Berberis Angulizans G.Nicholson, Berberis Bigelowii Schrad., Berberis Calliobotrys Bien. Ex Aitch., Berberis Lycium K.Koch, Berberis Vulgaris F. Vulgaris, Berberis Vulgaris Var. Asperma DC., 1821, Berberis Vulgaris Var. Purpurea Bertin, Berberis Vulgaris Var. Purpurea Bertin Ex Jacques & Herincq, Berberis Vulgaris Var. Sulcata Ahrendt
ARBUSTO DECIDUO SPINESCENTE ALTO FINO A 3 METRI, CON RAMI ERETTI E ARCUATI. LE FOGLIE SONO PICCOLE, OBOVATE O ELLITTICHE, CON MARGINE DENTATO-SPINULOSO, RIUNITE IN FASCETTI LUNGO I RAMI. LE SPINE SONO TRASFORMAZIONI FOGLIARI TRIFORCATE. I FIORI SONO ERMAFRODITI, PICCOLI, DI COLORE GIALLO VIVO, PENDULI, RIUNITI IN RACEMI ALLUNGATI. IL FRUTTO È UNA BACCA OBLUNGA O ELLISSOIDALE, DI COLORE ROSSO BRILLANTE A MATURAZIONE, CONTENENTE NUMEROSI SEMI. IL LEGNO È GIALLO E LE RADICI SONO GIALLE INTERNAMENTE.
APRILE MAGGIO GIUGNO (PRIMAVERA), CON GRAPPOLI DI FIORI GIALLI PENDULI
Cresce tipicamente ai margini di boschi, in siepi, scarpate, zone rocciose e pascoli cespugliosi, prediligendo terreni ben drenati, calcarei o argillosi, e con esposizione sia al sole che alla mezz'ombra. Si adatta a climi temperati e si trova in gran parte dell'Europa, dell'Asia occidentale e del Nord Africa. In Italia è diffuso soprattutto nelle regioni settentrionali e centrali, in ambiente collinare e montano fino a circa 1500 metri di altitudine. La sua capacità di propagarsi sia per seme che per via vegetativa tramite polloni contribuisce alla sua diffusione in diversi tipi di habitat.
European Medicines Agency, Assessment Report on Berberis vulgaris L., Cortex radicis/corticis, 2013
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 2: Berberis vulgaris, 2002
Ivan A. Kuznetsov, Berberis vulgaris L.: Chemical Composition, Traditional Use and Biological Activity, 2017
Hossein Imenshahidi, Mohammad Hosseinzadeh, Berberis vulgaris and Berberine: An Update Review, 2016
Asgarpanah Jinous, Phytochemistry and Pharmacologic Properties of Berberis vulgaris and Berberine: An Update Review, 2015
Muhammad Imran Qadir, Muhammad Younus, Berberis vulgaris: A Comprehensive Review of Its Traditional Uses, Phytochemistry and Pharmacology, 2021
R. R. N. Alves, H. D. M. Coutinho, Berberine and Its Pharmacological Potential: A Review, 2016
Fatemeh Rahimi-Madiseh, Zahra Lorigoini, Berberis vulgaris: Specifications and Traditional Uses, Iranian Journal of Basic Medical Sciences, 2017
Claudio Ferrante, Giustino Orlando, Berberis vulgaris L. and Its Main Secondary Metabolite Berberine: Recent Advances in Pharmacological Activities and Clinical Applications, 2020
TOSSICITÀ: RELATIVA A QUANTO SPECIFICATO
Motivazione: I frutti maturi mostrano generalmente buona tollerabilità alimentare e fitoterapica, mentre corteccia, radice ed estratti ricchi di alcaloidi protoberberinici possono determinare reazioni avverse gastrointestinali, interazioni farmacologiche e potenziale tossicità cardiovascolare o neurologica a dosaggi elevati. Sono documentati effetti uterotonici e rischio in gravidanza e nei neonati correlati alla berberina. I dati tossicologici derivano da studi clinici, farmacologici e sperimentali diretti sulla specie e sui suoi estratti standardizzati.
EFFICACIA: DIPENDENTE DALLE SPECIFICHE E DALLE FORME TERAPEUTICHE
Motivazione: Le evidenze disponibili sulla specie Berberis vulgaris L. mostrano attività farmacologiche e cliniche principalmente correlate a specifici estratti standardizzati ricchi in berberina o a preparazioni definite della corteccia radicale e dei frutti. Sono disponibili studi clinici controllati e revisioni sistematiche soprattutto su parametri metabolici, glicemici e lipidici, ma l’efficacia varia significativamente in funzione della parte vegetale utilizzata, del contenuto in alcaloidi isoquinolinici e della formulazione. Le evidenze comprendono studi clinici, studi in vivo animali e dati farmacologici coerenti.
Confermate da studi scientifici e clinici
Sono disponibili studi clinici controllati e revisioni sistematiche su estratti di Berberis vulgaris L. standardizzati in berberina con effetti ipoglicemizzanti e modulanti del metabolismo glucidico in soggetti con diabete mellito tipo 2 e sindrome metabolica. Le evidenze riguardano riduzione della glicemia a digiuno, miglioramento dell’emoglobina glicata e parziale miglioramento della sensibilità insulinica. La qualità metodologica degli studi è variabile e spesso associata a preparazioni standardizzate specifiche.
Sono disponibili studi clinici e meta-analisi che documentano effetti ipolipidemizzanti di preparazioni derivate da Berberis vulgaris L., con riduzione di colesterolo totale, colesterolo LDL e trigliceridi. Gli effetti risultano dipendenti dal contenuto in berberina e dalla standardizzazione dell’estratto.
Esistono evidenze cliniche moderate relative all’attività epatometabolica e al miglioramento di parametri associati alla steatosi epatica non alcolica, soprattutto in protocolli integrati con dieta e controllo metabolico. I dati restano eterogenei.
Con riscontro positivo in vitro o in modelli animali o nella fitoterapia documentata
Attività antimicrobica e antibatterica documentata in vitro contro differenti ceppi batterici e fungini. Gli studi mostrano attività soprattutto degli alcaloidi isoquinolinici presenti nella corteccia e nelle radici. Mancano conferme cliniche robuste.
Attività antinfiammatoria supportata da studi in vitro e modelli animali con riduzione di mediatori proinfiammatori e modulazione citochinica. I dati clinici specifici su Berberis vulgaris L. rimangono limitati.
Attività antiossidante documentata in vitro e in modelli sperimentali tramite riduzione dello stress ossidativo e modulazione di marker ossidativi cellulari.
Attività coleretica e colecistocinetica supportata da dati farmacologici sperimentali e dalla fitoterapia documentata per dispepsie biliari e insufficienza epatobiliare funzionale.
Attività gastroprotettiva e modulante della motilità intestinale osservata in modelli animali e studi farmacologici preliminari. Le evidenze cliniche specifiche risultano ancora insufficienti.
Attività cardiovascolare e vasomodulante osservata in modelli sperimentali con effetti su pressione arteriosa, metabolismo lipidico e funzione endoteliale. Le evidenze cliniche dirette restano limitate e non uniformi.
Attività immunomodulante e antiproliferativa dimostrata prevalentemente in vitro e in modelli animali. Non esistono prove cliniche sufficienti per indicazioni oncologiche terapeutiche.
Uso storico e nella tradizione
Uso tradizionale come amaro tonico e digestivo nelle dispepsie e nei disturbi epatobiliari.
Uso tradizionale come depurativo e drenante metabolico.
Uso etnobotanico in diarrea, dissenteria e disturbi gastrointestinali.
Uso tradizionale nelle infezioni e infiammazioni delle vie urinarie.
Uso tradizionale come coadiuvante nelle febbri intermittenti e negli stati debilitativi.
Uso storico topico in affezioni cutanee e irritazioni della pelle.
Leggere attentamente tutte le sezioni della scheda prima di considerare le seguenti indicazioni valide per ciascun utilizzo fitoterapico.
World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 2, 2002
European Medicines Agency, Assessment Report on Berberis vulgaris and Berberine Containing Preparations, 2013
Imenshahidi Mohammad, Hosseinzadeh Hossein, Pharmacological and Therapeutic Effects of Berberis vulgaris and its Active Constituent Berberine, Phytotherapy Research, 2008
Rahimi-Madiseh Mohammad, Research and Development on Berberis vulgaris in Traditional and Modern Medicine, Asian Pacific Journal of Tropical Medicine, 2017
Cicero Arrigo Francesco Giuseppe, Berberine and Metabolic Syndrome Evidence from Clinical Studies, Nutrients, 2021
Kong Wanjun, Berberine Is a Novel Cholesterol Lowering Drug Working Through a Unique Mechanism Distinct from Statins, Nature Medicine, 2004
Birdsall Thomas C, Berberine Therapeutic Potential of an Alkaloid Found in Several Medicinal Plants, Alternative Medicine Review, 1997
Fatehi-Hassanabad Zahra, Hypoglycemic and Hypolipidemic Effects of Berberis vulgaris Extract in Humans and Experimental Models, Phytomedicine, 2005
(Le avvertenze includono segnali di rischio basati su evidenze precliniche, plausibilità farmacologica o casi isolati)
L’USO PROLUNGATO O AD ALTE DOSI DI ESTRATTI RICCHI IN BERBERINA RICHIEDE MONITORAGGIO DELLA FUNZIONALITÀ EPATICA. EVIDENZA DERIVATA DA SEGNALAZIONI CLINICHE, FARMACOVIGILANZA E STUDI OSSERVAZIONALI RELATIVI A PREPARAZIONI DI BERBERIS VULGARIS L.
POSSIBILI INTERAZIONI FARMACOCINETICHE CON FARMACI METABOLIZZATI DA ISOENZIMI CYP3A4, CYP2D6, CYP2C9 E GLICOPROTEINA P. EVIDENZA DERIVATA DA STUDI IN VITRO E FARMACOLOGICI SU ESTRATTI DELLA SPECIE CONTENENTI BERBERINA.
POSSIBILE POTENZIAMENTO DELL’EFFETTO DI FARMACI IPOGLICEMIZZANTI E IPOLIPEMIZZANTI. EVIDENZA SUPPORTATA DA STUDI CLINICI E FARMACOLOGICI SU ESTRATTI STANDARDIZZATI DELLA SPECIE.
POSSIBILE COMPARSA DI DISTURBI GASTROINTESTINALI DOSE-DIPENDENTI COMPRENDENTI NAUSEA, CRAMPI ADDOMINALI, DIARREA O STIPSI. EVIDENZA DOCUMENTATA IN STUDI CLINICI E OSSERVAZIONALI SU PREPARAZIONI CONTENENTI BERBERINA DA BERBERIS VULGARIS L.
L’USO CONTEMPORANEO CON ALTRI AGENTI COLERETICI O COLECISTOCINETICI RICHIEDE CAUTELA PER POSSIBILE INCREMENTO DELLA MOTILITÀ BILIARE. EVIDENZA FARMACOLOGICA SPERIMENTALE DIRETTA SULLA SPECIE.
I DATI CLINICI DISPONIBILI RISULTANO ETEROGENEI PER QUALITÀ METODOLOGICA, STANDARDIZZAZIONE DEGLI ESTRATTI E CONTENUTO IN ALCALOIDI, LIMITANDO L’ESTRAPOLAZIONE UNIFORME DEI PROFILI DI SICUREZZA A TUTTE LE PREPARAZIONI FITOTERAPICHE DELLA SPECIE.
(Le controindicazioni si basano su evidenze cliniche dirette, cioè dati da studi clinici, osservazionali o casistiche solide che dimostrino che l’uso della pianta è da evitare in specifiche condizioni o popolazioni)
CONTROINDICATA IN GRAVIDANZA PER LA PRESENZA DI ALCALOIDI ISOQUINOLINICI, IN PARTICOLARE BERBERINA, ASSOCIATI AD ATTIVITÀ UTEROTONICA E POTENZIALE EMBRIOTOSSICO DOCUMENTATO IN STUDI FARMACOLOGICI E TOSSICOLOGICI.
CONTROINDICATA DURANTE L’ALLATTAMENTO E NEI NEONATI, SPECIALMENTE IN PRESENZA DI ITTERO NEONATALE O DEFICIT DI GLUCOSIO-6-FOSFATO DEIDROGENASI, PER IL RISCHIO DOCUMENTATO DI INCREMENTO DELLA BILIRUBINA LIBERA CORRELATO ALLA BERBERINA.
CONTROINDICATA IN PAZIENTI CON IPERSENSIBILITÀ DOCUMENTATA VERSO BERBERIS VULGARIS L. O VERSO ALCALOIDI PROTOBERBERINICI DELLA SPECIE.
CONTROINDICATA IN PRESENZA DI GRAVE INSUFFICIENZA EPATICA O EPATOPATIE ATTIVE PER LA DOCUMENTATA POSSIBILITÀ DI ALTERAZIONI EPATICHE ASSOCIATE A ESTRATTI CONTENENTI BERBERINA E ALTRI ALCALOIDI ISOQUINOLINICI.
CONTROINDICATA IN CASO DI OSTRUZIONE BILIARE COMPLETA O COLESTASI OSTRUTTIVA GRAVE PER L’ATTIVITÀ COLERETICA FARMACOLOGICAMENTE DOCUMENTATA.
OBBLIGATORIA LA PRESCRIZIONE DEL MEDICO. RISULTA PERICOLOSO SUPERARE LE DOSI MEDIE INDICATE. LA BERBERINA PUÒ CAUSARE DEPRESSIONE RESPIRATORIA E CARDIACA FINO ALL'ARRESTO CARDIACO O PARALISI RESPIRATORIA
(Farmaci o sostanze da evitare per interazioni avverse o incompatibilità farmacologiche)
ANTIAGGREGANTI PIASTRINICI
ANTICOAGULANTI (POTENZIAMENTO)
ANTIDIABETICI ORALI (POTENZIAMENTO)
ASPIRINA
CICLOSPORINA
COLERETICI E COLECISTOCINETICI
DEPRESSIVI DEL SNC
DIGOSSINA
EPATOTOSSICI
FARMACI METABOLIZZATI DAL CYP2C9
FARMACI METABOLIZZATI DAL CYP2D6
FARMACI METABOLIZZATI DAL CYP3A4
FARMACI METABOLIZZATI DAL CYP3A4/CYP2C9
FARMACI PER DIABETICI
IMMUNOSOPPRESSORI
INSULINA (POTENZIAMENTO)
MACROLIDI
METFORMINA
PARACETAMOLO
SEDATIVI DEL SNC
STATINE
(Erbe che possono aumentare l'efficacia fitoterapica)
* Si tenga presente che talvolta la stessa erba indicata come sinergica o antagonista, potrebbe assumere entrambi i ruoli in funzione della dose utilizzata e/o della forma estrattiva o di trattamento. Consultare un fitoterapeuta per personalizzare le combinazioni.
(Erbe che possono diminuire l'effetto fitoterapico o causare interazioni avverse)
Estratto secco nebulizzato di corteccia della radice o della radice titolato in alcaloidi totali espressi come berberina non inferiore all’8-12%. Gli estratti utilizzati in fitoterapia metabolica ed epatobiliare sono generalmente standardizzati in berberina al 5-20% oppure in alcaloidi isoquinolinici totali. La posologia abitualmente documentata corrisponde a 200-500 mg di estratto secco da una a tre volte al giorno, equivalenti indicativamente a 10-150 mg/die di berberina totale a seconda della titolazione. Gli impieghi maggiormente documentati riguardano supporto epatobiliare, dispepsie funzionali, modulazione glicemica e supporto metabolico.
Estratto fluido idroalcolico da corteccia della radice con rapporto droga/estratto variabile tra 1:1 e 1:2 in etanolo 45-70%. La posologia fitoterapica tradizionale documentata è di 1-4 mL fino a tre volte al giorno, preferibilmente prima dei pasti. Gli estratti fluidi sono utilizzati soprattutto in formulazioni amare-toniche, digestive e coleretiche.
Tintura madre fitoterapica da corteccia della radice o radice fresca con rapporto droga/solvente generalmente 1:5 o 1:10 in etanolo 45-70%. Le preparazioni commerciali vengono impiegate in dosaggi medi di 20-50 gocce una-tre volte al giorno. L’uso prolungato richiede cautela per la presenza di alcaloidi protoberberinici.
Estratti secchi standardizzati ad alto contenuto di berberina ottenuti da Berberis vulgaris L. e utilizzati in integratori metabolici. I prodotti disponibili sul mercato riportano comunemente una standardizzazione al 85-97% di berberina purificata, benché tale standardizzazione riguardi spesso il fitocomplesso arricchito e non la droga integrale. I dosaggi studiati in ambito clinico e osservazionale variano generalmente tra 500 e 1500 mg/die suddivisi in due o tre somministrazioni.
Estratto secco combinato con altre droghe amare o metaboliche quali Cynara scolymus L., Taraxacum officinale F.H.Wigg., Silybum marianum (L.) Gaertn. o Gymnema sylvestre (Retz.) R.Br. ex Sm. Le preparazioni combinate utilizzano generalmente estratti di Berberis vulgaris standardizzati in berberina al 5-10% con dosaggi medi di 100-300 mg per somministrazione. L’evidenza clinica diretta sulla specie in associazione rimane limitata e spesso non separabile da quella sulla berberina isolata.
Preparazioni omeopatiche di Berberis vulgaris L. ottenute prevalentemente dalla corteccia della radice fresca secondo le farmacopee omeopatiche europee. Sono disponibili tintura madre omeopatica, diluizioni hahnemanniane e korsakoviane, granulati e gocce orali nelle potenze D, CH e LM. Gli impieghi omeopatici tradizionali riguardano soprattutto apparato urinario, dolori lombari irradiati e disturbi epatobiliari secondo i criteri della medicina omeopatica, senza conferma clinica scientifica specifica di efficacia.
Imanshahidi Mohsen, Hosseinzadeh Hossein, Pharmacological and Therapeutic Effects of Berberis vulgaris and its Active Constituent Berberine, 2008
Arayne M. Saeed, Sultana Najma, Bahadur Saima Sher, The Berberis Story: Berberis vulgaris in Therapeutics, 2007
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Fatehi Hassanabad Zahra, Jafarzadeh Mohammad, Tarhini Ahmad, Fatehi Mohammad, The Antihypertensive and Vasodilator Effects of Aqueous Extract from Berberis vulgaris Fruit on Hypertensive Rats, 2005
(Basate su evidenze scientifiche e sicurezza d'uso)
Decotto epatobiliare tradizionale con corteccia di radice di Berberis vulgaris L. 1-2 g, foglie di Cynara scolymus L. 3 g e radice di Taraxacum officinale F.H.Wigg. 2 g in 250 mL di acqua. Bollire per 10-15 minuti e filtrare. Assumere una tazza una o due volte al giorno dopo i pasti principali. La formulazione è tradizionalmente impiegata come supporto digestivo, coleretico e nelle dispepsie funzionali con componente biliare.
Infuso digestivo-amaro con frutti essiccati di Berberis vulgaris L. 2-3 g, semi di Foeniculum vulgare Mill. 1,5 g e foglie di Melissa officinalis L. 1,5 g in 200 mL di acqua calda. Lasciare in infusione 10 minuti. Assumere dopo i pasti principali. La combinazione è utilizzata nella fitoterapia tradizionale per meteorismo, digestione lenta e spasmi gastrointestinali lievi.
Decotto metabolico con corteccia di radice di Berberis vulgaris L. 1 g, frutti di Vaccinium myrtillus L. 2 g e foglie di Olea europaea L. 1,5 g in 300 mL di acqua. Bollire per circa 10 minuti e filtrare. Utilizzare una volta al giorno per periodi limitati e sotto supervisione professionale nei soggetti con alterazioni metaboliche o glicemiche lievi. L’associazione si basa su dati farmacologici e clinici parziali riguardanti il controllo glicemico e lipidico.
Infuso epatoprotettivo con Berberis vulgaris L. frutti 2 g, Silybum marianum (L.) Gaertn. semi triturati 3 g e Rosmarinus officinalis L. foglie 1 g in 250 mL di acqua calda. Infondere 15 minuti. Assumere una tazza al giorno dopo il pasto principale. La formulazione è utilizzata tradizionalmente per supporto epatobiliare e digestivo; le evidenze cliniche sono principalmente riferite alle droghe associate.
Tisana astringente intestinale con frutti di Berberis vulgaris L. 2 g, corteccia di Quercus robur L. 0,5 g e foglie di Rubus fruticosus L. 2 g in 250 mL di acqua. Infondere 10 minuti. Utilizzare occasionalmente in caso di diarrea lieve non complicata. L’impiego prolungato non è raccomandato per l’elevato contenuto di tannini.
Preparazione tradizionale per affezioni delle vie urinarie con Berberis vulgaris L. corteccia 1 g, Orthosiphon aristatus (Blume) Miq. 2 g e Solidago virgaurea L. 2 g in 300 mL di acqua. Decotto leggero di 10 minuti. Assumere una tazza una volta al giorno per brevi periodi. L’uso deriva dalla fitoterapia tradizionale e da dati sperimentali parziali sulla funzione urinaria e sull’attività antimicrobica.
Infuso tonico-amaro con frutti di Berberis vulgaris L. 2 g, Gentiana lutea L. 0,5 g e Achillea millefolium L. 1,5 g in 200 mL di acqua calda. Infondere 8-10 minuti. Assumere prima dei pasti in caso di iporessia e digestione lenta. La formulazione sfrutta l’azione amara e stomachica delle droghe associate.
Sciroppo erboristico tradizionale con succo concentrato di frutti di Berberis vulgaris L., miele e piccole quantità di Zingiber officinale Roscoe. Utilizzato tradizionalmente come bevanda acidula rinfrescante e coadiuvante digestivo. Le preparazioni moderne impiegano generalmente 5-10 mL diluiti in acqua una o due volte al giorno.
Preparazione topica tradizionale con decotto concentrato di corteccia di Berberis vulgaris L. associato a Calendula officinalis L. e Hamamelis virginiana L. per lavaggi cutanei astringenti. L’impiego tradizionale riguarda irritazioni cutanee superficiali e dermopurificazione; le evidenze cliniche specifiche sulla specie rimangono limitate.
Imanshahidi Mohsen, Hosseinzadeh Hossein, Pharmacological and Therapeutic Effects of Berberis vulgaris and its Active Constituent Berberine, 2008
Arayne M. Saeed, Sultana Najma, Bahadur Saima Sher, The Berberis Story: Berberis vulgaris in Therapeutics, 2007
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Ziai S. A., Ziai M. S., Berberis vulgaris as a Medicinal Plant in Traditional and Modern Phytotherapy, 2018
Rahimi-Madiseh Mohammad, Lorigoini Zohreh, Zamani-Gharaghoshi Hamidreza, Rafieian-Kopaei Mahmoud, Berberis vulgaris: Specifications and Traditional Uses, 2017
Consultare il proprio medico prima di assumere qualsiasi preparato
Una preparazione alcolica tradizionale che utilizza Berberis vulgaris L. è il vino di crespino o un liquore aromatizzato con i suoi frutti. Le bacche rosse, acidule e ricche di acidi organici possono essere impiegate per conferire sapore, colore e profilo aromatico caratteristico alla bevanda. Secondo riferimenti storici si otteneva un vino di barberry facendo macerare i frutti maturi con vino o alcol, sfruttando la loro acidità e colore per ottenere un succedaneo del vino locale nelle regioni dove la vite non cresceva facilmente .
Una versione più specifica, descritta anche in contesti popolari di liquori aromatizzati, prevede di mettere in macerazione i frutti di Berberis vulgaris in grappa o altro distillato chiaro. In questo caso si utilizza un rapporto di frutti a 1 litro di grappa, lasciando macerare in un contenitore chiuso per un periodo di circa tre mesi finché l’alcol non assume il caratteristico colore rosso-ramato. Una volta pronta, la bevanda viene filtrata e servita fresca, spesso diluita con acqua fredda, ghiaccio e una fetta di limone come rinfrescante estivo .
L’uso di tali preparazioni alcoliche è tradizionale e gastronomico, finalizzato alla valorizzazione del sapore acidulo dei frutti di crespino più che a scopi terapeutici. La fermentazione o la macerazione alcolica trasformano il profilo sensoriale rendendo la bevanda piacevole e tipica di contesti regionali storici .
Bibliografia
Mattioli A. Descrizione del vino di barberry e utilizzo dei frutti in bevande tradizionali. Grappa.com, 2026.
Vino da rosse bombe di vitamina C: uso di bacche di crespino per succedanei del vino in regioni alpine. SAC-CAS, 2026.
Consultare il proprio medico prima di assumere questa bevanda ed evitarne l'uso in caso di divieto di assunzione di alcol
ANNUNCIO PUBBLICITARIO
FINE ANNUNCIO
SCHEDA NOTIZIE E VARIE
Berberis vulgaris L. è utilizzata in ambito culinario quasi esclusivamente attraverso i suoi frutti maturi, noti come bacche di crespino, mentre altre parti della pianta non sono impiegate a scopo alimentare a causa del contenuto di alcaloidi.
Le bacche hanno un sapore marcatamente acidulo e rinfrescante, simile a quello del ribes o del melograno acerbo, che le rende adatte come ingrediente aromatico e correttivo di acidità in diverse preparazioni tradizionali.
Nella cucina dell’Asia occidentale e in particolare nella gastronomia persiana, le bacche essiccate di Berberis vulgaris sono un ingrediente tipico di piatti a base di riso, come il celebre zereshk polo, dove vengono aggiunte per conferire una nota acidula e fruttata che bilancia grassi e spezie.
In Europa centrale e orientale i frutti vengono utilizzati per la preparazione di confetture, gelatine, sciroppi e succhi, spesso in miscela con altre bacche meno acide. La loro naturale ricchezza in acidi organici favorisce una buona gelificazione e una conservazione stabile.
Le bacche possono essere impiegate anche come aromatizzanti per liquori, vini speziati e bevande fermentate, contribuendo con note fresche e leggermente amarognole, oltre a un colore rosso intenso.
In alcune tradizioni locali i frutti freschi o essiccati vengono utilizzati come sostituto del limone o dell’aceto per acidificare salse, marinature e piatti di carne, soprattutto in contesti rurali dove agrumi e aceti non erano facilmente disponibili.
Dal punto di vista della sicurezza alimentare, l’uso culinario è limitato ai frutti completamente maturi, mentre semi, foglie, corteccia e radici non sono utilizzabili in cucina per la presenza di berberina e altri alcaloidi potenzialmente tossici.
PROPRIETÀ DEGLI ALCALOIDI NELLE PIANTE OFFICINALI:
Meccanismi di difesa: Le piante producono alcaloidi come meccanismo di difesa contro erbivori e patogeni. Il loro sapore amaro e la potenziale tossicità dissuadono gli animali dal mangiarle.
Attività biologica: Gli alcaloidi possono interagire con diversi sistemi fisiologici negli animali e nell'uomo, producendo una vasta gamma di effetti. Questi effetti dipendono dalla struttura chimica specifica dell'alcaloide e dal dosaggio.
Usi terapeutici: Molti alcaloidi hanno importanti applicazioni terapeutiche. Alcuni esempi includono:
Analgesici: Morfina e codeina (dal papavero da oppio)
Antimalarici: Chinina (dalla corteccia di china)
Stimolanti: Caffeina (da caffè e tè), nicotina (dal tabacco)
Anticolinergici: Atropina e scopolamina (dalla belladonna e dallo stramonio)
Antitumorali: Vinblastina e vincristina (dalla pervinca del Madagascar)
Antibatterici e antispasmodici: Berberina (dal crespino)
Tossicità: Molte piante contenenti alcaloidi sono potenzialmente tossiche e devono essere usate con cautela e sotto controllo medico. La dose terapeutica di alcuni alcaloidi è molto vicina alla dose tossica.
Esempi di piante officinali contenenti alcaloidi:
Papavero da oppio (Papaver somniferum): Contiene morfina, codeina e altri alcaloidi con proprietà analgesiche e sedative.
China (Cinchona officinalis): Contiene chinina e chinidina, usate come antimalarici e antiaritmici.
Belladonna (Atropa belladonna): Contiene atropina e scopolamina, con effetti anticolinergici.
Stramonio (Datura stramonium): Contiene scopolamina e atropina, potenti allucinogeni e anticolinergici. L'uso è estremamente pericoloso.
Caffè (Coffea arabica) e Tè (Camellia sinensis): Contengono caffeina, uno stimolante del sistema nervoso centrale.
Tabacco (Nicotiana tabacum): Contiene nicotina, uno stimolante e sostanza che crea forte dipendenza.
Crespino (Berberis vulgaris): Contiene berberina, con proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e antispasmodiche.
Pervinca del Madagascar (Catharanthus roseus): Contiene vinblastina e vincristina, usate nella chemioterapia contro alcuni tipi di cancro.
Cicuta maggiore (Conium maculatum): Contiene coniina, un alcaloide molto tossico che agisce sul sistema nervoso.
Aconito (Aconitum napellus): Contiene alcaloidi tossici che possono causare arresto respiratorio.
Importanza e cautele: Gli alcaloidi rappresentano una vasta e importante classe di composti presenti nelle piante officinali, con una vasta gamma di attività farmacologiche. Tuttavia, è fondamentale ricordare che molte piante contenenti alcaloidi sono tossiche e il loro uso deve essere fatto con grande cautela e preferibilmente sotto la supervisione di esperti in fitoterapia o medici. L'automedicazione con piante ad alto contenuto di alcaloidi può essere pericolosa.
Berberis vulgaris L. è una delle specie medicinali europee più antiche documentate nell’uso terapeutico epatobiliare e digestivo. Era già conosciuta nella medicina greca e araba medievale come pianta amara e astringente, particolarmente apprezzata per i frutti aciduli e per la corteccia ricca di alcaloidi.
Nel Medioevo europeo il crespino veniva spesso coltivato nei giardini monastici sia come pianta medicinale sia come barriera difensiva naturale grazie alle spine robuste e fitte. I frutti erano utilizzati anche per preparare conserve acidule, sciroppi e bevande fermentate.
I frutti maturi di Berberis vulgaris L., a differenza della corteccia e delle radici, contengono quantità molto inferiori di berberina e sono stati tradizionalmente consumati come alimento in diverse regioni dell’Europa orientale e dell’Asia occidentale. In Iran il crespino essiccato, noto come “zereshk”, è ancora oggi un ingrediente gastronomico importante in piatti tradizionali a base di riso.
La pianta ebbe un ruolo storico rilevante anche in agronomia. Tra il XVIII e il XX secolo in molti paesi europei e nordamericani furono avviate campagne di eradicazione del crespino perché identificato come ospite intermedio della ruggine nera del grano causata da Puccinia graminis. Questa relazione biologica ebbe grande impatto sull’agricoltura cerealicola.
La colorazione gialla intensa della corteccia interna e delle radici deriva dagli alcaloidi protoberberinici, soprattutto berberina. Per questo motivo il legno e le radici venivano impiegati tradizionalmente come fonte di colorante naturale giallo per tessuti, cuoio e lana.
Nella medicina popolare europea il crespino era considerato una pianta “depurativa del sangue”, definizione storica che oggi viene interpretata come riferimento empirico agli effetti digestivi, coleretici e metabolici osservati tradizionalmente.
La berberina estratta dal crespino è stata una delle prime sostanze vegetali studiate scientificamente per attività antimicrobica già nel XIX secolo, molto prima dello sviluppo della moderna antibiotico-terapia.
In omeopatia Berberis vulgaris è una materia medica classica associata soprattutto a dolori irradiati renali, coliche e disturbi urinari, con descrizioni sintomatologiche molto dettagliate nelle farmacopee omeopatiche storiche.
I frutti hanno sapore fortemente acidulo per la presenza di acidi organici naturali e vitamina C; in alcune aree alpine e balcaniche venivano impiegati tradizionalmente come sostituto del limone quando gli agrumi erano difficilmente reperibili.
La specie possiede una notevole longevità e resistenza climatica. Può sopravvivere a inverni rigidi, terreni poveri e siccità moderata, caratteristica che ne ha favorito la diffusione spontanea lungo margini boschivi, siepi rurali e ambienti collinari europei.