QUESTA SCHEDA È UNICA E ORIGINALE IN INTERNET aggiornamento del 25/04/2026
CARLINA Carlina acaulis L.
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Autore: erbeofficinali.org
Carlina vulgaris
Photo by Arnoldo Mondadori Editore SpA
Autore: Maurizio Trenchi
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TOSSICITÀ MEDIO-ALTA
EFFICACIA DUBBIA O NON CONFERMATA
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ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA BOTANICA
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Clade Angiosperme
Clade Eudicotiledoni
Clade Asteridi
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Genere Carlina
Specie Carlina acaulis L.
ERBACEA PERENNE ACAULE (O CON FUSTO BREVISSIMO), CON ROSETTA BASALE DI FOGLIE PENNATOSETTE, CORIACEE, SPINOSE SUL MARGINE. CAPOLINO GRANDE (FINO A 15 CM DI DIAMETRO), SOLITARIO AL CENTRO DELLA ROSETTA, CIRCONDATO DA NUMEROSE BRATTEE ESTERNE PATENTI, SPINOSE, ARGENTEE E LUCIDE CHE SI APRONO E CHIUDONO IN BASE ALL'UMIDITÀ ATMOSFERICA. FIORI TUBULOSI DEL DISCO CENTRALI, ERMAFRODITI, DI COLORE BIANCO-ARGENTEO O GIALLASTRO. FRUTTO È UN ACHENIO CON PAPPO PIUMOSO.
GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE, FINE PRIMAVERA, ESTATE
COLORI OSSERVATI NEI FIORI
____BIANCO ARGENTATO ____ROSSO VIOLACEO
Originaria delle regioni montuose dell'Europa centrale e meridionale. Cresce spontanea in pascoli alpini e subalpini, praterie aride, pendii rocciosi, zone sassose e terreni calcarei, prediligendo suoli ben drenati, poveri e spesso esposti al sole. Si trova generalmente a quote elevate, tra i 1000 e i 2800 metri di altitudine. In Italia è presente soprattutto sulle Alpi e sull'Appennino centro-settentrionale. La sua forma acaule (senza fusto apparente) è un adattamento agli ambienti di alta montagna esposti al vento e al freddo. La sua presenza è tipica di pascoli di altitudine e praterie sassose.
INTENSO AROMATICO-CANFORATO, CON NOTE TERROSE E RESINOSE
AMARO-PUNGENTE, CON RETROGUSTO BALSAMICO E LIEVEMENTE METALLICO, PERSISTENTE, SIMILE AL CARCIOFO
Poliacetileni: carlina ossido, derivati del carlina ossido ossidati, composti acetilenici insaturi correlati
Oli essenziali: carlina ossido, benzaldeide, acetofenone, composti aromatici volatili minori
Acidi fenolici e derivati fenolici: acido clorogenico, acido caffeico, acido ferulico, acido para cumarico
Flavonoidi: luteolina, apigenina, derivati glicosidici della luteolina, derivati glicosidici dell’apigenina
Tannini: tannini idrolizzabili, ellagitannini, gallotannini
Inulina e polisaccaridi: inulina, fruttani, polisaccaridi di riserva
Fitosteroli: beta sitosterolo, stigmasterolo, campesterolo
Resine e composti amari: frazioni resinose complesse, lattoni sesquiterpenici minori
Bibliografia
European Medicines Agency, Assessment report on Carlinae radix Carlina acaulis L., 2012
Blaschek W, Ebel S, Hackenthal E, Holzgrabe U, Keller K, Reichling J, Schulz V, Hagers Handbuch der Pharmazeutischen Praxis Drogen A–D, 2008
Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals A Handbook for Practice on a Scientific Basis, 2004
Stojanović G, Radulović N, Hashimoto T, Palić R, In vitro antimicrobial activity of Carlina acaulis L essential oil and its major constituent carlina oxide, 2005
Judžentienė A, Būdienė J, Chemical composition of essential oils of Carlina acaulis L roots, 2008
TOSSICITÀ: MEDIO-ALTA
Motivazione: dati tossicologici sperimentali indicano che il carlina ossido, principale componente dell’olio essenziale, presenta citotossicità significativa e potenziale tossicità sistemica in modelli in vitro e animali; sono riportati effetti avversi anche a basse dosi dell’olio essenziale, suggerendo un margine terapeutico ristretto e una tossicità rilevante legata alla componente volatile della specie
EFFICACIA: DUBBIA O NON CONFERMATA
Motivazione: le evidenze disponibili sulla specie sono limitate prevalentemente a studi in vitro sull’olio essenziale ricco in carlina ossido con attività antimicrobica e citotossica e a dati etnobotanici tradizionali; mancano studi clinici controllati e studi in vivo sufficientemente robusti e riproducibili per confermare un’efficacia terapeutica generale
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata*
Confermate da studi scientifici e clinici
Non sono disponibili evidenze cliniche controllate, meta analisi o revisioni sistematiche su Carlina acaulis L. che confermino proprietà terapeutiche nell’uomo; i dati clinici risultano assenti o non pertinenti alla specie.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività antimicrobica e antibatterica con potenziale indicazione nelle infezioni cutanee e mucosali; evidenza da studi in vitro sull’olio essenziale e sul carlina ossido che mostrano attività contro batteri e funghi patogeni, senza conferme cliniche.
Attività citotossica con potenziale rilevanza in ambito antitumorale sperimentale; evidenza in vitro su linee cellulari attribuita principalmente al carlina ossido, con assenza di studi in vivo consolidati e di validazione terapeutica.
Attività antiossidante con possibile implicazione nella modulazione dello stress ossidativo; evidenza da studi in vitro su estratti della radice contenenti composti fenolici, senza dimostrazione clinica di efficacia.
Attività insetticida e repellente con applicazioni non cliniche; evidenza sperimentale in vitro e in vivo su modelli entomologici, rilevante per uso ambientale ma non direttamente trasferibile in ambito fitoterapico umano.
Uso storico e nella tradizione
Uso come digestivo amaro e stomachico; documentazione etnobotanica europea con impiego della radice in preparazioni alcoliche o decotti, senza validazione farmacologica clinica diretta.
Uso come diaforetico e depurativo; riportato nella medicina popolare tradizionale con assenza di dati sperimentali specifici sulla specie.
Uso come vermifugo e antiparassitario; documentato in etnobotanica ma non supportato da studi sperimentali specifici su Carlina acaulis L.
Uso topico per affezioni cutanee; riportato nella tradizione senza evidenze sperimentali dirette sufficienti a confermare l’efficacia terapeutica.
European Medicines Agency, Assessment report on Carlinae radix Carlina acaulis L., 2012
Judžentienė A, Būdienė J, Chemical composition of essential oils of Carlina acaulis L. roots, 2008
Stojanović G, Radulović N, Hashimoto T, Palić R, In vitro antimicrobial activity of Carlina acaulis L. essential oil and its major constituent carlina oxide, 2005
Radulović N, Stojanović G, Palić R, Composition and antimicrobial activity of Carlina acaulis L. essential oil, 2007
Blaschek W, Ebel S, Hackenthal E, Holzgrabe U, Keller K, Reichling J, Schulz V, Hagers Handbuch der Pharmazeutischen Praxis Drogen A–D, 2008
Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals A Handbook for Practice on a Scientific Basis, 2004
NON SONO DISPONIBILI CONTROINDICAZIONI SUPPORTATE DA DATI CLINICI O OSSERVAZIONALI DIRETTI SULLA SPECIE CARLINA ACAULIS L.
USO DELL’OLIO ESSENZIALE DA EVITARE O LIMITARE A CAUSA DELLA PRESENZA DI CARLINA OSSIDO CON DOCUMENTATA CITOTOSSICITÀ IN VITRO E TOSSICITÀ SISTEMICA IN MODELLI ANIMALI; EVIDENZA SPERIMENTALE IN VITRO E IN VIVO ANIMALE INDICA UN POTENZIALE RISCHIO TOSSICOLOGICO SIGNIFICATIVO ANCHE A BASSE DOSI RELATIVE DELL’OLIO ESSENZIALE.
POSSIBILE IRRITAZIONE DELLE MUCOSE E DELLA CUTE ASSOCIATA AI COMPOSTI VOLATILI DELLA RADICE; EVIDENZA INDIRETTA DERIVANTE DA STUDI FARMACOLOGICI SULL’ATTIVITÀ BIOLOGICA DEI COMPONENTI LIPOFILI E DALLA LORO REATTIVITÀ CHIMICA.
ASSENZA DI DATI CLINICI SU SICUREZZA IN GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO; EVIDENZA LIMITATA PER ASSENZA DI STUDI SPECIFICI SULLA SPECIE CON CONSEGUENTE INCERTEZZA DEL PROFILO DI SICUREZZA.
ASSENZA DI DATI SU INTERAZIONI FARMACOLOGICHE SPECIFICHE; EVIDENZA LIMITATA CON NECESSITÀ DI CAUTELA PER LA PRESENZA DI COMPOSTI BIOATTIVI FENOLICI E ACETILENICI CON POTENZIALE ATTIVITÀ BIOLOGICA.
Estratto secco da radice di Carlina acaulis L. ottenuto per estrazione idroalcolica o metanolica con successiva essiccazione. La letteratura disponibile descrive principalmente estratti non standardizzati utilizzati in studi sperimentali, senza definizione di titoli farmacognostici ufficiali né marker quantitativi universalmente accettati. I composti più rappresentativi sono poliacetileni, in particolare carlina ossido. Non esistono titolazioni validate per uso terapeutico umano. L’assenza di studi clinici impedisce la definizione di una posologia evidence based; in ambito fitoterapico tradizionale si impiegano dosaggi empirici equivalenti a 1–2 g di droga secca al giorno, ma tali valori non sono supportati da studi controllati.
Estratto fluido da radice di Carlina acaulis L. preparato con solventi idroalcolici a titolo variabile. Anche in questo caso non sono disponibili standardizzazioni ufficiali né indicazioni di titolazione minima efficace. Gli studi sperimentali utilizzano estratti idrometanolici o etanolici con attività antimicrobica e antiossidante in vitro, ma senza trasposizione clinica né definizione di dosaggi terapeutici per l’uomo. L’uso rimane pertanto limitato a preparazioni galeniche tradizionali senza validazione quantitativa.
Tintura madre da radice fresca o essiccata di Carlina acaulis L. preparata generalmente in rapporto droga solvente 1:5 o 1:10 in etanolo a gradazione intermedia. Non esistono dati clinici che definiscano una posologia terapeutica precisa. L’impiego tradizionale suggerisce dosi orientative di 20–40 gocce fino a due o tre volte al giorno, ma tali indicazioni derivano da uso empirico e non da evidenze farmacologiche controllate.
Olio essenziale di Carlina acaulis L. ottenuto per distillazione in corrente di vapore della radice, caratterizzato da elevata concentrazione di carlina ossido, composto bioattivo principale con attività antimicrobica e citotossica in vitro . Non esistono standardizzazioni ufficiali per uso interno umano né posologie validate; l’uso è limitato prevalentemente ad applicazioni sperimentali o ambientali, con forte cautela per potenziale tossicità e mancanza di dati clinici.
Estratti frazionati e purificati (es. frazioni metanoliche, acetone, etere dietilico) utilizzati esclusivamente in ambito sperimentale. Tali frazioni mostrano attività antimicrobica e citotossica dose dipendente in vitro, con effetti osservati a concentrazioni dell’ordine di decine o centinaia di microgrammi per millilitro . Non sono disponibili formulazioni commerciali standardizzate né indicazioni posologiche per uso clinico.
Preparazioni omeopatiche di Carlina acaulis L. ottenute dalla radice secondo metodiche omeopatiche standard con diluizioni centesimali o decimali. Non esistono evidenze scientifiche dirette sulla specie che supportino indicazioni terapeutiche specifiche né posologie validate secondo criteri farmacologici; l’uso rientra esclusivamente nel paradigma omeopatico.
Wnorowska S., Grzegorczyk A., Kurzepa J., Maggi F., Strzemski M., Fractionation of Carlina acaulis L. Root Methanolic Extract as a Promising Path towards New Formulations against Bacillus cereus and Methicillin Resistant Staphylococcus aureus, 2024
Strzemski M., et al., In vitro antiproliferative activity of extracts of Carlina acaulis L., 2017
Benelli G., et al., Developing a highly stable Carlina acaulis essential oil nanoemulsion, 2020
Đorđević S., et al., Bioactivity assays on Carlina acaulis and Carlina acanthifolia root and herb extracts, 2010
European Medicines Agency, Community herbal monographs and assessment reports, vari anni
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, vari anni
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Decotto di radice di Carlina acaulis L. per uso tradizionale digestivo e sudorifero. Si impiegano 1–2 g di radice essiccata finemente frammentata in 150–200 ml di acqua, portando a ebollizione e mantenendo per circa 10–15 minuti, con successivo riposo di altri 10 minuti prima di filtrare. L’assunzione tradizionale prevede una o due somministrazioni al giorno. Non esistono studi clinici che confermino efficacia e sicurezza, pertanto l’uso deve essere considerato esclusivamente tradizionale e a breve termine.
Infuso combinato con piante amare digestive contenente Carlina acaulis L., Gentiana lutea L. e Achillea millefolium L. in parti proporzionali. Si utilizzano complessivamente circa 2–3 g di miscela per 150 ml di acqua calda, lasciando in infusione per 10 minuti. Questa associazione è coerente con l’uso tradizionale di sostanze amare per la stimolazione delle secrezioni digestive. Le evidenze disponibili riguardano principalmente le singole droghe e non la combinazione specifica; l’impiego deve quindi essere considerato supportato da plausibilità farmacologica e uso tradizionale.
Decotto sinergico astringente intestinale con Carlina acaulis L. e Potentilla erecta (L.) Raeusch. Si utilizzano 1 g di ciascuna radice in 200 ml di acqua, con ebollizione per 10–15 minuti. L’associazione sfrutta la presenza di tannini nella Potentilla e composti fenolici nella Carlina, con razionale fitoterapico per disturbi lievi diarroici. Le evidenze sono limitate a dati farmacologici e tradizionali, senza conferme cliniche specifiche per Carlina acaulis.
Infuso per uso topico dermico con Carlina acaulis L. e Matricaria chamomilla L. Si impiegano circa 2 g di miscela in 150 ml di acqua calda con infusione di 10 minuti, utilizzando il liquido filtrato per impacchi o lavaggi. L’associazione si basa su attività antimicrobica e lenitiva documentata per Matricaria e su dati in vitro per Carlina. L’uso è limitato a condizioni cutanee lievi e non sostituisce trattamenti medici.
Decotto combinato sudorifero con Carlina acaulis L. e Sambucus nigra L. Si utilizzano 1–2 g di Carlina e 2–3 g di fiori di sambuco in 200 ml di acqua, con breve ebollizione e successivo riposo. Il razionale deriva dall’uso tradizionale diaforetico di entrambe le piante. Le evidenze sono di tipo etnobotanico e farmacologico indiretto, senza validazione clinica sulla combinazione.
Infuso digestivo aromatico con Carlina acaulis L., Foeniculum vulgare Mill. e Mentha × piperita L. Si utilizzano 2–3 g totali di miscela in 150 ml di acqua, con infusione di 10 minuti. Questa formulazione combina l’attività carminativa e spasmolitica di finocchio e menta con il contributo amaro della Carlina. Le evidenze riguardano principalmente Foeniculum e Mentha, mentre Carlina contribuisce secondo uso tradizionale e dati sperimentali limitati.
European Medicines Agency, Community herbal monographs and assessment reports, vari anni
World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants, vari anni
ESCOP, ESCOP Monographs The Scientific Foundation for Herbal Medicinal Products, vari anni
Wnorowska S., Grzegorczyk A., Kurzepa J., Maggi F., Strzemski M., Fractionation of Carlina acaulis L. Root Methanolic Extract as a Promising Path towards New Formulations against Bacillus cereus and Methicillin Resistant Staphylococcus aureus, 2024
Strzemski M., et al., In vitro antiproliferative activity of extracts of Carlina acaulis L., 2017
Benelli G., et al., Developing a highly stable Carlina acaulis essential oil nanoemulsion, 2020
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Carlina acaulis L. è considerata una pianta visitata dagli insetti impollinatori (inclusi api e farfalle) e quindi mellifera, ma non dà origine a un miele monoflora commercialmente distinto. Le sue grandi infiorescenze fioriscono tra giugno e settembre e attirano gli insetti, contribuendo al bottinamento di nettare e polline nei prati alpini e sub‑alpini dove cresce spontaneamente.
Carlina acaulis, nota anche come carlina comune o carlina maggiore, è stata storicamente impiegata in cucina, soprattutto nelle regioni alpine e appenniniche, sfruttando radici e talvolta germogli giovani.
Radice: la parte più pregiata, simile a una carota amara, commestibile dopo cottura o preparazione specifica.
Germogli e base della rosetta fogliare: consumati cotti come verdura selvatica.
Modalità di consumo
Radice lessata o al vapore:
Dopo pulizia e sbucciatura, la radice può essere lessata 15–20 min fino a diventare tenera.
Consumata con un filo d’olio, burro o burro aromatizzato, oppure aggiunta a zuppe e minestre.
Fritture o pastellati:
Radici tagliate a rondelle sottili o a julienne possono essere impanate e fritte leggermente, risultando croccanti all’esterno e morbide all’interno.
Le radici hanno il gusto del Finocchio
Purè o creme:
Lessata e frullata, la radice può essere unita a patate o altre verdure per creare purè dal sapore amarognolo e aromatico, utile come contorno raffinato.
Germogli e base delle foglie:
Cotti come spinaci o bieta, con breve bollitura o saltati in padella con olio e aglio, vengono consumati come verdura selvatica dal gusto leggermente amaro.
Carlina viene dal latino Carolus perché pare che Carlo Magno avesse impiegato le radici per far guarire i propri soldati dalla peste ma deriva probabilmente anche da “carla” o “carletta”, antico termine latino riferito a radici amaro‑toniche. “Acaulis” significa “senza fusto”, poiché la rosetta di foglie è a livello del suolo, con fiori grandi a forma di margherita centrale visibili sopra le foglie.
Fioritura e habitat: Fiorisce tra giugno e settembre in prati e pascoli montani di alta quota (Alpi e Appennini), prediligendo terreni calcarei e ben drenati. È spesso considerata simbolo dei prati alpini.
Tradizione popolare e usi magici:
Nei secoli passati, i contadini alpini ritenevano che le radici avessero proprietà protettive e apotropaiche, capaci di scacciare demoni o malocchio se appese alle porte delle case.
La pianta era chiamata “scaccia‑streghe” o “radice del diavolo” nelle tradizioni popolari centro‑europee.
I fiori venivano talvolta utilizzati come ornamento rituale o per decorazioni estive dei villaggi.
Proprietà medicinali storiche:
Radice amara utilizzata come digestivo e tonico epatico.
Uso tradizionale come diuretico, depurativo e stimolante dell’appetito nelle cucine montane.
Impiego topico come cataplasma per ferite e dermatiti nella medicina popolare alpina.
Ruolo ecologico:
Pianta mellifera, visitata da api e farfalle, contribuisce alla biodiversità dei prati alpini.
Il polline e il nettare forniscono risorse alimentari in ambienti montani poveri di fiori durante l’estate.
Curiosità gastronomiche:
Tradizionalmente considerata “verdura selvatica povera”, oggi è riscoperta come ingrediente gourmet per radici e germogli nelle cucine alpine.
Il gusto amarognolo della radice viene valorizzato in purè, zuppe e fritture.
Simbolismo e arte:
Il fiore di Carlina, per la sua forma e durata, è stato talvolta essiccato e utilizzato in decorazioni floreali tradizionali.
In alcune culture, la pianta simboleggia resilienza e protezione, poiché cresce vigorosa a livello del suolo tra rocce e prati poveri.