QUESTA SCHEDA È UNICA E ORIGINALE IN INTERNET aggiornamento del 30/05/2026
KUDZU Pueraria lobata (Willd.) Ohwi
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Autore: erbeofficinali.org
Autore: Peggy Greb
Photo by French B.
Autore: Scott Ehardt
Kudzu preparato alimentare
TOSSICITÀ BASSA
EFFICACIA DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
!!
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA BOTANICA
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Clade Tracheophyta
Clade Angiospermae
Clade Eudicotyledones
Clade Rosides
Clade Fabides
Ordine Fabales
Famiglia Fabaceae
Sottofamiglia Faboideae
Tribù Phaseoleae
Sottotribù Glycininae
Genere Pueraria
Specie Pueraria lobata
Famiglia:
Radice di Pueraria, Yege, Gange, Fenge, Gegen, Kudzu du Japon, Vigne japonaise, Kudzu comun, Cudzu´, Japanese arrowroot, Kudzu vine, Nepalem, Acha
VITE PERENNE LEGNOSA RAMPICANTE O STRISCIANTE CON FUSTI PUBESCENTI. FOGLIE ALTERNE COMPOSTE TRIFOGLIATE CON GRANDI FOGLIOLINE OVATO-ROMBOIDALI INTERE O LOBATE PUBESCENTI. FIORI ERMAFRODITI PAPILIONACEI PROFUMATI IN RACEMI ASCELLARI PENDULI. CALICE GAMOSEPALO CAMPANULATO CON CINQUE DENTI. COROLLA PAPILIONACEA CON VESSILLO GRANDE ERETTO PETALI LATERALI (ALI) E CARENA INCURVATA. ANDROCEO DIADELFO CON NOVE STAMI SALDATI E UNO LIBERO. GINECEO SUPERO MONOCARPELLARE CON STILO INCURVATO E STIGMA CAPITATO. FRUTTO LEGUME PIATTO OBLUNGO PUBESCENTE CONTENENTE DIVERSI SEMI APPIATTITI. RADICI TUBEROSE GRANDI E AMIDACEE.
AGOSTO-SETTEMBRE (TARDA ESTATE), CON GRAPPOLI DI FIORI VIOLA-PORPORA PROFUMATI
Originarie dell'Asia orientale, in particolare di regioni subtropicali e temperate di Cina, Giappone e Corea. Il loro habitat naturale comprende tipicamente foreste di latifoglie o miste e margini boschivi.
Tuttavia, queste piante sono estremamente adattabili e si sono naturalizzate e diffuse ampiamente in molte altre parti del mondo, in particolare nel sud-est degli Stati Uniti, dove sono considerate specie invasive. Crescono in una vasta gamma di habitat, inclusi:
Aree disturbate: Bordi stradali, ferrovie, cantieri, discariche e aree abbandonate.
Margini forestali: Zone di transizione tra boschi e aree aperte.
Campi abbandonati e pascoli.
Radure e zone aperte con buona esposizione al sole.
Lungo fiumi e corsi d'acqua.
Prediligono climi temperati caldi e subtropicali con estati calde (temperature superiori a 27°C) e inverni miti (temperature non inferiori a -12°C). Richiedono una precipitazione annua di almeno 1000 mm per una crescita ottimale, ma possono tollerare periodi di siccità una volta stabilite grazie alle loro profonde radici tuberose.
Il Kudzu si adatta a diversi tipi di suolo, da quelli limosi e ben drenati a quelli più poveri e superficiali, e mostra una relativa indifferenza al pH del suolo. Tuttavia, non tollera suoli molto umidi o con ristagno idrico e preferisce pieno sole, anche se può sopravvivere in ombra parziale.
Grazie alla sua capacità di fissare l'azoto atmosferico, può prosperare anche in terreni poveri di nutrienti, superando spesso la vegetazione nativa. La sua rapida crescita e la capacità di formare dense coperture lo rendono una minaccia per la biodiversità in molte regioni in cui è stato introdotto.
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 3 Puerariae Radix, 2007
Chinese Pharmacopoeia Commission, Pharmacopoeia of the People's Republic of China Pueraria lobata, edizioni aggiornate
Keung Wai Ming, Pueraria A Review of Chemical and Pharmacological Studies, Journal of Ethnopharmacology, 2002
Zhang Rui, Li Ying, Wang Wei, Enhancement of Isoflavone Content and Pharmacological Significance in Pueraria lobata, Phytotherapy Research, 2013
Wong Kwok Hon, Li Guo Qing, Li Kai Ming, Razmovski-Naumovski Vesna, Chan Kelvin, Kudzu Root The Pharmacological Potential and Benefit in Alcohol Abuse and Dependence, Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, 2011
Zhou Yuxiang, Zhang Hong, Peng Chao, Puerarin An Important Bioactive Compound of Pueraria lobata, Fitoterapia, 2014
Prasain Jeevan B., Peng Ning, Rajbhandari Ramesh, Wyss J. Michael, The Chinese Pueraria Root A Review of Chemical and Pharmacological Properties, Journal of Traditional and Complementary Medicine, 2012
Yan Lihong, Wang Xiaohui, Liu Qian, Pueraria lobata Chemical Constituents Pharmacological Effects and Clinical Applications, Chinese Journal of Natural Medicines, 2016
He Xianli, Blount James W., Dixon Richard A., Regioselective Syntheses and Biological Activities of Major Isoflavones from Kudzu Root, Phytochemistry, 2011
United States Department of Agriculture, Dr Duke's Phytochemical and Ethnobotanical Databases Pueraria lobata, aggiornamenti continui
TOSSICITÀ: BASSA
Motivazione: I dati tossicologici disponibili sulla radice di Pueraria lobata indicano generalmente una buona tollerabilità alle dosi fitoterapiche comunemente impiegate. Gli effetti indesiderati documentati sono generalmente lievi e comprendono occasionalmente disturbi gastrointestinali, cefalea o reazioni cutanee. Non sono emerse evidenze di tossicità significativa nell'uso corretto della droga vegetale e degli estratti standardizzati, pur richiedendo cautela in specifiche condizioni cliniche legate all'attività estrogeno-simile di alcuni costituenti. Evidenza disponibile: studi clinici, dati di farmacovigilanza, studi tossicologici animali e osservazioni cliniche.
EFFICACIA: DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
Motivazione: Esistono studi clinici controllati, revisioni sistematiche e una lunga tradizione d'uso relativi a specifici preparati di Pueraria lobata, in particolare alla radice e agli estratti standardizzati ricchi di puerarina e isoflavoni. Le evidenze cliniche riguardano soprattutto alcune applicazioni specifiche quali consumo di alcol, sintomi vasomotori, parametri cardiovascolari e metabolici, ma i risultati non sono uniformi per tutti gli estratti, i dosaggi e le indicazioni. L'efficacia risulta pertanto dipendente dalla parte utilizzata, dal contenuto in isoflavoni e dalla forma farmaceutica impiegata. Evidenza disponibile: studi clinici controllati, revisioni sistematiche, studi osservazionali, studi in vivo e in vitro.
Confermate da studi scientifici e clinici
Riduzione del consumo di alcol e della quantità di alcol assunta. Esistono studi clinici controllati e revisioni sistematiche che hanno valutato estratti standardizzati di radice di Pueraria lobata in soggetti consumatori di alcol. I risultati mostrano una riduzione del numero di bevande consumate e modificazioni di alcuni comportamenti correlati all'assunzione di alcol. Le evidenze sono limitate a specifici estratti e non consentono di estendere automaticamente il risultato a tutte le preparazioni della specie.
Supporto nel disturbo da uso di alcol. Alcuni studi clinici controllati e revisioni hanno riportato effetti favorevoli in soggetti con consumo problematico di alcol. Le evidenze sono considerate promettenti ma dipendono dagli estratti utilizzati e dalla standardizzazione in isoflavoni, in particolare puerarina.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività vasodilatatrice e cardiovascolare. Supportata da studi in vitro, studi animali e studi clinici preliminari. Gli effetti sono stati osservati soprattutto con estratti standardizzati e con puerarina isolata. Le evidenze cliniche non sono sufficienti per definire indicazioni terapeutiche universalmente validate.
Attività neuroprotettiva. Supportata da numerosi studi in vitro e modelli animali che hanno mostrato effetti favorevoli su parametri neurologici e neurochimici. Mancano conferme cliniche adeguate.
Attività antiossidante. Supportata da studi in vitro, studi animali e caratterizzazione farmacologica degli isoflavoni della specie. Non esistono evidenze cliniche sufficienti che dimostrino un beneficio terapeutico specifico nell'uomo.
Attività antinfiammatoria. Supportata da studi in vitro e modelli animali. La rilevanza clinica rimane da confermare.
Attività ipoglicemizzante e modulatrice del metabolismo glucidico. Supportata da studi animali, studi farmacologici e limitati studi clinici preliminari. I risultati non consentono attualmente di formulare indicazioni terapeutiche validate.
Attività ipolipidemizzante. Supportata da studi animali, studi farmacologici e limitate osservazioni cliniche. Le evidenze disponibili risultano insufficienti per una conferma clinica definitiva.
Attività epatoprotettiva sperimentale. Supportata da studi in vitro e modelli animali, in particolare in contesti sperimentali correlati all'esposizione ad alcol e a stress ossidativo. Mancano conferme cliniche adeguate.
Attività antiosteoporotica e di modulazione del metabolismo osseo. Supportata da studi animali e da studi farmacologici correlati agli isoflavoni della specie. Le evidenze cliniche rimangono limitate e non conclusive.
Attività estrogeno-simile. Supportata da studi in vitro, studi animali e studi farmacologici. L'importanza clinica e le possibili applicazioni terapeutiche restano oggetto di valutazione.
Attività immunomodulante. Supportata da studi in vitro e modelli animali. Non sono disponibili evidenze cliniche sufficienti.
Uso storico e nella tradizione
Uso tradizionale nella medicina cinese per il trattamento degli stati febbrili.
Uso tradizionale per rigidità muscolare del collo e delle spalle.
Uso tradizionale come rimedio per cefalea associata a condizioni febbrili.
Uso tradizionale per sete e disidratazione associate a malattie febbrili.
Uso tradizionale come supporto nei disturbi correlati al consumo di alcol.
Uso tradizionale per disturbi gastrointestinali e diarrea.
Uso tradizionale come componente di numerose formulazioni classiche della medicina tradizionale cinese destinate ai disturbi della circolazione e alle condizioni febbrili.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 3, Radix Puerariae, 2007
Chinese Pharmacopoeia Commission, Pharmacopoeia of the People's Republic of China, Monograph on Pueraria lobata, edizioni aggiornate
Ulbricht Catherine, Costa Daniel, Dam Christopher, et al., An Evidence-Based Systematic Review of Kudzu (Pueraria lobata) by the Natural Standard Research Collaboration, Journal of Dietary Supplements, 2015
Wong Kwok Hon, Li Guo Qing, Li Kai Ming, Razmovski-Naumovski Vesna, Chan Kelvin, Kudzu Root: Traditional Uses and Potential Benefits in Alcohol Abuse and Dependence, Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, 2011
Prasain Jeevan B., Peng Ning, Rajbhandari Ramesh, Wyss J. Michael, The Chinese Pueraria Root (Gegen): A Review of Its Chemistry and Pharmacology, Journal of Traditional and Complementary Medicine, 2012
Keung Wai Ming, Pueraria: The Genus Pueraria. A Review of Its Phytochemistry and Pharmacology, Journal of Ethnopharmacology, 2002
Zhou Yuxiang, Zhang Hong, Peng Chao, Puerarin: A Review of Pharmacological Effects, Fitoterapia, 2014
Yan Lihong, Wang Xiaohui, Liu Qian, Pueraria lobata: Chemical Constituents, Pharmacological Effects and Clinical Applications, Chinese Journal of Natural Medicines, 2016
Zhang Rui, Li Ying, Wang Wei, Pharmacological Activities and Therapeutic Potential of Isoflavones from Pueraria lobata, Phytotherapy Research, 2013
He Xianli, Blount James W., Dixon Richard A., Bioactive Isoflavonoids of Pueraria lobata and Their Biological Activities, Phytochemistry, 2011
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
LA RADICE CONTIENE ISOFLAVONI, IN PARTICOLARE PUERARINA, DAIDZINA E DAIDZEINA, DOTATI DI ATTIVITÀ ESTROGENO-SIMILE IN MODELLI SPERIMENTALI. NEI SOGGETTI CON PATOLOGIE ORMONO-SENSIBILI L'IMPIEGO RICHIEDE CAUTELA POICHÉ LA RILEVANZA CLINICA NELL'UOMO NON È STATA COMPLETAMENTE DEFINITA. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI IN VITRO, STUDI IN VIVO ANIMALI E DATI FARMACOLOGICI.
SONO STATI DESCRITTI EFFETTI VASODILATATORI E MODIFICAZIONI EMODINAMICHE IN STUDI FARMACOLOGICI E CLINICI CONDOTTI CON ESTRATTI STANDARDIZZATI E CON PUERARINA. NEI SOGGETTI CON ALTERAZIONI CARDIOVASCOLARI O IN TRATTAMENTO FARMACOLOGICO CONCOMITANTE È OPPORTUNO CONSIDERARE TALE ATTIVITÀ BIOLOGICA. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI CLINICI, STUDI FARMACOLOGICI E STUDI IN VIVO.
ALCUNI STUDI CLINICI E SPERIMENTALI HANNO EVIDENZIATO EFFETTI SUI PARAMETRI GLICEMICI E SUL METABOLISMO GLUCIDICO. SEBBENE LA RILEVANZA CLINICA NON SIA COMPLETAMENTE DEFINITA, TALE ATTIVITÀ DEVE ESSERE CONSIDERATA NELL'INTERPRETAZIONE DEI RISULTATI DEGLI STUDI E NELL'IMPIEGO DI ESTRATTI CONCENTRATI. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI CLINICI PRELIMINARI, STUDI ANIMALI E STUDI FARMACOLOGICI.
LA MAGGIOR PARTE DELLE EVIDENZE CLINICHE DISPONIBILI RIGUARDA ESTRATTI STANDARDIZZATI DELLA RADICE O PREPARAZIONI CARATTERIZZATE PER IL CONTENUTO DI PUERARINA E ISOFLAVONI; I RISULTATI NON SONO AUTOMATICAMENTE TRASFERIBILI A PREPARAZIONI NON STANDARDIZZATE, POLVERI GREZZE O PRODOTTI CON COMPOSIZIONE FITOCHIMICA DIFFERENTE. EVIDENZA DISPONIBILE: REVISIONI SISTEMATICHE, STUDI CLINICI E MONOGRAFIE FARMACOGNOSTICHE.
LE INFORMAZIONI DI SICUREZZA A LUNGO TERMINE DERIVANO PREVALENTEMENTE DA STUDI DI DURATA LIMITATA; I DATI RELATIVI ALL'IMPIEGO CONTINUATIVO PER PERIODI MOLTO PROLUNGATI RIMANGONO INCOMPLETI. EVIDENZA DISPONIBILE: REVISIONI CLINICHE E VALUTAZIONI TOSSICOLOGICHE.
LE EVIDENZE RELATIVE A POSSIBILI INTERAZIONI FARMACOLOGICHE DERIVANO PRINCIPALMENTE DA STUDI SPERIMENTALI E FARMACOLOGICI; PER MOLTE INTERAZIONI IPOTIZZATE MANCANO CONFERME CLINICHE SUFFICIENTI E DEFINITIVE. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI IN VITRO, STUDI ANIMALI E DATI FARMACOLOGICI.
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
IPERSENSIBILITÀ ACCERTATA A PUERARIA LOBATA (WILLD.) OHWI O AI PREPARATI OTTENUTI DALLA RADICE, DOCUMENTATA DA REAZIONI ALLERGICHE O DI IPERSENSIBILITÀ SUCCESSIVE ALL'ASSUNZIONE DELLA SPECIE.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Estratto secco della radice (Puerariae Radix) standardizzato in isoflavoni totali. È la forma fitoterapica maggiormente studiata. Nella letteratura clinica e farmacologica gli estratti utilizzati sono generalmente standardizzati tra il 20% e il 40% di isoflavoni totali oppure caratterizzati per il contenuto di puerarina. Per gli impieghi studiati in ambito metabolico, cardiovascolare e correlato al consumo di alcol vengono comunemente impiegati da 500 mg a 3000 mg al giorno di estratto standardizzato, suddivisi in una o più somministrazioni.
Estratto secco standardizzato in puerarina. Alcuni preparati asiatici sono standardizzati specificamente in puerarina, principale isoflavone bioattivo della specie. I titoli maggiormente utilizzati nella ricerca variano generalmente dal 10% al 40% di puerarina. Le dosi giornaliere comunemente impiegate negli studi clinici e sperimentali corrispondono generalmente a 100-600 mg di puerarina totale.
Polvere micronizzata della radice. Ottenuta dalla radice essiccata e polverizzata senza successiva standardizzazione. Viene utilizzata soprattutto nella tradizione asiatica e negli integratori alimentari. I dosaggi comunemente riportati sono compresi tra 1 e 10 g al giorno, in funzione della preparazione e dell'obiettivo di impiego. Non esiste un titolo minimo universalmente accettato per garantire uno specifico effetto terapeutico.
Estratto idroalcolico fluido della radice. Utilizzato soprattutto nella fitoterapia tradizionale cinese e nella preparazione di formulazioni composte. La standardizzazione varia considerevolmente tra i produttori. Le dosi equivalenti corrispondono generalmente a 2-10 ml al giorno di estratto fluido, in rapporto alla concentrazione dichiarata.
Estratto molle della radice. Impiegato prevalentemente come ingrediente di formulazioni fitoterapiche multi-componente. Quando standardizzato, il riferimento quantitativo è generalmente il contenuto di isoflavoni totali o di puerarina. La posologia dipende dal grado di concentrazione dell'estratto.
Estratto purificato ricco di isoflavoni. Utilizzato principalmente in prodotti nutraceutici destinati al supporto metabolico, cardiovascolare e al benessere femminile. I preparati disponibili contengono generalmente dal 20% al 60% di isoflavoni totali. Le dosi giornaliere comunemente utilizzate variano da 100 mg a 1000 mg di estratto.
Estratto titolato per il benessere femminile. Alcuni integratori sono standardizzati per apportare quantitativi definiti di isoflavoni totali, generalmente compresi tra 40 mg e 120 mg al giorno, impiegati soprattutto negli studi sui sintomi vasomotori della menopausa. Le evidenze cliniche restano dipendenti dalla specifica formulazione utilizzata.
Preparazioni omeopatiche. Sono disponibili preparazioni ottenute dalla radice di Pueraria lobata in diverse diluizioni omeopatiche, generalmente dalla tintura madre fino a diluizioni decimali e centesimali. Non esistono titolazioni fitochimiche richieste per l'effetto terapeutico omeopatico e non sono disponibili evidenze cliniche robuste che consentano di definire una posologia fitoterapica basata su principi attivi quantificabili.
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 3, Radix Puerariae, 2007
Chinese Pharmacopoeia Commission, Pharmacopoeia of the People's Republic of China, Monograph on Pueraria lobata, edizioni aggiornate
Ulbricht Catherine, Costa Daniel, Dam Christopher, et al., An Evidence-Based Systematic Review of Kudzu (Pueraria lobata) by the Natural Standard Research Collaboration, Journal of Dietary Supplements, 2015
Wong Kwok Hon, Li Guo Qing, Li Kai Ming, Razmovski-Naumovski Vesna, Chan Kelvin, Kudzu Root: Traditional Uses and Potential Benefits in Alcohol Abuse and Dependence, Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, 2011
Prasain Jeevan B., Peng Ning, Rajbhandari Ramesh, Wyss J. Michael, The Chinese Pueraria Root (Gegen): A Review of Its Chemistry and Pharmacology, Journal of Traditional and Complementary Medicine, 2012
Keung Wai Ming, Pueraria: The Genus Pueraria. A Review of Its Phytochemistry and Pharmacology, Journal of Ethnopharmacology, 2002
Zhou Yuxiang, Zhang Hong, Peng Chao, Puerarin: A Review of Pharmacological Effects, Fitoterapia, 2014
Yan Lihong, Wang Xiaohui, Liu Qian, Pueraria lobata: Chemical Constituents, Pharmacological Effects and Clinical Applications, Chinese Journal of Natural Medicines, 2016
Zhang Rui, Li Ying, Wang Wei, Pharmacological Activities and Therapeutic Potential of Isoflavones from Pueraria lobata, Phytotherapy Research, 2013
He Xianli, Blount James W., Dixon Richard A., Bioactive Isoflavonoids of Pueraria lobata and Their Biological Activities, Phytochemistry, 2011
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Decotto semplice di Pueraria lobata
Preparazione ottenuta con 6-12 g di radice essiccata tagliata in 300-500 ml di acqua. Bollire dolcemente per 20-30 minuti e filtrare. La dose giornaliera tradizionalmente utilizzata nella medicina cinese varia da 6 a 15 g di droga secca. È la forma classica impiegata per le applicazioni tradizionali della radice.
Infuso leggero di Pueraria lobata
Preparazione ottenuta con 3-5 g di radice finemente triturata in 250 ml di acqua calda lasciata in infusione per circa 15-20 minuti. L'estrazione degli isoflavoni è inferiore rispetto al decotto, pertanto questa forma è meno utilizzata nella tradizione farmacognostica della specie.
Decotto di Pueraria lobata e Zingiber officinale
Preparazione ottenuta con 9 g di radice di Pueraria lobata e 2-3 g di rizoma di Zingiber officinale in 500 ml di acqua. Bollire per circa 25 minuti e filtrare. L'associazione è documentata nella tradizione fitoterapica asiatica per impieghi correlati agli stati febbrili e al benessere generale.
Decotto di Pueraria lobata e Glycyrrhiza uralensis
Preparazione ottenuta con 9 g di radice di Pueraria lobata e 3 g di radice di Glycyrrhiza uralensis in 500 ml di acqua. Bollire per 20-30 minuti e filtrare. Tale associazione è presente in diverse formulazioni tradizionali della medicina cinese.
Decotto di Pueraria lobata e Camellia sinensis
Preparazione ottenuta con 6 g di radice di Pueraria lobata e 2 g di foglie di Camellia sinensis in 400 ml di acqua. La radice viene fatta sobbollire per circa 20 minuti; le foglie di tè vengono aggiunte negli ultimi minuti di preparazione. Questa formulazione è stata studiata soprattutto in ambito metabolico e nutraceutico.
Formulazione erboristica tradizionale con Pueraria lobata, Glycyrrhiza uralensis e Zingiber officinale
Pueraria lobata radice 60%, Glycyrrhiza uralensis radice 20%, Zingiber officinale rizoma 20%. Utilizzare 10-15 g complessivi della miscela in 500 ml di acqua e far sobbollire per circa 30 minuti. La composizione deriva da associazioni tradizionalmente documentate nella farmacopea cinese.
Formulazione erboristica per il supporto metabolico
Pueraria lobata radice 50%, Camellia sinensis foglie 25%, Cinnamomum cassia corteccia 25%. Utilizzare 8-12 g complessivi della miscela in 500 ml di acqua e preparare come decotto leggero. Le evidenze disponibili riguardano principalmente studi sperimentali e osservazioni farmacologiche sulle singole componenti.
Formulazione erboristica tradizionale per il benessere cardiovascolare
Pueraria lobata radice 50%, Crataegus pinnatifida frutti 30%, Camellia sinensis foglie 20%. Utilizzare 8-12 g della miscela in 500 ml di acqua e preparare mediante lieve ebollizione per 20-25 minuti. L'associazione è coerente con gli impieghi tradizionali e con le evidenze farmacologiche disponibili sulle singole droghe.
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 3, Radix Puerariae, 2007
Chinese Pharmacopoeia Commission, Pharmacopoeia of the People's Republic of China, Monograph on Pueraria lobata, edizioni aggiornate
Keung Wai Ming, Pueraria A Review of Chemical and Pharmacological Studies, Journal of Ethnopharmacology, 2002
Prasain Jeevan B., Peng Ning, Rajbhandari Ramesh, Wyss J. Michael, The Chinese Pueraria Root (Gegen): A Review of Its Chemistry and Pharmacology, Journal of Traditional and Complementary Medicine, 2012
Wong Kwok Hon, Li Guo Qing, Li Kai Ming, Razmovski-Naumovski Vesna, Chan Kelvin, Kudzu Root: Traditional Uses and Potential Benefits in Alcohol Abuse and Dependence, Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, 2011
Ulbricht Catherine, Costa Daniel, Dam Christopher, et al., An Evidence-Based Systematic Review of Kudzu (Pueraria lobata) by the Natural Standard Research Collaboration, Journal of Dietary Supplements, 2015
Zhou Yuxiang, Zhang Hong, Peng Chao, Puerarin: A Review of Pharmacological Effects, Fitoterapia, 2014
Yan Lihong, Wang Xiaohui, Liu Qian, Pueraria lobata: Chemical Constituents, Pharmacological Effects and Clinical Applications, Chinese Journal of Natural Medicines, 2016
Bensky Dan, Clavey Steven, Stöger Erich, Chinese Herbal Medicine Materia Medica, 2004
Zhang Rui, Li Ying, Wang Wei, Pharmacological Activities and Therapeutic Potential of Isoflavones from Pueraria lobata, Phytotherapy Research, 2013
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
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SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Radice fresca:
Le radici giovani vengono sbucciate e consumate crude in insalate, con un sapore simile alla patata dolce ma con una consistenza più croccante. Vengono anche tagliate a fette e fritte come snack.
Radice bollita o al vapore:
Cuocere le radici per ammorbidirle e renderle simili alla consistenza delle castagne. Spesso utilizzata in zuppe e stufati per addensare e arricchire il brodo.
Amido di Kudzu (Kuzuko)
Estrazione dell'amido:
L'amido viene estratto dalle radici essiccate attraverso un processo di lavaggio, macinazione e sedimentazione. Il risultato è una polvere bianca e fine, utilizzata come addensante naturale.
Utilizzi in cucina:
Addensante per salse e zuppe: Alternative alla maizena o alla farina, specialmente nella cucina giapponese per piatti come ankake (salsa gelatinosa).
Dessert e dolci: Preparazione di pudding, gelatine e wagashi (dolci tradizionali giapponesi) per una texture liscia e trasparente.
Bevande: Sciolto in acqua calda con miele o zenzero per una bevanda energetica e digestiva
Il Kudzu radice viene usato principalmente come addensante in cucina ma in fitoterapia si rivela un buon antidiarroico se preparato nel seguente modo:
Sciogliere un cucchiaino colmo di polvere con poca acqua fredda fino a consistenza di crema, quindi diluirlo
in una tazza di acqua fredda e portare il tutto ad ebollizione mescolando fino a quando la soluzione è trasparente.
Assumere come colazione ed eventualmente anche come cena ma non superare le 2 tazze al giorno in quanto è una bevanda molto energetica.
Per aumentarne l'efficacia aggiungere un pizzico di 'gomasio' o 'polvere di kombu'.
La radice di Kudzu è spesso utilizzata dagli asiatico-americani in saponi, per i quali è tagliata a fette e cotta lentamente per ore, qualche volta insieme alla buccia del mandarino, carne e altri ingredienti. Ad Hong-Kong e nella Cina meridionale le radici tuberizzate fresche sono mangiate sotto forma di stufati, l´amido è utilizzato in dolci e pudding e come addensante per le salse.
In virtù della loro azione estrogenica alcune piante si dimostrano efficaci nell'impiego terapeutico per le turbe legate a un'insufficienza ovarica, per sindromi deficitarie dopo isterectomia e ovariectomia, per turbe mestruali della pubertà e per alcune manifestazioni fastidiose che caratterizzano la manifestazioni funzionali della menopausa come vampate di calore, turbe dell'umore, secchezza della mucosa vaginale, ecc. e per la sindrome premestruale.
Alcuni inconvenienti, come per es. le vampate, hanno una stretta relazione con l'ormone ipofisario; altri invece, come prurito, infiammazione pelvica e secchezza vaginale, sono relativi alla caduta del tasso ematico di estrogeni e possono migliorare con l'utilizzo di queste piante. In questi casi la fitoterapia rappresenta una terapia attiva e/o complementare alla terapia ormonale classica.
Le piante estrogeniche e progesterone-like sono: Angelica, Aletris, Erba medica, Salvia, Luppolo, Ginseng, Alchemilla, Verbena, Salsapariglia, Soia, Kudzu, Cimicifuga; l'Ortica ha azione antiandrogena e la Cimicifuga è attiva sulla secrezione dell'ormone ipofisario. L'Agnocasto aumenta la produzione dell'ormone luteinizzante, inibisce il rilascio dell'ormone che stimola il follicolo, portando ad uno spostamento del rapporto a favore degli estrogeni rispetto ai gestageni, producendo effetti ormonali utilizzati contro disturbi connessi alla menopausa; inoltre, sperimentalmente, inibisce la secrezione della prolattina, risultando efficace sia nella sindrome premestruale che nella iperprolattinemia.
Tratto da: Enrica Campanini "Dizionario di fitoterapia e piante medicinali"; A.Y. Leung & S. Foster "Enciclopedia delle piante medicinali"; Fabio Firenzuoli "Le 100 erbe della salute"
Fitoestrogeni e trattamenti ormonali: legami pericolosi
Il ricorso ai fitoestrogeni va evitato nelle donne con tumore della mammella e affette da deprivazione ormonale da ormonoterapia.
Le donne con carcinoma della mammella positivo per i recettori degli estrogeni devono evitare di ricorrere ai fitoestrogeni nel tentativo di ridurre gli effetti da deprivazione ormonale causati dalla ormonoterapia in atto. Il 70% circa dei carcinomi della mammella esprime recettori per gli estrogeni. Questo dato è alla base della terapia adiuvante con farmaci che riducono la stimolazione di questi recettori quali il tamoxifene e derivati e gli inibitori delle aromatasi. L'ormonoterapia di per sé causa però numerosi effetti collaterali da deprivazione ormonale. I sintomi meno tollerati sono la secchezza delle mucose e la sindrome vasomotoria (le cosiddette vampate), oltre alle manifestazioni legate al lungo trattamento (artralgie, tipicamente causate dagli inibitori delle aromatasi, osteoporosi, ipertensione, alterazioni del metabolismo lipidico). Nelle donne in menopausa, è diventata popolare l'assunzione di integratori alimentari, contenenti principalmente derivati della soia o del trifoglio rosso, nell'ipotesi che abbiano un'azione di contrasto sui sintomi della menopausa. Gli estratti di queste piante contengono infatti fitoestrogeni, e in particolare isoflavoni (genisteina, daidzeina e gliciteina dalla soia e biocanina A e formononetina dal trifoglio), sostanze che hanno una blanda azione sia estrogenica sia antiestrogenica. Queste caratteristiche hanno suggerito la loro indicazione anche alle donne in trattamento con tamoxifene o inibitori dell'aromatasi, suscitando allarme negli oncologi che ritengono tale pratica incongrua e rischiosa. Negli animali di laboratorio si è infatti dimostrato uno stimolo dose-dipendente da fitoestrogeni nella crescita di cellule tumorali umane della mammella estrogeno-sensibili (CMF-7) [1]. In modelli analoghi risulta anche abrogata la prevenzione del tamoxifene alla crescita tumorale [2]. A seguito della diffusione di tale pratica sono stati condotti due studi per verificare l'efficacia di integratori a base di soia (90-150 mg/die di isoflavoni) in pazienti sintomatiche per deprivazione ormonale (vampate diurne e notturne) [3,4]. Le pazienti, trattate per carcinoma della mammella e molte in trattamento con tamoxifene o raloxifene, sono state randomizzate in doppio cieco a ricevere il trattamento con isoflavoni o placebo. In nessuno dei due studi si sono rilevate differenze statisticamente significative nella sintomatologia, anche quando stratificate a ricevere tamoxifene. Per cui gli isoflavoni non sembrano ridurre la sintomatologia legata alla terapia ormonale e potrebbero invece avere un'attività di stimolo sulla crescita tumorale. Secondo alcuni lavori scientifici, le popolazioni asiatiche sarebbero meno esposte al rischio di carcinoma della mammella per l'elevata ingestione di derivati della soia: questa osservazione è di difficile interpretazione epidemiologica e non può essere trasferita alle popolazioni occidentali né ad altri effetti ormonali degli isoflavoni [5,6]. Tali sostanze, quindi, vanno utilizzate con molta cautela da parte delle donne con carcinoma della mammella e solo se con recettori ormonali negativi. I medici che hanno pazienti in trattamento con tamoxifene o inibitori delle aromatasi dovrebbero vigilare e sconsigliare l'uso di prodotti a elevato titolo di fitoestrogeni, anche perché molti degli integratori alimentari in commercio rimandano a siti Internet nei quali sono rivendicati effetti terapeutici non dimostrati, sostenuti con letteratura di parte o mal interpretata.
I fitoestrogeni sono estratti di piante medicinali capaci di interagire con i recettori per gli estrogeni (1).
Quattro trial clinici randomizzati di breve durata (in linea di massima di scarsa qualità metodologica) hanno valutato gli effetti di alte dosi di fitoestrogeni della soia (50-100 mg/die di isoflavoni) verso placebo in donne in post-menopausa. Pur in presenza di risultati contrastanti, questi trial sembrano suggerire un leggero effetto preventivo sulle vampate di calore (al meglio, circa 2 episodi evitati a settimana). Poche sono però le conoscenze sui rischi connessi con l'uso prolungato di alte dosi di fitoestrogeni, soprattutto per quanto riguarda il rischio di tromboembolismo e di neoplasie a carico della mammella e dell'endometrio (effetti noti degli estrogeni).
Un trial randomizzato in doppio-cieco, condotto in Italia, ha valutato l'impatto a lungo termine dei fitoestrogeni sull'endometrio (2). Questo è stato il primo trial volto a stabilire gli effetti a lungo termine dei fitoestrogeni. Sono state reclutate 376 donne in post-menopausa non isterectomizzate e randomizzate in un gruppo trattato con un prodotto a base di soia contenente 150 mg/die di isoflavone ed in un gruppo placebo. Le donne sono state sottoposte a biopsia dell'endometrio al momento dell'arruolamento, dopo 30 mesi e dopo 5 anni di trattamento. La biopsia dopo 5 anni è stata eseguita in 319 donne. È stata riscontrata iperplasia dell'endometrio nel 3.8% delle donne trattate con il prodotto a base di soia, ma in nessuna delle donne del gruppo placebo (p
Storia e Cultura
Radice Antica della Medicina Cinese: Conosciuta come "Gé Gēn", il Kudzu è una delle erbe fondamentali della Medicina Tradizionale Cinese da oltre due millenni. Il classico trattato "Shen Nong Ben Cao Jing" ne decantava già le virtù per trattare febbre, sete e problemi digestivi.
L'Erba che Placa l'Alcol: È famosa per il suo uso tradizionale nel trattamento dell'abuso di alcol e dei postumi di una sbornia. Studi moderni hanno investigato il suo potenziale nel ridurre il consumo di alcolici e alleviare i sintomi dell'astinenza, sebbene i risultati non siano conclusivi.
Un Nome Giapponese per un'Invasiva Americana: Il nome "Kudzu" deriva dal giapponese "kuzu" (クズ). La pianta fu introdotta con entusiasmo negli Stati Uniti dalla Giappone alla fine del XIX secolo, durante una fiera internazionale, come pianta ornamentale e foraggera.
Curiosità e Impatto Ambientale
"La Pianta che Mangia il Sud": Negli Stati Uniti, specialmente negli stati del sud, il Kudzu è diventato un'icona negativa per la sua crescita invasiva e incontrollabile. È famosa la battuta "la sola cosa che cresce più veloce del Kudzu in Alabama è la leggenda sul suo conto". È considerata un'infestante che ricopre interi boschi, edifici abbandonati e veicoli.
Crescita da Record: La sua velocità di crescita è proverbiale. In condizioni ottimali, un viticcio di Kudzu può crescere fino a 30 cm al giorno, permettendogli di soffocare qualsiasi altra vegetazione.
Usi Insoliti e Creativi: Nonostante il suo status di infestante, negli USA si è tentato di ricavarne prodotti artigianali. Con le sue lunghe fibre, simili a quelle della canapa, si producono cesti, cordame e persino una forma di carta. I fiori, profumati, sono usati per fare gelatine e sciroppi.
Un Passato Ingegnoso: In Giappone, la fibra ricavata dalla radice era tradizionalmente utilizzata per tessere un tessuto robusto, chiamato "kuzu-fu", impiegato per abiti e tappezzeria. L'amido estratto ("kuzuko") è un prezioso addensante in cucina, noto per la sua texture particolarmente liscia e lucida.