PIANTA ERBACEA PERENNE ALTA 30-80 CM, CON FUSTI ERETTI O ASCENDENTI, RAMIFICATI E GLABRI O PUBESCENTI. LE FOGLIE SONO TRIFOGLIATE, CON FOGLIOLINE OBOVATE O OBLUNGHE, LUNGHE 1-3 CM, CON MARGINE DENTELLATO VERSO L'APICE E UNA PICCOLA PUNTA. I FIORI SONO PAPILIONACEI, DI COLORE VIOLA, BLU-VIOLETTO O RARAMENTE GIALLI O BIANCHI, RIUNITI IN RACEMI ASCELLARI DENSI E GLOBOSI O ALLUNGATI. IL CALICE È GAMOSEPALO CON CINQUE DENTI STRETTI. LA COROLLA HA UN VESSILLO, DUE ALI E UNA CARENA FORMATA DA DUE PETALI FUSI. GLI STAMI SONO DIECI, DIADELPHI (9 SALDATI E 1 LIBERO). L'OVARIO È SUPERO E UNILOCULARE. IL FRUTTO È UN LEGUME SPIRALATO O FALCATO, INDEISCENTE, CONTENENTE NUMEROSI SEMI RENIFORMI. LA FIORITURA AVVIENE IN ESTATE.
MAGGIO GIUGNO LUGLIO AGOSTO SETTEMBRE (TARDA PRIMAVERA-ESTATE)
Originaria del Medio Oriente e dell'Asia centrale, ma ampiamente coltivata e naturalizzata in tutto il mondo. Predilige terreni ben drenati, profondi, fertili e con pH neutro o leggermente alcalino. Si adatta a climi temperati e subtropicali, con estati calde e inverni freddi, ma tollera anche periodi di siccità grazie al suo apparato radicale profondo. Cresce meglio in pieno sole e non tollera l'ombra eccessiva o i terreni saturi d'acqua. Si trova comunemente in campi coltivati, prati, bordi stradali e aree disturbate, spesso come componente importante dei foraggi per il bestiame. La sua capacità di fissare l'azoto atmosferico la rende adatta anche per migliorare la fertilità del suolo.
Oleszek Wiesław, Alfalfa Saponins: Chemistry, Biological Activity and Chemotaxonomy, Advances in Experimental Medicine and Biology, 1996
Malinow M. R., McLaughlin P., Stafford C., Livingston A. L., Alfalfa Saponins and Cholesterol Metabolism in Humans, American Journal of Clinical Nutrition, 1980
Bora Kshirod Kumar, Sharma Anupam, Phytochemical and Pharmacological Potential of Medicago sativa: A Review, Pharmaceutical Biology, 2011
Rafiq Muhammad, Ahmad Mubashar, Phytochemistry, Ethnomedicinal Uses and Pharmacological Profile of Medicago sativa L., Journal of Herbal Medicine, 2018
Francis George, Kerem Zohar, Makkar Harinder P. S., Becker Klaus, The Biological Action of Saponins in Animal Systems: A Review, British Journal of Nutrition, 2002
Hong Yong-Han, Chao Wen-Wah, Chen Mei-Ling, Lin Bi-Fong, Ethyl Acetate Extract of Alfalfa Sprouts Inhibits Lipopolysaccharide-Induced Inflammation in Vitro and in Vivo, Journal of Biomedical Science, 2009
Bingham Stephen A., Atkinson Christopher, Liggins Jane, Bluck Les, Coward Alison, Phyto-oestrogens: Where Are We Now, British Journal of Nutrition, 1998
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, Second Edition, CRC Press, 2002
Oomah B. Dave, Alfalfa as a Functional Food and Nutraceutical Source, Food Research International, 2008
Mielmann Annette, Phytochemicals and Antioxidant Activity of Medicago sativa L., South African Journal of Science, 2013
Basch Ethan, Ulbricht Catherine, Kuo Grace, Szapary Peter, Smith Michael, Therapeutic Applications of Alfalfa, Journal of Herbal Pharmacotherapy, 2003
Newall Carol A., Anderson Linda A., Phillipson J. David, Herbal Medicines: A Guide for Health-Care Professionals, Pharmaceutical Press, 1996
Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Medpharm Scientific Publishers, 2004
TOSSICITÀ: RELATIVA A QUANTO SPECIFICATO
Motivazione: La parte aerea e i germogli utilizzati come alimento o integratore sono generalmente ben tollerati alle dosi abituali. Tuttavia sono documentati effetti indesiderati e rischi specifici associati ad alcune preparazioni, in particolare ai semi e ai germogli consumati in grandi quantità o per periodi prolungati. Il contenuto di L-canavanina è stato associato a riattivazione o induzione di sindromi simil-lupus in soggetti predisposti. Sono inoltre documentati casi di contaminazione microbiologica dei germogli crudi e possibili effetti correlati ai fitoestrogeni in condizioni particolari. La valutazione tossicologica dipende quindi dalla parte della pianta utilizzata, dalla preparazione e dal contesto clinico. Evidenza disponibile: studi clinici, segnalazioni cliniche, studi tossicologici, studi sperimentali e dati di sicurezza alimentare.
EFFICACIA: DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
Motivazione: Le evidenze scientifiche dirette su Medicago sativa L. riguardano specifici estratti, germogli, semi o frazioni arricchite in saponine, fitoestrogeni o altri componenti. Sono disponibili alcuni studi clinici e studi nutrizionali sull'effetto ipocolesterolemizzante delle saponine e numerosi studi in vitro e in vivo relativi ad attività antiossidanti, antinfiammatorie e metaboliche. Tuttavia i risultati non sono sufficientemente uniformi, riproducibili e consolidati da revisioni sistematiche cliniche tali da supportare una validazione generale della pianta come entità fitoterapica unica. L'efficacia osservata dipende dalla parte utilizzata, dal tipo di estratto e dalla composizione fitochimica. Evidenza disponibile: studi clinici limitati, studi in vivo, studi in vitro, studi nutrizionali e uso tradizionale documentato.
Confermate da studi scientifici e clinici
Effetto ipocolesterolemizzante e riduzione del colesterolo totale. Supportato da studi clinici controllati e studi sull'uomo condotti principalmente con preparazioni ricche di saponine di Medicago sativa L. Le evidenze mostrano una riduzione dell'assorbimento intestinale del colesterolo e un miglioramento di alcuni parametri lipidici. I dati clinici disponibili sono limitati e riguardano specifiche preparazioni della pianta.
Non sono disponibili meta-analisi o revisioni sistematiche cliniche di elevata qualità che consentano di confermare ulteriori indicazioni terapeutiche specifiche per Medicago sativa L.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività ipolipidemizzante. Supportata da studi in vivo su animali, studi clinici limitati e revisioni narrative. Le saponine triterpeniche rappresentano i principali composti associati a tale attività.
Attività antiossidante. Supportata da studi in vitro e da studi sperimentali su estratti ottenuti da foglie e germogli. L'attività è attribuita principalmente a flavonoidi, composti fenolici e carotenoidi.
Attività antinfiammatoria. Supportata da studi in vitro e in vivo su modelli animali condotti con estratti della specie. Le evidenze cliniche risultano insufficienti.
Attività ipoglicemizzante. Supportata da studi in vivo su animali e da limitati dati clinici preliminari. Le evidenze disponibili non consentono di definire un'indicazione terapeutica consolidata nel diabete mellito.
Attività immunomodulante. Supportata da studi sperimentali in vitro e in vivo. Tale attività è rilevante anche per il profilo di sicurezza della specie.
Attività fitoestrogenica. Supportata da studi fitochimici, in vitro e su modelli animali riguardanti cumestrolo e isoflavoni presenti nella pianta. Le implicazioni cliniche restano insufficientemente definite.
Attività nutraceutica e di supporto nutrizionale. Supportata da studi compositivi, studi osservazionali e revisioni scientifiche che documentano l'elevato contenuto di vitamine, minerali, carotenoidi, proteine e fitocomposti bioattivi.
Attività cardiometabolica favorevole. Supportata da studi sperimentali e da limitati studi clinici riguardanti parametri lipidici e metabolici. Le evidenze risultano preliminari e non consentono indicazioni terapeutiche specifiche.
Uso storico e nella tradizione
Impiego tradizionale come tonico generale e ricostituente.
Utilizzo tradizionale come alimento funzionale per favorire il recupero nutrizionale.
Impiego popolare come coadiuvante nelle alterazioni del metabolismo lipidico.
Utilizzo tradizionale come supporto durante la convalescenza.
Impiego etnobotanico come remineralizzante e fonte vegetale di nutrienti.
Uso tradizionale come coadiuvante del benessere urinario e digestivo.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
Basch Ethan, Ulbricht Catherine, Kuo Grace, Szapary Peter, Smith Michael, Therapeutic Applications of Alfalfa (Medicago sativa L.), Journal of Herbal Pharmacotherapy, 2003
Malinow M. R., McLaughlin P., Stafford C., Livingston A. L., Alfalfa Saponins and Cholesterol Metabolism in Humans, American Journal of Clinical Nutrition, 1980
Oleszek Wiesław, Alfalfa Saponins: Chemistry, Biological Activity and Chemotaxonomy, Advances in Experimental Medicine and Biology, 1996
Bora Kshirod Kumar, Sharma Anupam, Phytochemical and Pharmacological Potential of Medicago sativa: A Review, Pharmaceutical Biology, 2011
Rafiq Muhammad, Ahmad Mubashar, Phytochemistry, Ethnomedicinal Uses and Pharmacological Profile of Medicago sativa L., Journal of Herbal Medicine, 2018
Hong Yong-Han, Chao Wen-Wah, Chen Mei-Ling, Lin Bi-Fong, Ethyl Acetate Extract of Alfalfa Sprouts Inhibits Lipopolysaccharide-Induced Inflammation in Vitro and in Vivo, Journal of Biomedical Science, 2009
Oomah B. Dave, Alfalfa as a Functional Food and Nutraceutical Source, Food Research International, 2008
Mielmann Annette, Phytochemicals and Antioxidant Activity of Medicago sativa L., South African Journal of Science, 2013
Bingham Stephen A., Atkinson Christopher, Liggins Jane, Bluck Les, Coward Alison, Phyto-oestrogens: Where Are We Now, British Journal of Nutrition, 1998
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, Second Edition, CRC Press, 2002
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
I SEMI E I GERMOGLI POSSONO CONTENERE L-CANAVANINA, AMMINOACIDO NON PROTEICO ASSOCIATO A FENOMENI IMMUNOMODULATORI E ALLA COMPARSA DI MANIFESTAZIONI LUPUS-SIMILI IN SOGGETTI SUSCETTIBILI. EVIDENZA DISPONIBILE: CASI CLINICI, STUDI OSSERVAZIONALI E STUDI SPERIMENTALI.
LE PREPARAZIONI OTTENUTE DA SEMI E GERMOGLI POSSONO INTERFERIRE CON LA RISPOSTA IMMUNITARIA ATTRAVERSO MECCANISMI IMMUNOMODULATORI DOCUMENTATI SPERIMENTALMENTE. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI IN VITRO, STUDI IN VIVO E OSSERVAZIONI CLINICHE.
L'ELEVATO CONTENUTO DI VITAMINA K NELLE PARTI AEREE PUÒ INFLUENZARE LA STABILITÀ DELLA TERAPIA CON ANTAGONISTI DELLA VITAMINA K. EVIDENZA DISPONIBILE: PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA DOCUMENTATA E DATI COMPOSITIVI DELLA SPECIE.
I GERMOGLI CRUDI SONO STATI ASSOCIATI A EPISODI DI CONTAMINAZIONE MICROBIOLOGICA DA PATOGENI ALIMENTARI. EVIDENZA DISPONIBILE: INDAGINI EPIDEMIOLOGICHE E DATI DI SICUREZZA ALIMENTARE.
LA PRESENZA DI FITOESTROGENI QUALI CUMESTROLO, GENISTEINA E DAIDZEINA SUGGERISCE CAUTELA NELLE CONDIZIONI SENSIBILI AGLI ESTROGENI. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI FITOCHIMICI, STUDI SPERIMENTALI E PLAUSIBILITÀ FARMACOLOGICA DOCUMENTATA; MANCANO CONFERME CLINICHE DIRETTE CON ESITI TERAPEUTICI O TOSSICOLOGICI DEFINITIVI.
LE EVIDENZE DI EFFICACIA E SICUREZZA VARIANO CONSIDEREVOLMENTE TRA SEMI, GERMOGLI, FOGLIE, SUCCO, ESTRATTI E PREPARAZIONI CONCENTRATE; I RISULTATI OTTENUTI CON UNA SPECIFICA PREPARAZIONE NON SONO AUTOMATICAMENTE TRASFERIBILI ALLE ALTRE. EVIDENZA DISPONIBILE: STUDI CLINICI, NUTRIZIONALI E FARMACOLOGICI CONDOTTI SU DIFFERENTI MATRICI DELLA SPECIE.
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
LUPUS ERITEMATOSO SISTEMICO. SONO DOCUMENTATI CASI CLINICI E OSSERVAZIONI CHE ASSOCIANO IL CONSUMO DI SEMI E PREPARAZIONI RICCHE DI L-CANAVANINA DI MEDICAGO SATIVA L. ALLA RIATTIVAZIONE DELLA MALATTIA O ALLA COMPARSA DI SINDROMI LUPUS-SIMILI.
IPERSENSIBILITÀ ACCERTATA A MEDICAGO SATIVA L. O AI PREPARATI DERIVATI DALLA SPECIE.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
Estratto secco da parti aeree
È la forma fitoterapica più comune negli integratori alimentari. Non esiste un titolo universalmente riconosciuto e validato da monografie ufficiali per l'effetto terapeutico. Gli estratti disponibili sono generalmente standardizzati in saponine totali oppure in composti fenolici, ma i livelli variano notevolmente tra i produttori. Le dosi comunemente utilizzate negli studi e negli integratori corrispondono a circa 500-3000 mg al giorno di estratto secco, suddivisi in una o più somministrazioni.
Estratto idroalcolico fluido
Ottenuto dalle parti aeree fresche o essiccate. È impiegato prevalentemente come integratore nutrizionale e fitoterapico tradizionale. Non risultano disponibili titoli terapeutici ufficialmente riconosciuti. La posologia comunemente impiegata corrisponde a circa 2-10 ml al giorno, secondo concentrazione e rapporto droga/estratto.
Estratto molle
Preparazione concentrata utilizzata soprattutto come ingrediente di formulazioni composte. Non sono disponibili standard terapeutici universalmente accettati. Le quantità impiegate dipendono dalla concentrazione dell'estratto e dalla formulazione finale.
Polvere micronizzata della droga
Ottenuta dall'intera parte aerea essiccata. Utilizzata come integratore nutrizionale grazie al contenuto di vitamine, minerali, carotenoidi, proteine e fitocomposti. Le dosi comunemente utilizzate variano da 1 a 10 g al giorno.
Polvere di germogli essiccati
Derivata dai germogli giovani della pianta. Utilizzata prevalentemente come nutraceutico. Non esistono titolazioni terapeutiche ufficiali validate. Le dosi normalmente impiegate sono comprese tra 500 mg e 5 g al giorno.
Succo disidratato
Preparazione ottenuta dalla spremitura delle parti verdi seguita da essiccazione. Impiegata come integratore alimentare e remineralizzante. Le dosi utilizzate dipendono dalla concentrazione del prodotto e generalmente corrispondono a 1-6 g al giorno di prodotto secco.
Preparazioni standardizzate in saponine
Alcuni integratori sono standardizzati nel contenuto di saponine totali, considerate tra i principali componenti bioattivi coinvolti negli effetti sul metabolismo lipidico. Tuttavia non esiste attualmente un titolo minimo universalmente riconosciuto e clinicamente validato necessario all'effetto terapeutico. Le dosi utilizzate negli studi variano notevolmente in funzione della preparazione.
Gemmoderivato
Sono disponibili preparazioni commerciali ottenute da giovani getti o tessuti embrionali vegetali secondo la metodologia gemmoterapica. Non esistono evidenze cliniche sufficienti per definire titoli terapeutici o posologie validate oltre a quelle riportate dai singoli produttori.
Preparazioni omeopatiche
Sono reperibili preparazioni omeopatiche denominate Medicago sativa in diverse diluizioni quali TM, D, CH e LM. L'impiego si basa sui principi dell'omeopatia. Non esistono evidenze scientifiche che consentano di definire un titolo necessario all'effetto terapeutico né una posologia supportata da criteri farmacologici convenzionali.
Basch Ethan, Ulbricht Catherine, Kuo Grace, Szapary Peter, Smith Michael, Therapeutic Applications of Alfalfa (Medicago sativa L.), Journal of Herbal Pharmacotherapy, 2003
Bora Kshirod Kumar, Sharma Anupam, Phytochemical and Pharmacological Potential of Medicago sativa: A Review, Pharmaceutical Biology, 2011
Rafiq Muhammad, Ahmad Mubashar, Phytochemistry, Ethnomedicinal Uses and Pharmacological Profile of Medicago sativa L., Journal of Herbal Medicine, 2018
Oleszek Wiesław, Alfalfa Saponins: Chemistry, Biological Activity and Chemotaxonomy, Advances in Experimental Medicine and Biology, 1996
Malinow M. R., McLaughlin P., Stafford C., Livingston A. L., Alfalfa Saponins and Cholesterol Metabolism in Humans, American Journal of Clinical Nutrition, 1980
Oomah B. Dave, Alfalfa as a Functional Food and Nutraceutical Source, Food Research International, 2008
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, Second Edition, CRC Press, 2002
Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Medpharm Scientific Publishers, 2004
Newall Carol A., Anderson Linda A., Phillipson J. David, Herbal Medicines A Guide for Health-Care Professionals, Pharmaceutical Press, 1996
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Infuso semplice remineralizzante
Parti aeree essiccate di Medicago sativa L. 2-3 g
Acqua 200 mL
Versare acqua bollente sulla droga, lasciare in infusione per 10-15 minuti, filtrare e assumere una o due volte al giorno.
Infuso tonico nutrizionale
Parti aeree essiccate di Medicago sativa L. 2 g
Foglie di Urtica dioica L. 1 g
Acqua 200 mL
Lasciare in infusione per 10-15 minuti e filtrare. Tradizionalmente utilizzato come supporto nutrizionale e remineralizzante.
Infuso fitonutrizionale
Parti aeree essiccate di Medicago sativa L. 2 g
Foglie di Avena sativa L. 1 g
Acqua 200 mL
Lasciare in infusione per circa 10 minuti e filtrare. Preparazione utilizzata nella tradizione erboristica come supporto alimentare.
Infuso con trifoglio rosso
Parti aeree essiccate di Medicago sativa L. 1,5 g
Sommità fiorite di Trifolium pratense L. 1,5 g
Acqua 200 mL
Lasciare in infusione per 10 minuti e filtrare. L'associazione è utilizzata tradizionalmente nelle formulazioni contenenti fitoestrogeni vegetali.
Infuso antiossidante tradizionale
Parti aeree essiccate di Medicago sativa L. 2 g
Foglie di Camellia sinensis (L.) Kuntze 1 g
Acqua 200 mL
Lasciare in infusione per 5-10 minuti e filtrare. L'impiego è basato principalmente sul profilo fitochimico delle droghe utilizzate.
Decotto leggero tradizionale
Parti aeree essiccate di Medicago sativa L. 3 g
Acqua 250 mL
Portare a lieve ebollizione per 5 minuti, lasciare riposare per 10 minuti e filtrare accuratamente prima dell'assunzione.
Miscela remineralizzante tradizionale
Medicago sativa L. parti aeree 40%
Urtica dioica L. foglie 40%
Avena sativa L. parti aeree 20%
Utilizzare 2-3 g della miscela per 200 mL di acqua in infusione per 10-15 minuti e filtrare.
Miscela nutraceutica tradizionale
Medicago sativa L. parti aeree 35%
Taraxacum officinale F.H.Wigg. foglie 35%
Urtica dioica L. foglie 30%
Preparare un infuso con 2-3 g della miscela per tazza e lasciare in infusione per circa 10 minuti.
Miscela erboristica di supporto metabolico
Medicago sativa L. parti aeree 40%
Cynara cardunculus L. foglie 30%
Taraxacum officinale F.H.Wigg. foglie 30%
Utilizzare 2-3 g della miscela in 200 mL di acqua bollente lasciando in infusione per 10 minuti.
Le preparazioni sopra riportate derivano prevalentemente dall'uso erboristico tradizionale e dalla composizione fitochimica della specie. Le evidenze cliniche dirette per tisane, infusi e decotti di Medicago sativa L. sono limitate; la maggior parte degli studi disponibili riguarda estratti, germogli, semi o preparazioni nutraceutiche specifiche.
Basch Ethan, Ulbricht Catherine, Kuo Grace, Szapary Peter, Smith Michael, Therapeutic Applications of Alfalfa (Medicago sativa L.), Journal of Herbal Pharmacotherapy, 2003
Bora Kshirod Kumar, Sharma Anupam, Phytochemical and Pharmacological Potential of Medicago sativa: A Review, Pharmaceutical Biology, 2011
Rafiq Muhammad, Ahmad Mubashar, Phytochemistry, Ethnomedicinal Uses and Pharmacological Profile of Medicago sativa L., Journal of Herbal Medicine, 2018
Oomah B. Dave, Alfalfa as a Functional Food and Nutraceutical Source, Food Research International, 2008
Oleszek Wiesław, Alfalfa Saponins: Chemistry, Biological Activity and Chemotaxonomy, Advances in Experimental Medicine and Biology, 1996
Malinow M. R., McLaughlin P., Stafford C., Livingston A. L., Alfalfa Saponins and Cholesterol Metabolism in Humans, American Journal of Clinical Nutrition, 1980
Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, Second Edition, CRC Press, 2002
Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Medpharm Scientific Publishers, 2004
Newall Carol A., Anderson Linda A., Phillipson J. David, Herbal Medicines A Guide for Health-Care Professionals, Pharmaceutical Press, 1996
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Medicago sativa L., comunemente nota come erba medica o alfalfa, è una specie mellifera di buon interesse apistico. Le sue infiorescenze producono nettare e polline visitati da numerose specie di api, sebbene la particolare conformazione del fiore renda l'impollinazione più complessa rispetto ad altre piante mellifere.
La produzione di un miele monoflorale di erba medica è possibile ma relativamente rara. È più frequente in vaste aree agricole dove la coltivazione della specie occupa superfici estese e dove la fioritura è sufficientemente abbondante da dominare le fonti nettarifere disponibili.
Il miele di erba medica è prodotto soprattutto in alcune regioni del Nord America, in particolare negli Stati Uniti e in Canada, dove le grandi coltivazioni favoriscono raccolti monoflorali commercialmente riconoscibili.
Il colore è generalmente molto chiaro, variando dal quasi incolore all'ambra molto chiaro, talvolta con sfumature giallo paglierino.
L'aroma è delicato e fine, con note floreali leggere, vegetali e talvolta erbacee. Risulta generalmente meno intenso rispetto a molti altri mieli monoflorali.
Il sapore è dolce, morbido e poco persistente, con un profilo gustativo equilibrato e privo di marcate note amare o resinose. Questa caratteristica lo rende particolarmente apprezzato dai consumatori che preferiscono mieli delicati.
La cristallizzazione avviene generalmente in tempi medio-rapidi. Una volta cristallizzato, il miele assume una consistenza fine e cremosa con colorazione più chiara rispetto allo stato liquido.
Dal punto di vista compositivo, il miele di erba medica non presenta caratteristiche terapeutiche specifiche universalmente riconosciute che lo distinguano nettamente da altri mieli monoflorali, ma contribuisce all'apporto di zuccheri naturali, composti aromatici e sostanze antiossidanti tipiche del miele.
Favorisce Bifidobacterium nell'intestino (J Food Sci, 2021)
Buono per anemia lieve: 1 cucchiaino al giorno (+ succo di limone per aumentare l'assorbimento di Fe) e reflusso gastrico: Sciolto in latte freddo (effetto tampone)
In Canada è usato per produrre idromele premium
Le api lo producono principalmente da fiori viola (più ricchi di nettare)
Le foglie giovani e soprattutto i germogli di Medicago sativa L. rappresentano la parte più utilizzata in ambito alimentare. I germogli freschi sono consumati crudi in insalate, panini, piatti freddi e preparazioni vegetariane grazie alla consistenza croccante e al sapore delicato leggermente erbaceo.
I germogli possono essere aggiunti a insalate miste, verdure crude, piatti a base di cereali e legumi, contribuendo ad arricchire il contenuto nutrizionale della preparazione.
Le foglie giovani possono essere consumate crude in piccole quantità oppure cotte come altre verdure a foglia. In alcune tradizioni alimentari vengono aggiunte a minestre, zuppe, frittate e preparazioni a base di ortaggi.
La polvere ottenuta dalle parti aeree essiccate viene talvolta impiegata come ingrediente nutraceutico in frullati, bevande vegetali, succhi, estratti e prodotti destinati all'integrazione alimentare.
In alcuni paesi vengono utilizzati concentrati di succo di erba medica come ingredienti di alimenti funzionali e preparazioni dietetiche.
I germogli possiedono un sapore delicato, fresco e vegetale che si abbina facilmente a lattughe, cetrioli, pomodori, avocado, formaggi freschi e preparazioni a base di cereali integrali.
Nella cucina salutistica contemporanea l'erba medica è apprezzata soprattutto per il contenuto di vitamine, minerali, carotenoidi, proteine vegetali e altri fitocomposti presenti nei germogli e nelle parti verdi giovani.
Dal punto di vista gastronomico il suo ruolo è principalmente quello di ingrediente nutrizionale e decorativo piuttosto che di aromatizzante, poiché il sapore è generalmente tenue e poco dominante rispetto ad altre erbe alimentari.
Per motivi di sicurezza alimentare i germogli crudi devono provenire da produzioni controllate e igienicamente sicure, poiché come altri germogli commestibili possono essere soggetti a contaminazioni microbiologiche durante la germinazione.
In virtù della loro azione estrogenica alcune piante si dimostrano efficaci nell'impiego terapeutico per le turbe legate a un'insufficienza ovarica, per sindromi deficitarie dopo isterectomia e ovariectomia, per turbe mestruali della pubertà e per alcune manifestazioni fastidiose che caratterizzano la manifestazioni funzionali della menopausa come vampate di calore, turbe dell'umore, secchezza della mucosa vaginale, ecc. e per la sindrome premestruale.
Alcuni inconvenienti, come per es. le vampate, hanno una stretta relazione con l'ormone ipofisario; altri invece, come prurito, infiammazione pelvica e secchezza vaginale, sono relativi alla caduta del tasso ematico di estrogeni e possono migliorare con l'utilizzo di queste piante. In questi casi la fitoterapia rappresenta una terapia attiva e/o complementare alla terapia ormonale classica.
Le piante estrogeniche e progesterone-like sono: Angelica, Aletris, Erba medica, Salvia, Luppolo, Ginseng, Alchemilla, Verbena, Salsapariglia, Soia, Kudzu, Cimicifuga; l'Ortica ha azione antiandrogena e la Cimicifuga è attiva sulla secrezione dell'ormone ipofisario. L'Agnocasto aumenta la produzione dell'ormone luteinizzante, inibisce il rilascio dell'ormone che stimola il follicolo, portando ad uno spostamento del rapporto a favore degli estrogeni rispetto ai gestageni, producendo effetti ormonali utilizzati contro disturbi connessi alla menopausa; inoltre, sperimentalmente, inibisce la secrezione della prolattina, risultando efficace sia nella sindrome premestruale che nella iperprolattinemia.
Tratto da: Enrica Campanini "Dizionario di fitoterapia e piante medicinali"; A.Y. Leung & S. Foster "Enciclopedia delle piante medicinali"; Fabio Firenzuoli "Le 100 erbe della salute"
Fitoestrogeni e trattamenti ormonali: legami pericolosi
Il ricorso ai fitoestrogeni va evitato nelle donne con tumore della mammella e affette da deprivazione ormonale da ormonoterapia.
Le donne con carcinoma della mammella positivo per i recettori degli estrogeni devono evitare di ricorrere ai fitoestrogeni nel tentativo di ridurre gli effetti da deprivazione ormonale causati dalla ormonoterapia in atto. Il 70% circa dei carcinomi della mammella esprime recettori per gli estrogeni. Questo dato è alla base della terapia adiuvante con farmaci che riducono la stimolazione di questi recettori quali il tamoxifene e derivati e gli inibitori delle aromatasi. L'ormonoterapia di per sé causa però numerosi effetti collaterali da deprivazione ormonale. I sintomi meno tollerati sono la secchezza delle mucose e la sindrome vasomotoria (le cosiddette vampate), oltre alle manifestazioni legate al lungo trattamento (artralgie, tipicamente causate dagli inibitori delle aromatasi, osteoporosi, ipertensione, alterazioni del metabolismo lipidico). Nelle donne in menopausa, è diventata popolare l'assunzione di integratori alimentari, contenenti principalmente derivati della soia o del trifoglio rosso, nell'ipotesi che abbiano un'azione di contrasto sui sintomi della menopausa. Gli estratti di queste piante contengono infatti fitoestrogeni, e in particolare isoflavoni (genisteina, daidzeina e gliciteina dalla soia e biocanina A e formononetina dal trifoglio), sostanze che hanno una blanda azione sia estrogenica sia antiestrogenica. Queste caratteristiche hanno suggerito la loro indicazione anche alle donne in trattamento con tamoxifene o inibitori dell'aromatasi, suscitando allarme negli oncologi che ritengono tale pratica incongrua e rischiosa. Negli animali di laboratorio si è infatti dimostrato uno stimolo dose-dipendente da fitoestrogeni nella crescita di cellule tumorali umane della mammella estrogeno-sensibili (CMF-7) [1]. In modelli analoghi risulta anche abrogata la prevenzione del tamoxifene alla crescita tumorale [2]. A seguito della diffusione di tale pratica sono stati condotti due studi per verificare l'efficacia di integratori a base di soia (90-150 mg/die di isoflavoni) in pazienti sintomatiche per deprivazione ormonale (vampate diurne e notturne) [3,4]. Le pazienti, trattate per carcinoma della mammella e molte in trattamento con tamoxifene o raloxifene, sono state randomizzate in doppio cieco a ricevere il trattamento con isoflavoni o placebo. In nessuno dei due studi si sono rilevate differenze statisticamente significative nella sintomatologia, anche quando stratificate a ricevere tamoxifene. Per cui gli isoflavoni non sembrano ridurre la sintomatologia legata alla terapia ormonale e potrebbero invece avere un'attività di stimolo sulla crescita tumorale. Secondo alcuni lavori scientifici, le popolazioni asiatiche sarebbero meno esposte al rischio di carcinoma della mammella per l'elevata ingestione di derivati della soia: questa osservazione è di difficile interpretazione epidemiologica e non può essere trasferita alle popolazioni occidentali né ad altri effetti ormonali degli isoflavoni [5,6]. Tali sostanze, quindi, vanno utilizzate con molta cautela da parte delle donne con carcinoma della mammella e solo se con recettori ormonali negativi. I medici che hanno pazienti in trattamento con tamoxifene o inibitori delle aromatasi dovrebbero vigilare e sconsigliare l'uso di prodotti a elevato titolo di fitoestrogeni, anche perché molti degli integratori alimentari in commercio rimandano a siti Internet nei quali sono rivendicati effetti terapeutici non dimostrati, sostenuti con letteratura di parte o mal interpretata.
I fitoestrogeni sono estratti di piante medicinali capaci di interagire con i recettori per gli estrogeni (1).
Quattro trial clinici randomizzati di breve durata (in linea di massima di scarsa qualità metodologica) hanno valutato gli effetti di alte dosi di fitoestrogeni della soia (50-100 mg/die di isoflavoni) verso placebo in donne in post-menopausa. Pur in presenza di risultati contrastanti, questi trial sembrano suggerire un leggero effetto preventivo sulle vampate di calore (al meglio, circa 2 episodi evitati a settimana). Poche sono però le conoscenze sui rischi connessi con l'uso prolungato di alte dosi di fitoestrogeni, soprattutto per quanto riguarda il rischio di tromboembolismo e di neoplasie a carico della mammella e dell'endometrio (effetti noti degli estrogeni).
Un trial randomizzato in doppio-cieco, condotto in Italia, ha valutato l'impatto a lungo termine dei fitoestrogeni sull'endometrio (2). Questo è stato il primo trial volto a stabilire gli effetti a lungo termine dei fitoestrogeni. Sono state reclutate 376 donne in post-menopausa non isterectomizzate e randomizzate in un gruppo trattato con un prodotto a base di soia contenente 150 mg/die di isoflavone ed in un gruppo placebo. Le donne sono state sottoposte a biopsia dell'endometrio al momento dell'arruolamento, dopo 30 mesi e dopo 5 anni di trattamento. La biopsia dopo 5 anni è stata eseguita in 319 donne. È stata riscontrata iperplasia dell'endometrio nel 3.8% delle donne trattate con il prodotto a base di soia, ma in nessuna delle donne del gruppo placebo (p
Medicago sativa L. è una delle più antiche piante coltivate dall'uomo e viene considerata una delle specie foraggere più importanti della storia agricola mondiale.
Il nome del genere Medicago deriva dall'antica Media, regione storica corrispondente a parte dell'attuale Iran, da cui la pianta sarebbe stata introdotta nel bacino del Mediterraneo durante l'antichità.
Il termine sativa significa "coltivata" e riflette la lunga storia di domesticazione della specie.
L'erba medica era già conosciuta e coltivata dai Persiani molti secoli prima dell'era cristiana. Attraverso le campagne militari e i commerci si diffuse successivamente in Grecia, nell'Impero Romano e nel resto dell'Europa.
Gli antichi Greci la consideravano particolarmente preziosa come foraggio per i cavalli, contribuendo alla sua diffusione nelle regioni mediterranee.
La specie possiede un apparato radicale molto sviluppato che può raggiungere diversi metri di profondità, consentendole di resistere meglio alla siccità rispetto a molte altre colture erbacee.
Come molte leguminose vive in simbiosi con batteri azotofissatori del genere Sinorhizobium, capaci di trasformare l'azoto atmosferico in forme utilizzabili dalla pianta. Questa caratteristica ne ha fatto una coltura fondamentale per il miglioramento della fertilità dei terreni agricoli.
Per il suo elevato valore nutritivo viene spesso definita la "regina delle foraggere" nell'agronomia moderna.
I germogli di erba medica sono diventati particolarmente popolari nell'alimentazione salutistica occidentale a partire dagli anni Sessanta e Settanta del Novecento, quando iniziarono a diffondersi le diete naturali e vegetariane.
Dal punto di vista fitochimico rappresenta una delle specie vegetali più studiate per il contenuto di saponine, fitoestrogeni, carotenoidi, vitamine e composti fenolici.
La presenza di L-canavanina, un amminoacido non proteico presente soprattutto nei semi e nei germogli, ha attirato notevole interesse scientifico sia per gli effetti biologici sia per le implicazioni tossicologiche osservate in particolari condizioni.
Nella tradizione popolare di numerosi paesi l'erba medica è stata considerata un alimento fortificante più che una vera pianta medicinale.
Oltre all'impiego agricolo e alimentare, la specie riveste una notevole importanza ecologica come risorsa nettarifera e pollinifera per api e altri insetti impollinatori.
Attualmente Medicago sativa L. è coltivata in tutti i continenti abitati ed è considerata una delle colture foraggere economicamente più rilevanti a livello mondiale.