ALBERO SEMPREVERDE ALTO 10-25 M CON FUSTO CILINDRICO DRITTO E CHIOMA DENSA E ARROTONDATA. FOGLIE SEMPLICI, ELLITTICHE, CORIACEE, LUNGAMENTE PICCIOLATE, LUNGHE 8-10 CM. FIORI PICCOLI, BIANCHI O CREMA, IN RACEMI ASCELLARI DI 3-8 CM. FRUTTI SIMILI A PICCOLE DRUPE ROSSE SCURE O VIOLACEE. DIFFUSO NEGLI HABITAT AFROMONTANI DELL'AFRICA ORIENTALE E AUSTRALE E IN MADAGASCAR.
NOVEMBRE DICEMBRE GENNAIO FEBBRAIO (STAGIONE SECCA AFRICANA), CON PICCOLI FIORI BIANCO-VERDASTRI
Si trova negli habitat afromontani dell'Africa orientale e australe, così come in Madagascar. Cresce tipicamente tra i 900 e i 3400 metri di altitudine, in foreste pluviali di montagna, foreste montane e foreste ripariali. Predilige climi umidi con precipitazioni annue tra i 900 e i 3400 mm ed è moderatamente resistente al gelo. Questa specie è considerata una specie secondaria che necessita di luce. Si trova anche ai margini di foreste secche a galleria e in boschi misti di Podocarpus latifolius e Olea capensis subsp. hochstetteri. Il Prunus africana prospera in posizioni soleggiate e preferisce terreni da medi a leggeri con un pH compreso tra 5.5 e 6.5, ma tollera anche valori tra 5 e 7.
European Medicines Agency, Assessment report on Prunus africana, cortex, 2015
European Medicines Agency, Community herbal monograph on Prunus africana, cortex, 2015
ESCOP Monographs, Prunus africana, 2003
Steenkamp V, Gouws MC, Pygeum africanum bark extract for benign prostatic hyperplasia, Journal of Ethnopharmacology, 2006
Wilt TJ et al., Pygeum africanum for benign prostatic hyperplasia, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2002
Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
TOSSICITÀ: BASSA
Motivazione: dati clinici e farmacovigilanza indicano buona tollerabilità alle dosi terapeutiche con effetti avversi generalmente lievi e transitori a carico dell’apparato gastrointestinale; assenza di tossicità sistemica significativa documentata negli studi clinici e nelle monografie ufficiali
EFFICACIA: CONFERMATA DA EVIDENZE SCIENTIFICHE
Motivazione: supportata da studi clinici randomizzati controllati e revisioni sistematiche sull’estratto di corteccia nel trattamento dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna, con miglioramento di parametri urinari e sintomatologia; evidenza clinica diretta sulla specie e riconoscimento in monografie ufficiali
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Confermate da studi scientifici e clinici
Attività nel trattamento dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna con indicazione su disturbi urinari del basso tratto. Studi clinici randomizzati controllati e revisioni sistematiche mostrano miglioramento di parametri quali nicturia, flusso urinario e sintomi irritativi e ostruttivi; evidenza clinica diretta sulla specie, con efficacia sintomatica moderata e variabilità tra studi.
Attività antiinfiammatoria prostatica con indicazione nei processi infiammatori associati a ipertrofia prostatica benigna. Studi clinici e osservazionali indicano riduzione dei sintomi correlati all’infiammazione prostatica; il dato clinico è presente ma spesso derivato da endpoint secondari.
Attività modulante sulla funzione urinaria con indicazione nella disuria e nella pollachiuria associate a ipertrofia prostatica benigna. Evidenza clinica derivata da studi controllati che documentano miglioramento soggettivo e oggettivo della sintomatologia urinaria.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività antiandrogenica con inibizione della cinque alfa reduttasi e riduzione della conversione del testosterone in diidrotestosterone. Evidenza da studi in vitro su estratti di corteccia e modelli sperimentali; correlazione con effetto clinico plausibile ma non completamente dimostrata in vivo umano.
Attività antiproliferativa su cellule prostatiche. Evidenza in vitro con inibizione della proliferazione cellulare e modulazione dei fattori di crescita; assenza di conferma clinica diretta.
Attività antinfiammatoria sistemica con modulazione di mediatori come prostaglandine e leucotrieni. Evidenza da studi in vitro e modelli animali; rilevanza clinica non completamente definita.
Attività anti-edemigena a livello prostatico. Evidenza indiretta da studi sperimentali e osservazioni cliniche non controllate; mancano studi clinici specifici su questo endpoint isolato.
Uso storico e nella tradizione
Uso nel trattamento dei disturbi urinari maschili e delle difficoltà minzionali.
Uso nelle affezioni prostatiche e nei disturbi legati all’età maschile.
Uso come rimedio per infiammazioni del tratto urinario inferiore.
European Medicines Agency, Assessment report on Prunus africana cortex, 2015
European Medicines Agency, Community herbal monograph on Prunus africana cortex, 2015
ESCOP Monographs, Prunus africana, 2003
Wilt TJ et al., Pygeum africanum for benign prostatic hyperplasia, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2002
Steenkamp V, Gouws MC, Pygeum africanum for benign prostatic hyperplasia, Journal of Ethnopharmacology, 2006
Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
QUESTA PIANTA RIENTRA NELLA LISTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER L'IMPIEGO NON AMMESSO NEL SETTORE DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI.
NON SONO RIPORTATE CONTROINDICAZIONI ASSOLUTE SUPPORTATE DA EVIDENZE CLINICHE DIRETTE SULLA SPECIE NELLE MONOGRAFIE UFFICIALI E NEGLI STUDI CLINICI DISPONIBILI.
USO NEI DISTURBI URINARI MASCHILI DA IPERTROFIA PROSTATICA BENIGNA DEVE ESSERE PRECEDUTO DA VALUTAZIONE MEDICA PER ESCLUDERE PATOLOGIE MALIGNE PROSTATICHE O ALTRE CAUSE OSTRUTTIVE; EVIDENZA BASATA SU RACCOMANDAZIONI CLINICHE PRESENTI NELLE MONOGRAFIE UFFICIALI.
POSSIBILI DISTURBI GASTROINTESTINALI LIEVI COME NAUSEA, DOLORE ADDOMINALE O DISPEPSIA; EVIDENZA CLINICA DERIVATA DA STUDI CONTROLLATI E DATI DI FARMACOVIGILANZA.
POSSIBILE INTERAZIONE FARMACODINAMICA CON FARMACI ATTIVI SULLA PROSTATA O SUL METABOLISMO ORMONALE, IN PARTICOLARE PER PLAUSIBILE ATTIVITÀ ANTIANDROGENICA E INIBIZIONE DELLA CINQUE ALFA REDUTTASI; EVIDENZA BASATA SU STUDI IN VITRO E DATI FARMACOLOGICI, CON LIMITATA CONFERMA CLINICA DIRETTA.
USO NON RACCOMANDATO IN DONNE, GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO PER ASSENZA DI DATI CLINICI SPECIFICI SULLA SICUREZZA; EVIDENZA DERIVATA DA ASSENZA DI STUDI E APPROCCIO PRECAUZIONALE DOCUMENTATO NELLE MONOGRAFIE UFFICIALI.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
ANDROGENI
ANTIANDROGENI
FARMACI PER IPETROFIA O IPERPLASIA PROSTATICA BENIGNA
TERAPIE ORMONALI
(Erbe che possono aumentare l'efficacia fitoterapica)
Estratto secco standardizzato della corteccia titolato in fitosteroli totali espressi come beta sitosterolo e in triterpeni pentaciclici. Il titolo comunemente utilizzato negli studi clinici è compreso tra 13 e 14 per cento di steroli totali oppure 0,5 per cento di n docosanol come marker di qualità. La posologia clinicamente documentata è pari a 75 200 mg al giorno di estratto secco standardizzato, suddiviso in una o due somministrazioni, per il trattamento sintomatico dell’ipertrofia prostatica benigna.
Estratto lipofilico ottenuto con solventi organici della corteccia, standardizzato in fitosteroli e acidi grassi. Questo tipo di estratto è quello maggiormente utilizzato nei trial clinici controllati. La posologia tipica è equivalente a 100 mg due volte al giorno oppure 50 mg due volte al giorno in base alla concentrazione dell’estratto, con durata minima di trattamento di almeno quattro settimane per osservare effetti clinici significativi.
Estratto fluido o tintura idroalcolica della corteccia con rapporto droga estratto generalmente compreso tra 1 a 1 e 1 a 2. Non esistono standardizzazioni universalmente accettate né evidenze cliniche robuste per questa forma rispetto agli estratti secchi lipofilici. La posologia tradizionale varia tra 1 e 2 ml due o tre volte al giorno, ma l’efficacia risulta dipendente dalla concentrazione in fitosteroli.
Capsule o compresse contenenti estratto secco titolato associate ad altri fitocomplessi per il supporto della funzione prostatica. In questi prodotti il contenuto di Prunus africana è generalmente standardizzato per garantire un apporto giornaliero di 75 200 mg di estratto. L’efficacia è attribuibile principalmente alla quota standardizzata di steroli e triterpeni.
Preparazioni omeopatiche ottenute dalla corteccia di Prunus africana secondo diluizioni centesimali o decimali. Le diluizioni comunemente impiegate sono dalla 3 DH alla 30 CH. Non esistono evidenze scientifiche cliniche dirette che supportino l’efficacia terapeutica di queste preparazioni nella patologia prostatica o in altre indicazioni.
European Medicines Agency, Community herbal monograph on Prunus africana cortex, 2015
European Medicines Agency, Assessment report on Prunus africana cortex, 2015
ESCOP Monographs, Prunus africana, 2003
Wilt TJ et al., Pygeum africanum for benign prostatic hyperplasia, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2002
Steenkamp V, Gouws MC, Pygeum africanum for benign prostatic hyperplasia, Journal of Ethnopharmacology, 2006
Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Decotto di corteccia di Prunus africana per uso tradizionale. Si utilizzano 5 g di corteccia essiccata e frammentata in 200 ml di acqua, portando a ebollizione e lasciando sobbollire per 10 15 minuti, quindi filtrando. Assunzione fino a due volte al giorno. L’impiego è tradizionale e non supportato da evidenze cliniche equivalenti agli estratti standardizzati, con variabilità significativa nel contenuto di fitosteroli.
Infuso combinato con Serenoa repens per il supporto della funzione prostatica. Si utilizzano 3 g di corteccia di Prunus africana e 2 g di frutti di Serenoa repens in 250 ml di acqua calda, lasciando in infusione per 10 minuti. Assunzione una o due volte al giorno. L’associazione è coerente con evidenze farmacologiche sinergiche, ma la forma infuso non garantisce estrazione adeguata dei componenti lipofili responsabili dell’attività.
Decotto combinato con Urtica dioica radice per sintomi urinari associati a ipertrofia prostatica benigna. Si utilizzano 3 g di corteccia di Prunus africana e 3 g di radice di ortica in 250 ml di acqua, con ebollizione per 10 15 minuti. Assunzione una o due volte al giorno. L’associazione è documentata in fitoterapia e supportata da dati clinici per gli estratti, ma non per la forma decozione.
Infuso con Epilobium parviflorum per disturbi urinari del basso tratto. Si utilizzano 2 g di corteccia di Prunus africana e 2 g di epilobio in 200 ml di acqua calda, lasciando in infusione per 10 minuti. Assunzione fino a due volte al giorno. Evidenze farmacologiche suggeriscono complementarità, ma l’estrazione dei fitosteroli risulta limitata.
Formulazione erboristica in miscela con Cucurbita pepo semi e Urtica dioica radice. Si utilizzano 2 g di corteccia di Prunus africana, 3 g di semi di zucca e 3 g di radice di ortica in decotto in 300 ml di acqua per 15 minuti. Assunzione una volta al giorno. L’associazione è coerente con approcci fitoterapici integrati per la prostata, ma la biodisponibilità dei principi attivi della corteccia rimane inferiore rispetto agli estratti standardizzati.
European Medicines Agency, Community herbal monograph on Prunus africana cortex, 2015
European Medicines Agency, Assessment report on Prunus africana cortex, 2015
ESCOP Monographs, Prunus africana, 2003
Wilt TJ et al., Pygeum africanum for benign prostatic hyperplasia, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2002
Steenkamp V, Gouws MC, Pygeum africanum for benign prostatic hyperplasia, Journal of Ethnopharmacology, 2006
EMA HMPC, Assessment report on Serenoa repens, 2015
EMA HMPC, Assessment report on Urtica dioica radix, 2012
EMA HMPC, Assessment report on Epilobium angustifolium/herba, 2016
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Prunus africana è una specie arborea originaria delle foreste montane dell’Africa subsahariana, diffusa soprattutto in aree comprese tra i 900 e i 3000 metri di altitudine, dove svolge un ruolo ecologico rilevante come specie forestale dominante e come fonte di biodiversità per numerosi organismi.
La specie è conosciuta da secoli nella medicina tradizionale africana, in particolare presso popolazioni dell’Africa centrale e orientale, dove la corteccia veniva utilizzata per trattare disturbi urinari maschili, infezioni e condizioni infiammatorie, ben prima della sua introduzione nella fitoterapia occidentale.
L’interesse scientifico occidentale per Prunus africana si sviluppa nel corso del ventesimo secolo, quando osservazioni etnomediche portano all’isolamento dei suoi principi attivi e alla successiva integrazione negli approcci fitoterapici europei per il trattamento dei sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna.
La raccolta della corteccia rappresenta un aspetto critico dal punto di vista ecologico, poiché un prelievo non sostenibile può compromettere la sopravvivenza della pianta. Questo ha portato all’inserimento della specie negli elenchi di protezione internazionale e alla regolamentazione del commercio attraverso convenzioni come CITES.
Dal punto di vista botanico, la specie è stata oggetto di revisione tassonomica, passando dal nome Pygeum africanum al nome attualmente accettato Prunus africana, riflettendo una migliore comprensione delle relazioni filogenetiche all’interno della famiglia Rosaceae.
La corteccia presenta caratteristiche organolettiche distintive, tra cui un sapore amaro e un contenuto rilevante di composti lipofili, che hanno influenzato le modalità di estrazione industriale privilegiando metodi che preservino i fitosteroli e i triterpeni responsabili dell’attività biologica.
Negli ultimi decenni, l’aumento della domanda internazionale ha reso Prunus africana un esempio emblematico di pianta medicinale soggetta a pressione commerciale, stimolando programmi di coltivazione sostenibile e di gestione forestale controllata in diversi paesi africani.
La specie rappresenta anche un caso di studio nel campo della bioprospezione e della valorizzazione delle conoscenze tradizionali, evidenziando l’importanza dell’integrazione tra sapere etnobotanico e ricerca farmacologica moderna.