PICCOLO ARBUSTO PERENNE CON FUSTI LEGNOSI ALLA BASE E RAMETTI ERBACEI ERETTI O PROSTRATI, DENSAMENTE FOGLIOSI. LE FOGLIE SONO PICCOLE, LINEARI-LANCEOLATE O OVATO-LANCEOLATE, SESSILI O BREVEMENTE PICCIOLATE, CON MARGINE REVOLUTO E RICOPERTE DI PELI GHIANDOLARI. I FIORI SONO PICCOLI, LABIATI, DI COLORE ROSA-LILLA, RIUNITI IN VERTICILLASTRI ALL'ASCELLA DELLE FOGLIE SUPERIORI, FORMANTI INFIORESCENZE SPICIFORMI TERMINALI. IL CALICE È TUBULOSO-CAMPANULATO CON CINQUE DENTI. LA COROLLA HA UN LABBRO SUPERIORE ERETTO E UN LABBRO INFERIORE TRILOBO. GLI STAMI SONO QUATTRO, DIDINAMI. L'OVARIO È SUPERO, BILOCULARE, CON UNO STILO GINOBASICO. IL FRUTTO È UN TETRACHENIO FORMATO DA QUATTRO PICCOLI ACHENI OVOIDALI
MAGGIO E LUGLIO (TARDA PRIMAVERA-INIZIO ESTATE), CON PICCHI IN GIUGNO, PRODUCENDO FIORI BIANCO-ROSATI O VIOLACEI RIUNITI IN SPIGHE TERMINALI
Originario del Mediterraneo occidentale fino al sud Italia. Cresce spontaneo in zone aride, pendii rocciosi, garighe e praterie assolate, su terreni calcarei e ben drenati, dal livello del mare fino a circa 800 metri di altitudine. Predilige esposizioni in pieno sole e tollera la siccità una volta stabilizzato. È una pianta perenne suffruticosa, che forma densi cespugli. Oggi è ampiamente coltivato in diverse regioni del mondo per uso culinario, medicinale e ornamentale.
IN PIENA FIORITURA (GIUGNO-LUGLIO) PER MASSIMIZZARE LA CONCENTRAZIONE DI OLI ESSENZIALI, MA LE FOGLIE POSSONO ESSERE RACCOLTE DA PRIMAVERA A AUTUNNO
SOMMITÀ FIORITE E LE FOGLIE, FRESCHE O ESSICCATE, RICCHE DI OLIO ESSENZIALE (TIMOLO, CARVACROLO), FLAVONOIDI E ACIDO ROSMARINICO
INTENSO, BALSAMICO E SPEZIATO, CON NOTE DOMINANTI DI TIMOLO E CARVACROLO, E SFUMATURE TERROSE E LEGNOSE
FORTEMENTE AROMATICO, LEGGERMENTE AMARO E PICCANTE, CON RETROGUSTO CALDO E PERSISTENTE DOVUTO AI FENOLI (TIMOLO)
Terpeni fenolici monoterpenici: timolo, carvacrolo
Monoterpeni: para cimene, gamma terpinene, alfa pinene, beta pinene, limonene, mircene, alfa tujene, alfa fellandrene
Monoterpeni ossigenati: linalolo, borneolo, terpineolo, terpinen 4 olo, cineolo uno otto
Sesquiterpeni: beta cariofillene, alfa umulene, germacrene D
Fenoli e acidi fenolici: acido rosmarinico, acido caffeico, acido ferulico, acido para cumarico, acido chinico, acido gentisico, acido siringico, acido para idrossibenzoico
Flavonoidi: apigenina, luteolina, cirsimaritina, xantomicrol, genkwanina, cirsilineolo, salvigenina, timonina
Tannini: tannini condensati, tannini idrolizzabili
Saponine: saponine triterpeniche non completamente caratterizzate
Alcaloidi: alcaloidi non completamente caratterizzati
Steroli: beta sitosterolo e altri fitosteroli non completamente caratterizzati
TOSSICITÀ: BASSA
Motivazione: dati tossicologici indicano buona sicurezza alle dosi terapeutiche per preparazioni tradizionali; possibili effetti irritativi o gastrointestinali lievi e dose-dipendenti, mentre l’olio essenziale ad alte dosi mostra potenziale irritante e tossicità maggiore documentata in studi sperimentali, senza evidenze di tossicità significativa nell’uso corretto fitoterapico
EFFICACIA: CONFERMATA DA EVIDENZE SCIENTIFICHE
Motivazione: evidenze cliniche controllate e revisioni sistematiche supportano l’uso di Thymus vulgaris nelle affezioni delle vie respiratorie come espettorante e antitussivo, in particolare in associazione con altre piante; dati farmacologici e studi in vitro e in vivo confermano attività antimicrobica e secretolitica riconducibile ai monoterpeni fenolici, con monografie ufficiali che ne validano l’impiego fitoterapico
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
European Medicines Agency, Assessment report on Thymus vulgaris L. and Thymus zygis L., herba, 2013
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 2, 2002
ESCOP, Monographs on the Medicinal Uses of Plant Drugs, Thymi herba, 2003
Stahl-Biskup E., Saez F., Thyme The Genus Thymus, 2002
Marchese Andrea et al., Antimicrobial activity of phenolic monoterpenes thymol and carvacrol, 2016
Kemmerich B. et al., Efficacy and tolerability of a fixed combination of thyme and ivy leaves extracts in patients with productive cough, 2006
Attività espettorante e secretolitica nelle affezioni delle vie respiratorie superiori e inferiori, supportata da studi clinici controllati e revisioni sistematiche, prevalentemente su preparazioni contenenti Thymus vulgaris in associazione con altre specie come Hedera helix; evidenza clinica diretta limitata ma riconosciuta da monografie ufficiali che ne validano l’uso tradizionale ben consolidato con supporto farmacologico.
Attività antitussiva, documentata in studi clinici controllati su formulazioni fitoterapiche contenenti estratti di Thymus vulgaris, con riduzione significativa della frequenza e intensità della tosse; evidenza clinica disponibile soprattutto in associazioni fitoterapiche standardizzate.
Attività antimicrobica ad ampio spettro, dimostrata in numerosi studi in vitro su batteri e funghi, attribuita principalmente ai monoterpeni fenolici come timolo e carvacrolo; evidenza sperimentale in vitro robusta con conferme in modelli animali limitati.
Attività antinfiammatoria, osservata in modelli in vivo animali e studi in vitro attraverso modulazione di mediatori infiammatori; evidenza preclinica coerente ma con limitata conferma clinica diretta.
Attività antiossidante, documentata in vitro e in modelli sperimentali grazie al contenuto in composti fenolici e flavonoidi; rilevanza clinica non completamente definita.
Attività spasmolitica sulla muscolatura liscia bronchiale, evidenziata in studi in vitro e in vivo animale; plausibilità farmacologica coerente con l’uso tradizionale nelle affezioni respiratorie.
Attività carminativa e digestiva, supportata da uso fitoterapico documentato e da studi farmacologici sperimentali su motilità gastrointestinale; evidenza principalmente tradizionale con supporto in vitro e in vivo animale.
Attività antifungina e antivirale, documentata in vitro; dati clinici insufficienti per confermare efficacia terapeutica.
L'olio essenziale di Timo è mal tollerato dalle mucose, non va assunto puro ma in acqua o su zucchero ed è consigliabile la prescrizione medica.
L'estratto fluido è utilizzabile per le proprietà spasmolitiche sulla muscolatura liscia (bronchi, stomaco, intestini).
IPERSENSIBILITÀ NOTA AI COMPONENTI DELLA PIANTA, IN PARTICOLARE AI MONOTERPENI FENOLICI COME TIMOLO E CARVACROLO, DOCUMENTATA DA DATI CLINICI E FARMACOLOGICI RELATIVI A REAZIONI ALLERGICHE DA CONTATTO E INGESTIONE.
L’OLIO ESSENZIALE DI THYMUS VULGARIS PRESENTA UN PROFILO IRRITATIVO DOSE-DIPENDENTE A CARICO DELLE MUCOSE GASTROINTESTINALI E DELLA CUTE, ATTRIBUIBILE AI MONOTERPENI FENOLICI; EVIDENZA DERIVATA DA STUDI SPERIMENTALI IN VIVO E DATI TOSSICOLOGICI.
POSSIBILE EFFETTO IRRITATIVO LOCALE E RISCHIO DI DERMATITE DA CONTATTO IN APPLICAZIONE TOPICA, DOCUMENTATO DA STUDI CLINICI E OSSERVAZIONALI SU PREPARATI CONTENENTI OLIO ESSENZIALE.
A DOSI ELEVATE O USO IMPROPRIO DELL’OLIO ESSENZIALE SONO STATI OSSERVATI EFFETTI NEUROTOSSICI E CONVULSIVANTI IN MODELLI ANIMALI, CORRELATI ALLA FRAZIONE MONOTERPENICA; EVIDENZA IN VIVO ANIMALE CON LIMITATA TRASLAZIONE CLINICA.
POTENZIALE INTERAZIONE FARMACODINAMICA CON FARMACI AD ATTIVITÀ ANTICOAGULANTE O ANTIAGGREGANTE, SUGGERITA DA DATI IN VITRO E PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA LEGATA ALLA PRESENZA DI COMPOSTI FENOLICI; EVIDENZA NON CONFERMATA DA STUDI CLINICI CONTROLLATI.
LIMITAZIONI DELLE EVIDENZE DISPONIBILI RIGUARDANO LA SCARSITÀ DI STUDI CLINICI SPECIFICI SU MONOCOMPONENTI ISOLATI E SU OLIO ESSENZIALE AD ALTE DOSI, CON PREVALENZA DI DATI PRECLINICI.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
ANTIAGGREGANTI PIASTRINICI
ANTICOAGULANTI
EPATOTOSSICI
IRRITANTI GASTROINTESTINALI
OLI ESSENZIALI AD ALTO CONTENUTO DI CHETONI O FENOLI
(Erbe che possono aumentare l'efficacia fitoterapica)
Estratto secco titolato di Thymus vulgaris L. (rapporto droga estratto variabile generalmente tra 4:1 e 7:1, titolato in derivati fenolici espressi come timolo o in olio essenziale) utilizzato in capsule o compresse. Posologia tipica negli adulti compresa tra 300 e 600 milligrammi di estratto secco due o tre volte al giorno, in funzione della titolazione e della standardizzazione del prodotto.
Estratto fluido (rapporto droga estratto 1:1 in etanolo o miscele idroalcoliche) impiegato come preparazione orale. Posologia indicativa negli adulti tra 1 e 4 millilitri fino a tre volte al giorno, adattata alla concentrazione del solvente e al contenuto in principi attivi.
Tintura madre (rapporto droga estratto generalmente 1:5 in etanolo al 45-70 percento) utilizzata come preparazione tradizionale. Posologia usuale negli adulti tra 20 e 40 gocce diluite in acqua, due o tre volte al giorno.
Olio essenziale di Thymus vulgaris L. chemotipo timolo o carvacrolo, utilizzato in forma diluita per uso orale o in capsule gastroresistenti. Posologia orale tipica estremamente cauta, generalmente 1 o 2 gocce diluite in adeguato veicolo fino a due volte al giorno, esclusivamente in prodotti standardizzati e sotto controllo, a causa del profilo irritativo dose dipendente.
Sciroppi fitoterapici standardizzati contenenti estratto di Thymus vulgaris L., spesso in associazione con altre piante ad azione espettorante. Posologia variabile ma generalmente compresa tra 5 e 10 millilitri da due a quattro volte al giorno negli adulti.
Preparazioni omeopatiche di Thymus vulgaris L. (tintura madre omeopatica e successive diluizioni come D1, D2, D3 o superiori) utilizzate secondo la pratica omeopatica. Posologia variabile in funzione della diluizione, generalmente da 5 a 30 gocce o granuli più volte al giorno secondo schema individualizzato.
European Medicines Agency, Assessment report on Thymus vulgaris L. and Thymus zygis L., herba, 2013
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 2, 2002
ESCOP, Monographs on the Medicinal Uses of Plant Drugs, Thymi herba, 2003
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Blumenthal M., The Complete German Commission E Monographs, 1998
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Infuso di Thymus vulgaris L. costituito da 1–2 grammi di droga essiccata in 150 millilitri di acqua bollente, lasciato in infusione per 10 minuti e filtrato. Assunzione fino a tre volte al giorno come coadiuvante nelle affezioni delle vie respiratorie con tosse produttiva.
Infuso composto per le vie respiratorie con Thymus vulgaris L. 1 grammo, Hedera helix L. foglie 0,5 grammi e Plantago lanceolata L. foglie 1 grammo in 200 millilitri di acqua bollente, infusione per 10 minuti. Assunzione due o tre volte al giorno per azione espettorante e lenitiva.
Infuso calmante della tosse con Thymus vulgaris L. 1 grammo, Malva sylvestris L. fiori e foglie 1 grammo e Glycyrrhiza glabra L. radice 0,5 grammi in 200 millilitri di acqua bollente, infusione per 10–15 minuti. Assunzione fino a tre volte al giorno.
Decotto leggero digestivo con Thymus vulgaris L. 1 grammo e Foeniculum vulgare Mill. semi 1 grammo in 200 millilitri di acqua, portati a ebollizione per 5 minuti e lasciati riposare altri 10 minuti. Assunzione dopo i pasti principali per supporto digestivo e riduzione del meteorismo.
Infuso balsamico con Thymus vulgaris L. 1 grammo, Primula veris L. radice 0,5 grammi e Tilia cordata Mill. fiori 1 grammo in 200 millilitri di acqua bollente, infusione per 10 minuti. Assunzione due o tre volte al giorno nelle affezioni catarrali.
Preparazione per inalazioni con Thymus vulgaris L. 2–3 grammi di droga essiccata in 250 millilitri di acqua bollente, utilizzata per suffumigi per 10 minuti una o due volte al giorno, come supporto nelle congestioni delle vie aeree superiori.
European Medicines Agency, Assessment report on Thymus vulgaris L. and Thymus zygis L., herba, 2013
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 2, 2002
ESCOP, Monographs on the Medicinal Uses of Plant Drugs, Thymi herba, 2003
Blumenthal M., The Complete German Commission E Monographs, 1998
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Vino medicato di Thymus vulgaris L. preparato mediante macerazione di 20–30 grammi di sommità fiorite essiccate in 1 litro di vino bianco a gradazione moderata per 7–10 giorni, con agitazione quotidiana e successiva filtrazione. Assunzione tradizionale di circa 50 millilitri una o due volte al giorno dopo i pasti, come coadiuvante digestivo e balsamico nelle affezioni respiratorie lievi.
Tintura vinosa aromatica con Thymus vulgaris L. ottenuta per macerazione di 10–20 grammi di droga in 1 litro di vino liquoroso o vino fortificato per 10–14 giorni, eventualmente associata a piccole quantità di Foeniculum vulgare Mill. o Citrus limon L. per migliorare il profilo organolettico. Assunzione in piccole quantità, circa 30–50 millilitri al giorno, con finalità digestive e carminative.
Liquore aromatico al timo preparato mediante macerazione di 10 grammi di sommità fiorite in 500 millilitri di etanolo alimentare diluito al 40–50 percento per 7 giorni, seguito da aggiunta di sciroppo zuccherino e diluizione fino a volume finale di circa 1 litro. Assunzione occasionale in quantità di 10–20 millilitri come digestivo aromatico, con uso tradizionale più alimentare che fitoterapico.
European Medicines Agency, Assessment report on Thymus vulgaris L. and Thymus zygis L., herba, 2013
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 2, 2002
ESCOP, Monographs on the Medicinal Uses of Plant Drugs, Thymi herba, 2003
Wichtl M., Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, 2004
Blumenthal M., The Complete German Commission E Monographs, 1998
Consultare il proprio medico prima di assumere questa bevanda ed evitarne l'uso in caso di divieto di assunzione di alcol
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Thymus vulgaris L. è una pianta mellifera di elevato interesse apistico e, in condizioni ambientali favorevoli e con sufficiente predominanza floristica, può contribuire alla produzione di miele a prevalenza di timo, anche se il miele strettamente monoflora è relativamente raro e più tipico di specie affini del genere Thymus in aree mediterranee aride.
Il miele derivato dal timo presenta generalmente colore variabile dall’ambra chiaro all’ambra scuro con riflessi rossastri, tendente a scurire con il tempo. La cristallizzazione è da media a lenta e può risultare fine o leggermente granulosa a seconda della composizione zuccherina.
Dal punto di vista organolettico è caratterizzato da aroma intenso, caldo e persistente con note aromatiche erbacee, leggermente balsamiche e speziate. Il sapore è deciso, dolce ma con una componente leggermente pungente e talvolta lievemente amara nel retrogusto.
Il profilo chimico riflette la presenza di composti volatili derivati dai monoterpeni della pianta, con caratteristiche che contribuiscono alle proprietà sensoriali e a una attività antimicrobica documentata in studi sperimentali, sebbene tali effetti non siano utilizzati come indicazione terapeutica diretta del miele.
La produzione di miele a prevalenza di Thymus vulgaris dipende fortemente da condizioni climatiche secche e soleggiate, tipiche di ambienti mediterranei, e dalla densità delle popolazioni vegetali, rendendo questo miele meno comune rispetto ad altri mieli monoflora più diffusi.
Thymus vulgaris L. è una delle erbe aromatiche più utilizzate nella cucina mediterranea, impiegata sia fresca sia essiccata per il suo aroma intenso, caldo e leggermente balsamico, con note speziate e lievemente amare che resistono bene alla cottura prolungata.
Viene comunemente utilizzato per aromatizzare carni, in particolare arrosti, selvaggina e pollame, dove contribuisce a migliorare la digeribilità e a bilanciare i sapori grassi, oltre a essere impiegato nella preparazione di marinature insieme ad altre erbe e spezie.
È ampiamente impiegato nella cucina a base di pesce e verdure, in particolare in piatti al forno o in umido, e rappresenta un ingrediente tipico di miscele aromatiche tradizionali come il bouquet garni e le erbe di Provenza.
Il timo è utilizzato anche per insaporire legumi e zuppe, contribuendo sia al profilo organolettico sia alla riduzione della sensazione di gonfiore associata a tali alimenti, grazie alla sua azione carminativa tradizionalmente riconosciuta.
Può essere impiegato nella preparazione di oli aromatici e aceti aromatizzati, ottenuti per macerazione della pianta in olio o aceto, utilizzati come condimento per insalate e piatti freddi.
In alcune tradizioni gastronomiche viene utilizzato anche in preparazioni dolci o liquori aromatici, sebbene il suo impiego principale rimanga legato a piatti salati, dove la sua stabilità aromatica lo rende particolarmente versatile in cucina.
Le essenze la cui azione antibatterica è notevole e costante sia nei confronti di germi gramnegativi che grampositivi che verso i miceti, vengono chiamate "essenze germicide maggiori". La loro azione battericida è potente su qualunque "terreno" e su qualunque germe patogeno o meno.
Sono le seguenti: Origano di Spagna (Thymus capitatus Hoff.), Santoreggia, Cannella di Ceylon, Timo, Garofano chiodi.
L'indice aromatico o I.A. di una essenza rappresenta il potere germicida riferito a un olio essenziale ideale (100%). Le essenze germicide maggiori hanno un I.A. che va dallo 0,44 del OE di Pino al 0,84 del OE di Origano di Spagna.
[Tratto da: Paul Belaiche - "L'Aromatogramma"]
Thymus vulgaris L. è noto fin dall’antichità come pianta simbolica associata a forza e coraggio, tanto che nell’antica Grecia veniva bruciato come incenso nei templi e utilizzato nei bagni rituali per infondere vigore.
Il nome Timo in egiziano è riferita a una pianta usata nel lavaggio (antisettico) delle salme da imbalsamare. In Marocco e Tunisia viene utilizzato il decotto di Timo in olio di Oliva per piaghe e ferite.
Nel mondo romano il timo era impiegato sia come aromatizzante alimentare sia come agente purificante, e veniva aggiunto al vino e ai formaggi per migliorarne la conservazione e il sapore.
Durante il Medioevo europeo il timo era considerato una pianta protettiva e veniva spesso posto sotto i cuscini o cucito negli abiti dei cavalieri come simbolo di valore e auspicio di successo in battaglia.
Una curiosità etimologica riguarda il nome “Thymus”, che deriva dal greco “thymos”, termine associato al respiro, all’anima e al principio vitale, riflettendo il legame storico tra questa pianta e le funzioni respiratorie.
Nel Rinascimento il timo era utilizzato anche come conservante naturale grazie alle sue proprietà antimicrobiche empiricamente osservate, anticipando l’interesse moderno per i suoi composti bioattivi.
In apicoltura il timo è considerato una delle piante aromatiche più pregiate per la produzione di miele di alta qualità, particolarmente apprezzato nelle regioni mediterranee per il suo aroma intenso e persistente.
BIBLIOGRAFIA e WEBLIOGRAFIA GENERALE
Patil Shashank M., A systematic review on ethnopharmacology, phytochemistry and pharmacological aspects of Thymus vulgaris Linn, 2021
Imelouane Brahim et al., Essential oil composition, total phenolic, flavonoid contents, and antioxidant activity of Thymus species, 2017
Prasanth R. et al., Phytochemistry, traditional uses and pharmacological aspects of Thymus vulgaris, 2022