QUESTA SCHEDA È UNICA E ORIGINALE IN INTERNET aggiornamento del 01/02/2026
CANAPA INDIANA O SATIVA Cannabis sativa L. subsp. indica (Lam.) E. Small & Cronquist
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TOSSICITÀ RELATIVA A QUANTO SPECIFICATO
EFFICACIA DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
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SCHEDA BOTANICA
Dominio: Eukaryota (Con cellule dotate di nucleo) Regno: Plantae Sottoregno: Tracheobionta (Piante vascolari) Superdivisione: Spermatophyta (Piante con semi) Divisione: Angiospermae o Magnoliophyta (Piante con fiori) Classe: Magnoliopsida (Dicotiledoni) Sottoclasse: Hamamelidae Ordine: Urticales Famiglia:
Hemp, Haschisch, Hashish konoplya, Marijuana, Kenop, Kender, Kannab, Hampa, Canapa, Canamo, Hennep, Hanf, Chanvre marijuana, Mary Jane, Grass, Pot, Ta ma (cin), Indian hemp, Indian cannabis
Cannabis Indica Lam., Cannabis Indica F. Afghanica (Vavilov) Vavilov, Cannabis Indica Var. Kafiristanica Vavilov, Cannabis Kafiristanica (Vavilov) Chrtek, Cannabis Orientalis Lam., Cannabis Sativa F. Afghanica Vavilov, Cannabis Sativa Var. Afghanica (Vavilov) Mc Partl. & E.Small, Cannabis Sativa Var. Indica (Lam.) E.Small & Cronquist, Cannabis Sativa Var. Indica (Lam.) Persoon, Cannabis Sativa Var. Indica (Lam.) Wehmer, Cannabis Sativa Var. Kafiristanica (Vavilov) E.Small & Cronquist, Cannabis Sativa Var. Kif A.DC.
PIANTA ANNUALE CESPUGLIOSA E COMPATTA, GENERALMENTE PIÙ BASSA E RAMIFICATA RISPETTO ALLA SOTTOSPECIE SATIVA, RAGGIUNGENDO ALTEZZE DI 0.5-1.5 METRI. LE FOGLIE SONO DI COLORE VERDE SCURO, CON FOGLIOLINE PIÙ LARGHE E CORTE RISPETTO ALLA SATIVA, SPESSO CON LOBI PIÙ AMPI E MENO SEGHETTATI. LE INFIORESCENZE FEMMINILI SONO DENSE E COMPATTE, FORMANDO CIME RESINOSE. I FIORI MASCHILI SONO PORTATI IN PANNOCCHIE LASSE E PRODUCONO POLLINE. I FRUTTI SONO ACHENI OVALI, COMPRESSI, DI COLORE GRIGIO-MARRONE, RACCHIUSI NEL PERIANZIO PERSISTENTE. LA PIANTA È CARATTERIZZATA DA UN CICLO DI CRESCITA PIÙ BREVE RISPETTO ALLA SATIVA E TENDE A PRODURRE MAGGIORI QUANTITÀ DI CANNABINOIDI COME IL CBD (CANNABIDIOLO).
GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE, FINE PRIMAVERA, ESTATE
Originaria delle regioni montuose dell'Asia, in particolare dell'India, del Pakistan, dell'Afghanistan e del Nepal. Tradizionalmente, cresce in climi più freschi e in altitudini più elevate rispetto alla sottospecie sativa. Si adatta a condizioni ambientali difficili, caratterizzate da estati brevi e fresche e inverni freddi e rigidi. Predilige terreni ben drenati, ma può tollerare una varietà di tipi di suolo, spesso prosperando in terreni montuosi e rocciosi. Grazie alla sua adattabilità, è stata coltivata e naturalizzata in diverse regioni del mondo con climi temperati e subtropicali. Oggi, la si trova spesso coltivata in ambienti controllati per scopi ricreativi e medicinali, ma in alcune aree può anche crescere spontaneamente in natura.
La composizione varia significativamente tra chemiotipi e cultivar.
TOSSICITÀ: RELATIVA A QUANTO SPECIFICATO
Motivazione: a dosaggi terapeutici corretti e con preparazioni standardizzate, la tossicità non è elevata ma è strettamente correlata al contenuto di cannabinoidi, in particolare al tetraidrocannabinolo, alla via di somministrazione e alla durata del trattamento. Possono manifestarsi effetti indesiderati prevedibili sul sistema nervoso centrale e cardiovascolare, generalmente reversibili. Il profilo di sicurezza è accettabile solo nell’uso medico controllato; l’assenza di standardizzazione rende non trasferibili tali conclusioni alla pianta grezza o a usi non regolamentati.
EFFICACIA: DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
Motivazione: l’efficacia terapeutica non è attribuibile in modo unitario alla pianta intera intesa come Cannabis sativa L. subsp. indica, ma dipende in modo determinante dalla composizione fitochimica, dalla standardizzazione, dalla forma farmaceutica e dal dosaggio. Le evidenze scientifiche solide riguardano specifici cannabinoidi isolati o estratti standardizzati, utilizzati in contesti clinici ben definiti. L’uso corretto e medicalmente controllato può essere efficace per alcune indicazioni, mentre la pianta non standardizzata non consente di attribuire un’attività terapeutica generale confermata.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ogni utilizzo fitoterapico.
EMA (2019). *Assessment report on Cannabis sativa L.*
Bonn-Miller, M.O. (2017). *Labeling Accuracy of Cannabidiol Extracts*
Russo, E. B. (2018). *Cannabis and Cannabis Extracts: Greater Than the Sum of Their Parts?*
Upton, R. et al. (2013). *American Herbal Pharmacopoeia: Cannabis Inflorescence*.
Zhornitsky, S. (2012). *Cannabidiol interactions with medications*.
U.S. FDA (2020). *Cannabidiol (CBD) Drug Interactions*
Formulazioni a base di cannabidiolo (CBD) hanno dimostrato efficacia nel ridurre la frequenza di crisi in alcune epilessie farmacoresistenti (ad esempio sindromi rare). È l’effetto più robusto con evidenza clinica di livello elevato attualmente disponibile.
Cannabinoidi come THC e analoghi sintetici sono efficaci nel trattamento della nausea e del vomito associati a chemioterapia e nel migliorare l’appetito in condizioni cataboliche (es. AIDS).
Formulazioni farmacologiche contenenti cannabinoidi hanno evidenza da studi clinici per ridurre la spasticità e migliorare la qualità di vita in alcuni pazienti con sclerosi multipla.
Metanalisi indicano che i cannabinoidi possono essere efficaci per alcuni tipi di dolore cronico, soprattutto neuropatico, con evidenza di forza da modesta a moderata.
Storicamente segnalato e con alcune evidenze cliniche, ma non ampiamente adottato nelle linee guida odierne a causa di migliori trattamenti disponibili.
Numerosi studi in vitro suggeriscono che estratti di cannabis e composti come CBD e altri fitocannabinoidi modulano processi infiammatori e ossidativi.
Dati preclinici indicano potenziale neuroprotezione tramite modulazione dei recettori endocannabinoidi e stress ossidativo, ma servono ulteriori studi clinici.
Studi sperimentali indicano che estratti di Cannabis sativa possono mitigare danni epatici indotti da stress ossidativo, sebbene queste evidenze siano preliminari.
Preclinicamente osservate modulazioni della gluconeogenesi e profilo lipidico, ma non ancora confermate in trial clinici umani.
La canapa indiana non induce dipendenza fisica. Se assunta in modo non continuativo non induce neanche dipendenza psichica. L'Intossicazione acuta da alte dosi è rara ma può avere esito mortale; si manifesta con cefalgie, dilatazione delle pupille, vomito, secchezza delle fauci, spasmo faringolaringeo, depressione dell'attività respiratoria, cardiovascolare e della termoregolazione. La terapia dell'intossicazione acuta consiste nel provocare vomito, somministrare emetici o praticare lavanda gastrica. Ad assorbimento avvenuto, invece, saranno somministrati gli analettici respiratori e cardiovascolari antagonisti come lobelina, adrenalina, strofantina e stricnina; nei casi necessari va praticata la rianimazione cardio-respiratoria.
Nello specifico:
1.THC e CBD modulano recettori CB1/CB2 - Rischio psicosi in soggetti predisposti
2.THC riduce nausea da chemio - Rischio psicosi in soggetti predisposti
3.CBD/THC per sclerosi multipla - Interazioni con CYP450 (monitorare warfarin, antiepilettici) e Rischio psicosi in soggetti predisposti
4.CBD agonista 5-HT1A - Interazioni con CYP450 (monitorare warfarin, antiepilettici)
5.CBD antiossidante - Interazioni con CYP450 (monitorare warfarin, antiepilettici)
6.β-cariofillene su CB2
Limitare uso in
ESTRATTO VEGETALE NON AMMESSO NEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI
GRAVIDANZA, ALLATTAMENTO, ETÀ PEDIATRICA, DISTURBI PSICHIATRICI (ES. PSICOSI, SCHIZOFRENIA), MALATTIE CARDIOVASCOLARI GRAVI, IPERSENSIBILITÀ ACCERTATA, INSUFFICIENZA EPATICA/RENALE AVANZATA, INTERAZIONI CON SEDATIVI/ANTIDEPRESSIVI, STORIA PERSONALE DI DIPENDENZE, GLAUCOMA AD ANGOLO STRETTO, GRAVI PATOLOGIE RESPIRATORIE.
QUESTA PIANTA RIENTRA NELLA LISTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER L'IMPIEGO NON AMMESSO NEL SETTORE DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI.
MONITORARE EFFETTI PSICOTROPI, EVITARE GUIDA/STRUMENTI PESANTI, INIZIARE CON DOSI BASSE, SOSPENDERE GRADUALMENTE, CONTROLLARE PRESSIONE SANGUIGNA, EVITARE ALCOL, NON ASSOCIARE AD ANSIOLITICI, PREFERIRE USO SERALE PER SEDAZIONE, VERIFICARE QUALITÀ DEL PRODOTTO.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
ACE-INIBITORI
ALCOL E PREPARAZIONI ALCOLICHE AD ALTA GRADAZIONE
ALLUCINOGENI
AMFETAMINE
ANTIAGGREGANTI PIASTRINICI
ANTICOAGULANTI (POTENZIAMENTO)
ANTIIPERTENSIVI
ASPIRINA
BETABLOCCANTI
CAFFEINA
FARMACI METABOLIZZATI DAL CYP3A4/CYP2C9
NICOTINA
OPPIACEI
PSICOTROPI
SEDATIVI DEL SNC
SIMPATICOMIMETICI
STATINE
(Erbe che possono aumentare l'efficacia fitoterapica)
* Si tenga presente che talvolta la stessa erba indicata come sinergica o antagonista, potrebbe assumere entrambi i ruoli in funzione della dose utilizzata e/o della forma estrattiva o di trattamento. Consultare un fitoterapeuta per personalizzare le combinazioni.
(Erbe che possono diminuire l'effetto fitoterapico o causare interazioni avverse)
1. Olio Full-Spectrum (THC:CBD Bilanciato)
Composizione:
Estratto CO₂ di fiori (rapporto 1:1 THC:CBD)
Olio vettore (MCT o olio d’oliva)
Dosaggio:
2.5-5 mg THC + 2.5-5 mg CBD/dose (1-2 gocce sotto la lingua)
Max 30 mg THC/die (per pazienti tolleranti)
2. Isolato di CBD Cristallino
Purezza: ≥99% CBD (zero THC)
Formulazioni:
Capsule (10-25 mg/capsula)
Polvere per uso sublinguale
Dosaggio:
Ansia: 10-30 mg/die
Epilessia (Epidiolex®-like): 5-10 mg/kg/die
3. Estratto di CBG (Cannabigerolo)
Origine: Varietà selezionate ad alto CBG (>15%)
Proprietà:
Antibatterico (MRSA) - studi in vitro
Neuroprotettivo (modelli animali di Huntington)
Dosaggio: 5-15 mg/die in olio o capsule
5. E-Liquidi per Vaporizzazione
Formulazione:
Distillato ad alta purezza (90% cannabinoidi)
Terpeni naturali (miricene, limonene)
Dosaggio: 1-2 puff (1-2 mg THC/puff)
Avvertenze e Sicurezza
Start Low, Go Slow: Iniziare con 1 mg THC per utenti non esperti.
Interazioni Farmacologiche:
CBD inibisce CYP3A4/CYP2D6 → attenzione a anticoagulanti, antiepilettici.
THC potenzia sedativi (benzodiazepine).
Controindicazioni:
Gravidanza, psicosi attiva, cardiopatie severe.
Standard di Qualità
Analisi di Laboratorio: Verificare presenza di:
Cannabinoidi (HPLC)
Pesticidi/metalli pesanti (GC-MS)
Micotossine (ELISA)
Nota: In UE, prodotti con THC >0.2% richiedono prescrizione medica. Preferire estratti testati da laboratori certificati (es. ISO 17025).
Bibliografia
FDA (2018). *Epidiolex (cannabidiol) Prescribing Information*
Bonn-Miller, M.O. (2017). *Labeling Accuracy of Cannabidiol Extracts*. JAMA
Russo, E.B. (2018). *Cannabis Therapeutics and the Future of Neurology*. Frontiers in Neurology
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
1. Tisana Ansiolitica (a Dominanza CBD)
Ingredienti:
Fiori decarbossilati CBD (>10% CBD, 15%): 5 g
Olio di arnica: 100 ml
Olio essenziale di menta piperita: 5 gocce
Preparazione:
Miscelare in infusione a bagnomaria (4 ore a 60°C).
Filtrare e conservare in vetro scuro.
Applicazione: Massaggi locali su zone doloranti (artrite, fibromialgia).
Evidenze:
Il CBD topico ha effetto antinfiammatorio (studi su artrite murina).
La menta (mentolo) potenzia l’effetto freddo/analgesico.
Avvertenze Critiche
Decarbossilazione necessaria per attivare cannabinoidi (sopra 105°C).
Dosi THC: Non superare 2.5 mg/dose in utenti naïve (equivalente a ~0.05 g di fiori al 5% THC).
Interazioni: Evitare con benzodiazepine, anticoagulanti.
Nota: In UE, verificare la legalità degli estratti (THC >0.2% richiede prescrizione). Per tisane, preferire varietà CBD-dominanti (
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Esiste una preparazione alcolica tradizionale a base di Cannabis sativa che rientra nel patrimonio storico delle bevande officinali e popolari. Tale preparazione non è un “vino” nel senso commerciale moderno, ma un vino medicato a base di infiorescenze di cannabis, descritto in testi storici di farmacopea e fitoterapia.
Preparazione (Vino di Cannabis):
Si raccolgono infiorescenze mature e secche di Cannabis sativa (preferibilmente senza semi e senza parti vegetali fibrose e grossolane).
Le infiorescenze vengono tritate finemente per aumentare la superficie di estrazione.
Si pone la droga vegetale in un contenitore di vetro scuro e si copre con vino rosso secco di buona qualità (tradizionalmente un vino corposo, 12–14% vol.).
La miscela viene macerata per un periodo variabile (ad esempio 2–4 settimane) in un luogo fresco e buio, con occasionali agitazioni leggere.
Terminata la macerazione, il vino viene filtrato attraverso garze o filtri molto fini per eliminare le parti solide.
Il prodotto ottenuto può essere imbottigliato e conservato in bottiglie scure, lontano da luce e calore e consumato secondo le indicazioni terapeutiche.
Uso tradizionale e fitoterapico:
Utilizzato in passato come digestivo stimolante, e come rimedi per disturbi nervosi lievi, tensione, insonnia o “crampi muscolari”.
Bevuto in piccole dose omeopatiche o da erboristeria (generalmente un bicchierino prima dei pasti o alla sera).
Non esistono evidenze cliniche moderne robuste a supporto dell’uso come “vino medicato” per indicazioni specifiche; ogni uso terapeutico attuale richiede supervisione medica e rispetto delle normative vigenti.
Avvertenza: la preparazione e l’uso di vini o preparati alcolici con cannabis possono essere soggetti a regolamentazioni legali molto restrittive a seconda del paese. Prima di preparare o utilizzare tali prodotti è necessario verificare la normativa locale e consultare un professionista sanitario.
Bibliografia
Medical cannabinoids: a pharmacology-based systematic review and meta-analysis for all relevant medical indications, BMC Medicine, 2022
Medical cannabinoids: a pharmacology-based systematic review and meta-analysis of dronabinol, nabilone, cannabidiol, nabiximols clinical efficacy and adverse events, PubMed
Cannabis, a Miracle Drug with Polyvalent Therapeutic Utility: Preclinical and Clinical Evidence, PubMed
Cannabis sativa: A comprehensive ethnopharmacological review, PubMed
Pharmacological and toxicological aspects of cannabis use: Preclinical evidence and clinical implications, Frontiers in Pharmacology, 2022
Traditional and historical medicinal uses of cannabis and cannabinoids, Journal of Ethnopharmacology
Effects of cannabis on sleep and the endocannabinoid system, Current Psychiatry Reports
Consultare il proprio medico prima di assumere questa bevanda ed evitarne l'uso in caso di divieto di assunzione di alcol
Contiene tetraidrocannabinolo (THC) e altri cannabinoidi naturali, che sono proibiti in competizione secondo la categoria S8 dei cannabinoidi della Lista Proibita WADA.
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Cannabis sativa L. subsp. indica può essere considerata una pianta mellifera, poiché i fiori producono polline e nettare che le api possono raccogliere. Tuttavia, nella pratica, la resa in nettare è generalmente bassa rispetto a piante come trifoglio o acacia, quindi il miele di cannabis è piuttosto raro.
Le caratteristiche del miele di Cannabis sativa subsp. indica sono le seguenti:
Colore: da ambra chiaro a dorato scuro, talvolta con sfumature verdognole se derivato da raccolti intensi di fiori freschi.
Sapore: dolce con un retrogusto erbaceo, leggermente speziato, e note che ricordano foglie e fiori di cannabis; il sapore può risultare più intenso se il miele è concentrato.
Aroma: aromatico e vegetale, con sentori terrosi, erbacei e resinose, tipici della pianta; può avere lievi note floreali.
Consistenza: generalmente fluido, con cristallizzazione lenta, media, fine e uniforme.
Proprietà nutrizionali: zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), minerali, piccole quantità di cannabinoidi in tracce (non psicoattive nella maggior parte dei casi), e composti fenolici con attività antiossidante.
Usi tradizionali: apprezzato come miele aromatico, dolcificante naturale e in tisane o preparazioni gourmet, soprattutto per il suo sapore caratteristico.
L’uso culinario di Cannabis sativa L. subsp. indica, se considerato in modo corretto, sicuro e conforme alle normative, è limitato e ben distinto tra parti non psicoattive e preparazioni tradizionali o controllate. Di seguito una sintesi chiara e scientificamente corretta.
Uso culinario ammesso e sicuro
Semi di cannabis
È l’unico uso culinario universalmente accettato e legale.
Consumati interi, decorticati o macinati
Utilizzati in:
pane, prodotti da forno, barrette
insalate e piatti freddi
bevande vegetali
Privi di cannabinoidi psicoattivi
Elevato valore nutrizionale:
proteine ad alto valore biologico
acidi grassi essenziali omega-6 e omega-3 in rapporto fisiologico
vitamine e minerali
Olio alimentare di semi
Estratto a freddo dai semi
Uso:
condimento a crudo
ingrediente nutrizionale
Non adatto alla cottura ad alte temperature
Nessun effetto psicotropo
Uso culinario tradizionale o storico (non standardizzato)
Foglie e infiorescenze
Storicamente impiegate in alcune culture asiatiche e medio-orientali:
come spezia
in preparazioni dolci o bevande rituali
Questi usi:
non rientrano nella cucina comune moderna
non sono standardizzati
possono comportare effetti farmacologici
Oggi non considerati uso culinario propriamente detto, ma etnobotanico o rituale
Uso culinario moderno con limitazioni
Preparazioni alimentari con estratti
Esistono prodotti alimentari contenenti cannabinoidi solo:
in contesti regolamentati
con dosaggi controllati
Classificati come:
alimenti funzionali regolamentati
oppure prodotti medicali
Non rientrano nella cucina domestica tradizionale
Il seme di canapa è l'alimento vegetale con il più alto valore nutrizionale.In primo luogo ha un contenuto di proteine pari al 20-25 % : l'elevato contenuto di edestina, insieme con l'altra proteina globulare, l'albumina, fa in modo che tali proteine contengano tutti e nove gli amminoacidi essenziali in una combinazione proteica unica in tutto il mondo vegetale; fornendo così al nostro corpo la base su cui creare altre proteine come le immunoglobuline: anticorpi che respingono le infezioni prima ancora che arrivino i primi sintomi percepibili.
Il seme di canapa presenta una frazione grassa (34-35%) di ottima qualità e di composizione equilibrata costituita, per il 70-75%, da una miscela di acidi grassi polinsaturi quali l'acido linoleico, l'acido linolenico ed il gammalinolenico (insostituibile, quest'ultimo, nel processo di sintesi delle prostaglandine, sostanze che regolano l'attività di numerose ghiandole, dei muscoli e dei ricettori nervosi).Secondo il medico nutrizionista Udo Erasmus - una vera autorità internazionale nel campo dei grassi e degli oli alimentari - quello di canapa è l'olio vegetale più bilanciato, grazie all'elevato contenuto ed al rapporto ottimale dei due acidi grassi essenziali omega-3 e omega-6.Di grande rilievo anche il tenore dei carboidrati che gli conferiscono un valore energetico elevato (516 Kcal per 100 g).
Buona è anche la percentuale di fibra grezza e di sali minerali, tra cui prevalgono il ferro ed il fosforo.
Considerevole anche la dotazione di vitamine A,E,PP,C, e del gruppo B, con l'esclusione della B 12.
[Tratto da: Fattidicanapa http://www.fattidicanapa.it/derivati/olio%20di%20canapa.htm]
Origine del nome “indica”
Il termine indica deriva dall’India, area in cui piante di cannabis con effetto psicoattivo marcato erano note e utilizzate già in epoca vedica. Lamarck fu tra i primi botanici europei a distinguere queste forme per la loro maggiore produzione di resina rispetto alle popolazioni europee.
La Cannabis sativa e la Cannabis sativa ssp. Indica sono piante simili sia nella botanica che nella azione farmacologica, sebbene vi siano differenze chimiche nei relativi principi attivi. In definitiva, anche se entrambe vengono utilizzate a scopo voluttuario, pare che la Cannabis sativa ssp. Indica abbia effetti stupefacenti molto più decisi della Cannabis sativa L. nostrana.
Dal punto di vista botanico vengono considerate due varietà della stessa specie e, da alcuni autori, invece, una specie collettiva con due specie elementari. A complicare ulteriormente la sistematica e la farmacologia di questo genere ci pensa infine la Cannabis sativa ssp. sativa chiamata comunemente anch'essa Marijuana, Mary Jane, Grass, Hashish, Hemp, Pot.
La suddivisione tra indica e sativa è oggi considerata in gran parte storico-culturale. Le moderne analisi genetiche mostrano che la differenziazione reale è più legata a chemotipi (profilo dei cannabinoidi e terpeni) che a vere sottospecie botaniche.
Pianta sacra e medicinale nell’India antica
Nella tradizione induista la cannabis era associata al dio Shiva. Preparazioni a base di cannabis venivano usate in contesti rituali, ascetici e terapeutici, considerate capaci di favorire introspezione, resistenza alla fatica e distacco dal dolore.
Presenza nelle prime farmacopee occidentali
Nel XIX secolo estratti di Cannabis indica comparivano nelle farmacopee europee e nordamericane come sedativi, analgesici e antispastici. Medici come William O’Shaughnessy ne introdussero l’uso in Occidente dopo osservazioni cliniche in India.
Problemi di standardizzazione storica
Uno dei motivi dell’abbandono medico della cannabis tra fine Ottocento e inizio Novecento fu la forte variabilità di efficacia, dovuta a:
differenze tra piante
degradazione dei principi attivi
assenza di dosaggi standard
Questo problema è stato risolto solo in epoca recente con estratti standardizzati e molecole isolate.
Resina come criterio distintivo
Tradizionalmente, le forme “indica” erano riconosciute per:
crescita più compatta
foglie più larghe
maggiore produzione di resina
Queste caratteristiche le rendevano preferite per preparazioni medicinali e rituali.
Ruolo nella scoperta del sistema endocannabinoide
Lo studio dei fitocannabinoidi presenti soprattutto nelle forme tradizionalmente chiamate indica ha portato, nel XX secolo, alla scoperta del sistema endocannabinoide umano, uno dei contributi più rilevanti della cannabis alla biologia moderna.
Curiosità tassonomica
Secondo la classificazione di Small & Cronquist, indica è formalmente una sottospecie di Cannabis sativa. Tuttavia, questa classificazione non è universalmente accettata e coesiste con modelli alternativi (una sola specie, due o tre specie).
Uso medico più antico della scrittura moderna
Tracce di uso terapeutico della cannabis in Asia centrale e meridionale precedono molte delle prime testimonianze scritte di altre piante officinali, rendendola una delle piante medicinali più antiche conosciute dall’uomo.
Simbolo di conflitto tra medicina e politica
Poche piante come la cannabis incarnano il conflitto tra:
uso medico tradizionale
evidenze scientifiche moderne
regolamentazione legale
Questo ha rallentato la ricerca per decenni, creando un caso unico nella storia della farmacologia vegetale.
BIBLIOGRAFIA e WEBLIOGRAFIA GENERALE
European Pharmacopoeia 10th Edition (2020). Cannabis flos. Strasbourg: EDQM.
ElSohly, M. A., et al. (2017). Phytochemistry of Cannabis sativa. Progress in the Chemistry of Organic Natural Products, 103, 1-36.
Russo, E. B. (2011). Taming THC: Potential cannabis synergy. British Journal of Pharmacology, 163(7), 1344-1364.