PIANTA ERBACEA ANNUA O BIENNALE ALTA FINO A 60 CM, SIMILE ALLA LATTUGA COLTVATA PER USO ALIMENTARE, CON FUSTO VERDE O VIOLACEO, SPESSO E GRANDI FOGLIE LANCEOLATE DENTATE COLOR VERDE SCURO. INFIORESCENZE A PANNOCCHIE CON FIORI GIALLI RACCOLTI IN CAPOLINI CHE PRODUCONO ACHENI NERASTRI CON UNA PIUMETTA BIANCA.
LUGLIO AGOSTO SETTEMBRE (PIENA ESTATE), CON PICCOLI FIORI GIALLI A CAPOLINO
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____GIALLO ____GIALLO CHIARISSIMO ____GIALLOGNOLO
Originaria dell'Europa centro-meridionale e del Nord Africa, ma si è naturalizzata in molte altre regioni temperate del mondo, tra cui Nord e Sud America, Australia e Nuova Zelanda. Predilige habitat aperti e disturbati, come margini stradali, campi incolti, discariche, aree ruderali, boschi radi e radure. Cresce bene in terreni ben drenati, anche poveri e sassosi, con una preferenza per suoli da neutri a leggermente alcalini. Si adatta a climi temperati con estati calde e inverni miti, tollerando una certa siccità. La sua capacità di produrre numerosi semi favorisce la sua rapida diffusione in nuovi ambienti. È spesso considerata una pianta infestante in alcune regioni a causa della sua natura invasiva.
Motivazione: presenza di effetti avversi documentati in letteratura clinica e tossicologica quali sedazione marcata, vertigini, nausea e, a dosi elevate, possibili effetti neurologici e cardiovascolari; evidenza derivata da case report, dati osservazionali e farmacologia dei costituenti attivi, con margine terapeutico non ben definito e variabilità legata alla preparazione utilizzata
EFFICACIA: DUBBIA O NON CONFERMATA
Motivazione: assenza di studi clinici controllati e revisioni sistematiche su Lactuca virosa L.; le evidenze disponibili derivano principalmente da studi in vivo animale che suggeriscono attività sedativa e analgesica attribuita ai lattoni sesquiterpenici, supportate da uso etnobotanico storico, ma non confermate da dati clinici diretti e con risultati limitati e non standardizzati
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata*
Janbaz K.H., Saeed S.A., Gilani A.H., Studies on the pharmacological effects of Lactuca virosa, 1997
EMA HMPC, Assessment report on Lactuca virosa L. herba, aggiornamenti vari
ESCOP, Monographs on the medicinal uses of plant drugs, edizioni aggiornate
Non sono disponibili evidenze cliniche derivanti da studi randomizzati controllati, meta-analisi o revisioni sistematiche che dimostrino effetti terapeutici specifici di Lactuca virosa L. nell’uomo. La letteratura clinica è assente o non adeguata per qualità metodologica e standardizzazione dei preparati, e non consente di attribuire indicazioni terapeutiche validate secondo criteri della medicina basata sulle prove.
Attività sedativa documentata in modelli animali con riduzione dell’attività locomotoria e prolungamento del sonno indotto, attribuita ai lattoni sesquiterpenici quali lattucina e lattucopicrina; evidenza in vivo animale coerente ma non confermata in ambito clinico.
Attività analgesica osservata in modelli animali con riduzione della risposta nocicettiva; evidenza preclinica supportata da studi farmacologici ma non validata nell’uomo.
Attività antispasmodica suggerita da dati farmacologici sperimentali su muscolatura liscia; evidenza limitata a studi in vitro e in vivo animale senza conferma clinica.
Attività sedativo-ipnotica tradizionale coerente con i dati farmacologici sui lattoni sesquiterpenici; evidenza etnobotanica supportata da studi preclinici ma non da studi clinici controllati.
Attività anticolinergica debole ipotizzata su base farmacologica; evidenza indiretta non confermata da studi clinici.
Non è consigliabile utilizzarla in fitoterapia a causa della presenza di un alcaloide risultato tossico, anche se è ancora somministrata in tintura o in infuso come rimedio sicuro contro l'insonnia ed il nervosismo causati dalla tosse nei bambini.
QUESTA PIANTA RIENTRA NELLA LISTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER L'IMPIEGO NON AMMESSO NEL SETTORE DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI.
PIANTA SEGNALATA
IPERSENSIBILITÀ NOTA ALLA SPECIE O AI SUOI COSTITUENTI DOCUMENTATA SU BASE FARMACOLOGICA GENERALE E SEGNALAZIONI OSSERVAZIONALI, CONDIZIONI CARATTERIZZATE DA DEPRESSIONE DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE IN RELAZIONE AGLI EFFETTI SEDATIVI DOCUMENTATI IN STUDI IN VIVO ANIMALE E CASE REPORT, USO CONCOMITANTE CON FARMACI SEDATIVI IN PRESENZA DI SINTOMATOLOGIA CLINICA SIGNIFICATIVA SUPPORTATO DA OSSERVAZIONI CLINICHE INDIRETTE, GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO PER ASSENZA DI DATI CLINICI DI SICUREZZA ADEGUATI.
EFFETTI SEDATIVI E DEPRESSIVI SUL SISTEMA NERVOSO CENTRALE DOCUMENTATI IN STUDI IN VIVO ANIMALE E OSSERVAZIONI CLINICHE CON POSSIBILE COMPROMISSIONE DELLE CAPACITÀ PSICOMOTORIE, RISCHIO DI SOVRADOSAGGIO CON COMPARSA DI SINTOMI NEUROLOGICI QUALI VERTIGINI, CONFUSIONE E SONNOLENZA MARCATA DOCUMENTATO IN CASE REPORT, VARIABILITÀ DELLA COMPOSIZIONE DEL LATTUCARIO E DEGLI ESTRATTI CON CONSEGUENTE IMPREVEDIBILITÀ DELL’EFFETTO FARMACOLOGICO EVIDENZIATA DA STUDI FITOCHIMICI, POSSIBILE ATTIVITÀ ANTICOLINERGICA DEBOLE SUGGERITA DA DATI FARMACOLOGICI CON PLAUSIBILITÀ DI EFFETTI INDESIDERATI A CARICO DEL SISTEMA NERVOSO AUTONOMO, ASSENZA DI STUDI CLINICI CONTROLLATI E DI DATI DI SICUREZZA A LUNGO TERMINE DOCUMENTATA IN REVISIONI SCIENTIFICHE, POSSIBILE INTERAZIONE ADDITIVA CON SOSTANZE AD AZIONE SEDATIVA CENTRALE SUPPORTATA DA PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA E OSSERVAZIONI CLINICHE INDIRETTE
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Estratti secchi delle parti aeree o del lattucario
Preparazioni ottenute mediante estrazione idroalcolica seguita da evaporazione del solvente, talvolta standardizzate in lattoni sesquiterpenici totali, anche se non esiste uno standard ufficiale universalmente riconosciuto. La composizione varia significativamente in funzione della parte utilizzata e del processo estrattivo. Le dosi riportate nei prodotti commerciali sono generalmente comprese tra 200 e 500 mg al giorno di estratto secco, suddivisi in una o due somministrazioni. Non esistono dosaggi clinicamente validati.
Estratti fluidi e tinture
Preparazioni idroalcoliche con rapporti droga solvente variabili, generalmente comprese tra 1:1 e 1:5. Non titolate in modo standardizzato nei principali costituenti attivi. La posologia tradizionale è compresa tra 1 e 3 ml al giorno suddivisi in più somministrazioni. L’uso si basa su tradizione erboristica e su dati preclinici, senza supporto da studi clinici controllati.
Lattucario
Sostanza resinosa essiccata ottenuta dal lattice della pianta, storicamente considerata la forma più attiva. Può essere utilizzata tal quale o come componente di preparazioni estrattive. Le dosi tradizionali riportate in letteratura sono comprese tra 50 e 200 mg al giorno, ma con elevata variabilità e margine terapeutico non ben definito. L’uso richiede cautela per il rischio di effetti sedativi marcati.
Infuso delle parti aeree
Preparazione mediante infusione di 1–2 g di droga secca in 150 ml di acqua calda per 5–10 minuti. Assunzione una volta al giorno, generalmente in orario serale. Questa forma estrae quantità limitate di lattoni sesquiterpenici e presenta attività farmacologica meno prevedibile. Non esistono evidenze cliniche dirette a supporto.
Integratori alimentari
Formulazioni in capsule o compresse contenenti polvere di pianta o estratti non sempre standardizzati. Le dosi giornaliere variano generalmente tra 200 e 500 mg di estratto o equivalenti in droga. L’assenza di standardizzazione e di studi clinici limita la definizione di posologie evidence based.
Preparazioni omeopatiche
Disponibili come tintura madre e diluizioni successive. La tintura madre può essere somministrata in dosi di 5–20 gocce una o più volte al giorno secondo la pratica omeopatica, mentre le diluizioni superiori sono utilizzate in granuli. Non esistono evidenze scientifiche farmacologiche o cliniche a supporto dell’efficacia secondo criteri della medicina basata sulle prove.
Considerazioni generali
Le preparazioni a base di Lactuca virosa mostrano elevata variabilità fitochimica e farmacologica, con particolare dipendenza dal contenuto in lattoni sesquiterpenici. La mancanza di standardizzazione e di dati clinici controllati rappresenta un limite rilevante nella definizione di posologie sicure ed efficaci. L’uso deve essere prudente per il potenziale effetto sedativo e per la variabilità della risposta individuale.
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Janbaz K.H., Saeed S.A., Gilani A.H., Studies on the pharmacological effects of Lactuca virosa, 1997
EMA HMPC, Assessment report on Lactuca virosa L. herba, aggiornamenti vari
ESCOP, Monographs on the medicinal uses of plant drugs, edizioni aggiornate
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Premessa metodologica e limiti delle evidenze
Le formulazioni a base di Lactuca virosa L. sono caratterizzate da un livello di evidenza limitato a studi preclinici e uso tradizionale. I principali costituenti attivi, lattoni sesquiterpenici, sono solo parzialmente estraibili in acqua, rendendo le tisane forme farmacologicamente meno prevedibili rispetto agli estratti. Non esistono studi clinici controllati che validino preparazioni acquose o combinazioni erboristiche specifiche.
Tisana semplice a effetto sedativo lieve
Preparazione con 1–2 g di parti aeree essiccate in 150 ml di acqua calda, infusione per 10 minuti. Assunzione una volta al giorno, preferibilmente la sera. L’effetto sedativo è coerente con dati in vivo animale sui lattoni sesquiterpenici, ma l’estrazione acquosa limita la concentrazione dei principi attivi. Evidenza limitata a farmacologia sperimentale e tradizione erboristica.
Tisana combinata per disturbi del sonno
Formulazione con Lactuca virosa 0,5–1 g, Valeriana officinalis radice 1–2 g e Melissa officinalis foglie 1–1,5 g. Preparazione per infusione o infuso misto con eventuale macerazione preliminare della valeriana. Assunzione serale. L’associazione è basata su attività sedativa documentata per valeriana e melissa in studi clinici e preclinici, mentre il contributo di Lactuca virosa rimane supportato solo da evidenze precliniche.
Tisana calmante per stati ansiosi lievi
Formulazione con Lactuca virosa 0,5 g, Passiflora incarnata parte aerea 1–2 g e Tilia cordata fiori 1–1,5 g. Preparazione per infusione. Assunzione una volta al giorno. L’effetto è attribuibile principalmente alle specie associate, per le quali esistono evidenze farmacologiche e parzialmente cliniche; l’apporto della lattuga virosa è secondario e non validato clinicamente.
Tisana sedativa con componente antispasmodica
Formulazione con Lactuca virosa 0,5–1 g e Matricaria chamomilla capolini 1–1,5 g. Preparazione per infusione. Assunzione serale. L’associazione sfrutta la possibile attività sedativa della lattuga e quella antispasmodica e lievemente sedativa della camomilla documentata in studi sperimentali e clinici limitati.
Decotto leggero per uso tradizionale
Preparazione con 1–2 g di droga in 200 ml di acqua, portata a ebollizione per 5–10 minuti. Assunzione una volta al giorno. Questa forma può aumentare l’estrazione rispetto all’infuso, ma rimane priva di standardizzazione e di evidenza clinica.
Considerazioni di sicurezza
Le dosi devono essere mantenute basse per ridurre il rischio di effetti sedativi eccessivi e reazioni avverse. L’associazione con altre piante sedative può determinare effetti additivi sul sistema nervoso centrale. L’assenza di dati clinici e la variabilità della composizione fitochimica impongono cautela nell’uso prolungato. L’impiego non è raccomandato in gravidanza, allattamento e in soggetti sensibili agli effetti sedativi.
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Janbaz K.H., Saeed S.A., Gilani A.H., Studies on the pharmacological effects of Lactuca virosa, 1997
EMA HMPC, Assessment report on Lactuca virosa L. herba, aggiornamenti vari
ESCOP, Monographs on the medicinal uses of plant drugs, edizioni aggiornate
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Contiene latucina e alcaloidi lattucari, con potenziale effetto sedativo e leggermente oppioide; rientra tra le sostanze con effetti sul sistema nervoso centrale considerate dopanti in alcuni contesti.
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Lactuca virosa L. (lattuga selvatica o lattuga virosa) può essere considerata pianta mellifera, poiché i suoi fiori attirano insetti impollinatori e possono fornire nettare alle api, anche se la produzione di nettare non è particolarmente abbondante.
Le caratteristiche del miele di Lactuca virosa sarebbero le seguenti:
Colore: giallo chiaro tendente al dorato, talvolta con sfumature verdognole se derivato da fiori freschi.
Sapore: dolce con note leggermente amarognole e erbacee, riflettendo le caratteristiche della pianta stessa. Può avere un retrogusto leggermente “vegetale” o simile a lattuga.
Aroma: delicatamente erbaceo, con sentori vegetali e leggermente fioriti; non molto intenso.
Consistenza: fluido, con cristallizzazione lenta e fine, simile a mieli di fiori erbacei.
Proprietà nutrizionali: zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), piccole quantità di composti fenolici con possibili effetti antiossidanti.
Usi tradizionali: miele raro, generalmente utilizzato come dolcificante naturale o in tisane; può avere un effetto calmante e delicato grazie ai composti vegetali della lattuga.
PIANTE PER LE DISFUNZIONI SESSUALI
Ma cos'è un afrodisiaco?...
A questa domanda, secondo una ricerca condotta in Francia nel 1990, la maggior parte degli uomini ha risposto che le sostanze afrodisiache servono ad aumentare la perfomance sessuale, mentre per la maggior parte delle donne servono ad aumentare il desiderio. Qualcuno infine pensa che aumentino il piacere. Anche se differenti, ciò che accomuna queste risposte è la ricerca del plus jouir. La pianta ideale per il suo potere afrodisiaco sarebbe quindi quella in grado di favorire il ciclo dell'amore: desiderio, seduzione e realizzazione del piacere. Il desiderio, ad esempio, è risvegliato in noi attraverso i sensi, e l'olfatto indubbiamente gioca un ruolo molto importante. Molte sostanze, da sempre considerate come afrodisiache, lo sono innanzitutto per il loro odore: pepe, tabacco, vaniglia, ylang-ylang, zenzero, zafferano, vetiver, cannella, geranio.
Fra le piante che sono considerate afrodisiache per eccellenza meritano di essere segnalate: Eleuterococco, Damiana, Ginseng, Catuaba, Suma, Epimedium, Salvia, Rosmarino, Santoreggia, Menta, Guaranà, Zenzero, ecc.
Per l'azione antiastenica, infine, si ricordano: alghe (Fucus, Laminarie), bevande eccitanti (Caffè, Tè, Mate), bevande toniche come la Rosa cherokee, cereali, frutta fresca, frutta secca, verdure (Carota, Cicoria, Crescione, Spinaci) ecc. La fitoterapia pertanto, anche se non in chiave miracolistica, può offrire un valido ausilio, con un miglioramento notevole dei sintomi, soprattutto se inserita in una strategia di trattamento più generale. Le piante da sole infatti non sono in grado di migliorare la sessualità di una coppia che ha occultato la propria seduzione o che, comunque, non riesce più a comunicare: per entrare nel ciclo del piacere, infatti, bisogna poter comunicare".
Ma ora classifichiamo le piante afrodisiache in:
a) afrodisiaci spinali sacrali, quando stimolano il centro parasimpatico sacrale che controlla il meccanismo dell'erezione (Damiana, Ginseng, Yohimbehe, Noce vomica);
b) afrodisiaci riflessogeni genito-urinari, quando agiscono con azione irritante delle vie urinarie e genitali che, per riflesso, esercitano una esaltazione del centro dell'erezione (Echinacea);
c) afrodisiaci encefalici o psicogeni, quando agiscono sui centri nervosi encafalici provocando lo stimolo dell'appetito sessuale (gli eccitanti del sistema nervoso centrale).
Gli anafrodisiaci che, invece, calmano un appetito sessuale troppo intenso ed eccessivo, sintomo anch'esso di squilibrio della sfera sessuale, sono: Salice bianco, Ninfea, Luppolo e Lattuga virosa.
[Tratto da:
[Enrica Campanini "Dizionario di fitoterapia e piante medicinali"]
[A.Y. Leung & S. Foster "Enciclopedia delle piante medicinali"]
[Marzio Pedretti "L'erborista moderno"]
Lactuca virosa L., comunemente nota come lattuga selvatica o lattuga velenosa, è storicamente conosciuta per la produzione di un lattice lattiginoso chiamato lattucario, che ha avuto un ruolo rilevante nella medicina europea tra XVIII e XIX secolo. Questo lattice, essiccato e raccolto incidendo il fusto della pianta, veniva utilizzato come sedativo e analgesico blando, al punto da essere talvolta definito “oppio vegetale”, sebbene il suo profilo farmacologico sia nettamente diverso e meno potente.
I Pitagorici chiamavano la Lattuga "Pianta degli eunuchi" per l'azione sedativa a livello genitale...). La lattuga virosa non è velenosa ma deve il suo nome all'odore ed al gusto nauseante.
Nel XIX secolo il lattucario fu oggetto di interesse medico come possibile alternativa all’oppio, soprattutto in contesti in cui si cercavano sostanze con minore rischio di dipendenza. Tuttavia, la variabilità della composizione chimica, la difficoltà di standardizzazione e l’efficacia non costante ne limitarono progressivamente l’uso nella pratica medica ufficiale.
Dal punto di vista botanico, Lactuca virosa è una specie biennale caratterizzata da un lattice abbondante e da foglie rigide, spesso disposte verticalmente lungo il fusto. Questa disposizione fogliare è interpretata come adattamento ecologico per ridurre l’esposizione diretta alla radiazione solare nelle ore più calde, contribuendo alla conservazione dell’acqua in ambienti aridi.
Una curiosità etnobotanica riguarda l’uso della pianta in alcune tradizioni popolari come sedativo domestico, spesso sotto forma di infusi o preparazioni artigianali del lattice. Tuttavia, tali usi erano associati a un certo grado di rischio, data la difficoltà di controllare il dosaggio e la presenza di effetti indesiderati, inclusi disturbi neurologici.
Nel contesto moderno, Lactuca virosa è talvolta oggetto di interesse in ambito alternativo e ricreativo, ma questo uso non è supportato da evidenze scientifiche e presenta rischi legati alla sicurezza. La pianta rappresenta quindi un esempio di specie con una storia farmacologica significativa ma con applicazioni contemporanee limitate dalla mancanza di dati clinici e dalla difficoltà di standardizzazione.
Infine, la denominazione “virosa” non indica una tossicità estrema nel senso moderno del termine, ma riflette una percezione storica della pianta come potenzialmente nociva o capace di indurre effetti fisiologici marcati, in linea con l’esperienza empirica accumulata nel tempo.
BIBLIOGRAFIA e WEBLIOGRAFIA GENERALE
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004