QUESTA SCHEDA È UNICA E ORIGINALE IN INTERNET aggiornamento del 20/05/2026
CANAPA INDIANA O SATIVA Cannabis sativa L. subsp. indica (Lam.) E. Small & Cronquist
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Autore: erbeofficinali.org
Cannabis sativa
Foto o Immagine modificata per uso didattico
Photo by Arnoldo Mondadori Editore SpA.
Autore: Maurizio Trenchi
Foto modificata per uso didattico. Dipartimento Botanico Università di Catania
Cannabis sativa ssp indica Photo by van Wik Ben-Erik
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TOSSICITÀ RELATIVA A QUANTO SPECIFICATO
EFFICACIA CONFERMATA DA EVIDENZE SCIENTIFICHE
ook
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA BOTANICA
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Clade Viridiplantae
Clade Streptophyta
Clade Embryophyta
Clade Tracheophyta
Clade Spermatophyta
Clade Angiospermae
Clade Mesangiospermae
Clade Eudicotyledones
Clade Rosidae
Clade Fabidae
Ordine Rosales
Famiglia Cannabaceae
Genere Cannabis
Specie Cannabis sativa
Sottospecie Cannabis sativa subsp. indica
La delimitazione tassonomica infra-specifica di Cannabis sativa rimane parzialmente controversa nella letteratura sistematica contemporanea; numerosi autori trattano “indica” come sottospecie, varietà o gruppo cultivar più che come taxon nettamente separato.
Famiglia:
Hemp, Haschisch, Hashish konoplya, Marijuana, Kenop, Kender, Kannab, Hampa, Canapa, Canamo, Hennep, Hanf, Chanvre marijuana, Mary Jane, Grass, Pot, Ta ma (cin), Indian hemp, Indian cannabis
Cannabis Indica Lam., Cannabis Indica F. Afghanica (Vavilov) Vavilov, Cannabis Indica Var. Kafiristanica Vavilov, Cannabis Kafiristanica (Vavilov) Chrtek, Cannabis Orientalis Lam., Cannabis Sativa F. Afghanica Vavilov, Cannabis Sativa Var. Afghanica (Vavilov) Mc Partl. & E.Small, Cannabis Sativa Var. Indica (Lam.) E.Small & Cronquist, Cannabis Sativa Var. Indica (Lam.) Persoon, Cannabis Sativa Var. Indica (Lam.) Wehmer, Cannabis Sativa Var. Kafiristanica (Vavilov) E.Small & Cronquist, Cannabis Sativa Var. Kif A.DC.
PIANTA ANNUALE CESPUGLIOSA E COMPATTA, GENERALMENTE PIÙ BASSA E RAMIFICATA RISPETTO ALLA SOTTOSPECIE SATIVA, RAGGIUNGENDO ALTEZZE DI 0.5-1.5 METRI. LE FOGLIE SONO DI COLORE VERDE SCURO, CON FOGLIOLINE PIÙ LARGHE E CORTE RISPETTO ALLA SATIVA, SPESSO CON LOBI PIÙ AMPI E MENO SEGHETTATI. LE INFIORESCENZE FEMMINILI SONO DENSE E COMPATTE, FORMANDO CIME RESINOSE. I FIORI MASCHILI SONO PORTATI IN PANNOCCHIE LASSE E PRODUCONO POLLINE. I FRUTTI SONO ACHENI OVALI, COMPRESSI, DI COLORE GRIGIO-MARRONE, RACCHIUSI NEL PERIANZIO PERSISTENTE. LA PIANTA È CARATTERIZZATA DA UN CICLO DI CRESCITA PIÙ BREVE RISPETTO ALLA SATIVA E TENDE A PRODURRE MAGGIORI QUANTITÀ DI CANNABINOIDI COME IL CBD (CANNABIDIOLO).
GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO, SETTEMBRE, FINE PRIMAVERA, ESTATE
Originaria delle regioni montuose dell'Asia, in particolare dell'India, del Pakistan, dell'Afghanistan e del Nepal. Tradizionalmente, cresce in climi più freschi e in altitudini più elevate rispetto alla sottospecie sativa. Si adatta a condizioni ambientali difficili, caratterizzate da estati brevi e fresche e inverni freddi e rigidi. Predilige terreni ben drenati, ma può tollerare una varietà di tipi di suolo, spesso prosperando in terreni montuosi e rocciosi. Grazie alla sua adattabilità, è stata coltivata e naturalizzata in diverse regioni del mondo con climi temperati e subtropicali. Oggi, la si trova spesso coltivata in ambienti controllati per scopi ricreativi e medicinali, ma in alcune aree può anche crescere spontaneamente in natura.
La composizione varia significativamente tra chemiotipi e cultivar.
Bibliografia
Ethan B. Russo, Taming THC: Potential Cannabis Synergy and Phytocannabinoid-Terpenoid Entourage Effects, British Journal of Pharmacology, 2011
Rudolf Brenneisen, Chemistry and Analysis of Phytocannabinoids and Other Cannabis Constituents, Marijuana and the Cannabinoids, 2007
Franjo Grotenhermen, Pharmacokinetics and Pharmacodynamics of Cannabinoids, Clinical Pharmacokinetics, 2003
David T. Brown, Cannabis: The Genus Cannabis, Medicinal and Aromatic Plants Industrial Profiles, 2014
Monique M. M. Hazekamp, Cannabis Review, Phytochemistry and Ethnopharmacology, International Journal of Cannabis Research, 2018
United Nations Office on Drugs and Crime, Recommended Methods for the Identification and Analysis of Cannabis and Cannabis Products, 2009
Leslie L. Iversen, The Science of Marijuana, Oxford University Press, 2008
National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids: The Current State of Evidence and Recommendations for Research, 2017
TOSSICITÀ: RELATIVA A QUANTO SPECIFICATO
Motivazione: La tossicità documentata varia significativamente in funzione del contenuto di delta-nove-tetraidrocannabinolo, della dose, della frequenza d’uso, della via di somministrazione e della vulnerabilità individuale. Sono documentati effetti avversi neuropsichiatrici, cognitivi, cardiovascolari e respiratori, specialmente con uso cronico o ad alte dosi di preparazioni ricche in delta-nove-tetraidrocannabinolo. Le preparazioni standardizzate a uso medico mostrano invece un profilo di sicurezza più controllabile sotto supervisione clinica. Le evidenze derivano da studi clinici, farmacovigilanza, tossicologia umana e revisioni sistematiche.
EFFICACIA: CONFERMATA DA EVIDENZE SCIENTIFICHE
Motivazione: Esistono studi clinici controllati, revisioni sistematiche e meta-analisi su preparazioni standardizzate derivate da Cannabis sativa ad alto contenuto di cannabinoidi, in particolare delta-nove-tetraidrocannabinolo e cannabidiolo, per indicazioni quali dolore neuropatico, spasticità nella sclerosi multipla, nausea e vomito da chemioterapia ed epilessie farmacoresistenti specifiche. Le evidenze cliniche sono dirette sulla specie, ma l’efficacia terapeutica dipende fortemente dalla composizione chemotipica, dal rapporto tra cannabinoidi, dalla forma farmaceutica e dalla via di somministrazione.
Confermate da studi scientifici e clinici
Attività analgesica nel dolore neuropatico e nel dolore cronico
Supportata da studi clinici controllati, revisioni sistematiche e meta-analisi su preparazioni standardizzate contenenti delta-nove-tetraidrocannabinolo e cannabidiolo. Le evidenze cliniche risultano moderate per dolore neuropatico refrattario, dolore oncologico selezionato e dolore associato a sclerosi multipla. L’efficacia dipende dalla formulazione, dal dosaggio e dal rapporto tra cannabinoidi.
Attività antispastica nella sclerosi multipla
Documentata da studi clinici randomizzati e revisioni sistematiche su estratti standardizzati oromucosali e preparazioni medicinali derivate da Cannabis sativa. Le evidenze mostrano riduzione della spasticità soggettiva e miglioramento sintomatologico in alcuni pazienti con sclerosi multipla.
Attività antiemetica nella nausea e nel vomito da chemioterapia
Supportata da studi clinici e meta-analisi principalmente su cannabinoidi standardizzati derivati dalla specie. L’efficacia appare documentata soprattutto nei casi refrattari agli antiemetici convenzionali.
Attività anticonvulsivante in specifiche epilessie farmacoresistenti
Documentata soprattutto per preparazioni ricche in cannabidiolo in sindromi epilettiche severe come sindrome di Dravet e sindrome di Lennox-Gastaut. Evidenze cliniche controllate e revisioni sistematiche confermano riduzione della frequenza convulsiva in pazienti selezionati.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività ansiolitica
Supportata da studi preclinici, studi osservazionali e alcuni studi clinici preliminari soprattutto per preparazioni ricche in cannabidiolo. I risultati risultano variabili e dipendenti dalla composizione cannabinoidica e dalla dose.
Attività antinfiammatoria
Dimostrata in vitro e in modelli animali tramite modulazione citochinica, immunitaria e neuroinfiammatoria mediata dai fitocannabinoidi. Le evidenze cliniche restano incomplete per molte indicazioni infiammatorie.
Attività neuroprotettiva
Supportata da studi sperimentali in vitro e in vivo animale su stress ossidativo, neuroinfiammazione ed eccitotossicità neuronale. Mancano conferme cliniche robuste per patologie neurodegenerative.
Attività orexigena
Documentata clinicamente soprattutto per delta-nove-tetraidrocannabinolo in contesti di cachessia, perdita dell’appetito e wasting syndrome, ma con evidenze cliniche meno solide rispetto ad altre indicazioni approvate.
Attività ipnoinducente e sedativa
Supportata da studi osservazionali, dati sperimentali e pratica fitoterapica documentata. Gli effetti dipendono fortemente dal chemotipo e dal contenuto in delta-nove-tetraidrocannabinolo e terpeni sedativi.
Attività broncodilatatrice acuta
Osservata in studi fisiologici sperimentali con cannabinoidi inalatori; l’effetto non giustifica uso terapeutico respiratorio a causa dei rischi associati all’inalazione combustiva.
Attività antimicrobica
Documentata in vitro contro alcuni batteri Gram-positivi e ceppi resistenti mediante estratti cannabinoidici e terpenici. Mancano conferme cliniche terapeutiche.
Attività antiproliferativa antitumorale sperimentale
Osservata in vitro e in modelli animali per alcuni fitocannabinoidi su linee cellulari tumorali specifiche. Le evidenze cliniche sono insufficienti e non consentono indicazioni oncologiche validate.
Uso storico e nella tradizione
Cannabis sativa subsp. indica è stata utilizzata storicamente nella medicina ayurvedica, persiana, araba e tradizionale asiatica come sedativo, analgesico, antispasmodico e coadiuvante rituale.
Nella medicina tradizionale indiana preparazioni a base di cannabis venivano impiegate per dolore, insonnia, spasmi, disturbi gastrointestinali, stress e pratiche spirituali.
Nella tradizione medica ottocentesca europea e nordamericana estratti di cannabis erano utilizzati per nevralgie, emicrania, crampi, dismenorrea e insonnia.
Gli usi storici ed etnobotanici non costituiscono conferma clinica moderna e risultano spesso non standardizzati dal punto di vista farmacologico.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids: The Current State of Evidence and Recommendations for Research, 2017
World Health Organization, Cannabis and Cannabis Resin Critical Review Report, 2018
World Health Organization, Cannabidiol Critical Review Report, 2018
Franjo Grotenhermen, Pharmacokinetics and Pharmacodynamics of Cannabinoids, Clinical Pharmacokinetics, 2003
Ethan B. Russo, Taming THC: Potential Cannabis Synergy and Phytocannabinoid-Terpenoid Entourage Effects, British Journal of Pharmacology, 2011
Deepak Cyril D’Souza, Mohini Ranganathan, Medical Marijuana: Is the Cart Before the Horse?, JAMA, 2015
Geoffrey W. Guy, Brian A. Whittle, Philip Robson, The Medicinal Uses of Cannabis and Cannabinoids, Pharmaceutical Press, 2004
European Medicines Agency, Guideline on the Quality of Herbal Medicinal Products Containing Cannabis Derivatives, 2023
Leslie L. Iversen, The Science of Marijuana, Oxford University Press, 2008
ESTRATTO VEGETALE NON AMMESSO NEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
QUESTA PIANTA RIENTRA NELLA LISTA DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER L'IMPIEGO NON AMMESSO NEL SETTORE DEGLI INTEGRATORI ALIMENTARI.
MONITORARE EFFETTI PSICOTROPI, EVITARE GUIDA/STRUMENTI PESANTI, INIZIARE CON DOSI BASSE, SOSPENDERE GRADUALMENTE, CONTROLLARE PRESSIONE SANGUIGNA, EVITARE ALCOL, NON ASSOCIARE AD ANSIOLITICI, PREFERIRE USO SERALE PER SEDAZIONE, VERIFICARE QUALITÀ DEL PRODOTTO.
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
LE PREPARAZIONI RICCHE IN DELTA-NOVE-TETRAIDROCANNABINOLO POSSONO COMPROMETTERE ATTENZIONE, COORDINAZIONE PSICOMOTORIA, TEMPI DI REAZIONE E CAPACITÀ COGNITIVE; EVIDENZE CLINICHE CONTROLLATE E STUDI NEUROCOGNITIVI SUPPORTANO IL RISCHIO DI ALTERAZIONE DELLA GUIDA E DELL’UTILIZZO DI MACCHINARI.
L’USO CRONICO AD ALTE DOSI È ASSOCIATO A RISCHIO DOCUMENTATO DI DIPENDENZA, DISTURBO DA USO DI CANNABIS E SINTOMI DA SOSPENSIONE; EVIDENZE EPIDEMIOLOGICHE, CLINICHE E NEUROBIOLOGICHE CONSOLIDATE.
SONO DOCUMENTATE INTERAZIONI FARMACOCINETICHE CON FARMACI METABOLIZZATI DAL CITOCROMO P450, IN PARTICOLARE CYP3A4, CYP2C9 E CYP2C19; LE EVIDENZE DERIVANO DA STUDI FARMACOCINETICI UMANI E SPERIMENTALI SUI CANNABINOIDI.
PREPARAZIONI AD ALTO CONTENUTO DI DELTA-NOVE-TETRAIDROCANNABINOLO POSSONO INDURRE ANSIA, ATTACCHI DI PANICO, PARANOIA, DISFORIA O ALTERAZIONI PERCETTIVE SOPRATTUTTO IN SOGGETTI PREDISPOSTI; EVIDENZE CLINICHE E OSSERVAZIONALI.
L’INALAZIONE TRAMITE COMBUSTIONE È ASSOCIATA A ESPOSIZIONE A PRODOTTI TOSSICI DELLA PIROLISI E IRRITANTI RESPIRATORI; EVIDENZE PNEUMOLOGICHE E TOSSICOLOGICHE UMANE DOCUMENTANO RISCHIO DI BRONCHITE CRONICA E IRRITAZIONE BRONCHIALE.
LE EVIDENZE CLINICHE RISULTANO ALTAMENTE DIPENDENTI DALLA COMPOSIZIONE CHEMOTIPICA, DAL RAPPORTO TRA CANNABINOIDI, DALLA VIA DI SOMMINISTRAZIONE E DALLA STANDARDIZZAZIONE FARMACEUTICA DEL PREPARATO UTILIZZATO.
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
ALCOL E PREPARAZIONI ALCOLICHE AD ALTA GRADAZIONE
ALLUCINOGENI
AMFETAMINE
ANTICOAGULANTI (POTENZIAMENTO)
ANTIPERTENSIVI
CAFFEINA
FARMACI METABOLIZZATI DAL CYP3A4/CYP2C9
NICOTINA
OPPIACEI
PSICOTROPI
SEDATIVI DEL SNC
SIMPATICOMIMETICI
STATINE
(Erbe che possono aumentare l'efficacia fitoterapica)
Estratto standardizzato ad alto contenuto di Cannabidiolo
Estratti oleosi o resinoidi ottenuti dalle infiorescenze femminili standardizzati prevalentemente in cannabidiolo con contenuti variabili dal 5% al 98% di Cannabidiolo e contenuto di Delta-nove-tetraidrocannabinolo generalmente inferiore allo 0,2-0,3% nei prodotti non stupefacenti europei. Utilizzati soprattutto per epilessia farmacoresistente, ansia, dolore neuropatico e disturbi neuroinfiammatori. Nei preparati farmaceutici a uso clinico il dosaggio orale di Cannabidiolo varia generalmente da 5 a 20 mg/kg/die secondo indicazione terapeutica e tollerabilità.
Estratto standardizzato ad alto contenuto di Delta-nove-tetraidrocannabinolo
Preparazioni ottenute dalle infiorescenze resinose con titolazioni variabili generalmente dal 5% al 25% di Delta-nove-tetraidrocannabinolo. Utilizzate in contesti medici regolamentati per dolore neuropatico, spasticità, nausea da chemioterapia e cachessia. I dosaggi terapeutici inalatori o orali vengono titolati progressivamente secondo risposta clinica e tollerabilità, generalmente nell’intervallo di 2,5-30 mg/die di Delta-nove-tetraidrocannabinolo equivalente.
Estratti bilanciati Delta-nove-tetraidrocannabinolo/Cannabidiolo
Estratti standardizzati con rapporto approssimativo 1:1 tra Delta-nove-tetraidrocannabinolo e Cannabidiolo. Utilizzati soprattutto per dolore neuropatico, sclerosi multipla e spasticità. Le formulazioni oromucosali standardizzate impiegano generalmente dosaggi progressivi individualizzati equivalenti a 2,7 mg di Delta-nove-tetraidrocannabinolo e 2,5 mg di Cannabidiolo per singola erogazione, fino a risposta clinica.
Oleoliti galenici di Cannabis medicinale
Preparazioni lipidiche ottenute per estrazione delle infiorescenze standardizzate in olio vegetale. Le titolazioni variano secondo chemotipo e normativa farmaceutica locale. Gli oleoliti terapeutici vengono generalmente titolati in milligrammi/ml di Cannabidiolo e Delta-nove-tetraidrocannabinolo per consentire dosaggio individualizzato graduale sotto supervisione medica.
Preparazioni per vaporizzazione medicale
Infiorescenze essiccate standardizzate in cannabinoidi e terpeni impiegate mediante dispositivi medicali di vaporizzazione controllata. I chemotipi terapeutici vengono classificati secondo contenuto di Delta-nove-tetraidrocannabinolo e Cannabidiolo. Le quantità utilizzate variano generalmente da 100 a 500 mg di infiorescenza per seduta terapeutica controllata.
Estratti full spectrum
Estratti contenenti fitocomplesso completo di cannabinoidi, terpeni e flavonoidi della pianta. Utilizzati nella pratica fitoterapica integrativa soprattutto per dolore cronico, disturbi neurovegetativi e supporto sintomatico oncologico. La standardizzazione si basa prevalentemente sul contenuto di Cannabidiolo e Delta-nove-tetraidrocannabinolo e sul profilo terpenico.
Integratori nutraceutici a base di semi di Cannabis
Preparazioni ottenute dai semi di Cannabis sativa a basso contenuto di cannabinoidi psicoattivi. Ricchi in acido linoleico, acido alfa-linolenico, proteine e fitosteroli. Utilizzati come supporto nutrizionale e metabolico. I dosaggi alimentari generalmente utilizzati variano da 10 a 30 g/die di semi o da 5 a 15 ml/die di olio di semi.
Preparazioni omeopatiche di Cannabis indica
Disponibili in diluizioni variabili dalla D3 alla 200CH utilizzate nella pratica omeopatica tradizionale per insonnia, disturbi percettivi, cefalea, ansia e spasmi. Non esistono evidenze cliniche validate che confermino efficacia terapeutica delle preparazioni omeopatiche della specie.
National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids: The Current State of Evidence and Recommendations for Research, 2017
World Health Organization, Cannabis and Cannabis Resin Critical Review Report, 2018
World Health Organization, Cannabidiol Critical Review Report, 2018
Franjo Grotenhermen, Pharmacokinetics and Pharmacodynamics of Cannabinoids, Clinical Pharmacokinetics, 2003
Ethan B. Russo, Taming THC: Potential Cannabis Synergy and Phytocannabinoid-Terpenoid Entourage Effects, British Journal of Pharmacology, 2011
European Medicines Agency, Guideline on the Quality of Herbal Medicinal Products Containing Cannabis Derivatives, 2023
Geoffrey W. Guy, Brian A. Whittle, Philip Robson, The Medicinal Uses of Cannabis and Cannabinoids, Pharmaceutical Press, 2004
Leslie L. Iversen, The Science of Marijuana, Oxford University Press, 2008
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Infuso serale rilassante con Cannabis a prevalenza di Cannabidiolo
Infiorescenze di Cannabis sativa subsp. indica a basso contenuto di Delta-nove-tetraidrocannabinolo e standardizzate in Cannabidiolo 0,1-0,3 g
Melissa officinalis foglie 1,5 g
Lavandula angustifolia fiori 0,5 g
Matricaria chamomilla capolini 1,5 g
Infondere in 200 ml di acqua calda con aggiunta opzionale di una piccola quota lipidica alimentare per favorire l’estrazione dei cannabinoidi. Assunzione serale singola. Formulazione coerente con uso rilassante e neurovegetativo documentato soprattutto per preparazioni ricche in Cannabidiolo.
Tisana fitoterapica per dolore neuropatico lieve e tensione muscolare
Infiorescenze standardizzate di Cannabis sativa subsp. indica con rapporto Cannabidiolo/Delta-nove-tetraidrocannabinolo bilanciato 0,05-0,15 g
Salix alba corteccia 1 g
Harpagophytum procumbens radice 1 g
Mentha piperita foglie 0,5 g
Preparazione per infusione prolungata in acqua molto calda con assunzione controllata. Utilizzata nella pratica fitoterapica integrativa per discomfort neuro-muscolare lieve. La presenza di cannabinoidi richiede cautela farmacologica e supervisione professionale nei soggetti sensibili.
Decotto aromatico coadiuvante gastroenterico e antiemetico
Cannabis sativa subsp. indica chemotipo a prevalenza Cannabidiolo 0,05-0,1 g
Zingiber officinale rizoma 1 g
Foeniculum vulgare frutti 1 g
Melissa officinalis foglie 1 g
Breve decotto di 5 minuti seguito da infusione coperta. Utilizzato tradizionalmente come supporto sintomatico per nausea, discomfort gastrico e tensione neurovegetativa. Le evidenze cliniche più solide riguardano preparazioni standardizzate cannabinoidiche e non le tisane tradizionali.
Preparazione oleosa fitoterapica orale standardizzata
Oleolito galenico di Cannabis sativa subsp. indica titolato in Cannabidiolo e Delta-nove-tetraidrocannabinolo
Olio di semi di canapa q.b.
Somministrazione individualizzata in gocce secondo titolazione clinica progressiva. Utilizzato in ambito medico regolamentato per dolore neuropatico, spasticità e sintomatologia neurologica. L’impiego richiede monitoraggio clinico e adeguamento posologico personalizzato.
Miscela erboristica vaporizzabile per spasmi e dolore cronico
Infiorescenze di Cannabis sativa subsp. indica standardizzate 0,1-0,3 g
Humulus lupulus strobili 0,1 g
Lavandula angustifolia fiori 0,1 g
Preparazione destinata esclusivamente a vaporizzazione controllata non combustiva. Utilizzata nella pratica integrativa per spasticità, tensione neuro-muscolare e dolore cronico refrattario. L’efficacia dipende dal profilo cannabinoidico e terpenico del preparato.
Preparazione topica lenitiva e antinfiammatoria
Estratto lipidico di Cannabis sativa subsp. indica ricco in Cannabidiolo
Calendula officinalis estratto oleoso
Aloe vera gel
Applicazione locale su aree cutanee integre interessate da discomfort infiammatorio o irritativo lieve. Le evidenze disponibili riguardano prevalentemente attività antinfiammatoria sperimentale dei fitocannabinoidi.
National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine, The Health Effects of Cannabis and Cannabinoids: The Current State of Evidence and Recommendations for Research, 2017
World Health Organization, Cannabis and Cannabis Resin Critical Review Report, 2018
World Health Organization, Cannabidiol Critical Review Report, 2018
Franjo Grotenhermen, Pharmacokinetics and Pharmacodynamics of Cannabinoids, Clinical Pharmacokinetics, 2003
Ethan B. Russo, Taming THC: Potential Cannabis Synergy and Phytocannabinoid-Terpenoid Entourage Effects, British Journal of Pharmacology, 2011
European Medicines Agency, Guideline on the Quality of Herbal Medicinal Products Containing Cannabis Derivatives, 2023
Geoffrey W. Guy, Brian A. Whittle, Philip Robson, The Medicinal Uses of Cannabis and Cannabinoids, Pharmaceutical Press, 2004
Leslie L. Iversen, The Science of Marijuana, Oxford University Press, 2008
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Esiste una preparazione alcolica tradizionale a base di Cannabis sativa che rientra nel patrimonio storico delle bevande officinali e popolari. Tale preparazione non è un “vino” nel senso commerciale moderno, ma un vino medicato a base di infiorescenze di cannabis, descritto in testi storici di farmacopea e fitoterapia.
Preparazione (Vino di Cannabis):
Si raccolgono infiorescenze mature e secche di Cannabis sativa (preferibilmente senza semi e senza parti vegetali fibrose e grossolane).
Le infiorescenze vengono tritate finemente per aumentare la superficie di estrazione.
Si pone la droga vegetale in un contenitore di vetro scuro e si copre con vino rosso secco di buona qualità (tradizionalmente un vino corposo, 12–14% vol.).
La miscela viene macerata per un periodo variabile (ad esempio 2–4 settimane) in un luogo fresco e buio, con occasionali agitazioni leggere.
Terminata la macerazione, il vino viene filtrato attraverso garze o filtri molto fini per eliminare le parti solide.
Il prodotto ottenuto può essere imbottigliato e conservato in bottiglie scure, lontano da luce e calore e consumato secondo le indicazioni terapeutiche.
Uso tradizionale e fitoterapico:
Utilizzato in passato come digestivo stimolante, e come rimedi per disturbi nervosi lievi, tensione, insonnia o “crampi muscolari”.
Bevuto in piccole dose omeopatiche o da erboristeria (generalmente un bicchierino prima dei pasti o alla sera).
Non esistono evidenze cliniche moderne robuste a supporto dell’uso come “vino medicato” per indicazioni specifiche; ogni uso terapeutico attuale richiede supervisione medica e rispetto delle normative vigenti.
Avvertenza: la preparazione e l’uso di vini o preparati alcolici con cannabis possono essere soggetti a regolamentazioni legali molto restrittive a seconda del paese. Prima di preparare o utilizzare tali prodotti è necessario verificare la normativa locale e consultare un professionista sanitario.
Bibliografia
Medical cannabinoids: a pharmacology-based systematic review and meta-analysis for all relevant medical indications, BMC Medicine, 2022
Medical cannabinoids: a pharmacology-based systematic review and meta-analysis of dronabinol, nabilone, cannabidiol, nabiximols clinical efficacy and adverse events, PubMed
Cannabis, a Miracle Drug with Polyvalent Therapeutic Utility: Preclinical and Clinical Evidence, PubMed
Cannabis sativa: A comprehensive ethnopharmacological review, PubMed
Pharmacological and toxicological aspects of cannabis use: Preclinical evidence and clinical implications, Frontiers in Pharmacology, 2022
Traditional and historical medicinal uses of cannabis and cannabinoids, Journal of Ethnopharmacology
Effects of cannabis on sleep and the endocannabinoid system, Current Psychiatry Reports
Consultare il proprio medico prima di assumere questa bevanda ed evitarne l'uso in caso di divieto di assunzione di alcol
Contiene tetraidrocannabinolo (THC) e altri cannabinoidi naturali, che sono proibiti in competizione secondo la categoria S8 dei cannabinoidi della Lista Proibita WADA.
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FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Cannabis sativa L. subsp. indica può essere considerata una pianta mellifera, poiché i fiori producono polline e nettare che le api possono raccogliere. Tuttavia, nella pratica, la resa in nettare è generalmente bassa rispetto a piante come trifoglio o acacia, quindi il miele di cannabis è piuttosto raro.
Le caratteristiche del miele di Cannabis sativa subsp. indica sono le seguenti:
Colore: da ambra chiaro a dorato scuro, talvolta con sfumature verdognole se derivato da raccolti intensi di fiori freschi.
Sapore: dolce con un retrogusto erbaceo, leggermente speziato, e note che ricordano foglie e fiori di cannabis; il sapore può risultare più intenso se il miele è concentrato.
Aroma: aromatico e vegetale, con sentori terrosi, erbacei e resinose, tipici della pianta; può avere lievi note floreali.
Consistenza: generalmente fluido, con cristallizzazione lenta, media, fine e uniforme.
Proprietà nutrizionali: zuccheri semplici (glucosio e fruttosio), minerali, piccole quantità di cannabinoidi in tracce (non psicoattive nella maggior parte dei casi), e composti fenolici con attività antiossidante.
Usi tradizionali: apprezzato come miele aromatico, dolcificante naturale e in tisane o preparazioni gourmet, soprattutto per il suo sapore caratteristico.
L’uso culinario di Cannabis sativa L. subsp. indica, se considerato in modo corretto, sicuro e conforme alle normative, è limitato e ben distinto tra parti non psicoattive e preparazioni tradizionali o controllate. Di seguito una sintesi chiara e scientificamente corretta.
Uso culinario ammesso e sicuro
Semi di cannabis
È l’unico uso culinario universalmente accettato e legale.
Consumati interi, decorticati o macinati
Utilizzati in:
pane, prodotti da forno, barrette
insalate e piatti freddi
bevande vegetali
Privi di cannabinoidi psicoattivi
Elevato valore nutrizionale:
proteine ad alto valore biologico
acidi grassi essenziali omega-6 e omega-3 in rapporto fisiologico
vitamine e minerali
Olio alimentare di semi
Estratto a freddo dai semi
Uso:
condimento a crudo
ingrediente nutrizionale
Non adatto alla cottura ad alte temperature
Nessun effetto psicotropo
Uso culinario tradizionale o storico (non standardizzato)
Foglie e infiorescenze
Storicamente impiegate in alcune culture asiatiche e medio-orientali:
come spezia
in preparazioni dolci o bevande rituali
Questi usi:
non rientrano nella cucina comune moderna
non sono standardizzati
possono comportare effetti farmacologici
Oggi non considerati uso culinario propriamente detto, ma etnobotanico o rituale
Uso culinario moderno con limitazioni
Preparazioni alimentari con estratti
Esistono prodotti alimentari contenenti cannabinoidi solo:
in contesti regolamentati
con dosaggi controllati
Classificati come:
alimenti funzionali regolamentati
oppure prodotti medicali
Non rientrano nella cucina domestica tradizionale
Il seme di canapa è l'alimento vegetale con il più alto valore nutrizionale.In primo luogo ha un contenuto di proteine pari al 20-25 % : l'elevato contenuto di edestina, insieme con l'altra proteina globulare, l'albumina, fa in modo che tali proteine contengano tutti e nove gli amminoacidi essenziali in una combinazione proteica unica in tutto il mondo vegetale; fornendo così al nostro corpo la base su cui creare altre proteine come le immunoglobuline: anticorpi che respingono le infezioni prima ancora che arrivino i primi sintomi percepibili.
Il seme di canapa presenta una frazione grassa (34-35%) di ottima qualità e di composizione equilibrata costituita, per il 70-75%, da una miscela di acidi grassi polinsaturi quali l'acido linoleico, l'acido linolenico ed il gammalinolenico (insostituibile, quest'ultimo, nel processo di sintesi delle prostaglandine, sostanze che regolano l'attività di numerose ghiandole, dei muscoli e dei ricettori nervosi).Secondo il medico nutrizionista Udo Erasmus - una vera autorità internazionale nel campo dei grassi e degli oli alimentari - quello di canapa è l'olio vegetale più bilanciato, grazie all'elevato contenuto ed al rapporto ottimale dei due acidi grassi essenziali omega-3 e omega-6.Di grande rilievo anche il tenore dei carboidrati che gli conferiscono un valore energetico elevato (516 Kcal per 100 g).
Buona è anche la percentuale di fibra grezza e di sali minerali, tra cui prevalgono il ferro ed il fosforo.
Considerevole anche la dotazione di vitamine A,E,PP,C, e del gruppo B, con l'esclusione della B 12.
[Tratto da: Fattidicanapa http://www.fattidicanapa.it/derivati/olio%20di%20canapa.htm]
Origine del nome “indica”
Il termine indica deriva dall’India, area in cui piante di cannabis con effetto psicoattivo marcato erano note e utilizzate già in epoca vedica. Lamarck fu tra i primi botanici europei a distinguere queste forme per la loro maggiore produzione di resina rispetto alle popolazioni europee.
La Cannabis sativa e la Cannabis sativa ssp. Indica sono piante simili sia nella botanica che nella azione farmacologica, sebbene vi siano differenze chimiche nei relativi principi attivi. In definitiva, anche se entrambe vengono utilizzate a scopo voluttuario, pare che la Cannabis sativa ssp. Indica abbia effetti stupefacenti molto più decisi della Cannabis sativa L. nostrana.
Dal punto di vista botanico vengono considerate due varietà della stessa specie e, da alcuni autori, invece, una specie collettiva con due specie elementari. A complicare ulteriormente la sistematica e la farmacologia di questo genere ci pensa infine la Cannabis sativa ssp. sativa chiamata comunemente anch'essa Marijuana, Mary Jane, Grass, Hashish, Hemp, Pot.
La suddivisione tra indica e sativa è oggi considerata in gran parte storico-culturale. Le moderne analisi genetiche mostrano che la differenziazione reale è più legata a chemotipi (profilo dei cannabinoidi e terpeni) che a vere sottospecie botaniche.
Pianta sacra e medicinale nell’India antica
Nella tradizione induista la cannabis era associata al dio Shiva. Preparazioni a base di cannabis venivano usate in contesti rituali, ascetici e terapeutici, considerate capaci di favorire introspezione, resistenza alla fatica e distacco dal dolore.
Presenza nelle prime farmacopee occidentali
Nel XIX secolo estratti di Cannabis indica comparivano nelle farmacopee europee e nordamericane come sedativi, analgesici e antispastici. Medici come William O’Shaughnessy ne introdussero l’uso in Occidente dopo osservazioni cliniche in India.
Problemi di standardizzazione storica
Uno dei motivi dell’abbandono medico della cannabis tra fine Ottocento e inizio Novecento fu la forte variabilità di efficacia, dovuta a:
differenze tra piante
degradazione dei principi attivi
assenza di dosaggi standard
Questo problema è stato risolto solo in epoca recente con estratti standardizzati e molecole isolate.
Resina come criterio distintivo
Tradizionalmente, le forme “indica” erano riconosciute per:
crescita più compatta
foglie più larghe
maggiore produzione di resina
Queste caratteristiche le rendevano preferite per preparazioni medicinali e rituali.
Ruolo nella scoperta del sistema endocannabinoide
Lo studio dei fitocannabinoidi presenti soprattutto nelle forme tradizionalmente chiamate indica ha portato, nel XX secolo, alla scoperta del sistema endocannabinoide umano, uno dei contributi più rilevanti della cannabis alla biologia moderna.
Curiosità tassonomica
Secondo la classificazione di Small & Cronquist, indica è formalmente una sottospecie di Cannabis sativa. Tuttavia, questa classificazione non è universalmente accettata e coesiste con modelli alternativi (una sola specie, due o tre specie).
Uso medico più antico della scrittura moderna
Tracce di uso terapeutico della cannabis in Asia centrale e meridionale precedono molte delle prime testimonianze scritte di altre piante officinali, rendendola una delle piante medicinali più antiche conosciute dall’uomo.
Simbolo di conflitto tra medicina e politica
Poche piante come la cannabis incarnano il conflitto tra:
uso medico tradizionale
evidenze scientifiche moderne
regolamentazione legale
Questo ha rallentato la ricerca per decenni, creando un caso unico nella storia della farmacologia vegetale.