L'erborista moderno"]
Hydrastis canadensis è una specie originaria delle foreste decidue del Nord America orientale ed è stata utilizzata tradizionalmente dalle popolazioni native americane, in particolare Cherokee e Irochesi, per applicazioni su mucose e cute, oltre che come colorante naturale grazie al caratteristico pigmento giallo intenso del rizoma.
Il nome comune goldenseal deriva proprio dalla colorazione giallo dorata del rizoma e delle radici, dovuta alla presenza di alcaloidi come berberina e idrastina, che conferiscono alla droga anche una forte capacità tintoria utilizzata storicamente per tessuti e pelli.
Nel XIX secolo Hydrastis canadensis divenne una delle droghe più importanti della medicina eclettica americana, venendo impiegata in numerose preparazioni galeniche e considerata una panacea per affezioni delle mucose, con una diffusione commerciale molto ampia.
L’intenso sfruttamento commerciale ha portato a una drastica riduzione delle popolazioni spontanee, tanto che la specie è oggi considerata vulnerabile in diverse aree del suo areale naturale ed è soggetta a regolamentazioni e programmi di coltivazione sostenibile.
Una curiosità etnobotanica riguarda l’uso del rizoma come colorante cerimoniale e cosmetico, applicato sulla pelle per ottenere una colorazione giallastra, talvolta utilizzata anche come repellente naturale per insetti.
In epoca contemporanea Hydrastis canadensis è spesso oggetto di controversie nel mercato degli integratori, in quanto talvolta proposta come rimedio universale o impropriamente associata a proprietà non supportate da evidenze cliniche, evidenziando la necessità di un approccio critico e basato su dati scientifici verificabili.
Dal punto di vista fitochimico, la presenza di alcaloidi isoquinolinici ha reso la pianta un modello di studio per la ricerca farmacologica, in particolare per le attività antimicrobiche e astringenti, ma anche per le potenziali interazioni farmacocinetiche con enzimi metabolici.
BIBLIOGRAFIA e WEBLIOGRAFIA GENERALE
European Medicines Agency, Assessment report on Hydrastis canadensis, 2015
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, 2007
Bruneton J., Pharmacognosie, 2009
Heinrich M., Barnes J., Gibbons S., Williamson E., Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy, 2012
Imanshahidi M., Hosseinzadeh H., Pharmacological and therapeutic effects of berberine and berberis species, Phytotherapy Research, 2008